Salve a tutti, in un ambulatorio dentistico da me progettato 8 anni or sono, durante una visita ispettiva è stato contestato al mio cliente il fatto che l'apparecchiatura radiologica e il riunito fossero protetti con semplici interruttori differenziali di tipo AC, anzichè di tipo A come richiesto dalla norma CEI 64-8.
Il circuito prese all'interno dell'ambulatorio è protetto invece con differenziale di tipo A.
Ora sono andato a rispulciarmi la normativa, nella guida "color cielo" che molti di noi conoscono, parlando dell'impianto eletttrico a servizio di locali medici di gruppo 1 (come nel mio caso) riporto fedelmente:
"I circuiti che alimentano prese a spina con corrente nominale fino a 32A devono essere protetti da interruttori differenziali con Idn ≤ 30mA, di tipo A o B. le eventuali prese di corrente nominale superiore a 32 A ed i circuiti che alimentano utenze fisse possono essere protetti da interruttori magnetotermici (sitemi TN e IT) o con interruttori differenziali di altro tipo e altre soglie d’intervento (sistemi TT), par 3.1."
Leggendo qui sopra, e considerando che appunto il riunito in questione e l'apparecchio radiologico sono alimentati direttamente, deduco che sia ammissibile anche l'utilizzo di differenziali AC.
Questo concetto è ripetuto in almeno 3 punti della medesima guida "color cielo".
Andando a spulciarmi la normativa 64-8, art 710.413.1.3 sembra invece che l'ispettore abbia ragione "nei locali medici di gruppo 1 e 2, dove sono richiesti interruttori differenziali, devono essere scelti solo quelli di tipo A o di tipo B, in funzione del tipo della possibile corrente di guasto".
Qualcuno sa chiarirmi questo dubbio? Ho interpretato male qualcosa? Mi sono perso qualcosa? Ha sbagliato per ben 3 volte uno dei più illustri ed auterevoli esperti di elettrotecnica in Italia (dubito fortemente)?
Grazie a tutti
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Mike
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Confermo, l'art. 710.413.1.3 parla chiaro, è la guida blu che può trarre in inganno, ma di fatto non specifica quello che tu hai interpretato, negli ambulatori medici di gruppo 1 e 2 i differenziali devono essere di tipo A o B. Con la frase "Gli altri interruttori possono essere di tipo AC.." secondo me intende altri luoghi che non siano ambulatori di gruppo 1 o 2, per esempio gruppo 0 e il flow chard della fig. 3.4 è sbagliato. Van benissimo le guide, sono un ottimo ausilio, soprattutto quelle blu, in ogni caso consiglio sempre di riferirsi alla norma.
Manda una email al direttore
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Io la interpreto così:
Nei locali di gruppo 1 o 2
-i circuiti che alimentano prese a spina fino a 32 A vanno protetti con differenziali da 30 mA tipo A o B
-altri circuiti che alimentano utenze fisse proteti con differenziali anche superiori a 30 mA ma sempre di tipo A o B.
Nelle zone non classificate uso medico differenziali anche tipo AC
Nei locali di gruppo 1 o 2
-i circuiti che alimentano prese a spina fino a 32 A vanno protetti con differenziali da 30 mA tipo A o B
-altri circuiti che alimentano utenze fisse proteti con differenziali anche superiori a 30 mA ma sempre di tipo A o B.
Nelle zone non classificate uso medico differenziali anche tipo AC
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Mike ha scritto:Confermo, l'art. 710.413.1.3 parla chiaro, è la guida blu che può trarre in inganno, ma di fatto non specifica quello che tu hai interpretato, negli ambulatori medici di gruppo 1 e 2 i differenziali devono essere di tipo A o B. Con la frase "Gli altri interruttori possono essere di tipo AC.." secondo me intende altri luoghi che non siano ambulatori di gruppo 1 o 2, per esempio gruppo 0 e il flow chard della fig. 3.4 è sbagliato. Van benissimo le guide, sono un ottimo ausilio, soprattutto quelle blu, in ogni caso consiglio sempre di riferirsi alla norma.
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Concordo in pieno sul fatto che la norma sia piuttosto chiara a riguardo (differenziali di tipo A a protezione delle apparecchiature contenute all'interno di ambulatori medici di gruppo 1 e 2), ma sostengo con altrettanta fermezza che nella guida del professore il concetto opposto è espresso in ben 3 punti e in tutti e 3 in maniera chiara ed altrettanto inequivocabile.
L'estratto della guida che ho riportato, porta come titolo nella pagina precendente "impianto elettrico nei locali medici di gruppo 1 e 2" quindi la tesi che voglia dire "potete usare diff. di tipo AC negli altri locali e nei locali medici di tipo 0, non regge.
Manderò certamente una mail al direttore a tal riguardo.
Equivoco o errore a parte, l'errore è sicuramente mio nel non aver approfondito fino in fondo la normativa, anzichè limitarmi allo studio della guida (che comunque già è abbastanza impegnativo direi).
Vi terrò aggiornati a riguardo
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Buongiorno a tutti, scrivo di nuovo su questo post per tenervi aggiornati sulla questione, soprattutto alla luce della risposta alla mail inviata al "direttore", nella quale facevo presente le incongruenze tra quanto indicato nella norma 64-8 art. 710.143.1.3 e la guida blu!
Mi è stata fornita la seguente motivazione:
la norma, all'art 710.413.1.3 al comma 1 prescrive l'utilizzo di interruttori differenziali (con Idn=30mA) per tutti i circuiti prese con portata inferiore a 32A.
Al comma 4 specifica che, per gli ambulatori di gruppo 1 e 2, dove sono richiesti interruttori differenziali, questi devono essere di tipo A o B.
E qui l'interpretazione del direttore: dov'è che la norma richiede l'utilizzo di interruttori differenziali? Solo a protezione dei circuiti prese inferiori a 32A.
Poi se decido di proteggere anche riunito, raggi X e altre utenze con interruttore differenziale (scelta praticamente obbligata in caso di sistema TT), è una scelta progettuale e non espressamente richiesto dalla norma, quindi non devono essere di tipo A o B.
Quindi, concludendo, in un ambulatorio dentistico, secondo il direttore, il riunito ed altri utilizzatori alimentati direttamente senza l'utilizzo di prese, posso essere protetti con "normali" differenziali "AC".
Passo la palla a voi con le considerazioni del caso.
Saluti
Mi è stata fornita la seguente motivazione:
la norma, all'art 710.413.1.3 al comma 1 prescrive l'utilizzo di interruttori differenziali (con Idn=30mA) per tutti i circuiti prese con portata inferiore a 32A.
Al comma 4 specifica che, per gli ambulatori di gruppo 1 e 2, dove sono richiesti interruttori differenziali, questi devono essere di tipo A o B.
E qui l'interpretazione del direttore: dov'è che la norma richiede l'utilizzo di interruttori differenziali? Solo a protezione dei circuiti prese inferiori a 32A.
Poi se decido di proteggere anche riunito, raggi X e altre utenze con interruttore differenziale (scelta praticamente obbligata in caso di sistema TT), è una scelta progettuale e non espressamente richiesto dalla norma, quindi non devono essere di tipo A o B.
Quindi, concludendo, in un ambulatorio dentistico, secondo il direttore, il riunito ed altri utilizzatori alimentati direttamente senza l'utilizzo di prese, posso essere protetti con "normali" differenziali "AC".
Passo la palla a voi con le considerazioni del caso.
Saluti
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Secondo me il paragrafo che prevede l'obbligo dei differenziali tipo A o B è slegato da quello che prevede l'obbligo del differenziale da 30 mA per i circuiti prese fino a 32 A; per cui nella zona paziente di un locale di gruppo 1 o 2 i differenziali devono essere tipo A o B.
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Interessante... non ne capisco il senso però! Perché si prescrive il differenziale A o B per le prese < 32A mentre per tutte le utenze fisse non alimentate tramite presa pur < di 32 A si può installare un differenziale AC? Lo trovo fuori logica! Chiedo lumi a
6367 che è un luminare in materia 
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Michele Lysander Guetta
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Mike
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La logica potrebbe essere espressa nel seguente ragionamento:---
La apparecchiature radiologiche, per loro utilizzo specifico in ambito medico e la loro costruzione elettrico-elettronico, possono derivare sul paziente correnti anomale non medicali, del tipo pulsante o continuo, in caso di eventuale guasto della elettronica, anche se, probabilmente, le nuove concezioni elettroniche hanno sicuramente molte protezioni ad hoc...
La probabilità è remota....certo...ma dato che in questi casi la salvaguardia del paziente deve essere assoluta, meglio adottare il differenziale tipo A o B....
"Francamente...a titolo personale, penso che probabilmente il rischio maggiore si potrebbe avere in caso di fulminazione indiretta o diretta dell'immobile ove locato l'ambulatorio, mentre il paziente è associato all'apparecchio medicale e, quest'ultimo e interessato da corrente impulsiva sulla propria alimentazione....in questo caso entriamo nella protezione da sovratensioni ...ed è un altro aspetto...""
La apparecchiature radiologiche, per loro utilizzo specifico in ambito medico e la loro costruzione elettrico-elettronico, possono derivare sul paziente correnti anomale non medicali, del tipo pulsante o continuo, in caso di eventuale guasto della elettronica, anche se, probabilmente, le nuove concezioni elettroniche hanno sicuramente molte protezioni ad hoc...
La probabilità è remota....certo...ma dato che in questi casi la salvaguardia del paziente deve essere assoluta, meglio adottare il differenziale tipo A o B....
"Francamente...a titolo personale, penso che probabilmente il rischio maggiore si potrebbe avere in caso di fulminazione indiretta o diretta dell'immobile ove locato l'ambulatorio, mentre il paziente è associato all'apparecchio medicale e, quest'ultimo e interessato da corrente impulsiva sulla propria alimentazione....in questo caso entriamo nella protezione da sovratensioni ...ed è un altro aspetto...""
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