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La manopola push-pull (& rot)

L'episodio

Sì, lo so, ci sono cose ben peggiori della rottura di una stupida manopola multifunzione push pull del forno della cucina. E’ che inconvenienti di questo tipo, un tempo impossibili, si sono moltiplicati a dismisura come prezzo da pagare per usufruire di comodità.
Quando "manca la luce", molti aggeggi elettronici devono essere reimpostati. Così è successo che lo scatto intempestivo di un differenziale di tipo AC, notoriamente in difficoltà con gli elettrodomestici elettronici, ha azzerato l'orologio del forno. Mentre Marco la manovra, la manopola di regolazione push-pull si rompe. Invece di bloccarsi, come dovrebbe, dopo un quarto di rotazione, ora ruota liberamente. Per cercare di rimediare al guaio, maldestramente (non sono abile in queste situazioni,... ed in molte altre, onestamente ) faccio scivolare il perno all’interno del forno. Per ripescarlo occorre estrarre il forno dal mobile, smontarne il frontale, e così via, per poi scoprire che si è rotto un nottolino di plastica e che si deve cambiare qualcosa che non si ha.

Il forno è ancora in garanzia. Telefono al negoziante che ci ha venduto la cucina. Arriva il giorno dopo, come promesso. Guarda, ma non riesce a far nulla. Cosa che sapeva già prima di venire. Ed allora chiama l’assistenza tecnica, come avrei potuto fare io ieri, senza che fosse venuto lui a casa a fare niente. Ci assicura che entro domani il tecnico arriva.
Ed è così in effetti. Alle 17:30 di mercoledì il tecnico arriva.
Sembra abbastanza sicuro nello smontare il forno. E’ sulla cinquantina. Buona statura, capigliatura grigia. Calmo, sa dove mettere le mani. Insomma mi dà fiducia. Però è da un po’ che sbaglio con i giudizi positivi. Anche il cuciniere l’ho giudicato impulsivamente bravo ed onesto. Eravamo arrivati al suo negozio durante una delle nostre gite in bicicletta, io e Giovanna. Ci eravamo fermati davanti alla vetrina. Ho detto: “Vedi che belle cucine” e Giovanna, inaspettatamente, mi propone di entrare. In breve abbiamo deciso di sostituire la nostra vecchia cucina malandata. Devo dire che è stato molto bello. Insomma stavo passando un bel periodo, bellissimo anzi, uno dei più belli della mia vita; in bici con la mia Giovanna per tutte le nostre strade di campagna tra grano, mais, soia, canali, fiumi, aironi, gazze, cornacchie, upupe, ghiandaie, garzette e... beh, tanto altro, come i colori del cielo o i fiori di campo. Ma tutto questo è da raccontare a parte.
Torniamo al cuciniere. Dio, non è che non lo sia, bravo ed onesto voglio dire, ma meno di quel che immaginavo; ero inconsciamente convinto che la magia del momento che stavo vivendo con Giovanna non potesse ingannarmi. Forse onesto lo è anche, ma non molto bravo pure, ecco; insomma, per farla breve, una delusione; forse non grandiosa, ma sfociata anche in un diverbio per ritardi nella consegna. I motivi mi sembravano inventati; tipo: si è rotta la macchina della laccatura della Berloni, o, sempre quelli della Berloni, si son dimenticati di caricare sul camion le antine. Tutto riferito dopo che io spazientito, per una settimana prima, e un mese poi, di ritardo, m’ero deciso a telefonargli. Insomma non è cattivo né presuntuoso e nemmeno antipatico, ma di sicuro non sa fare granché ed inoltre cerca di sottrarsi alle situazioni sgradevoli. Tra l’altro aveva sbagliato le misure. Se non ci fossimo accorti noi, non saremmo stati in grado di aprire un cassettone, perché andava a sbattere contro la valvola del radiatore. Io poi non volevo occuparmi di nulla; elettricista, idraulico, piastrellista ecc.: avrebbe pensato a tutto lui, diceva, ed io gli ho creduto. Invece il piastrellista l’ho chiamato io, il muratore pure, l’elettricista anche. Al cuciniere rimaneva l’idraulico, ma all’ultimo momento, proprio il giorno dell'installazione, ne ho dovuto chiamare uno io. L’idraulico di fiducia del cuciniere, era caduto dalla scala il giorno prima ed era all’ospedale. Non ho indagato se fosse vero, ma vorrei credere di sì, perché alla fine il cuciniere mi è sembrato un po’ indeciso, un po' bugiardo anche, ma buttare giù dalla scala il suo idraulico, mi sembrava eccessivo; forse stavolta era stato sfortunato.

Beh, torniamo a questa benedetta manopola push-pull del forno multifunzione: regolazione orologio, impostazione dei tempi e della temperatura, ed altre oscure utility. Il tecnico arriva, estrae il forno, smonta i pannelli, raccoglie la scheda con il perno della manopola, la risistema nella sua sede, inserisce la manopola. Tutto sembra rapidamente sistemato: "Una vera stupidaggine", penso "non valeva proprio la pena, prendersela".
Noto però che regola con difficoltà l’orologio. Ma non gli dà molto peso, non so perché: pensa che che sia così di suo? O che sia una cosa che si sistemerà da sola? O finge sperando che noi non ce ne saremmo accorti? Provo anch’io. C’è qualcosa di diverso rispetto a prima, ma non so valutare subito che sia. In più compare, sul display, una scritta “block” mai notata nei sei mesi di funzionamento del forno. Ma sono molto lento nel capire ed ho un certo iniziale rispetto per chi ritengo più esperto di me; non me la sento perciò di dire: ”Alt, fermo, qui c’è qualcosa che non va”. Il tecnico sembra sicuro, temo di infastidirlo con la mia ignoranza, non so; insomma tante cose mi inibiscono l’impulso di ignorare la sua fretta di considerare concluso l'intervento. Si vede infatti che ha fretta: sarà finita l’ora di lavoro? Non gli pagano gli straordinari? Dovrà andare da un altro cliente? La preoccupazione di Giovanna poi è solo quella che l’intervento sia gratis, non ne pone minimamente in dubbio la qualità. E difatti l’intervento è gratis per cui anche io, vedendo che Giovanna è contenta, quando parte lo ringrazio, anche se il ricordo di quel "block" mi disturba. Addirittura gli dico che conosco i fastidi che comporta un mestiere come il suo, per cui non farei storie se ci fosse da pagare qualcosa: “Ma sa mia moglie è così”, concludo. Insomma frasi inutili che potrei risparmiarmi.
Riparte dunque con il camioncino, e mentre chiudo il cancello penso alla sua strana iniziale difficoltà nell'individuare la nostra via, sebbene non mi sembrasse difficile vederla immediatamente dopo la caserma dei carabinieri. Il che contribuisce ad intaccare l'affrettato positivo giudizio.

Ritorno in casa e vado subito a provare la manopola sistemata. Sono le prove che avrei dovuto fare mentre il tecnico era lì. Il segnale di "block" continua ad apparire; non solo, ora mi accorgo che la manopola si arresta sì dopo un quarto di giro ma, rilasciata, non torna in posizione come prima. Ecco la difficoltà di regolazione dell’orologio! Non si riesce generare un impulso netto singolo, le cifre si mettono a correre ed è difficilissimo fermarle al valore desiderato. La molla di richiamo o è rotta o è stata montata male. Possibile che il tecnico non se ne sia accorto? Insomma ora mi sto arrabbiando: se non fosse stato un tecnico del cazzo (scusate il francesismo, direbbe Tardofreak nel forum) avrebbe dovuto immediatamente notarlo. Invece niente, non ha controllato o non ha capito; aveva fretta e se n’è andato subito. Per di più il frontale del forno è montato storto: incassato sulla sinistra, sporgente a destra. Ma si può concludere un lavoro in questo modo?

Per capire almeno cos'è quel "block" leggo le istruzioni del forno. Ambigue, come spesso accade. Parlano, per eliminarlo, di un accesso al menu’ a scomparsa, a cui proprio non riesco ad accedere: un menù a scomparsa che scompare prima ancora di apparire! Colpa della molla mancante? Che senso ha? Sono arrabbiato e, quel che è peggio, depresso. Un'altra giornata rovinata. Per una stupida manopola push-pull-rot (rot sta per rotante), poi. E' il colmo: possibile che un oggetto insulso abbia questo potere su un animale superiore, quale io dovrei essere?
Giovedì mattina telefono al servizio clienti del produttore del forno. L’esperta mi dice di fare tutte le operazioni che io ho già fatto. Sta leggendo sul manuale le stesse istruzioni che ho sottomano. Del menu’ a scomparsa non mi sa dire nulla immediatamente, poi inventa che non è accessibile all’utente, che il block è di default, che serve in fabbrica e a qualcos'altro che non capisco. Beh, spiegare nei dettagli gli sviluppi del colloquio telefonico, oltre che non saperlo fare in modo calmo ed obiettivo trovo sia inutile. Tra l'altro, ora che è passato un po' di tempo, non lo ricordo più nemmeno bene. Quello che mi rimane è l’impressione, l’insegnamento, non saprei cos’altro, il disagio, la rabbia che può procurare una manopola push-pull, piccola e stupida fin che si vuole, ma che diventa metafora di un mondo di trabiccoli tecnici, interconnessi in una complessità tanto più inutile ed astrusa quanto più sono gli anni di chi vi si trova intrappolato.

La morale

Beh si dirà, non vale proprio la pena prendersela tanto per una manopola.
Lo so, è vero, ma dev'essere un fenomeno fisico che non si può impedire. Quante volte si dice che il battito d’ali di una farfalla a Tokyo scatena un uragano a New York? E' la semplificazione popolare di un teorema sul caos, o sui sistemi complessi, (che sono la stessa cosa). Una situazione di equilibrio è determinata da un numero incontrollabile di variabili che, influenzandosi a vicenda, possono propagare ed amplificare una perturbazione smisuratamente, provocando uno squilibrio imprevedibile.
Il trasferimento elettronico agli oggetti di operazioni intelligenti, sembra possibile spesso solo rendendo incomprensibili le facilitazioni da ottenere. Il proliferare di funzioni ce li rende sempre più estranei. Finiscono per manifestare "comportamenti" inaspettati quasi fossero dotati di una coscienza malvagia. E’ senz’altro un’esagerazione, ma che cos’è la nostra coscienza? Non è forse il risultato della complessità del nostro cervello? Quindi perché non dovrebbero anche le interrelazioni tra oggetti e tra noi ed essi arrivare ad una complessità tale da innescare una coscienza dove prima non c'era? Già ci aveva pensato Primo Levi nel suo racconto “A fin di bene”. Fantasie certo, ma chissà...quando un oggetto stupido ha il potere di rovinare una giornata ad un animale superiore (superiore agli oggetti almeno), vien da pensare. Una sciocchezza qualsiasi pregiudica il funzionamento del tutto irrimediabilmente. Fino a qualche tempo fa gli oggetti svolgevano funzioni semplici. Prendiamo un forno: si accendeva, scaldava, si spegneva. Stop. Un interruttore per accendere e spegnere ed una manopola per impostare la temperatura. Comandi visibili, accessibili, comprensibili, controllabili. C'erano altri inconvenienti lo so, ma erano dovuti a disattenzioni umane non a capricci inanimati. Mi viene in mente il mio vecchio elettrauto che una ventina d'anni fa aveva cominciato a lamentarsi: cambiare una lampadina su un'autovettura stava diventando un problema. Avevo sorriso allora ma con il passare degli anni ho cominciato a capirlo.
Ora non c’è più un semplice oggetto con una funzione precisa, ma una scheda dove la testa di un altro ha inserito un programma ignoto ed inaccessibile, che in base a comandi provenienti da una stessa manopola, ingannevolmente semplici, attiva mille funzioni di cui novecento non interessano, o non si capiscono proprio. Con una manopola push pull, un quarto di rotazione a destra un quarto a sinistra, si può fare tutto; basta nterpretare i simboli che appaiono sul display, chiarissimi e naturali per il programmatore, e ricordare le corrette sequenze.
Già, ricordare: ci fossero solo le funzioni della manopola push pull di un forno! Ma ci sono i telecomandi di televisori, del decoder di sky, del sistema Hi-Fi, dei condizionatori; le funzioni degli smartphone; i pin dei bancomat; i nomi utente e le password per accedere in internet ai servizi bancari, alla posta elettronica, alle bollette telecom, enel, gas. Forse sotto una certa età possono apparire un divertente percorso ad ostacoli, ma sopra diventano un fastidio che cresce fino ad assumere le dimensioni dell’incubo.
Il mondo tecnologico dunque evolve inserendo negli oggetti l’intelligenza che non hanno. Chi li usa interagisce sempre meno con gli oggetti e sempre più con la mente sconosciuta che vi ha infilato la logica di funzionamento, la sua logica. L’intelligenza fittizia dell’oggetto acquista un’autonomia testarda che finisce per cozzare con quella dell’utente, costretto a scoprire movimenti e significati per lui sempre meno spontanei. Gli oggetti diventano sempre più potenti, ed espropriano l’utente della padronanza su di essi pretendendone l’adeguamento a funzioni aggrovigliate, astruse, inutili o inutilizzate. Ma non è solo l’utilizzatore finale a venire espropriato della sua capacità di comprendere, di scegliere, di decidere, ma pure il tecnico, costretto ad imparare centinaia o migliaia di altre intelligenze infilate in altri oggetti che proliferano e mutano velocemente e che costituiscono la fonte sempre più estranea e nemica del suo pane quotidiano.

Ma anche il costruttore dell’oggetto finisce per non sapere bene cosa fa veramente la sua creatura.
Insomma l’utilizzatore di New York deve solo sperare che la farfalla non sbatta le ali a Tokyo.

I giovani che entrano in questo mondo già fatto così, non se ne meravigliano più di tanto e lo accettano come normale. Non sanno che esistevano oggetti semplici e docili, meno presuntuosi, ubbidienti e fedeli. I vecchi invece li ricordano, si arrabbiano con i nuovi oggetti, finiscono per sentirli i nemici che contribuiranno ad espellerli dal mondo.
I giovani ridono, non capiscono la difficoltà, trovano naturale, ciò che per i vecchi non lo è più e non lo sarà mai più.

La conclusione

Ho esagerato,forse, anche perché dopo una settimana la schedina della manopola è stata sostituita, (gratis: quindi la garanzia ha funzionato), ed ora tutto è di nuovo a posto. C'è sempre la seccatura di quando "va via la luce", ma si finisce per farci l'abitudine.
Si, ho fatto una di quelle fughe filosofiche lungo il filo della fantatecnologia per un battito d'ali senza uragano, in realtà. Però non saprei quantificare l'esagerazione: può anche darsi sia minore di quanto penso icon_wink.gif.

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Commenti e note

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di ,

Guarda Attilio, il racconto è una fotografia di cosa normalmente aspetta un tecnico autorizzato d'assistenza elettrodomestici. 9 su 10, si ritrova clienti imbestialiti dal rivenditore/mobiliere, dai call center che devono scremare le uscite del tecnico e quindi tediano i clienti con prove inutili. D'altra parte si ritrova ad avere una ricompensa ridicola per il suo servizio, ed è anche possibile perciò, che fra chi è disposto a sopportare questo, non siano in molti ad essere dei bravi professionisti (per fortuna qualcuno c'è). Posso dire di aver vissuto da tutte due le parti della barricata e capisco anche cosa vuol dire essere un cliente scontento. ;)

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di ,

Notizie dell' idraulico? Si è ripreso bene? :) Bel racconto, era da un pò che mi mancava di leggerne... Apparte le osservazioni sulla push-pull (& rot) che quando ti ci incaz.. nel mio dialetto puoi chiamarla gran pull & push [..], apparte questo, è desolante il comportamento del tecnico dell' assistenza, superificialità, apporssimazione, non so se sia giustificabile da una remunerazione scadente. Mi sono trovato in una situazione simile almeno una volta, e il mio stato d'animo è passato da, "Ok, finalmente uno che sa quello che fa!" a... "Ma chi ca..o me l'ha fatto fare di affidarmi a questi incompetenti?! Quando se ne vanno?" Ma anche in quel caso ho fatto buon viso a cattivo gioco, che forse si può tradurre "me la sono messa in quel posto da solo". Anche a me viene forte intervenire quando la persona sembra preparata e sicura di se, anche per una forma di rispetto e per non sembrare il rompicoglioni che "so tutto io", a volte però la fiducia non è ripagata.

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di ,

admin, ti adoro. Bellissimo!

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