Ho letto velocemente la discussione e magari ho perso molti bit, qualche considerazione.
Sicuramente fotovoltaico ed eolico, oltre alle altre rinnovabili, dovrebbero crescere molto rapidamente e invece siamo praticamente fermi, nel mix energetico, dal 2014.
Ho invece qualche dubbio su questa esaltazione degli accumuli domestici, che difficilmente sarebbero venduti senza incentivi consistenti; ma se li meritano gli incentivi? Se riflettiamo, un conto è mettere in "sharing" la batteria di un'auto elettrica per aiutare la rete, allora si che dovrebbero incentivare l'uso di un bene privato per aiutare la collettività. Un conto è incentivare pannelli o isolamento termico o veicoli elettrici, che oltre al beneficio del privato comunque aiutano tutti (meno emissioni, meno quote di CO2 ecc)
Ma gli accumuli privati perché? Servono solo a soddisfare una sorta di autarchia personale per risparmiare pochi euro in bolletta, secondo me andrebbero incentivati solo se scambiano con la rete.
Invece altra soluzione da far crescere sono le comunità energetiche e l'autoconsumo collettivo, che oltre a scaricare in parte la rete stimolano le installazioni e la logica di condivisione, senza riempire le case di costose batterie dall'impatto ambientale non trascurabile (quelle per gli accumuli dovevano arrivare dal second life delle auto elettriche, allora avrebbe più senso).
Sul nucleare devo ammettere che sto PARZIALMENTE cambiando idea, o meglio aprendo la mente alla sua valutazione. Merito del figlio ingegnere energetico più che dei litigi con B_N_
Io avevo votato pro al 1o referendum, e contro al 2o, e credo che in quella situazione ripeterei la scelta. Restano i nodi che ritengo andrebbero sciolti PRIMA di ripartire: gestione scorie, e chiarezza sui costi di installazione e decommissioning che dovrebbero essere a carico di chi costruisce e poi vende l'energia. Restano anche molti dubbi, direi certezze, su come verrebbe gestito il nucleare in Italia.
MA, rispetto a pochi anni fa, tornare a parlarne seriamente a mio avviso è inevitabile per un motivo semplice e senz'altro condivisibile da tutti (tranne i negazionisti): se come sembra il cambiamento climatico è reale e anche molto più rapido del previsto, l'unica scelta percorribile ad oggi per ridurre o eliminare la quota di energia prodotta da fossile è il nucleare.
Credo sia impossibile, tecnicamente, pensare di portare le rinnovabili sopra al 70-80% del mix.
Quindi, considerato che i morti e gli incidenti legati al nucleare sono veramente pochi, possiamo continuare questo ostracismo sapendo quanti morti provocherà il cambiamento climatico?