Salve a tutti, forse questo argomento è stato già affrontato, ma sottopongo alla vostra attenzione una situazione che è capitata ad un mio amico impiantista:
deve realizzare l'impianto elettrico (distribuzione dell'energia e segnali vari quali antifurto, videosorveglianza, ecc.) in un locale dove la norma richiede un progetto redatto da professionista iscritto all'albo (nel dettaglio trattasi di una fornitura con potenza contrattuale di 30 kW).
Il committente ha consegnato all'impiantista il progetto dell'impianto elettrico a timbro e firma dell'architetto che ha curato tutta la progettazione del locale (architettonica, urbanistica, ecc...), al che l'impiantista si è rifiutato di acquisirlo dicendo che l'Architetto non ha le abilitazioni per redigere il progetto degli impianti.
Diversamente lo avrebbe accettato se il progetto avesse portato il timbro di un Per. Ind. o Ing.
D'altro canto l'architetto, sostiene che la sua abilitazione è sufficiente per redigere il progetto degli impianti, e quindi la sua risposta è stata: "o lo accetti, o te ne vai!".
A vostro parere chi ha ragione? L'impiantista a pretendere un progetto timbrato da Per. Ind. o Ing. oppure l'architetto col suo timbro?
Grazie per il vostro parere in merito.
Architetto e progetto elettrico
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Mike
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A parte la diatriba infinita sugli architetti (su questo qualcuno risponderà meglio di me) non è che quel progetto è costituito da una planimetria con i punti luce e le prese?
Forse l'installatore ha rilevato la mancanza di informazioni importanti.
Io per principio manderei a stendere prima l'architetto dell'impiantista, occorre però verificare la qualità del progetto (ovvero le competenze in ambito elettrico dell'architetto).
Forse l'installatore ha rilevato la mancanza di informazioni importanti.
Io per principio manderei a stendere prima l'architetto dell'impiantista, occorre però verificare la qualità del progetto (ovvero le competenze in ambito elettrico dell'architetto).
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Grazie Danielex, pienamente d'accordo con la tua osservazione, non sono entrato nel merito della completezza degli elaborati anche se dubito che detto progetto sia completo così come guida la CEI 0-2.
Ma supponendo per un momento che lo fosse, non esiste in legislatura un passaggio che chiarisce se l'Arch. è abilitato o meno a poter redigere un progetto specialistico?
Ma supponendo per un momento che lo fosse, non esiste in legislatura un passaggio che chiarisce se l'Arch. è abilitato o meno a poter redigere un progetto specialistico?
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Allora, la materia è delicata... per legge l'installatore deve ricevere un progetto ESECUTIVO per eseguire i lavori. Quindi fossi l'installatore, prima di non accettare il lavoro perché il progetto è firmato da un architetto, verificherei il progetto e se ci sono tutte le informazioni, planimetrie e schemi necessari a eseguire il lavoro e segnalare eventuali difformità riscontrate. Solo successivamente a questo si può contestare la competenza o meno dell'architetto e segnalarlo al committente.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Non è importante a quale albo è iscritto il professionista, ma importa che il progetto sia adeguato allo scopo. L'installatore ha sbagliato nel rifiutare il lavoro per i motivi che hai scritto. Doveva rimettere al committente il completamento del progetto dove era carente o sbagliato, eventualmente assistendo il cliente con un professionista di fiducia che integrasse quanto mancava per giungere al progetto esecutivo. Una opportunità per due gettata al vento.
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CarloCoriolano
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Grazie a tutti per il vostro contributo,
Mike io sono pienamente d'accordo con te, ugualmente con CarloCoriolano in quanto di opportunità buttata al vento, la prima cosa da fare era testare la consistenza del progetto, ma capisco anche, e giustamente, l'installatore, il quale ritiene un compito NON suo quello di giudicare il progetto di un professionista.
Io credo di aver capito la paura dell'installatore, anche se non me l'ha detto chiaramente, quella di indicare nella dichiarazione di conformità di aver seguito il progetto di un professionista che "forse" non sarebbe stato abilitato a redigere tale progetto.
Purtroppo è vero, questi, come tanti altri buchi legislativi, oltre a creare tanta confusione spesso fanno perdere inutilmente ottime opportunità lavorative, che molto spesso ne approfitta e ne trae vantaggi chi pone in campo tutta la spregiudicatezza possibile
Mike io sono pienamente d'accordo con te, ugualmente con CarloCoriolano in quanto di opportunità buttata al vento, la prima cosa da fare era testare la consistenza del progetto, ma capisco anche, e giustamente, l'installatore, il quale ritiene un compito NON suo quello di giudicare il progetto di un professionista.
Io credo di aver capito la paura dell'installatore, anche se non me l'ha detto chiaramente, quella di indicare nella dichiarazione di conformità di aver seguito il progetto di un professionista che "forse" non sarebbe stato abilitato a redigere tale progetto.
Purtroppo è vero, questi, come tanti altri buchi legislativi, oltre a creare tanta confusione spesso fanno perdere inutilmente ottime opportunità lavorative, che molto spesso ne approfitta e ne trae vantaggi chi pone in campo tutta la spregiudicatezza possibile

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Se l'installatore in causa è un semplice tirafili, è meglio che sia andata così per tutti.
Il fatto è che ci sono troppi tirafili e geometra tuttofare
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CarloCoriolano
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carlone ha scritto: il quale ritiene un compito NON suo quello di giudicare il progetto di un professionista.
E si sbaglia. L'installatore qualificato deve entrare nel merito del progetto, per quanto di sua competenza ovviamente, non deve entrare nel merito delle scelte progettuali o dei dimensionamenti ma deve verificare di avere tutte le informazioni necessarie per la scelta del materiale e la relativa installazione. Se riscontra degli errori li deve segnalare e pretendere l'aggiornamento, se da esecuzione all'impianto senza le dovute correzioni diventa complice del progettista per gli errori progettuali.
carlone ha scritto:Io credo di aver capito la paura dell'installatore, anche se non me l'ha detto chiaramente, quella di indicare nella dichiarazione di conformità di aver seguito il progetto di un professionista che "forse" non sarebbe stato abilitato a redigere tale progetto.
Questo aspetto è marginale, prima di indicare il suo nome nella DICO, devi aver realizzato l'impianto. Se il progetto esecutivo è conforme ma chi l'ha redatto non avrebbe le competenze non è un problema dell'installatore, non è suo compito valutare la competenza del professionista, è responsabilità del committente (sempre che il committente non sia lo stesso installatore), ma solo del progetto.
carlone ha scritto:Purtroppo è vero, questi, come tanti altri buchi legislativi, oltre a creare tanta confusione spesso fanno perdere inutilmente ottime opportunità lavorative, che molto spesso ne approfitta e ne trae vantaggi chi pone in campo tutta la spregiudicatezza possibile
Questo è un problema generale itaGliano e di tutti i paesi da quarto mondo iper regolamentati da 200.000 leggi, contro le 3000 della Gran Bretagna.
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Michele Lysander Guetta
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Mike
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