Mi sono chiesto più volte quale sia il sistema migliore per battere il tempo, in musica, senza accelerare né ritardare. Un sistema è quello di usare spesso il metronomo e poi cercare di ricordare il suo suono. Qualcuno preferisce pensare al tempo necessario per compiere un salto, ma io non sono un ballerino. Pensare ai rematori nelle galere mi dà fastidio. Meglio una carovana di cammellieri. Battere il piede sperando che poi vada da solo anche nei momenti difficili, non sempre funziona. Ci si può esercitare guardando i passi delle proprie gambe, ma bisogna farlo senza strumento (specie se questo è un pianoforte!) e soltanto se il tempo non è troppo veloce.
Recentemente mi sono trovato bene pensando al gesto del palmo della mano che schiaccia ogni volta un pomodoro per farlo passare nell’apposito setaccio, che è un gesto carino e provvisto di un proprio impatto psicologico, cosa che forse gli conferisce una durata costante. E poi, i movimenti musicali sono così vari e un po’ riottosi da fare passare, come i pomodori dell’orto.
Un setaccio si può paragonare a una clessidra la quale, guarda caso, serve a misurare il tempo e quì non resisto alla tentazione di sviluppare il paragone per vedere se si tratta poi soltanto di un paragone.
Secondo me tempo, soggetto e irreversibilità costituiscono un terzetto collegato perché, se eliminiamo il soggetto, il sistema rimane costituito da una oggettiva successione di stati fra cui il tempo può scorrere anche all’incontrario, come si fa qualche volta aprendo i romanzi gialli dalla fine, o invertendo i nastri dei registratori da studio. Ma normalmente in Fisica non si parla di soggetti, e si studia l’irreversibilità con riferimento al caso oggettivo di un motore termico che lavora. Però, se invece vogliamo un poco filosofare, possiamo chiederci se in assenza di ogni soggetto sarebbe davvero possibile stabilire se un dato fenomeno rappresenti un lavoro utile (in meccanica si usa proprio questo termine) o invece una dissipazione di energìa senza senso nè scopo.
Insomma voglio paragonare il tempo al pomodoro che passa o alla sabbia che scende, e la coscienza del soggetto al forellino della clessidra o del setaccio. Però se ci limitiamo a considerare come effetto del tempo la degradazione dell'energìa (e del pomodoro), non riusciamo a spiegare l'evoluzione che si è verificata globalmente nella Storia.
Me ne curo soltanto perché, pensando alla sorte del pomodoro schiacciato, potrei rischiare di andare fuori tempo. Il fatto è che un pomodoro schiacciato non tornerà mai più integro, è vero, però può diventare ottima salsa e poi lasagne, pranzi di Pasqua, amici che ritornano e vita che riprende. Insomma, la Meccanica punta dritta verso il caos ma la Storia fin qui non è andata poi così male. Passa tranquillo, pomodoro, se la noia o l’incertezza mi fanno perdere il passo, il tuo profumo e la bravura del cuoco rimettano a posto il ritmo.

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