Salve a tutti.
Non so se questo è il posto giusto per questo post.
Vorrei sapere se è possibile vendere un sistema elettronico con regolare brevetto e marchio
basato su dispositivo di base raspberry.
Mi spiego meglio.
Trattasi di un sistema domotico, dove il "cuore" del sistema, è un raspberry.
Chiaramente il sistema è corredato di sensori, altro hardware, cablaggi vari, software e quant'altro necessario per il corretto funzionamento.
Il sistema viene installato da una ditta regolarmente abilitata nel settore impiantistico ed ha un suo logo e tutta una azione di marketing basata su un prodotto "personalizzato".
Secondo voi è possibile vendere un sistema del genere con il proprio marchio ?
Grazie
Vendita Progetti su Raspberry
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elemet ha scritto:Vorrei sapere se è possibile vendere un sistema elettronico con regolare brevetto e marchio
basato su dispositivo di base raspberry.
Si. Con il boom delle schedine embedded molte aziende basano i loro prodotti su queste stesse schedine, semplicemente perché hanno un sistema che costa poco e funziona e risparmiano tempo e problemi in sviluppo hardware.
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marc96 ha scritto:Una domanda: la certificazione CE sui singoli componenti (scheda embedded, sensori, display, ecc) è sufficiente per la certificazione dell'intero sistema?
Credo che trattandosi di lavori su "commessa" (il cliente chiede la possibilità di automatizzare alcune esigenze che ritiene utili) è la certificazione di conformità dell'impianto rilasciato dalla ditta esecutrice dei lavori che certifica il tutto. Ovviamente tutti i componenti sono certificati CE da ciascuna casa madre.
Solo la produzione a "stock" , cioè di serie, per eventuali commercializzazioni su larga distribuzione richiede la certificazione da un ente esterno.
Oppure mi sbaglio?
Grazie
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Se usi i moduli senza collegarli insieme e senza metterli in una scatola basta la CE del fornitore, se li metti dentro una scatola o ne colleghi anche solo due insieme devi fare la certificazione CE.
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TardoFreak
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In termini più generali
Se compri e rivendi un prodotto puoi chiedere conto della certificazione a chi ti fornisce il prodotto.
Se realizzi un prodotto tuo, anche utilizzando tutte componenti certificate, sei tenuto a dimostrare la certificazione del prodotto finito. Non vale l'affermazione: tutti i componenti sono certificati quindi anche il mio prodotto è certificato.
Ti avranno già detto che la conformità alle normative la devi dichiarare NON sei obbligato ad eseguire test e fornire certificati. Se tu ritieni che il prodotto rispetti la normativa lo metti in commercio con la tua dichiarazione senza fare nessun test. Se qualcuno domani te lo contesta tu puoi benissimo rispondergli di farsi i test da solo e di chiamarti se qualcosa non va.
Nel tuo caso la ditta installatrice se si prende la responsabilità di dichiarare il rispetto della normativa per gli impianti realizzati con il tuo sistema,probabilmente ti chiederà un documento in cui tu dichiari che il tuo prodotto è conforme alle normative (Non generiche norme ma numeri ben definiti)
Se compri e rivendi un prodotto puoi chiedere conto della certificazione a chi ti fornisce il prodotto.
Se realizzi un prodotto tuo, anche utilizzando tutte componenti certificate, sei tenuto a dimostrare la certificazione del prodotto finito. Non vale l'affermazione: tutti i componenti sono certificati quindi anche il mio prodotto è certificato.
Ti avranno già detto che la conformità alle normative la devi dichiarare NON sei obbligato ad eseguire test e fornire certificati. Se tu ritieni che il prodotto rispetti la normativa lo metti in commercio con la tua dichiarazione senza fare nessun test. Se qualcuno domani te lo contesta tu puoi benissimo rispondergli di farsi i test da solo e di chiamarti se qualcosa non va.
Nel tuo caso la ditta installatrice se si prende la responsabilità di dichiarare il rispetto della normativa per gli impianti realizzati con il tuo sistema,probabilmente ti chiederà un documento in cui tu dichiari che il tuo prodotto è conforme alle normative (Non generiche norme ma numeri ben definiti)
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luxinterior
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Attenzione perché la dichiarazione CE è una autocertificazione, quindi è un atto pubblico.
Se è mendace si va sul penale e sono cavoli amari, si tratta di "false dichiarazioni in atti pubblici", per questo si fanno fare le prove.
Poi, per carità, ognuno è libero di scegliersi i casini che preferisce.
Se è mendace si va sul penale e sono cavoli amari, si tratta di "false dichiarazioni in atti pubblici", per questo si fanno fare le prove.
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TardoFreak
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Tutto può succedere.
E' a vostra conoscenza che dispositivi isolatamente dichiarati CE e correttamente cablati secondo i datasheet, producano apparecchiature non rispondenti?
Penso ad es. ad emissioni singole limite che sommandosi producono sforamenti...
E' a vostra conoscenza che dispositivi isolatamente dichiarati CE e correttamente cablati secondo i datasheet, producano apparecchiature non rispondenti?
Penso ad es. ad emissioni singole limite che sommandosi producono sforamenti...
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Certamente, e succede spesso.
Ti porto un esempio banale: un ponte raddrizzatore collegato al secondario di un trasformatore. Non è raro che i diodi si mettano ad oscillare a frequenze di diversi MHz. Il trasformatore è ok, anche i diodi lavorano secondo le specifiche ma piantano casino.
Ecco, ora immagina un qualcosa di molto più complesso. un altro esempio banale ma che ti riguarda: il RasPI ha dei pin di uscita molto veloci, non si può escludere a priori che anche solo collegandoci un filo non ci siano emissioni. Con quei fronti estremamente ripidi bisogna fare molta attenzione a riflessioni e menate varie.
C'è poco da fare: se si vuole stare tranquilli bisogna appoggiarsi ad un laboratorio perché le sorprese sono sempre in agguato e perché l'unico modo per essere sicuri che non ci siano emissioni è misurare.
E poi non c'è solo il problema delle emissioni in radiofrequenza, ci sono anche quelle sui cavi. Se la tua apparecchiatura le immette nei cavi sei fuori norma.
E poi c'è la sicurezza, che non è solo il rischio di rimanere folgorati o "prendere la scossa".
Ti porto un esempio banale: un ponte raddrizzatore collegato al secondario di un trasformatore. Non è raro che i diodi si mettano ad oscillare a frequenze di diversi MHz. Il trasformatore è ok, anche i diodi lavorano secondo le specifiche ma piantano casino.
Ecco, ora immagina un qualcosa di molto più complesso. un altro esempio banale ma che ti riguarda: il RasPI ha dei pin di uscita molto veloci, non si può escludere a priori che anche solo collegandoci un filo non ci siano emissioni. Con quei fronti estremamente ripidi bisogna fare molta attenzione a riflessioni e menate varie.
C'è poco da fare: se si vuole stare tranquilli bisogna appoggiarsi ad un laboratorio perché le sorprese sono sempre in agguato e perché l'unico modo per essere sicuri che non ci siano emissioni è misurare.
E poi non c'è solo il problema delle emissioni in radiofrequenza, ci sono anche quelle sui cavi. Se la tua apparecchiatura le immette nei cavi sei fuori norma.
E poi c'è la sicurezza, che non è solo il rischio di rimanere folgorati o "prendere la scossa".
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TardoFreak
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