Ciao a tutti,
ho un dubbio sull'utilizzo dei dispositivi di sicurezza, tipo Siemens 3TK28 per intenderci..
In tutti gli schemi applicativi vedo sempre rappresentati distintamente i circuiti per controllo ripari da quelli dei circuiti d'emergenza (fungo ad esempio). Mi domando quindi se esiste un vincolo normativi che imponga l'utilizzo di diversi dispositivi per le diverse fuznioni. Per quale motivo ad esempio non posso mettere il fungo d'emergenza in serie ai finecorsa dei ripari nel momento in cui l'effetto dei due eventi può essere lo stesso? Interruzione dell'alimentazione al motore?
Grazie per consigli e suggerimenti.
Fabio
Dispositivi di sicurezza, controllo ripari e circuiti d'emer
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Perché avevi visto circuiti complessi, dove con i pulsanti di emergenza si toglie alimetazione a tutto, mentre con l'apertura dei ripari l'energia viene tolta solo a parti isolate.
Nelle piccolissime o piccole macchine questo non sempre succede, ed allora ripari e funghi formano una unica serie; altre volte invece macchine ed impianti sono molto più complessi, in termini dimensionali e logici, quindi, il riparo, ha una funzione di protezione locale.
Un esempio banale: due operatori lavorano sulla stessa macchina, ma in due postazioni isolate e distanti tra loro, le postazioni 1 e 2. l'operatore della postazione 1 apre il suo riparo, per entrare a fare un rifornimento magazzino, l'operatore 2 può continuare a lavorare, e viceversa. Ma se l'operator e1, ad esempio, vede che l'operatore 2 si fa male, o vede problemi in un qualunque dove, preme il suo pulsante a fungo e mette TUTTO in sicurezza.
In linea di massima questo è il concetto e, quindi, non esiste una regola generale, ma solo l'attenta valutazione dei rischi ti può permettere di progettare bene il sistema di sicurezza.
Nelle piccolissime o piccole macchine questo non sempre succede, ed allora ripari e funghi formano una unica serie; altre volte invece macchine ed impianti sono molto più complessi, in termini dimensionali e logici, quindi, il riparo, ha una funzione di protezione locale.
Un esempio banale: due operatori lavorano sulla stessa macchina, ma in due postazioni isolate e distanti tra loro, le postazioni 1 e 2. l'operatore della postazione 1 apre il suo riparo, per entrare a fare un rifornimento magazzino, l'operatore 2 può continuare a lavorare, e viceversa. Ma se l'operator e1, ad esempio, vede che l'operatore 2 si fa male, o vede problemi in un qualunque dove, preme il suo pulsante a fungo e mette TUTTO in sicurezza.
In linea di massima questo è il concetto e, quindi, non esiste una regola generale, ma solo l'attenta valutazione dei rischi ti può permettere di progettare bene il sistema di sicurezza.
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Candy
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candy ha scritto:Perché avevi visto circuiti complessi, dove con i pulsanti di emergenza si toglie alimetazione a tutto, mentre con l'apertura dei ripari l'energia viene tolta solo a parti isolate.
Nelle piccolissime o piccole macchine questo non sempre succede, ed allora ripari e funghi formano una unica serie; altre volte invece macchine ed impianti sono molto più complessi, in termini dimensionali e logici, quindi, il riparo, ha una funzione di protezione locale.
Un esempio banale: due operatori lavorano sulla stessa macchina, ma in due postazioni isolate e distanti tra loro, le postazioni 1 e 2. l'operatore della postazione 1 apre il suo riparo, per entrare a fare un rifornimento magazzino, l'operatore 2 può continuare a lavorare, e viceversa. Ma se l'operator e1, ad esempio, vede che l'operatore 2 si fa male, o vede problemi in un qualunque dove, preme il suo pulsante a fungo e mette TUTTO in sicurezza.
In linea di massima questo è il concetto e, quindi, non esiste una regola generale, ma solo l'attenta valutazione dei rischi ti può permettere di progettare bene il sistema di sicurezza.
Molte grazie. Sei stato chiarissimo.
Buona giornata
Fabio
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Un altro quesito:
ho notato che su alcuni datasheet di finecorsa di sicurezza (Telemecanique ad esempio) viene proposto uno schema di collegamento in cat.3, mediante il mero utilizzo di releè e contattori, oltre che evidentemente quello del sensore stesso.
Detto questo mi pare strano che si possa raggiungere la cat.3 sensa un circuito di sicurezza tipo 3K28 siemens, dal momento che la cat.3 secondo la 954-1 prevede che il primo guasto venga segnalato, e che un mero utilizzo di relè e sensori, non offre quesat funzionalità.
Grazie per un parere.
Un saluto.
Fabio
ho notato che su alcuni datasheet di finecorsa di sicurezza (Telemecanique ad esempio) viene proposto uno schema di collegamento in cat.3, mediante il mero utilizzo di releè e contattori, oltre che evidentemente quello del sensore stesso.
Detto questo mi pare strano che si possa raggiungere la cat.3 sensa un circuito di sicurezza tipo 3K28 siemens, dal momento che la cat.3 secondo la 954-1 prevede che il primo guasto venga segnalato, e che un mero utilizzo di relè e sensori, non offre quesat funzionalità.
Grazie per un parere.
Un saluto.
Fabio
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Non sono un professionista del settore, in gni caso, in una guida schneider, trovo, in merito alla categoria 3, questo descrizione:
Mi sembra di capire che tale categoria garantisce la sicurezza per ridondanza e, dunque, dopo il primo guasto, la sicurezza è garantita dall'elemento ridondante. Ad esempio, due contattori in serie. Se si guastano entrambi, allora la sicurezza non è più garantita.
Quella che ti invece descrivi, sembra essere la categoria 4.
Bibliografia:
Guida applicativa Sicurezza Macchine, edito da Schneider.
Categoria 3: Quando si verifica un singolo guasto, la funzione di sicurezza viene sempre
garantita. Alcuni ma non tutti gli errori vengono rilevati. Un accumulo di errori non rilevati
può comportare la perdita della funzione di sicurezza.
Mi sembra di capire che tale categoria garantisce la sicurezza per ridondanza e, dunque, dopo il primo guasto, la sicurezza è garantita dall'elemento ridondante. Ad esempio, due contattori in serie. Se si guastano entrambi, allora la sicurezza non è più garantita.
Quella che ti invece descrivi, sembra essere la categoria 4.
- Categoria 4: La funzione di sicurezza viene sempre garantita anche in caso di uno o
più guasti. I guasti vengono rilevati in tempo utile per prevenire la perdita della funzione di
sicurezza.
Per monitorare le prestazioni della funzione di sicurezza si ricorre alla ridondanza e al
controllo incrociato delle uscite.
Bibliografia:
Guida applicativa Sicurezza Macchine, edito da Schneider.
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Candy
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candy ha scritto:Non sono un professionista del settore, in gni caso, in una guida schneider, trovo, in merito alla categoria 3, questo descrizione:Categoria 3: Quando si verifica un singolo guasto, la funzione di sicurezza viene sempre
garantita. Alcuni ma non tutti gli errori vengono rilevati. Un accumulo di errori non rilevati
può comportare la perdita della funzione di sicurezza.
Mi sembra di capire che tale categoria garantisce la sicurezza per ridondanza e, dunque, dopo il primo guasto, la sicurezza è garantita dall'elemento ridondante. Ad esempio, due contattori in serie. Se si guastano entrambi, allora la sicurezza non è più garantita.
Quella che ti invece descrivi, sembra essere la categoria 4.- Categoria 4: La funzione di sicurezza viene sempre garantita anche in caso di uno o
più guasti. I guasti vengono rilevati in tempo utile per prevenire la perdita della funzione di
sicurezza.
Per monitorare le prestazioni della funzione di sicurezza si ricorre alla ridondanza e al
controllo incrociato delle uscite.
Bibliografia:
Guida applicativa Sicurezza Macchine, edito da Schneider.
Grazie candy,
ma in altre pubblicazioni, oltre che alla 954-1 si trova specificatamente scritto:
3
Devono essere rispettate le condizioni previste per la categoria B e devono essere usati principi di sicurezza ben collaudati.
Le parti legate alla sicurezza devono essere progettate in modo che:
- un singologuasto, in una qualsiasi parte, non conduca alla perdita della funzione di sicurezza (principio di ridondanza) e
- quando ragionevolmente possibile, il guasto singolo deve essere rilevato.
In presenza di un guasto singolo, la funzione di sicurezza è comunque assicurata.
Vengono rilevati alcuni guasti, ma non tutti.
L'accumulo di più guasti non rilevati può condurre alla perdita della funzione di sicurezza.
(Fonte elektro.it)
Gli schemi circuitali trovati sui datasheet Telemecanique implementano sì la ridondanza ed un funzionamento incrociato tra i relè, ma non rilevano ne segnalano il guasto. A questo punto di sembrerebbe più sensato utilizzare un relè di sicurezza a doppio canale..
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beh per dire la verità io nei datasheet di quei componenti ho trovato specificatamente indicato che la categoria 3 (o 4) la raggiungi in combinazione con un modulo di sicurezza
Gli schemi riguardano ovviamente il solo componente illustrato e non l'intero sistema di sicurezza
Gli schemi riguardano ovviamente il solo componente illustrato e non l'intero sistema di sicurezza
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Serafino ha scritto:beh per dire la verità io nei datasheet di quei componenti ho trovato specificatamente indicato che la categoria 3 (o 4) la raggiungi in combinazione con un modulo di sicurezza
Gli schemi riguardano ovviamente il solo componente illustrato e non l'intero sistema di sicurezza
Beh non è detto che si stia leggendo lo stesso documento, in ogni caso io leggo che per ottenere la cat 4 si suggerisce l'uso di un Modulo di sicurezza Preventa, ma nello schema di collegamento proposto per l acat.3 non c'è alcun modulo di sicurezza rappresentato. Quindi la domanda è: la cat.3 obbliga ad un controllo/segnalazione di un eventuale guasto? Direi di no a sto punto..
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