Forse se quando ero ragazzo le cose fossero state basate sui circuiti a transistor, allora avrei un feeling per quelli
sembra che chi è più giovane ce l'abbia per gli IC e chi lo è ancora di più veda solo software, da far girare dove
capita che sia eseguibile, ma io i miei più vecchi ricordi li ho con le valvole e, anche se non sono musicista
(come sapete), con quelle sono in empatia, è come andarsene in giro con un'auto moderna o con una d'epoca
quale delle due sarà mai più comoda, facile da guidare, performante .... eppure le auto d'epoca hanno tutto un
loro fascino particolare tant'è che malgrado le loro limitazioni ci son quelli che le apprezzano e collezionano
K
Induttori allo stato solido ... Formula semplificata ??
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claudiocedrone
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Scrivo due righe sul "suono" delle valvole.
Premetto che la mia esperienza nel campo musicale risale ai tempi in cui i transistor stavano iniziando a sostituire le valvole: suonavo l'"elettrica" nei "Night rovers" negli anni 60..70. Ho fatto il fonico per grandi concerti dove si usavano decine di kW solo per i sub woofer. Negli anni 80 ho "mixato" gruppi famosi tra cui anche gli Spargo e Lucio Dalla. Ho lavorato al Teatro delle Vittorie per la trasmissione Fantastico della RAI e in seguito ho anche lavorato in sala di incisione dove ho studiato ogni genere di combinazione tra microfoni e amplificatori a valvole e a transistor, dai Vox, ai Marshall, agli Orange ai Mesaboogie.
Secondo la mia esperienza quello che esprime Claudiocedrone è esatto. Cioè è possibile, e anche auspicabile, condizionare il suono con preamplificatori e utilizzare finali lineari ed efficienti. Solo gli audiofili ruspanti parlano di suono delle valvole o dei condensatori o di qualità del rame nei cavi degli altoparlanti, mentre i professionisti del suono usano qualunque apparecchio o strumento e lo fanno suonare bene, in un modo o nell'altro.
Negli ultimi venti anni la qualità degli effetti digitali è diventata cosi incredibilmente perfetta che si può ricreare ogni "calore" delle valvole con precisione, le uniche cose che si perdono sono i difetti (ronzii, potenziometri che grattano, valvole che si esauriscono...).
E infine, riguardo agli amplificatori, oggi anche la classe D è accettata e molto usata, soprattutto negli amplificatori per basso e per i canali dei woofer e subwoofer, dove la potenza non basta mai e il consumo rischia di superare i kW disponibili.
Un grande vantaggio degli ampli moderni è anche il fatto che dispongono di alimentatori switching e quindi caricano la rete lungo tutto il periodo della sinusoide e non solo per pochi millisecondi ad ogni ciclo. Questo era un fenomeno sottovalutato, addirittura sconosciuto, ma che poteva dimezzare la potenza disponibile nei picchi di assorbimento.
Quando cassa e basso martellavano insieme gli amplificatori tradizionali, con ponte di diodi che carica una batteria di elettrolitici, producevano dei "buchi di tensione" esagerati sulla rete. A volte siamo arrivati a vedere la tensione scendere sotto i 50 volt nei millisecondi che precedono il massimo della sinusoide, quando tutti i diodi sono nel momento di conduzione. E naturalmente questo produceva una perdita di potenza tale da produrre veri disastri sul suono. Una mancanza di potenza che l'impresario di quando facevo il fonico per i "Clackson" esprimeva con un concetto molto scientifico: "manca la pacca".
Premetto che la mia esperienza nel campo musicale risale ai tempi in cui i transistor stavano iniziando a sostituire le valvole: suonavo l'"elettrica" nei "Night rovers" negli anni 60..70. Ho fatto il fonico per grandi concerti dove si usavano decine di kW solo per i sub woofer. Negli anni 80 ho "mixato" gruppi famosi tra cui anche gli Spargo e Lucio Dalla. Ho lavorato al Teatro delle Vittorie per la trasmissione Fantastico della RAI e in seguito ho anche lavorato in sala di incisione dove ho studiato ogni genere di combinazione tra microfoni e amplificatori a valvole e a transistor, dai Vox, ai Marshall, agli Orange ai Mesaboogie.
Secondo la mia esperienza quello che esprime Claudiocedrone è esatto. Cioè è possibile, e anche auspicabile, condizionare il suono con preamplificatori e utilizzare finali lineari ed efficienti. Solo gli audiofili ruspanti parlano di suono delle valvole o dei condensatori o di qualità del rame nei cavi degli altoparlanti, mentre i professionisti del suono usano qualunque apparecchio o strumento e lo fanno suonare bene, in un modo o nell'altro.
Negli ultimi venti anni la qualità degli effetti digitali è diventata cosi incredibilmente perfetta che si può ricreare ogni "calore" delle valvole con precisione, le uniche cose che si perdono sono i difetti (ronzii, potenziometri che grattano, valvole che si esauriscono...).
E infine, riguardo agli amplificatori, oggi anche la classe D è accettata e molto usata, soprattutto negli amplificatori per basso e per i canali dei woofer e subwoofer, dove la potenza non basta mai e il consumo rischia di superare i kW disponibili.
Un grande vantaggio degli ampli moderni è anche il fatto che dispongono di alimentatori switching e quindi caricano la rete lungo tutto il periodo della sinusoide e non solo per pochi millisecondi ad ogni ciclo. Questo era un fenomeno sottovalutato, addirittura sconosciuto, ma che poteva dimezzare la potenza disponibile nei picchi di assorbimento.
Quando cassa e basso martellavano insieme gli amplificatori tradizionali, con ponte di diodi che carica una batteria di elettrolitici, producevano dei "buchi di tensione" esagerati sulla rete. A volte siamo arrivati a vedere la tensione scendere sotto i 50 volt nei millisecondi che precedono il massimo della sinusoide, quando tutti i diodi sono nel momento di conduzione. E naturalmente questo produceva una perdita di potenza tale da produrre veri disastri sul suono. Una mancanza di potenza che l'impresario di quando facevo il fonico per i "Clackson" esprimeva con un concetto molto scientifico: "manca la pacca".
Sono un appassionato di elettronica da sempre, ma ho dedicato più anni al software che alle formule della elettronica analogica. Ho decenni di esperienza pratica ma non conosco a memoria tutte le formule. Se sbaglio correggetemi.
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Kagliostro ha scritto:non si tratta di riprodurre un suono ma di produrlo
Di quale strumento musicale parliamo? Chitarra elettrica, tastiere?
Rilevo una contraddizione: se le valvole servono per ritrovare il suono degli anni '60, guarda che negli anni '60 un filtro era un filtro e non mi pare che si usassero giratori a MosFet con relative formule.
Negli anni '60 suonavo anch'io in un quartetto (ma ero scarso) e ogni tanto sfoderavo qualcosina di autocostruito. E adesso sbotto: in nessun teatro e in nessuna piazza (per non parlare adesso del cinema, complice il mixaggio e gli effetti) ho mai trovato un'amplificazione decente. Basta notare la fatica che si fa a capire le parole quando il presentatore prende il microfono, capisco meglio la predica del parroco con i filari di altoparlantini.
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Hai ragione, spesso allora gli impianti erano "terribili", tra i peggiori qui da noi c'erano i Cabotron. E mi ricordo anche della casse spia di una ditta vicino a Torino che non dovevi nemmeno aprire per ripararle, si smontavano da sole al primo viaggio in camion. Ora suonare è più facile.
Ma ugualmente, anche allora, pur con strumenti che ora considereremmo delle schifezze, c'era chi riusciva a ottenere una amplificazione molto pulita. E esistevano anche dei maghi, pochi nel mondo, ad esempio i Pink Floyd, che riuscivano a far suonar bene anche le rape.
Ma ugualmente, anche allora, pur con strumenti che ora considereremmo delle schifezze, c'era chi riusciva a ottenere una amplificazione molto pulita. E esistevano anche dei maghi, pochi nel mondo, ad esempio i Pink Floyd, che riuscivano a far suonar bene anche le rape.
Ultima modifica di
Theremino il 8 gen 2017, 10:07, modificato 1 volta in totale.
Sono un appassionato di elettronica da sempre, ma ho dedicato più anni al software che alle formule della elettronica analogica. Ho decenni di esperienza pratica ma non conosco a memoria tutte le formule. Se sbaglio correggetemi.
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Riguardo a sostituire un induttore con un Mosfet ho letto che "non viene immagazzinata energia". Questo è vero ma irrilevante per il fine che si propone il circuito, cioè di ridurre il ripple sul condensatore che segue.
Un'altra imprecisione che ho letto è considerare questo circuito un "CRC", che più propriamente definirei "RC", in quanto tutto si gioca in un classico filtro passa basso, "LC" o "RC" e il condensatore precedente ha poco o nessun effetto sulla curva di attenuazione.
E infine, non è nemmeno giusto considerarlo un "RC" perché il termine "R" non è un resistore e non ha un valore definito di resistenza ma un valore "continuamente variabile". Ed è proprio questa resistenza variabile a ridurre il ripple con la stessa pendenza (12 dB ottava) di un "LC", anche senza un induttore e il suo immagazzinamento di energia.
Vedere il circuito come un resistore continuamente variabile spiega anche le incongruenze tra i 60 ohm e i 20 ohm calcolati staticamente.
Un'altra imprecisione che ho letto è considerare questo circuito un "CRC", che più propriamente definirei "RC", in quanto tutto si gioca in un classico filtro passa basso, "LC" o "RC" e il condensatore precedente ha poco o nessun effetto sulla curva di attenuazione.
E infine, non è nemmeno giusto considerarlo un "RC" perché il termine "R" non è un resistore e non ha un valore definito di resistenza ma un valore "continuamente variabile". Ed è proprio questa resistenza variabile a ridurre il ripple con la stessa pendenza (12 dB ottava) di un "LC", anche senza un induttore e il suo immagazzinamento di energia.
Vedere il circuito come un resistore continuamente variabile spiega anche le incongruenze tra i 60 ohm e i 20 ohm calcolati staticamente.
Sono un appassionato di elettronica da sempre, ma ho dedicato più anni al software che alle formule della elettronica analogica. Ho decenni di esperienza pratica ma non conosco a memoria tutte le formule. Se sbaglio correggetemi.
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Cosa vuole dire 20
calcolati staticamente?
Secondo me la differenza, se c'è, è data dalla approssimazione del modello, quello che però non capisco è che la rilassatezza del modello non dovrebbe produrre un errore di un fattore 3.
Mi sembra enorme.
Ho provato a fare il calcolo usando una gm finita. Non cambia praticamente niente.
Inoltre non capisco il problema dell'energia. A me sembra che
IsidoroKZ abbia tirato fuori un punto granitico. Se il circuito si comporta come un induttore deve immagazzinare energia, dove la mette?
Servirebbero circa 170V sul condensatore per immagazzinare l'energia di 1.5J stimata dal gattone, e io vedo in parallelo a C uno zener da 12V.
calcolati staticamente?Secondo me la differenza, se c'è, è data dalla approssimazione del modello, quello che però non capisco è che la rilassatezza del modello non dovrebbe produrre un errore di un fattore 3.
Mi sembra enorme.
Ho provato a fare il calcolo usando una gm finita. Non cambia praticamente niente.
Inoltre non capisco il problema dell'energia. A me sembra che
Servirebbero circa 170V sul condensatore per immagazzinare l'energia di 1.5J stimata dal gattone, e io vedo in parallelo a C uno zener da 12V.
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PietroBaima
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Theremino ha scritto:Riguardo a sostituire un induttore con un Mosfet ho letto che "non viene immagazzinata energia". Questo è vero ma irrilevante per il fine che si propone il circuito, cioè di ridurre il ripple sul condensatore che segue...
Questo è un abbaglio colossale
Se ti serve il valore di beta: hai sbagliato il progetto!
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Quel che tu scrivi servirebbe per ottenere la massima tensione possibile sul condensatore a valle. Ma accettando di perdere qualche volt (che quando si lavora con alte tensioni contano poco) si può utilizzare un resistore variabile che fa in modo di mantenere quasi costante la tensione sul condensatore a valle.
Ed è esattamente questo lo scopo del circuito qui proposto. Non la massima efficienza ma minimizzare il ripple sul condensatore che alimenta le valvole e quindi eliminare il ronzio sull'altoparlante.
Le considerazioni che hai fatto sono quindi giuste ma inappropriate, un "fuori tema" rispetto a quanto richiesto nella domanda che ha dato inizio a questo thread.
Ed è esattamente questo lo scopo del circuito qui proposto. Non la massima efficienza ma minimizzare il ripple sul condensatore che alimenta le valvole e quindi eliminare il ronzio sull'altoparlante.
Le considerazioni che hai fatto sono quindi giuste ma inappropriate, un "fuori tema" rispetto a quanto richiesto nella domanda che ha dato inizio a questo thread.
Sono un appassionato di elettronica da sempre, ma ho dedicato più anni al software che alle formule della elettronica analogica. Ho decenni di esperienza pratica ma non conosco a memoria tutte le formule. Se sbaglio correggetemi.
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Sto seguendo con interesse le vostre disquisizioni sull'argomento e vi ringrazio tutti per gli interventi che avete benevolmente voluto fare
Vorrei dire una cosa, pare assodato che il circuitino in oggetto non sia un valido sostituto allo stato solido di un induttore reale, resta il fatto che chi lo ha provato ha dato un feedback positivo in relazione alla riduzione dei disturbi, quindi, pare che in un qualche modo, nell'uso di cui si parla, il suo lavoro lo faccia
Quando (chissà quando sarà) avrò terminato di mettere giù il progettino di amplificatore cui sto lavorando e lo avrò realizzato, sarà d'uopo che provveda a delle verifiche pratiche per verificare non tanto cosa succede (cosa per la quale non ho sicuramente il know how) quanto gli effetti del circuitino una volta installato nel circuito principale
La mia richiesta iniziale si basava sul fatto che mi interessa avere un'indicazione (anche se approssimata) del valore in H da attribuire al circuito per poter variare il valore dei componenti in modo da poter "adattare" il valore in H, per i miei scopi il valore resistivo non è, tutto sommato, molto importante, per il fatto che non viene indicato negli schemi che consulto e non saprei esattamente come sfruttare il fatto di conoscerlo
K
Vorrei dire una cosa, pare assodato che il circuitino in oggetto non sia un valido sostituto allo stato solido di un induttore reale, resta il fatto che chi lo ha provato ha dato un feedback positivo in relazione alla riduzione dei disturbi, quindi, pare che in un qualche modo, nell'uso di cui si parla, il suo lavoro lo faccia
Quando (chissà quando sarà) avrò terminato di mettere giù il progettino di amplificatore cui sto lavorando e lo avrò realizzato, sarà d'uopo che provveda a delle verifiche pratiche per verificare non tanto cosa succede (cosa per la quale non ho sicuramente il know how) quanto gli effetti del circuitino una volta installato nel circuito principale
La mia richiesta iniziale si basava sul fatto che mi interessa avere un'indicazione (anche se approssimata) del valore in H da attribuire al circuito per poter variare il valore dei componenti in modo da poter "adattare" il valore in H, per i miei scopi il valore resistivo non è, tutto sommato, molto importante, per il fatto che non viene indicato negli schemi che consulto e non saprei esattamente come sfruttare il fatto di conoscerlo
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Kagliostro
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