Non usare

per la coordinata angolare, normalmente si usa

o

, e in questo caso ho preferito usare

per l'angolo perché in elettrostatica

è più usato per il potenziale.
MyShow ha scritto:esiste un fascio di piani (passanti per l'origine degli assi) equipotenziali(DA CUI LA NON DIPENDENZA DA R DEL POTENZIALE)
Sì, ma questo uno lo scopre solo dopo aver risolto l'equazione, prima lo può solo intuire.
MyShow ha scritto:perché posso dire che

ovvero perché posso separare le variabili?
Non puoi, infatti

Come direbbe Nanni Moretti, le parole sono importanti, e io ho scritto
Assumiamo che.... Quindi ciò che ho fatto è
ipotizzare,
supporre ecc. che la soluzione fosse di quel tipo: che lo sia veramente uno lo verifica a posteriori, andando a vedere che si riesca a trovare una soluzione dell'equazione di Laplace in quella forma soddisfacente alle condizioni al contorno date. Una posizione di questo tipo, da verificarsi a posteriori, in fisica viene chiamata
ansatz. In inglese si potrebbe anche dire che è una
educated guess: l'intuizione fisica ci dice che la soluzione potrebbe essere di quel tipo, poi lo verifichiamo.
MyShow ha scritto: inoltre perché

?
Io ho scritto che si deve avere

(o

nella tua notazione), e in questo caso una costante vale l'altra: le due funzioni

e

sono infatti definite a meno di una costante moltiplicativa perché

è invariante per la trasformazione

Per questo motivo, invece di prendere una costante qualunque, io ho preso

. Se leggi bene, infatti, in [10] ho scritto
Possiamo imporre...MyShow ha scritto:a questo punto non posso scrivere direttamente:
No, quell'equazione viene fuori solo sostituendo la soluzione ipotizzata.
Poiché alla fine siamo riusciti a trovare una soluzione dell'equazione di Laplace che verifica le condizioni al contorno (prima di poter dire ciò, però, devi trovare le costanti di integrazione A e B), possiamo dire che l'ansatz è accettabile (nell'ipotesi che la soluzione sia unica, ovviamente).