Solo un appunto per quanto scrivevi nel post precedente. L'accesso dell'Enel è relativo alla sua parte in ricezione (vano misure e parte enel con entra e esci) , se il trafo non è in ricezione all'enel non importa nulla . Non ha alcun interesse ad accedere al trasformatore dell'utente
Solitamente quando si usano piu corse per fase si hanno piu cavi unipolari (in genere FG7) che sono in parallelo tra loro per ogni fase. La loro portata sarà determinata secondo norme e tabelle applicando i fattori di riduzione che sono prescritti
Complesso trifase
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Mike
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a ok, a questo punto mi chiedo quando conviene usare i multipolari e perche??
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Ma i cavi multipolari vengono usati, eccome...solo che vengono utilizzati fino a sezioni non molto grandi. Il collegamento che sono piu abituato a vedere è quello tra trafo e quadro bt, credo che in quel tipo di situazione nessuno userebbe mai un cavo multipolare.
Per alimentare un motore asincrono trifase è normale vedere ad esempio un FG70R da 4G4 (o 2.5/6/10) ma un cavo multipolare con sezioni da 240 per alimentare un power center non l'ho mai visto
(esisteranno ma per situazioni particolari)
Per alimentare un motore asincrono trifase è normale vedere ad esempio un FG70R da 4G4 (o 2.5/6/10) ma un cavo multipolare con sezioni da 240 per alimentare un power center non l'ho mai visto
(esisteranno ma per situazioni particolari)
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Buongiorno, sto adottando quindi dei cavi unipolari per una lunghezza del trafo di 30m e corrente di circa 570 A, il numero di cavi caricati per ogni fase mi viene di 10 utilizzando la cdt è possibile? non è eccessivo?
Edit A.F.
cosimo88:
Per replicare agli interventi devi usare il tasto "RISPONDI" e non quello "CITA"
Se proprio devi "quotare" qualche passaggio, limitati alla parte necessaria, non a tutto il messaggio, grazie.
Edit A.F.
cosimo88:
Per replicare agli interventi devi usare il tasto "RISPONDI" e non quello "CITA"
Se proprio devi "quotare" qualche passaggio, limitati alla parte necessaria, non a tutto il messaggio, grazie.
Ultima modifica di
attilio il 8 ott 2012, 11:07, modificato 1 volta in totale.
Motivazione: Eliminata ennesima citazione inutile
Motivazione: Eliminata ennesima citazione inutile
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...30m e corrente di circa 570 A...
...il numero di cavi caricati per ogni fase mi viene di 10...
Si... è un filino esagerato.
Andando a naso (ovvero senza neanche mettermi a calcolare) direi che con 2 corde di 240 mmq siamo già abbondanti.
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Poi sempre a occhio su 30 metri 570ampere con due corde per fase da 240 o 185 la caduta di tensione dovrebbe essere l'ultimo dei problemi in quanto risulterebbe insignificante
Non capisco da dove arrivino i tuoi numeri
Non capisco da dove arrivino i tuoi numeri
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Scusatemi se rispondo solo ora, in ritardo.
Dunque, il discorso istituto tecnico, ITIS, etc. non era una risposta a qualcuno ma il punto di partenza di una riflessione che poi ho spiegato. In particolare quella che a mio avviso era una forte scarsità di dati (da qui gli esempi pratici del progettista ai quali sono seguite delle risposte), tutto sommato per un compito in aula o esercizio per casa che richiederebbe comunque una valutazione complessa anche a livello accademico, forse più roba da esame di stato. Facevo l'esempio di una classe di 50 alunni con 50 elaborati, dove mi aspetterei una decina di probabili disposizioni differenti dei quadri, una decina di differenti specifiche di climatizzazione, 3 o 4 sistemi antincendio differenti (è apparsa in seguito alla mia provocazione la nota sul numero di persone presenti nella struttura, dato non marginale anche a livello di impianto elettrico), etc. etc. Questo senza andare a toccare la parte prese ed illuminazione interna ed esterna. Il dubbio che volevo esprimere era legato al fatto che non mi pare un esercizio funzionale allo studio. Se un singolo progetto dovesse essere corretto da cima a fondo da un prof o assistente ci vorrebbe un bel po' di tempo per leggere fogli e fogli di calcolo e schemi, per trovare gli errori e per poi identificare la soluzione corretta; se dovessi assegnare un voto, l'insufficienza verrebbe probabilmente in primo luogo dall'errore del dimensionamento ma il resto dei voti sarebbe in buona parte a sentimento pur rispettando le norme. Quale potrebbe essere un parametro aggiuntivo di valutazione? La domotica? Il risparmio energetico? Il computo metrico? Lascio a Voi la risposta.
Quando ero studente, agli scritti in aula capitavano blocchi di progettazione: l'impianto clima ed elett. di un edificio di piccole dimensioni, qualcosa di MT, veri e propri calcoli da fare a mano per la verifica delle cadute di tensione o le potenze in gioco o rifasamenti, dimostrare insomma di aver capito un modello di calcolo e la logica della progettazione. Nessuno si sarebbe sognato di assegnare un compito come quello indicato se non ad un esame di stato o meglio ancora nell'esercizio della professione vera e propria e dove comunque l'ausilio di programmi di calcolo sarebbe logico.
Tra l'ultimo mio messaggio e quello odierno ho visto evolversi il discorso a livello MT/BT.
Spero di aver risposto all'osservazione in modo adeguato.
Giulio Passarini
Dunque, il discorso istituto tecnico, ITIS, etc. non era una risposta a qualcuno ma il punto di partenza di una riflessione che poi ho spiegato. In particolare quella che a mio avviso era una forte scarsità di dati (da qui gli esempi pratici del progettista ai quali sono seguite delle risposte), tutto sommato per un compito in aula o esercizio per casa che richiederebbe comunque una valutazione complessa anche a livello accademico, forse più roba da esame di stato. Facevo l'esempio di una classe di 50 alunni con 50 elaborati, dove mi aspetterei una decina di probabili disposizioni differenti dei quadri, una decina di differenti specifiche di climatizzazione, 3 o 4 sistemi antincendio differenti (è apparsa in seguito alla mia provocazione la nota sul numero di persone presenti nella struttura, dato non marginale anche a livello di impianto elettrico), etc. etc. Questo senza andare a toccare la parte prese ed illuminazione interna ed esterna. Il dubbio che volevo esprimere era legato al fatto che non mi pare un esercizio funzionale allo studio. Se un singolo progetto dovesse essere corretto da cima a fondo da un prof o assistente ci vorrebbe un bel po' di tempo per leggere fogli e fogli di calcolo e schemi, per trovare gli errori e per poi identificare la soluzione corretta; se dovessi assegnare un voto, l'insufficienza verrebbe probabilmente in primo luogo dall'errore del dimensionamento ma il resto dei voti sarebbe in buona parte a sentimento pur rispettando le norme. Quale potrebbe essere un parametro aggiuntivo di valutazione? La domotica? Il risparmio energetico? Il computo metrico? Lascio a Voi la risposta.
Quando ero studente, agli scritti in aula capitavano blocchi di progettazione: l'impianto clima ed elett. di un edificio di piccole dimensioni, qualcosa di MT, veri e propri calcoli da fare a mano per la verifica delle cadute di tensione o le potenze in gioco o rifasamenti, dimostrare insomma di aver capito un modello di calcolo e la logica della progettazione. Nessuno si sarebbe sognato di assegnare un compito come quello indicato se non ad un esame di stato o meglio ancora nell'esercizio della professione vera e propria e dove comunque l'ausilio di programmi di calcolo sarebbe logico.
Tra l'ultimo mio messaggio e quello odierno ho visto evolversi il discorso a livello MT/BT.
Spero di aver risposto all'osservazione in modo adeguato.
Giulio Passarini
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giuliomega
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