Ciao a tutti,
ho alcuni dubbi che vorrei condividere con voi per capire meglio come gestire la differenziazione/selettività delle protezioni in certe situazioni non ottimali (es. impianti esistenti, modifiche onerose, ecc)
Due magnetotermici sulla stessa linea
Non è una situzione ottimale, ma abbastanza comune. Esempio in un impianto FV domestico da 6 kW visto ieri, era installato un C63 come interruttore generale del contatore seguito, sulla linea FV, da un C32 etichettato come “Interruttore FV”.
Si differenziano le correnti nominali (C16 a valle e C32 a monte) oppure le curve di intervento (un C e un D)? In che modo?
Differenziali tipo F
Tutti i produttori raccomandano i differenziali tipo F per proteggere dispositivi elettronici moderni, come climatizzatori, elettrodomestici con inverter, ecc. Negli impianti già realizzati, dove però non è sempre semplice fare modifiche importanti, meglio installarli a monte, nel centralino di casa oppure metterli più vicino all’apparecchio, per avere una protezione più mirata?
In pratica, ha senso in vecchio AC "generale" con un tipo F "generale"?
Differenziali tipo F/B e Fotovoltaico
Vedo che i produttori di quadri preinstallati inseriscono mtd di tipo AC nei quadri di inverter lato AC. Come mai? Non sarebbe più adatto un tipo F o tipo B?
Vi ringrazio per vs. suggerimenti
Dubbi su differenziazione/selettività interruttori
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Ciao,
i temi sollevati sono abbastanza vasti. Provo a dire la mia in maniera concisa.
Non mi sono del tutto chiari il circuito e la richiesta ma, in generale, 2 interruttori in serie con diverse correnti nominali e tipi di curva avranno 2 curve d'intervento diverse sul grafico corrente-tempo.
Rimanendo nel caso di interruttori magnetotermici a soglie e tempi fissi, come i classici interruttori per uso domestico, le 2 curve possono o meno sovrapporsi a seconda delle caratteristiche.
Cambiando la curva da C a D, cambia la soglia di intervento magnetico:
- C: tra 5 e 10 In
- D: tra 10 e 20 In
Cambiando la In dei 2 interruttori, le curve d'intervento traslano orizzontalmente sul grafico e si avrà o meno sovrapposizione fra le 2 caratteristiche, cioè diversi livelli di selettività.
Dopodiché le curve vanno valutate nel comportamento:
- termico --> relativo alle correnti d'impiego e ai sovraccarichi di minore entità
- magnetico --> relativo ai corto circuiti
In ambito domestico, ha poco senso a mio avviso parlare di selettività nella regione magnetica delle caratteristiche, visto che spesso le correnti nominali sono vicine.
I costruttori pubblicano tabelle di selettività dove, mettendo in relazione la protezione a monte e a valle, viene mostrato il livello di selettività raggiunto.
Questione assai dibattuta e non credo del tutto risolta.
Non mi è mai capitato di usare differenziali di tipo F. Per quanto ne so, sono principalmente usati in ambito monofase.
Ho più esperienza con i B, per i quali si possono mantenere differenziali "non B" a monte solo entro le soglie limite di componente continua accettata dai dispositivi; viceversa il comportamento del differenziale "non B" a monte potrebbe uscire dalle caratteristiche nominali. La corrente di guasto in c.c. attraversa infatti tutti i dispositivi dalla sorgente al punto di guasto. Ogni costruttore, tra l'altro, è un caso a sè stante.
Come approccio generale, per non entrare nei tecnicismi dei suddetti limiti, verrebbe da utilizzare differenziali di tipo B lungo tutta la distribuzione. Ma questo è molto impattante quando si opera sull'esistente, specialmente su distribuzioni estese dove ci possono essere tranquillamente anche 5/6 differenziali in serie.
Credo che per gli F si possano fare analoghe considerazioni ma, ripeto, non li ho mai usati.
Il costruttore dell'inverter può dichiarare se il dispositivo è tale da non iniettare correnti continue in caso di guasto a terra. Se così non è, serve un interruttore differenziale in grado di riconoscere le componenti continue.
i temi sollevati sono abbastanza vasti. Provo a dire la mia in maniera concisa.
Polloarrosto ha scritto:Ciao a tutti,
ho alcuni dubbi che vorrei condividere con voi per capire meglio come gestire la differenziazione/selettività delle protezioni in certe situazioni non ottimali (es. impianti esistenti, modifiche onerose, ecc)
Due magnetotermici sulla stessa linea
Non è una situzione ottimale, ma abbastanza comune. Esempio in un impianto FV domestico da 6 kW visto ieri, era installato un C63 come interruttore generale del contatore seguito, sulla linea FV, da un C32 etichettato come “Interruttore FV”.
Si differenziano le correnti nominali (C16 a valle e C32 a monte) oppure le curve di intervento (un C e un D)? In che modo?
Non mi sono del tutto chiari il circuito e la richiesta ma, in generale, 2 interruttori in serie con diverse correnti nominali e tipi di curva avranno 2 curve d'intervento diverse sul grafico corrente-tempo.
Rimanendo nel caso di interruttori magnetotermici a soglie e tempi fissi, come i classici interruttori per uso domestico, le 2 curve possono o meno sovrapporsi a seconda delle caratteristiche.
Cambiando la curva da C a D, cambia la soglia di intervento magnetico:
- C: tra 5 e 10 In
- D: tra 10 e 20 In
Cambiando la In dei 2 interruttori, le curve d'intervento traslano orizzontalmente sul grafico e si avrà o meno sovrapposizione fra le 2 caratteristiche, cioè diversi livelli di selettività.
Dopodiché le curve vanno valutate nel comportamento:
- termico --> relativo alle correnti d'impiego e ai sovraccarichi di minore entità
- magnetico --> relativo ai corto circuiti
In ambito domestico, ha poco senso a mio avviso parlare di selettività nella regione magnetica delle caratteristiche, visto che spesso le correnti nominali sono vicine.
I costruttori pubblicano tabelle di selettività dove, mettendo in relazione la protezione a monte e a valle, viene mostrato il livello di selettività raggiunto.
Polloarrosto ha scritto: Differenziali tipo F
Tutti i produttori raccomandano i differenziali tipo F per proteggere dispositivi elettronici moderni, come climatizzatori, elettrodomestici con inverter, ecc. Negli impianti già realizzati, dove però non è sempre semplice fare modifiche importanti, meglio installarli a monte, nel centralino di casa oppure metterli più vicino all’apparecchio, per avere una protezione più mirata?
In pratica, ha senso in vecchio AC "generale" con un tipo F "generale"?
Questione assai dibattuta e non credo del tutto risolta.
Non mi è mai capitato di usare differenziali di tipo F. Per quanto ne so, sono principalmente usati in ambito monofase.
Ho più esperienza con i B, per i quali si possono mantenere differenziali "non B" a monte solo entro le soglie limite di componente continua accettata dai dispositivi; viceversa il comportamento del differenziale "non B" a monte potrebbe uscire dalle caratteristiche nominali. La corrente di guasto in c.c. attraversa infatti tutti i dispositivi dalla sorgente al punto di guasto. Ogni costruttore, tra l'altro, è un caso a sè stante.
Come approccio generale, per non entrare nei tecnicismi dei suddetti limiti, verrebbe da utilizzare differenziali di tipo B lungo tutta la distribuzione. Ma questo è molto impattante quando si opera sull'esistente, specialmente su distribuzioni estese dove ci possono essere tranquillamente anche 5/6 differenziali in serie.
Credo che per gli F si possano fare analoghe considerazioni ma, ripeto, non li ho mai usati.
Polloarrosto ha scritto: Differenziali tipo F/B e Fotovoltaico
Vedo che i produttori di quadri preinstallati inseriscono mtd di tipo AC nei quadri di inverter lato AC. Come mai? Non sarebbe più adatto un tipo F o tipo B?
Vi ringrazio per vs. suggerimenti
Il costruttore dell'inverter può dichiarare se il dispositivo è tale da non iniettare correnti continue in caso di guasto a terra. Se così non è, serve un interruttore differenziale in grado di riconoscere le componenti continue.
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