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Marco e il circo

Era il 1978 ed era arrivato il circo a Lendinara, nel piazzale di Santa Sofia.
Lo dicemmo al nostro bambino Marco, gliene illustrammo le meraviglie.
Marco volle vedere il circo.
“Il cicco, il cicco” diceva.


Ce lo portammo naturalmente quando lo spettacolo iniziò.  
Ma quando entrammo, il bambino, fino a quel momento silenzioso, apparve sorpreso e deluso. C’era qualcosa che non lo convinceva.
Guardandosi attorno e verso l’alto con una certa ansia come se fosse sparito qualcosa: “Il cicco, il cicco!” diceva
Un richiamo, un'implorazione.
Ma è questo il circo, gli dicevamo.
Lui niente.
“Il cicco, il cicco!” ripeteva
Non riuscivamo a capire.
Non ascoltava le nostre spiegazioni.
Era inutile dirgli guarda il pagliaccio, guarda l’elefante, l’acrobata o il giocoliere, mentre lo spettacolo procedeva.
Niente.

Quel che succedeva sulla pista non gli interessava.
Continuava a guardarsi intorno, a cercare qualcosa che non vedeva più.
  Ad un certo punto mi venne un sospetto.
  Lo portai fuori ed era proprio quello che voleva.
  Lui si rasserenò, guardò l’enorme tendone colorato, le luci multicolori, le bandiere sventolanti. Sorrise e ripeté ancora
“Il cicco!”
Ma ora l’ansia si era placata.
Quello era il circo che desiderava vedere. Da fuori, non da dentro!
Dentro era tutta un’altra cosa troppo rumorosa, troppo luminosa, troppo movimentata.
Era l’enorme telone tondo e chiuso a stupirlo, sormontato da luci alte e misteriose, perché, quasi come un’apparizione notturna, emanava un fascino simile a quello suscitato dalla nave di Amarcord.

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