in questi giorni ho scoperto Rai Scuola (canale 146 digitale terrestre) , è un canale molto interessante che a sua volta mi ha fatto scoprire gli ITS (Istituti tecnici superiori). Sono corsi biennali non universitari che, a giudicare dai servizi proposti su Rai scuola, preparano in modo approfondito a una professione tecnica. Sono corsi post diploma ma non solo post diploma (alcuni dei ragazzi partecipanti intervistati sono laureati , quasi sempre in ingegneria). E' una valida alternativa ai lunghi e costosi studi universitari. Sono collegati a consorzi tra imprese e istituti superiori e a quanto pare sono finalizzati a un rapido inserimento nel mondo del lavoro (soprattutto nell'ambito delle imprese che fanno parte di questi consorzi / fondazioni)
http://www.indire.it/its/
ITS Istituti Tecnici Superiori
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Il percorso post-secondario o terziario - parallelo a quello universitario (non seriale) - dovrebbe essere gestito dalle università (come in altri Paesi tipo la Finlandia) e conferire il titolo di ingegnere iunior: dovrebbe fornire, al termine del percorso, una preparazione idonea all'inserimento nel mondo del lavoro.
In Italia, invece, le università hanno concepito le lauree di I livello non come un percorso alternativo a quello universitario, che prepari al mondo del lavoro, ma come un percorso propedeutico a quello della laurea specialistica (ovvero la laurea dei cinque anni ante riforma 1999).
In parole molto povere: un fallimento.
Gli ITS sono dunque la soluzione "all'italiana" per rimediare a questo fallimento.
E come tutte le cose in Italia, gli ITS funzionano dove le cose funzionano (es. Nord Italia); diversamente, sono solo attrattori di interessi economici da parte degli enti coinvolti (scuole, imprese ecc.) senza alcuna ricaduta sulle effettive prospettive occupazionali.
In Italia, invece, le università hanno concepito le lauree di I livello non come un percorso alternativo a quello universitario, che prepari al mondo del lavoro, ma come un percorso propedeutico a quello della laurea specialistica (ovvero la laurea dei cinque anni ante riforma 1999).
In parole molto povere: un fallimento.
Gli ITS sono dunque la soluzione "all'italiana" per rimediare a questo fallimento.
E come tutte le cose in Italia, gli ITS funzionano dove le cose funzionano (es. Nord Italia); diversamente, sono solo attrattori di interessi economici da parte degli enti coinvolti (scuole, imprese ecc.) senza alcuna ricaduta sulle effettive prospettive occupazionali.
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Non saprei, i servizi di raiscuola sono molto accattivanti e anche al Sud le cose sembravano funzionare per il meglio (almeno da come viene presentata la realtà), ad esempio in Puglia l'its relativo all'Aerospazio in provincia di Brindisi sembrava avere collocato effettivamente in azienda con assunzione i propri corsisti. Sicuramente se avessi 25 anni in meno e io mi fossi appena diplomato sceglierei questo percorso senza indugio o almeno lo prenderi in considerazione. Nella mia città , Piacenza, c'è l'ISS dedicato alla logistica, infatti Piacenza è il cuore logistico del nord italia infatti tante aziende (amazon , Ikea ect...) vi hanno impiantato i loro centri logistici.
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Dirò onestamente il mio pensiero.
In Italia continuiamo ad inventarci dei corsi di studi "innovativi" per attrarre sempre più studenti, ma la verità è che dovremmo forse imparare a far funzionare i corsi che ci sono sempre stati.
Un esempio molto più "in basso" è il fatto che dalle scuole elementari i ragazzini escano senza più sapere fare di conto e scrivere in italiano corretto.
Allo stesso modo, se le scuole superiori funzionassero, uscirebbero tecnici preparati senza bisogno di andare a fare un corso ulteriore. Così come se le università, che ormai sono più preoccupate di dare al "cliente" (cioè lo studente, colui che paga...) la merce che vuole piuttosto che formare, funzionassero a dovere non vedo il motivo per un laureato in ingegneria di iscriversi ad un ulteriore corso di 2 anni.
Il "nuovo ordinamento" (3+2) è stato un buon metodo per aumentare gli iscritti all'università, inculcando il pensiero del "beh, faccio i 3 anni e poi vedo...".
La realtà è che si continuano a creare nuove sfumature di istruzione, ma andando a vedere bene la sostanza che ne rimane alla fine è sempre meno...
Ciao
PSQ
In Italia continuiamo ad inventarci dei corsi di studi "innovativi" per attrarre sempre più studenti, ma la verità è che dovremmo forse imparare a far funzionare i corsi che ci sono sempre stati.
Un esempio molto più "in basso" è il fatto che dalle scuole elementari i ragazzini escano senza più sapere fare di conto e scrivere in italiano corretto.
Allo stesso modo, se le scuole superiori funzionassero, uscirebbero tecnici preparati senza bisogno di andare a fare un corso ulteriore. Così come se le università, che ormai sono più preoccupate di dare al "cliente" (cioè lo studente, colui che paga...) la merce che vuole piuttosto che formare, funzionassero a dovere non vedo il motivo per un laureato in ingegneria di iscriversi ad un ulteriore corso di 2 anni.
Il "nuovo ordinamento" (3+2) è stato un buon metodo per aumentare gli iscritti all'università, inculcando il pensiero del "beh, faccio i 3 anni e poi vedo...".
La realtà è che si continuano a creare nuove sfumature di istruzione, ma andando a vedere bene la sostanza che ne rimane alla fine è sempre meno...
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Pepito Sbazzeguti
"gratta il Pepito e troverai il Pepone"
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