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Macchinisti: quale futuro?

Trasformatori, macchine rotanti ed azionamenti

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[11] Re: Macchinisti: quale futuro?

Messaggioda Foto Utentebomber » 25 lug 2012, 18:08

mario_maggi ha scritto:l'elettrotecnico ha un futuro sicuro, in qualche nazione.


non sono ha conoscenza delle loro produzioni perché non sono ancora esperto del mondo lavorativo, comunque anchio ho sentito parlare della richiesta di persone competenti in elettronica di potenza sopratutto per la parte di scrittura software custum.

Ma l'Italia di Ferraris e Pacinotti non è competitiva per motivi economici,tecnici o di dimensioni di impresa secondo te?
Ad esempio in Europa Siemens, ABB,Ansaldo sono leader nel settore non ho conoscenza di colossi simili cinesi.
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[12] Re: Macchinisti: quale futuro?

Messaggioda Foto Utentemario_maggi » 26 lug 2012, 19:51

bomber,
"elettronico di potenza" non e' un informatico che scrive software, anche se deve curare marginalmente anche quell'aspetto.
So che l'anno scorso volevo assumere un perito elettrotecnico appena diplomato, ne ho valutati una ventina, alla fine ho scelto uno che viene dal liceo scientifico, tutti i periti erano a livelli decisamente bassi, ai miei tempi non sarebbero arrivati in seconda.
La buona elettrotecnica si puo' fare anche in aziende piu' piccole, non e' necessario essere un gruppo enorme.
Nella mia zona a Milano alla fine degli anni 90 c'erano una decina di officine elettromeccaniche, trasformatoristi e riparatori di motori elettrici. Oggi nella stessa zona sono zero, e quelle nei dintorni stanno per chiudere per mancanza di pagamenti.
Ciao
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[13] Re: Macchinisti: quale futuro?

Messaggioda Foto Utentealeat91 » 26 lug 2012, 22:53

Sta venendo fuori un discorso molto utile, grazie a tutti.

Non è molto divertente vedere che il futuro nel settore delle macchine elettriche esiste ma non si sa bene dove (e molto probabilmente non qui). Se è necessario essere ben preparati, ci siamo: credo che tutti quelli che fanno con passione ciò di cui si occupano si impegnino al 100%. I risultati sono poi ovviamente soggettivi.
Il problema è che occorrerà spostarsi probabilmente in via definitiva; credo che nessuno sia spaventato dal dover partire, almeno per fare la gavetta, ma dover stare molto lontani da casa praticamente per sempre, quello può essere un problema. Non si tratta solo di scelte professionali, ma di scelte di vita importanti.
Se per fare i macchinisti occorre emigrare, bisogna tener conto anche di ciò nella scelta del percorso di specializzazione.

Si parla molto di elettronica di potenza; ma per quanto riguarda direttamente la progettazione e il controllo delle macchine (generatori motori trasformatori) è quindi tutto bloccato qui? Non c'è proprio nessuno che ci richiede?

Mi piacerebbe capire se lo stallo è dovuto alla situazione di crisi economica oppure è dovuto alla riduzione della richiesta di macchine da parte dell'industria per una sorta di fenomeno di saturazione (della serie: "le macchine sono state già progettate, per ora usiamo quelle e poi vediamo").

Il settore dell'impiantistica e della produzione/distribuzione dell'energia sembra invece richidere sempre più addetti, che probabilmente potranno restare in Italia. Non v'è dubbio che questo, per molte persone, faccia gola. Cosa ne pensate?

Mario, capisco il tuo discorso relativo alla buona elettrotecnica nelle piccole realtà; ad esser sincero però, io (e credo molti altri giovani) siamo particolarmente attratti dai grossi gruppi, perché sembrano dare più sicurezza. Facciamo male?

Ancora grazie a tutti ;)
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[14] Re: Macchinisti: quale futuro?

Messaggioda Foto Utenteattilio » 27 lug 2012, 7:28

i grossi gruppi "sembrano" dare piu' sicurezza

E infatti io mi sentivo molto sicuro, quando circa quindici anni fa entrai a lavorare nel settore indotto di fiat automotive, grande gruppo, fabbrica "italiana", forse era secondo solo ad un posto statale...

...adesso sono in cigs a zero ore e fiat se ne è andata dal territorio, quando mi faccio un giro nella zona industriale viene una certa desolazione...

Ora non voglio chiuderti troppo gli orizzonti, ma davanti casa di mio suocero invece, c'è un riavvolgitore di motori ed elettromeccanico che lavora da una vita in un laboratorio di appena 30 mq, magari non sarà la tua massima aspirazione, ma io ho sempre pensato che quando questo signore andrà in pensione, la gente non saprà più a chi portare le elettropompe o altri elettroutensili da riparare, già! incredibile ma vero, nessuno, dico nessuno che abbia voluto imparare a bottega da lui, quello che ormai è un mestiere quasi introvabile (dalle mie parti).
Poi sento dire che non c'è lavoro... io quasi quasi... :mrgreen:

Saluti
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trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera


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[15] Re: Macchinisti: quale futuro?

Messaggioda Foto Utentebomber » 27 lug 2012, 8:44

mario_maggi ha scritto:bomber,
"elettronico di potenza" non e' un informatico che scrive software, anche se deve curare marginalmente anche quell'aspetto.


Se non lo è, mi spieghi cosa intendi per elettronico di potenza? quale mansioni gli affideresti?, perché sono un po' confuso, non vorrei che si intendesse una persona dedicata allo sviluppo di circuiti integrati, altrimenti è ovvio che non si può fare concorrenza ai "cinesi" o le grandi multinazionali.

Io credo che l'elettronico di potenza /addetto ai convertitori è richiesto perché è cambiato il mondo delle macchine elettriche ovvero negli anni 60 si vendeva il motore, oggi si vende macchina elettrica + azionamento.

Riguardo ai periti il discorso è più ampio, non basterebbe un post per argomentarlo. Credo che lì la colpa sia come sempre da attribuire un po' al soggetto ma in buona parte alle politiche degli anni 1990-2000 dove ci fu una politica incentrata sul discreditare l'istituti tecnici con conseguenze sul personale assunto e sul livello di preparazione degli studenti. Forse perché si stava preparando la via per distruggere le medie e piccole industrie e fare dell'italia un paese di assicurazioni, banche e camerieri.
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[16] Re: Macchinisti: quale futuro?

Messaggioda Foto Utentemario_maggi » 27 lug 2012, 14:59

bomber,
l'elettronico di potenza gestisce le decine, le centinaia o le migliaia di Ampere.

Stamattina ero in mezzo a decine di grosse macchine da MW in costruzione, la manodopera elettrotecnica specializzata scarseggia. Come tutti i grossi gruppi che fanno grossi motori, se in Italia chiude Taranto probabilmente ne risentiranno anche le produzioni italiane che usano tanto acciaio. Se si tratta di una multinazionale, non avrebbe difficolta' a spegnere l'interruttore in Italia e a riaprirlo altrove.

Ciao
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[17] Re: Macchinisti: quale futuro?

Messaggioda Foto UtenteDonytech » 29 lug 2012, 15:01

Salve a tutti,

Dalla mia esperienza nell'industria, la quasi totalità dei componenti utilizzati negli azionamenti (motori, inverters, ecc) non sono più di marche italiane ma: tedesche (sew, siemens, lenze), giapponesi (mitsubishi, yaskawa, toshiba), americane (allen bradley), ecc, la cui produzione è prevalentemente in cina.
Personalmente, tranne una sola eccezione, negli ultimi tre anni ho installato impianti nuovi solo all estero.

Sono dell'opinione che un ingegnere elettrico "macchinista" debba necessariamente aver studiato "elettronica industriale di potenza","costruzioni elettromeccaniche" ecc.

L'attuale panorama italiano non offre opportunità ai "costruttori" di componenti ma più agli "integratori", cioè coloro che, avendo una conoscenza delle materie suddette, sono in grado di scegliere tra i componenti in commercio per inserirli all'interno del sistema da realizzare.
Quindi, è necessaria la capacità di imparare a cercare tra i cataloghi e distinguere tra i prodotti e le soluzioni valide ai fini della realizzazione dell'impianto, senza farsi rifilare cose inutili e superflue dai commerciali che cercano di aumentare il loro fatturato.

Per ora siamo ancora ricercati per la progettazione e realizzazione di impianti per l'automazione industriale, ma nelle "vendor list" dei clienti non compaiono mai le marche italiane. E' una cosa che mi addolora tanto.

A presto
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[18] Re: Macchinisti: quale futuro?

Messaggioda Foto Utentebomber » 30 lug 2012, 9:02

Grazie a Mauro Maggi per la precisazione, anche se a è mio interesse studiare per diventare come si dice in gergo "Macchinista" , poi vedremo quali saranno le mie mansioni.

Ciao
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