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Telefonino 2003

                                     .... un giorno di primavera del 2003...


Inserito su Storie brevi

Indice

In città era noto come Toni Acido.

Io non lo conoscevo, ma lo avevo già visto passeggiare.

Alto, camminava lentamente. Curvo, faccia bislunga, guance incavate, gli occhi dietro le spesse lenti da miope, fissavano la strada alcuni metri oltre la punta dei piedi. Un mozzicone di sigaretta tra il pollice e l’indice annerito, era sempre acceso e non finiva mai.

Non l’avevo mai sentito parlare, né visto guardare alcuno.

Immerso in un suo mondo impenetrabile, sembrava completamente estraneo a ciò che lo circondava.
Attraversava perfino la strada senza curarsi del flusso delle automobili, strisce pedonali o meno presenti.

Quel pomeriggio passeggiava sotto i portici con la solita lentezza, la solita curvatura, il solito mozzicone.

Un giovanotto pimpante e gioviale, da poco arrivato in città, informava la ragazza del suo arrivo, a voce alta con il suo nuovo telefonino.

Ora siamo abituati ad ascoltare dialoghi privati in treno, in autobus, al bar, lungo la strada, in piazza: il mondo cambia più rapidamente di quanto ci aspettiamo, ed in un modo che mai avremmo immaginato, specie ad una certa età.
Ma, a ventunesimo secolo da poco iniziato, essere in un certo senso costretti ad ascoltare uno che parlava dei propri interessi a voce alta in uno spazio pubblico, era un po’ irritante e ridicolo allo stesso tempo.

Si faceva finta di nulla, magari si sorrideva un po’ e si pensava: ma guarda che tipo!

“Beh, sai Monica, c’era abbastanza traffico. Non lo credevo, dato che Rovigo è piccola. Ho faticato non poco a parcheggiare. Alla fine gira e rigira, ho trovato un posto a San Bortolo, a circa un kilometro, da qui. Ora sono sotto i portici della piazza principale, Vittorio Emanuele mi sembra si chiami. Beh non è che ci sia molto oltre questa piazza qui a Rovigo. Ad ogni modo dovevo venirci, tu sai perché. Insomma finora è andato tutto bene. Speriamo sia così anche negli uffici comunali che sono proprio qui a pochi passi da me. La documentazione dovrebbe essere a posto, ma sai com’è la burocrazia. C’è da aspettarsi di tutto.

Senti, lì a casa tutto bene?
Tu come stai?

E mamma?
E papà?
Tuo fratello ti ha fatto provare la macchina nuova?

Beh, ti voglio bene sai, non vedo l’ora di finire tutto qui e tornare a casa presto.

Stasera di sicuro.

E domani ci facciamo un bel giretto.
Ci troviamo un bel ristorantino e ci facciamo una bella cenetta.

E poi...
..beh e poi vedremo ;)
Che ne dici?

Beh, intanto...
Ciao amore!
...

Ciao...
...

Ciao ciao...
(mmm-cc, mmm-cc ;) )
...

Ciao ancora! :)”

Passanti e clienti seduti ai tavoli dei bar che si affacciano sui portici, ascoltatori loro malgrado delle peripezie del giovanotto che gesticola mentre cammina con la giacca aperta, sembrano non badargli anche se qualcuno si starà chiedendo che gusto c’è a far sapere a tutti i propri interessi in modo tanto plateale, magari con qualche riflessione sul tipo di mondo che sta venendo avanti.

L’unico che rimane veramente impassibile mentre avanza lentamente, è Toni Acido, che sembra pensare solo alla sua cicca ed a controllare la traiettoria dei suoi piedi.

Eccolo, ora sta incrociando il giovanotto che pronuncia i ciao ripetuti e mima gli sbaciucchiamenti virtuali alla sua ragazza.

E’ a questo punto che, non appena i due sono di spalle, Toni Acido, mantenendo la curvatura della schiena e lo sguardo sempre fisso sulle punte delle sue scarpe, toglie la cicca dalle labbra, e fa risuonare sotto i portici e nella piazza il suo potente e cavernoso

Ma va a caghèr!

Quindi riporta la cicca alle labbra e prosegue nella sua andatura senza voltarsi.

Il giovanotto, la bocca aperta ed il telefonino a mezz’aria, si guarda intorno stupito, alla ricerca della fonte sonora che gli ha indirizzato quell’invito. La individua nella figura curva che vede di schiena, quindi, girandosi verso gli avventori dei bar, cerca un sostegno morale alla sua dignità colpita sonoramente; sostegno che non trova perché tutti sembrano non aver udito nulla.
In realtà più di qualcuno sorride, ammirando quasi la spontaneità di Toni Acido che ha prestato un megafono anche al loro pensiero.

Il giovanotto guarda Toni allontanarsi nel suo andamento lento, mentre una voluta di fumo vagamente canzonatoria gli danza sopra la testa dissolvendosi tra le arcate dei portici.


Libro

il racconto è inserito anche in questo libro cartaceo

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Commenti e note

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di ,

Grazie admin, dovro` tenerlo presente. Per ora il mio intercalare, in lingua antica, e` "tüte bale" :-)

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di ,

...ebbravo il Toni.ha sintetizzato perfettamente il pensiero di tutti i costretti ascoltatori ...

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