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Rivelatori di fumo

Domanda:

Vorrei qualche informazione sulle radiazioni emesse da rivelatori di fumo ionizzanti

Risponde Paolo Moroni

I rivelatori di fumo, destinati a rivelare una variazione nella composizione gassosa dell'ambiente, sfruttano una sorgente alfa, tipicamente americio-241. L'impiego di Am-241 � reso conveniente dall'elevato tempo di dimezzamento (432 anni), dalla debole energia dell'emissione x e gamma associata (inferiore a 60 Kev) e dal fatto che la produzione in reattore e la preparazione delle sorgenti sono processi ben sperimentati. L'attivit� � tipicamente dell'ordine di 37000 Bq. La ionizzazione prodotta nella camera del rivelatore � raccolta da un opportuno campo elettrico e da luogo a valori di corrente che dipendono dalla composizione gassosa; come prevedibile, l'allarme � prodotto dallo squilibrio di corrente conseguente a una variazione della composizione gassosa dell'ambiente.
Ai fini radioprotezionistici la grandezza di riferimento � l'equivalente di dose H, che si ottiene moltiplicando il fattore di qualit� Q della radiazione in oggetto per la dose potenzialmente assorbita D. I valori di riferimento sono stabiliti dall'ICRP (International Commission on Radiological Protection) e recepiti dalle legislazioni nazionali dei vari paesi. Le segnalo anche che i rivelatori di fumo sono soggetti ad un regime di denuncia e controllo per evitare che al termine dell'impiego vengano smaltiti come rifiuti convenzionali.
Gli strumenti utilizzabili per eseguire le verifiche sono normali rilevatori a gas, a semiconduttore e dosimetri.

Paolo Moroni

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