Schemi Impianti
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[11] Re: Schemi Impianti
Ti ringrazio, almeno un paio di definizioni corrette adesso le ho. Sono un elettronico e quando parlo con gli installatori mi mostrano schemi che sono come un testo scritto con un'altra lingua ed è imbarazzante. Mi confermi che questa materia è insegnata all'ITIS sezione elettrotecnica e quindi so anche dove cercare ulteriore materiale. Grazie ancora.
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[12] Re: Schemi Impianti
quando ho fatto l'itis gli schemi si facevano nell'ambito delle materie impianti elettrici e costruzioni elettromeccaniche, in impianti c'erano gli schemi elettrici e in costruzioni gli schemi degli avvolgimenti delle macchine elettriche. A metà anni 90 c'è stata una riforma che ha rivoluzionato i programmi e le materie degli itis. Penso che attualmente gli schemi siano affrontati nella materia detta TDP (tecnologia , disegno, progettazione) però non ne ho esperienza diretta ovviamente
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[13] Re: Schemi Impianti
MASSIMO-G ha scritto: Tra automazione e impiantisti vince chi si occupa di automazione per 10 a 0.

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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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[14] Re: Schemi Impianti
MASSIMO-G ha scritto:Tra automazione e impiantisti vince chi si occupa di automazione per 10 a 0.
Nella cura dei dettagli a livello grafico nulla da dire ma ho visto tante, troppe volte "strafalcioni" non giustificabili dal punto di vista prettamente elettrotecnico, Le più comuni:
neutro non sezionato e mai interrotto da nessun interruttore in quadri per piccole macchine installate in TT;
motori protetti con semplici interruttori serie civile assolutamente non coordinati dove il motore può rimanere con il rotore bloccato per anni senza che l'interruttore si accorga di nulla;
inversioni di marcia senza nessun interblocco ne elettrico ne meccanico;
concetti di SELV, PELV e FELV del tutto inconsci;
portate dei conduttori calcolate con lo "spannometro" in canaline strapiene di conduttori;
connessioni ti terra ovunque tranne dove serve veramente;
Obbligo della terra "di segnale senza rumore" separata dal resto delle connessioni di terra dove il solo concetto di avere due conduttori provenienti da impianti di terra separati è già da se da aver paura, ma averli all'interno dello stesso armadio è a dir poco assurdo!
Ecc...
Ecc...
Ecc...
Ognuno è un genio.
Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi,
lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.
- Albert Einstein
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[15] Re: Schemi Impianti
Noi ci occupiamo principalmente di potenza e di automazione non ne mastichiamo molta, tra l’altro a me non piace per nulla, e dal punto di vista elettrotecnico la trovo molto “povera”. Però talvolta dei quadri di automazione ci vengono commissionati ,non sono molti ma ogni tanto capita. Nella documentazione che ci viene fornita certo ci può essere qualche errore, è inevitabile che sia cosi, però il confronto con i classici studi tecnici elettrotecnici è impietoso. In fondo per un quadro di automazione le regole elettriche non sono certo complicatissime ,e per quanto vedo io, chi si occupa di questo settore le ha ben chiare. I coordinamenti degli avviamenti motori sono sempre rigorosamente esatti, l’alimentazione dei circuiti ausiliari è razionale e i concetti di PELV o similari sono ampiamente assimilati. Soprattutto poi si nota una profonda conoscenza delle apparecchiature impiegate, se costoro usano un certo inverter /plc/trasduttore ect è perché lo conoscono a menadito. Quindi nello schema noti una consapevolezza che altrove è sconosciuta. Ti scrive uno che ha l’allergia per l’automazione e preferisce mille volte la distribuzione elettrica.
Il classico studio tecnico elettrotecnico invece esegue uno schema approssimativo , anche quando viene indicata una certa apparecchiatura si nota subito che detta apparecchiatura non è per nulla conosciuta, anche il semplice comando motorizzato di un interruttore viene sistematicamente sbagliato (ogni interruttore infatti fa storia a se), l’unico circuito ausiliario in cui si ha la certezza di avere qualcosa di plausibile è forse l’accensione di luci esterne con crepuscolare, al di la di quello sono dolori. Si riesce spesso a fare confusione in un semplicissimo circuito di allarme trasformatore con centralina termometrica o relè cartellino. Il risultato non cambia anche se si utilizzano software prestigiosi come cadelet o spac, nonostante questi software, se nello schema compaiono un numero significativo di contattori o passo passo, si può essere quasi certi che dei teleruttori che hai nella parte di potenza non rintraccerai le bobine negli ausiliari o viceversa. Poi , come dicevo, la conoscenza della apparecchiatura impiegata è generalmente molto approssimativa nel migliore dei casi e questo implica che il risultato finale è approssimativo. Insomma la differenza sostanziale che ho notato io è che chi si occupa di automazione ha le idee ben chiare su cosa vuole e su quello che deve ottenere dal prodotto che gli devi fornire, lo studio tecnico, nella migliore delle ipotesi, invece fa qualcosa di altamente indicativo confidando nel fatto che il quadrista e l’installatore poi troveranno comunque la quadratura del cerchio. Sono i due approcci completamente differenti
Il classico studio tecnico elettrotecnico invece esegue uno schema approssimativo , anche quando viene indicata una certa apparecchiatura si nota subito che detta apparecchiatura non è per nulla conosciuta, anche il semplice comando motorizzato di un interruttore viene sistematicamente sbagliato (ogni interruttore infatti fa storia a se), l’unico circuito ausiliario in cui si ha la certezza di avere qualcosa di plausibile è forse l’accensione di luci esterne con crepuscolare, al di la di quello sono dolori. Si riesce spesso a fare confusione in un semplicissimo circuito di allarme trasformatore con centralina termometrica o relè cartellino. Il risultato non cambia anche se si utilizzano software prestigiosi come cadelet o spac, nonostante questi software, se nello schema compaiono un numero significativo di contattori o passo passo, si può essere quasi certi che dei teleruttori che hai nella parte di potenza non rintraccerai le bobine negli ausiliari o viceversa. Poi , come dicevo, la conoscenza della apparecchiatura impiegata è generalmente molto approssimativa nel migliore dei casi e questo implica che il risultato finale è approssimativo. Insomma la differenza sostanziale che ho notato io è che chi si occupa di automazione ha le idee ben chiare su cosa vuole e su quello che deve ottenere dal prodotto che gli devi fornire, lo studio tecnico, nella migliore delle ipotesi, invece fa qualcosa di altamente indicativo confidando nel fatto che il quadrista e l’installatore poi troveranno comunque la quadratura del cerchio. Sono i due approcci completamente differenti
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[16] Re: Schemi Impianti
Io non sto ne di qua ne di la e do la mia impressione per quello che ho visto.
Mi riferisco a impianti e automazione nel settore della refrigerazione industriale. Chi fa gli impianti non progetta mai, lo fa per esperienza. Fa discorsi del tipo "qui c'è una calata così e si mette un sezionatore cosà". Poi passa il ragazzino a vedere cosa è stato fatto e redige lo schema a posteriori.
Chi fa l'automazione se la tira un chilometro. Ciò che c'è dentro i PLC è la magia che distribuiscono agli "spelafili", che sarebbero gli impiantisti. In effetti le cose stanno proprio così, nel senso che chi si occupa di automazione almeno arriva con degli schemi e ha la penna nel taschino e non il cacciavite. A me pare un po' assurda questa cosa, anche perché sembra proprio un gioco di ruoli, con un campanilismo fuori luogo. Sarebbe come se noi che ci occupiamo di sensoristica sfottessimo quelli che fanno l'automazione perché non sanno nulla di microelettronica. Non parliamo poi se ci si azzarda a chiedere qualcosa. La mia domanda "cos'è questo?" indicando uno dei simboli su uno schema, è stata accolta con sorrisini di sufficienza e... senza dare risposta. Questo è il motivo dell'apertura di questo argomento.
Mi riferisco a impianti e automazione nel settore della refrigerazione industriale. Chi fa gli impianti non progetta mai, lo fa per esperienza. Fa discorsi del tipo "qui c'è una calata così e si mette un sezionatore cosà". Poi passa il ragazzino a vedere cosa è stato fatto e redige lo schema a posteriori.
Chi fa l'automazione se la tira un chilometro. Ciò che c'è dentro i PLC è la magia che distribuiscono agli "spelafili", che sarebbero gli impiantisti. In effetti le cose stanno proprio così, nel senso che chi si occupa di automazione almeno arriva con degli schemi e ha la penna nel taschino e non il cacciavite. A me pare un po' assurda questa cosa, anche perché sembra proprio un gioco di ruoli, con un campanilismo fuori luogo. Sarebbe come se noi che ci occupiamo di sensoristica sfottessimo quelli che fanno l'automazione perché non sanno nulla di microelettronica. Non parliamo poi se ci si azzarda a chiedere qualcosa. La mia domanda "cos'è questo?" indicando uno dei simboli su uno schema, è stata accolta con sorrisini di sufficienza e... senza dare risposta. Questo è il motivo dell'apertura di questo argomento.
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[17] Re: Schemi Impianti
Le automazioni industriali sono una roba seria in quanto devi sapere parecchia roba e spesso i progettisti (o presunti tali) non leggono tutti i datasheet ma tirano dritto come se un inverter fosse una presa elettrica, che la colleghi e via.
Io di schemi ne faccio e ne ricevo, e 9 volte su 10 di quelli che ricevo trovo bella in alto la scritta "indicativo--fare esecutivo" proprio perché il dettaglio (anche normativo) è molto profondo e richiede uno spreco di tempo da parte del sistemista nel verificare gli ingombri minimi di ventilazione di un inverter, oppure il corretto modo di mettere a terra il più comune cavo schermato per la più nota marca di PLC ecc.
La fregatura stà nel fatto che fare un esecutivo partendo da una lista componenti ed uno schema funzionale+unifilare ha un costo che il quadrista non mette mai in conto e quindi, quando presenti l'offerta, sbianca e prova ad arrangiarsi come può.
Io di schemi ne faccio e ne ricevo, e 9 volte su 10 di quelli che ricevo trovo bella in alto la scritta "indicativo--fare esecutivo" proprio perché il dettaglio (anche normativo) è molto profondo e richiede uno spreco di tempo da parte del sistemista nel verificare gli ingombri minimi di ventilazione di un inverter, oppure il corretto modo di mettere a terra il più comune cavo schermato per la più nota marca di PLC ecc.
La fregatura stà nel fatto che fare un esecutivo partendo da una lista componenti ed uno schema funzionale+unifilare ha un costo che il quadrista non mette mai in conto e quindi, quando presenti l'offerta, sbianca e prova ad arrangiarsi come può.
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