sull' ultima edizione della norma CEI 31-35/A (esempi) compaiono delle formule diverse rispetto alla norma CEI 31-35 per quanto concerne la trascurabilità o meno un volume esplosivo.
Nel particolare mi riferisco alle zone di tipo 2, e alla condizione
1) Vex < 1/10000 di Va
La condizione di cui sopra, tratta dalla CEI 31-35 risulta diversa negli esempi della guida CEI 31-35/A (di pubblicazione più recente rispetto alla CEI 31-35) e si trasforma in
2) Vex < 1/100 di Va
L'help del programma Atex di carrescia, non essendo ancora stata modificata la norma CEI 31-35 (anche se di pubblicazione antecedente alla CEI 31-35/A) continua a considerare cautelativamente la condizione 1) e non la 2), in merito a tale discussione TNE a suo tempo ha pubblicato anche un articolo dove vengono illustrate le formule di cui sopra, sottolineando che le modifica non sono ancora state inserita nella CEI 31-35 (questo circa un anno fa).
Quello che vorrei sapere da qualcuno di voi è:
a) sapete per caso se la recente variante alla CEI 31-35 (mi sembra datata settembre 2014) ha modificato la formula di cui sopra in linea con la CEI 31-35/A (purtroppo non possiedo la variante) ?
b) quale delle due condizioni considerate e/o considera il programma che usate per la trascurabilità o meno dei volumi ?
se guardate le due condizioni capirete che la differenza è veramente sostanziale e se consideriamo la condizione
Vex < 1/100 di Va rispetto a Vex < 1/10000 di Va
i volumi risultano quasi sempre trascurabili a beneficio altresì del calcolo sulla protezione dalle scariche atmosferiche CEI 81-10............
Formule per la trascurabilità dei volumi esplosivi?
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Non ho ancora approfondito la variante della CEI 31-35/A (sinceramente ne ho le scatole piene di varianti su questa norma...), ma lo faro in futuro. Ti rispondo invece per quanto riguarda la CEI EN 62305-1. Io considero le zone pericolose se sono estese a tutto l'ambiente, oppure se limitate ma possono essere soggette direttamente all'effetto del fulmine. Se invece sono estensioni limitate, non soggette direttamente dall'effetto del fulmine e sono impedite scariche pericolose nella zona stessa, io le trascuro come riportato dal chiarimento CT81 luglio 2013.
Faccio un esempio. In una centrale termica la flangia della tubazione del gas Zona 2, rappresentata da un sfera di 20 cm, non può essere colpita direttamente dal fulmine e non ci sono parti elettriche all'interno della zona tali da determinare delle scariche pericolose che possono innescarla.
Faccio un esempio. In una centrale termica la flangia della tubazione del gas Zona 2, rappresentata da un sfera di 20 cm, non può essere colpita direttamente dal fulmine e non ci sono parti elettriche all'interno della zona tali da determinare delle scariche pericolose che possono innescarla.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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grazie mike, ma il problema non è tanto la norma CEI 81-10 secondo la quale sarebbe sufficiente avere una zona pericolosa con permanenza del guasto inferiore a 0,1 ore/anno per non essere considerata nel calcolo, condizione praticamente sempre soddisfatta nel caso di zone di tipo 2 dove si considera un solo evento anno, il problema nasce dal fatto che anche se le zone calcolate sono di estensione limitata nell'intorno della SE, es. 15 cm, l'elettricista deve stare attento a non installare impianti elettrici in queste zone (a patto che non siano idonei per le stesse, ma meglio evitare) e in alcuni casi risulta molto difficile, vedi ad esempio le apparecchiature installate sulla rampa del gas e/o l'allacciamento elettrico alla caldaia stessa che spesso è molto vicino all'ingresso del gas.
Con la condizione della CEI 31-35/A (Vx < 1/100 di Va) avremmo praticamente risolto il problema una volta per tutte.
per quanto concerne le norme e la loro continua evoluzione/modifica sono d'accordo con te, sarebbe ora di finirla e qui la chiudo altrimenti non mi basterebbe una settimana per dire cosa penso di loro...........
attendo qualche altro parere
Con la condizione della CEI 31-35/A (Vx < 1/100 di Va) avremmo praticamente risolto il problema una volta per tutte.
per quanto concerne le norme e la loro continua evoluzione/modifica sono d'accordo con te, sarebbe ora di finirla e qui la chiudo altrimenti non mi basterebbe una settimana per dire cosa penso di loro...........
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La rampa del gas non la considero mai perché non ha molto senso preoccuparsi dell'eventuale innesco in caso di guasto di un componente elettrico quando a fianco abbiamo una sorgente di innesco permanente che è il bruciatore.
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la deduzione è logica ma a leggere gli articoli di TNE così proprio non sembrerebbe, siamo alle solite del tipo impianto atex in autorimessa con impianto senza grado di protezione a bordo delle auto, impianto atex per alimentare una macchina da falegnameria e impianto a bordo della macchina a stento IP55..........
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calmo ha scritto:la deduzione è logica ma a leggere gli articoli di TNE così proprio non sembrerebbe, siamo alle solite del tipo impianto atex in autorimessa con impianto senza grado di protezione a bordo delle auto,
E' da un pezzo che le autorimesse non sono più luoghi con pericolo di esplosione
calmo ha scritto:impianto atex per alimentare una macchina da falegnameria e impianto a bordo della macchina a stento IP55..........
Qui sono errori di fondo.
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so bene che sono anni che le autorimesse non sono più luoghi con pericilo di esplosione, fu proprio una variante della appendici della norma CEI 31-30 a dichiararlo una volta per tuttte e questo dopo che il sig. carrescia da anni sosteneva appunto che era inutile installare impianti a prove di esplosione dove esistevano altresì impianti ordinari (a bordo auto).
il tutto era solo per dire che i controsensi sono tanti, in un vecchio articolo di TNE il carrescia chiariva chiaramente anche se non mi trova d'accordo che la caldaia è una cosa, ed è soggetta alle norme di prodotto, l'allaccio un'altra e anche se il pericolo primo deriva proprio dall'utilizzatore vero e proprio niente importa se gli impianti a bordo o le caratteristiche di costruzione sono più rischiose dell'allaccio elettrico.
Ognuno si prende le sue responsabilità in merito a quelle che fa........ se la caldaia innesca l'esplosione ci penserà il costruttore, ma se è l'impianto a farlo ci devono pensare elettricista e il progettista....
siamo in italia
il tutto era solo per dire che i controsensi sono tanti, in un vecchio articolo di TNE il carrescia chiariva chiaramente anche se non mi trova d'accordo che la caldaia è una cosa, ed è soggetta alle norme di prodotto, l'allaccio un'altra e anche se il pericolo primo deriva proprio dall'utilizzatore vero e proprio niente importa se gli impianti a bordo o le caratteristiche di costruzione sono più rischiose dell'allaccio elettrico.
Ognuno si prende le sue responsabilità in merito a quelle che fa........ se la caldaia innesca l'esplosione ci penserà il costruttore, ma se è l'impianto a farlo ci devono pensare elettricista e il progettista....
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Aggiungerei volentieri un altro pollice verso, ma non mi sembra che all'estero le cose cambino.
Norme "impianti" e norme "prodotto" nascono entrambe in sede IEC.
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ad ogni modo tornando al discorso iniziale, sembrerebbe che l'ultima variante alla guida CEI 31-35 datata 2014 abbia in effetti recepito le indicazioni della CEI 31-35/A esempi, il fatto è che la norma lascia decidere al classificatore il range per difinire la trascurabilità dei volumi, range che va da 1/100 fino a 1/10000..........le decisioni spettano sempre a noi, la tendenza ora è questa
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