Domanda:
Egr.prof.
sono uno studente in ingegneria, e sto frequentando il corso di fisica 2. Il mio prof.ci ha spiegato,con la matematica, la differenza tra i campi B ed H. Il ns.libro, per spiegare l'utilità di questi 2 campi, afferma che certi fenomeni possono essere spiegati col campo B. Per certi altri B non è sufficiente e si rende necessario il campo H. Potrebbe farmi un esempio che mi aiuti a capire, quando è sufficiente ragionare con B e quando, invece,dobbiamo pensare ad H?
Risponde admin
E' dello stesso tipo di quella esistente tra densità di corrente in un
conduttore ed il campo elettrico, o la densità di spostamento elettrico
in un dielettrico ed ancora il campo elettrico, oppure tra la
deformazione che un corpo subisce e la forza che lo produce, e così via
(o " e via discorrendo" direbbe "il giovane Holden" di Salinger una
citazione che non c'entra granché, ma mi è venuta in mente e l'ho
scritta).
In altre parole c'è la differenza esistente tra causa ed effetto. Qui è
probabile che i fisici puri insorgano, soprattutto quando affermo che il
campo H è la causa e B è l'effetto. Ciò che conta, dal punto di vista
degli effetti magnetici che si vogliono ottenere, forze meccaniche o
tensioni elettriche è B, l'induzione magnetica. Ma ciò che tecnicamente
facciamo per produrre un campo magnetico, se non utilizziamo magneti
permanenti, è stabilire una corrente in un circuito, in particolare in
un avvolgimento. Il valore direttamente dipendente alla causa tecnica
del campo magnetico, che è la corrente elettrica, è H, il campo
magnetico, legato alla forza magnetomotrice, cioè la corrente elettrica
, in modo direttamente proporzionale mentre è inversamente
proporzionale alla lunghezza geometrica della struttura che definisce la
linea di forza. Mi sono riferito alla formula del campo H all'interno di
un solenoide lungo o di un avvolgimento toroidale, ma il teorema della
circuitazione di Ampere definisce il legame in modo più preciso.
A parità di H però, l'effetto magnetico (forza, tensione indotta)
dipende dal mezzo in cui si sviluppano le linee di forza del campo.
L'effetto dunque dipende dalla causa e dal mezzo particolare in cui
questa agisce. La grandezza che definisce l'effetto è B, l'induzione
magnetica. Il comportamento del mezzo è definito dalla sua permeabilità
magnetica. Permeabile si dice di un corpo che si lascia attraversare da
un fluido ed un corpo è tanto più permeabile quanto minore è la
pressione che deve possedere il fluido per penetrarvi, o, ciò che è lo
stesso, il flusso del fluido attraverso il corpo è tanto maggiore, a
parità di pressione, quanto più il corpo è permeabile. Possiamo dire la
stessa cosa per i conduttori: il flusso di cariche (corrente) è tanto
più intenso, a parità di tensione, quanto maggiore è la sua
conducibilità che potremmo anche chiamare permeabilità elettrica. Se
assumiamo un particolare riferimento, i materiali possono evidenziare
un'amplificazione od un'attenuazione dell'effetto, che corrisponde ad
una maggiore o minore permeabilità. Nel caso magnetico il vuoto è il
riferimento. La maggior parte dei materiali amplificano (paramagnetici)
od attenuano (diamagnetici) in modo trascurabile, tranne il ferro il
cobalto, il nichel ed altri (terre rare ) che amplificano notevolmente
permettendo di conseguire l'effetto desiderato limitando, ad esempio,
notevolmente la forza magnetomotrice che è necessario produrre. Se tutti
i mezzi fossero identici dal punto di vista magnetico, poiché ciò che
interessa è l'effetto, sarebbe in effetti superfluo occuparsi di H:
basta solo B.