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Considerazioni sull'energia elettrica da fissione nucleare

Fonti energetiche e produzione e fornitura dell'energia elettrica.

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[991] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto Utentemir » 3 giu 2011, 21:46

Piercarlo ha scritto:Prova a convincerci con i soli dati di fatto, senza grafichetti ma con numeri puri e semplici,.......

il CO2 pur essendo un serio problema, ha un livello di gravità a mio opinabile avviso, non prioritario rispetto a quello che rilascia in ambiente un potenziale problema/guasto di una centrale nucleare da fissione..ad esempio..
cosa ne è stato dopo il terremoto del maggio 2008 dei siti atomici nella regione del Sichuan in Cina ?
oppure le recenti anomalie (1 febbraio) segnalate dalla Edf presso 34 reattori sui 58 presenti in francia ; o quella (12 febbraio) dei cuscinetti usurati prima del preavviso ai gruppi elettrogeni di soccorso presso 7 reattori in francia; o (16 febbraio) l'anomalia alla centrale di tricastin sempre in francia; oppure quella delle perdite radioattive del reattore di Daejeon (febbraio) in Corea del Sud successivamente spento.
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[992] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto Utente6367 » 3 giu 2011, 22:43

Piercarlo ha scritto:Tutti quelli di parte naturalmente... Perché guarda caso esistono anche delle controparti che, oltrettutto, per avversare il nucleare si basano sui VOSTRI STESSI DATI


Qualcuno si è preso la briga di raccogliere tutte le analisi LCA dell'emissione di CO2 per il nucleare che ha trovato e di analizzarle criticamente.
Si chiama Sovacool ed è dell'Università di Singapore.
Ecco qua:
http://www.nirs.org/climate/background/sovacool_nuclear_ghg.pdf
I valori trovati variano da 1,4 grammi a 288 grammi per kWh(e), con una valore medio di 66 grammi.
Ma, forse, anche Socacool è di parte....

La grande variabilità non deve stupire e si spiega fondamentalmente per due motivi (qeste sono considerazioni mie):
- diversi tipi di processi analizzati (esistono innumerevole varianti)
- varibilità fisiologica nelle analisi LCA quando l'emissione è molto bassa e diventano predominanti gli effetti secondari (anni fa ebbi un pochino di esperienza con l'LCA: mentre è relativamente facile trovare la CO2 emessa dalla combustione di un kilogrammo di carbone, è molto più difficile trovale l'emissione per la fabbricazione di un kilogrammo di caramelle).

Dimenticavo di ricordare. Io ho citato un libro, In italiano e reperibile in qualsiasi libreria (alla Hoepli di Milano, mica in qualche cantina...) in cui vengono fatte alcune affermazioni riguardo al CO2. Sarebbe interessante che, invece di chiedere A ME grafici e dati, il signor "6367" contestasse un po' il contenuto di questo libro e il suo autore (che non ha un numero dietro cui nascondersi ma ahimè soltanto un nome e cognome...).


Magari me lo procurertò e lo leggerò! Nel frattempo potresti anticiparci la stima circa l'emissione di CO2?

Prova a spiegarcelo per filo e per segno SENZA rimandare ad altre letture, che ci manca il tempo di leggerci il mondo... E senza appellarti al solito principio di autorità per interposta persona. Dopotutto, del nucleare, ci aspettiamo delle spiegazioni chiare da chi le cose le sa, non dai loro maggiordomi o dai loro tirapiedi dell'ufficio stampa.


Scusa, tu inviti a leggere un libro, invitando a ribattere al suo contenuto, e non leggi per esempio la relazione di Lenzen dell'Università di Sydney che è stata citata, che è molto dettagliata e spiega molte cose, perché ti manca il tempo?
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[993] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 4 giu 2011, 5:25

6367 ha scritto: Magari me lo procurertò e lo leggerò! Nel frattempo potresti anticiparci la stima circa l'emissione di CO2?


Guarda, facciamo finta che il nucleare generi esattamente zero emissioni di CO2 sull'intera catena, in tutti i suoi aspetti. Non è vero, ma facciamo finta che lo sia. Facciamo pure finta che, alla fine di tutto, i soli produttori di CO2 rimangano i trasporti con mezzi NON elettrificati (che sono e rimarranno comunque la maggioranza) e che questi, nel computo totale, scendano dal 60 per cento attuale al 40 per cento - cosa non del tutto impossibile... anche perché contrariamente a tutte le previsioni che prevedono una crescita dei consumi in Europa e nel resto dei paesi occidentali, è molto più probabile che in essi si andrà verso una crescente deindustrializzazione - Dopotutto se conviene di più produrre in Cina e in India non si capisce per quale ragione gli imprenditori dovrebbero continuare a investire da altre parti in industrie, e impianti ausiliari, centrali elettriche e raffinerie comprese: è molto più probabile che non solo Cina e India continueranno a industrializzarsi a spese dell'Occidente ma è almeno altrettanto probabile che, se veramente l'energia nucleare diverrà una fonte irrinunciabile ciò accadrà - sta già accadendo - da quelle parti... e con la logica economica e politica che hanno i padroni di casa di quelle parti (relativamente conciliante quella degli indiani, assai di meno quella dei cinesi o anche quella degli stessi giapponesi se dovessero trovarsi con le spalle al muro).

Bene, se con tutto questo ottimistico far finta avremo forse mitigato il problema del CO2 non avremo comunque risolto quello dell'effetto serra che rimarrà esattamente al punto di partenza: il posto del CO2 verrà preso dal vapor d'acqua che, a causa della minor efficienza di conversione da energia termica a elettrica delle centrali nucleari, potrà solo peggiorare a causa della maggior dispersione di calore che le generali provocheranno nell'ambiente: allo stato attuale della tecnica le centrali nucleari producono, per ogni chilowatt di energia elettrica, due chilowatt di energia termica che viene dispersa nell'ambiente e che da qualche parte deve pure andare a finire... e solitamente finiscono proprio per andare a scaldare l'aria e i corsi d'acqua, che aumentano la loro evaporazione, si rimangiano in questo modo, nei confronti dell'effetto serra, un bel po' dei vantaggi dovuti alla (qui) supposta totale eliminazione del contributo di CO2 dovuto alla generazione di energia elettrica da parte delle centrali nucleari. Se poi consideriamo che comunque ben difficilmente si arriverà a sostituire con il nucleare la TOTALITA della produzione di energia elettrica, si può quantomeno ragionevolmente supporre che la riduzione dell'effetto serra prodotto dal nucleare (sempre che, fatti tutti i conti, ve ne sia davvero uno...) sarà alla fine piuttosto modesto. Detto in altro modo vi è la concreta possibilità che la "soluzione nucleare" al problema dell'effetto serra sia nei fatti una soluzione che non risolve nulla e che, dopo aver buttato al vento un oceano di soldi, ci si ritrovi ad avere soltanto un abnorme gioco delle tre carte che lascia le cose esattamente al punto in cui stavano prima.

Se questo è vero (l'impatto del CO2 sarà rimpiazzato dall'impatto del vapor d'acqua) la famosa pretesa dei nuclearisti di attribuire al nucleare una qualche capacità "risolutiva" dei problemi legati all'effetto serra la si può considerare esattamente solo questo: una pretesa senza fondamento o quanto meno con un fondamento molto modesto.

Rimane a questo punto da chiedersi: una volta eliminata la presunta capacità del nucleare di risolvere i problemi generati dall'effetto serra, dove mai starà la sua convenienza? Sicuramente non nei costi e nei rendimenti visto che rimarranno sempre e comunque stellari, a meno di non fregarsene di TUTTI i problemi di sicurezza più o meno prossimi o remoti nel tempo (scorie e incidenti soprattutto), che è poi esattamente quanto fecero nell'ex URSS e che, presumibilmente, si apprestano a fare nei prossimi anni in Cina - e anche sull'India avrei qualche dubbio: tra Cina, India e Sud Est asiatico vivono da quelle parti 3 miliardi di persone, la metà della popolazione del pianeta, che non consente di andare troppo per il sottile: l'ecologia e le preoccupazioni per l'ambiente sono un lusso per paesi ricchi, non certo per loro. Il massimo dell'ecologia che si possono permettere è un vasi di fiori, possibilmente non al camposanto.

Tagliando fuori TUTTI i sistemi di sicurezza che non riguardino il puro e semplice controllo contingente del funzionamento del reattore, impiegando manodopera a più buon mercato possibile che consenta di realizzare un impianto nucleare in al più due-tre anni (e i cinesi questa capacità ce l'hanno e l'hanno dimostrata in più occasioni con altre opere di ingegneria civile), così come non considerando in alcun modo i problemi di sicurezza a lungo termine delle scorie nucleari ed evitando di fatto il decomissionamento degli impianti obsoleti e, buon ultimo prevedendo, in caso di incidente, di non spenderci un soldo in più oltre a quelli necessari a colare i reattori incidentati dentro un sarcofago di cemento - in soldoni: trattando un impianto nucleare come un qualsiasi altro impianto industriale, senza considerarlo in alcun modo "particolare", da nessun punto di vista, il nucleare civile diventa probabilmente "quasi" conveniente. Per renderlo conveniente del tutto si dovrà fare l'ulteriore passo di porre la sua gestione COMPLETAMENTE al di fuori del mercato, tenendo fuori dai piedi banche, investitori privati e soprattutto gestori privati degli impianti, cioè tenendo fuori tutte le bocche inutili da sfamare (e in queste "bocche inutili" la vedo molto dura per i detentori delle licenze che probabilmente, se vorranno rimanere nel gioco dovranno concedere sconti molto sostanziosi - e non è neppure detto che, all'occorrenza, i cinesi non decidano di tagliare la testa al toro acquistando direttamente il fornitore con tutte le sue tecnologie... Sono perfettamente in grado di farlo se lo ritengono conveniente).

A queste condizioni - gestito come probabilmente sarà fatto dai cinesi e quasi sicuramente, in un secondo momento, anche dagli indiani - il nucleare diverrà per loro veramente conveniente anche se ben lungi dall'avere un costo "talmente basso da non poter essere fatturato". A patto naturalmente che la China non diventi mai, almeno per tutto il prossimo secolo, un paese democratico. Non credo che sia un tema che li impensierisca più di tanto... ma rimane comunque l'unica vera mina vagante che può fargli saltare tutti i conti.

Una mina "vagante" che in Occidente ha, ahimè, smesso di vagare da un pezzo: qui non sono ammessi sconti sulla sicurezza, così come non è possibile evitare che più soggetti eterogenei interessati a mungere la stessa vacca (finanziatori, esercenti privati di enti pubblici, assicurazioni, azionisti ecc. ecc.) facciano salire i costi alle stelle e che, a meno di un intervento in puro stile keynesiano da parte dello Stato in favore dell'industria nucleare, continueranno a rimanere stellari per molto tempo a venire. A meno che, ovviamente, non si imponga una dittatura che consenta di passare sopra la testa della gente e consenta di farle ingoiare il nucleare nudo e crudo senza alcuno "zuccherino" relativo ai sistemi di sicurezza che, seppure alla fine della fiera - come sta dimostrando la vicenda di Fukushima - non è altro che ingegneria cosmetica per far sembrare risolti problemi che in realtà, al momento del dunque, non sono risolti affatto, è pur sempre una cosmesi molto costosa...

Se si riesce a togliere dai piedi questi "Inconvenienti" e seguire la falsariga di quanto verrà fatto in Cina, il nucleare riuscirà a diventare conveniente anche da noi... altrimenti no. Volendo però ci sarebbe pure un'altra strada....di fatto già percorsa anche se non in modo dichiarato ed esplicito Ciò che in Occidente ha reso in alcuni paesi conveniente ed attraente il nucleare civile è stato - e continuerà ad esserlo per molto tempo ancora - proprio il fatto di essere una costola del nucleare militare. E ciò grazie soprattutto ad un paradosso sociologico che ha consentito ai governi del "club nucleare" di far ingoiare alla popolazione, a rimorchio del nucleare militare, anche il cosiddetto nucleare civile: le centrali non piacciono a nessuno ma a quanto avere "la bomba", e contestualmente la possibilità di tirarla in testa a qualcuno, piace a tal punto ad un sacco di gente da indurle a sorvolare sugli inconvenienti del nucleare civile.
In effetti, contrariamente a quanto pensavano coloro che in origine promossero la campagna dei cosiddetti "atomi per la pace", non è stato affatto il nucleare civile a rendere più "simpatico" il nucleare militare ma esattamente il contrario. Ancora oggi, pur con una prevedibile forte opposizione, il miglior modo di guadagnare il sostegno della popolazione al nucleare non è quello di limitare la proliferazione nucleare ma esattamente quello di FAVORIRLA. Detto in altro modo, per rendere attraente il nucleare a una non indifferente parte della popolazione, facendola passare sopra a tutto il resto dei problemi, è proprio quello di consentire A QUALSIASI PAESE, con il dotarsi di centrali nucleari, anche la possibilità di costruirsi, apertamente e alla luce del sole, TUTTE le bombe nucleari che gli piacciono. Ne più ne meno.

E' un fenomeno un po' paradossale ma se si guarda bene da vicino come sono andate le cose negli ulltimi sessant'anni, questo è proprio il modo in cui è andata per tutti i principali protagonisti del nucleare (anche per chi, apparentemente, alle bombe non ci avrebbe mai pensato ma che in passato, più o meno alla chetichella, se ne è comunque interessato: ci pensò perfino qualcuno qui da noi in Italia negli anni cinquanta...).
E continuerà ad andare così: il nucleare diviene più digeribile solo se si da ad una parte della popolazione la soddisfazione di stare in uno Stato che "la bomba" ce l'ha (sulla falsariga del "se abbiamo la bomba abbiamo i coglioni" che non è poi altro che una variante del sempreverde "celodurismo" che più o meno tutte le destre, in qualunque parte del mondo, coltivano in questa o quella variante "locale") e per cui vale la pena di sopportarsi le centrali nucleari e i loro rischi pur di tenersela. Altrimenti ospitare le centrali senza però poter mettere le mani sul "giocattolo" non interessa a nessuno: dopotutto reggere il moccolo nucleare per gli altri ricevendone in cambio solo un contentino sotto forma di corrente elettrica non è precisamente il massimo delle soddisfazioni della vita che si attende un certo genere di persone.
Tutto questo è paradossale e allucinante lo so... ma questa è la natura umana e, piaccia o no, ne va tenuto conto. E basta darsi un'occhiata in giro per rendersene conto: i paesi in cui il nucleare, civile e militare, è stato più contestato sono quelli che ne sono stati "invasi" mentre in quelli che lo hanno fatto proprio (francesi e americani soprattutto per rimanere in Occidente; ma anche indiani, pakistani, israeliani e probabilmente ora anche gli iraniani) le contestazioni al nucleare sono state di gran lunga meno veementi. E non certo solo per il fatto di avere un po' di luce a buon mercato (in realtà a prezzi politici).

Ciao
Piercarlo
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[994] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto Utente6367 » 4 giu 2011, 23:17

il posto del CO2 verrà preso dal vapor d'acqua che, a causa della minor efficienza di conversione da energia termica a elettrica delle centrali nucleari, potrà solo peggiorare a causa della maggior dispersione di calore che le generali provocheranno nell'ambiente: allo stato attuale della tecnica le centrali nucleari producono, per ogni chilowatt di energia elettrica, due chilowatt di energia termica che viene dispersa nell'ambiente e che da qualche parte deve pure andare a finire... e solitamente finiscono proprio per andare a scaldare l'aria e i corsi d'acqua, che aumentano la loro evaporazione, si rimangiano in questo modo, nei confronti dell'effetto serra, un bel po' dei vantaggi dovuti alla (qui) supposta totale eliminazione del contributo di CO2 dovuto alla generazione di energia elettrica da parte delle centrali nucleari


Dato che non sono esperto di fisica dell'atmosfera e di LCA mi sono preso la briga di contattare una mia amica che si occupava di queste cose.....

Il vapor d'acqua è uno dei principali gas serra. Tuttavia, nelle analisi delle emissioni, non viene conteggiato fra i "CO2 equivalenti". Come mai? non è una dimenticanza ma ha una spiegazione.

Il contenuto di acqua nell'atmosfera è molto variabile e segue il famoso ciclo idrologico. La quantità di acqua in atmosfera è fondamentalmente una funzione della temperatura che la fa evaporare dal mare. In misura molto più piccola è quella traspirata dalle piante. La quantità di vapore prodotta direttamente dalle attività umane è irrisoria rispetto a quella evaporata dal mare che a sua volta è funzione della temperatura dell'atmosfera. Solo a livello locale l'immissione di vapore ha effetto sull'atmosera, ma non a livello globale. Ben diverso sarebbe il comportamento degli altri gas serra, che ciclano poco, e la cui concentrazione sarebbe in gran parte alterata dalle attività umane.

Ne consegue che la teoria secondo la quale l'aumentata emissione di vapore in atmosfera ("misteriosamente" non conteggiata nelle emissioni dei "CO2 equivalenti"), compenserebbe la notevole riduzione di emissione di CO2 equivalenti, appare poco fondata.

Tra l'altro, è vero che una centrale nucleare a parità di kWh prodotti, emette più vapore di una centrale a metano o a carbone, ma anche queste ne emettono parecchio (in aggiunta alla CO2), quindi andrebbe considerata la differenza.

Può essere che tutto ciò sia stato superato da quelche nuova teoria, tuttavia andrebbe rivista parte degli studi sulle emissioni e sul riscaldamento.

Se poi consideriamo che comunque ben difficilmente si arriverà a sostituire con il nucleare la TOTALITA della produzione di energia elettrica, si può quantomeno ragionevolmente supporre che la riduzione dell'effetto serra prodotto dal nucleare (sempre che, fatti tutti i conti, ve ne sia davvero uno...) sarà alla fine piuttosto modesto.


Be', questo è poco ma sicuro! nessuno ha mai pensato di fare tutto a nucleare, sarebbe assurdo.
E' chiaro che vantaggi e svantaggi sono funzione della quota parte.
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[995] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 5 giu 2011, 18:42

6367 ha scritto: Il vapor d'acqua è uno dei principali gas serra. Tuttavia, nelle analisi delle emissioni, non viene conteggiato fra i "CO2 equivalenti". Come mai? non è una dimenticanza ma ha una spiegazione.

Il contenuto di acqua nell'atmosfera è molto variabile e segue il famoso ciclo idrologico. La quantità di acqua in atmosfera è fondamentalmente una funzione della temperatura che la fa evaporare dal mare. In misura molto più piccola è quella traspirata dalle piante. La quantità di vapore prodotta direttamente dalle attività umane è irrisoria rispetto a quella evaporata dal mare che a sua volta è funzione della temperatura dell'atmosfera. Solo a livello locale l'immissione di vapore ha effetto sull'atmosera, ma non a livello globale. Ben diverso sarebbe il comportamento degli altri gas serra, che ciclano poco, e la cui concentrazione sarebbe in gran parte alterata dalle attività umane.

Ne consegue che la teoria secondo la quale l'aumentata emissione di vapore in atmosfera ("misteriosamente" non conteggiata nelle emissioni dei "CO2 equivalenti"), compenserebbe la notevole riduzione di emissione di CO2 equivalenti, appare poco fondata.


Il fatto che "appaia" poco fondata non significa che poi lo sia veramente. Anche per il CO2 il maggior serbatoio è costituito dai oceani, e anche per lui l'impatto delle attività umane, se non irrisorio, è comunque minoritario. Al punto che in altri settori, dove al contrario che con il nucleare, il preoccuparsi per il CO2 non solo non promuove un bel nulla ma va contro grossi interessi economici - peraltro, sempre al contrario del nucleare, finanziati di tasca propria e realmente sottoposti a regime di mercato - l'impatto che avrebbe il CO2 è stato, guarda caso, parecchio contestato. Come dire che alla fine del CO2 ce ne si preoccupa solo quando porta acqua al proprio mulino (nel caso del nucleare non poi così tanta a guardare bene...) mentre per tutto il resto si ha da ridire fino al giorno del giudizio. Non so adesso che intenzioni abbia realmente Obama al riguardo, ma i protocolli di Kyoto sono del '97 e, a tutt'oggi, gli Stati Uniti, guarda un po' i più molesti dal punto di vista dell'inquinamento di CO2 (solo recentemente raggiunti dai cinesi), se non li hanno usati come carta igienica è giusto per pura questione di cortesia diplomatica.

Tra l'altro la netta (molto netta!) impressione che se ne ricava è che il preoccuparsi dei gas serra sia solo un diversivo per distrarre la gente dal porre attenzione ad un problema molto più di fondo: quanto CALORE generano le attività umane, che è poi, a parità di tutto il resto, il fattore che manda realmente fuori equilibrio l'ecologia del pianeta, visto che alla fine finisce per essere una "pentola" che lavora a temperatura più alta di quanto faccia di solito. E in questo caso non è che ci sia molto da scappare: con qualunque mix di fonti di energia si pensi di andare avanti in futuro, la soluzione reale - dura, spiacevole e molto poco redditizia per gran parte del sistema industriale ma necessaria - sarà ridurre sensibilmente i consumi prima e, inevitabilmente, la produzione industriale poi. Il che, molto semplicemente, significa che prima o poi il mercato così com'è oggi dovrà essere, se non sostituito da qualcos'altro, perlomeno fortissimamente regolamentato anche su aspetti che molti possono ritenere lesivi della propria "libertà di azione" (e sicuramente le industrie interessate riterranno - come minimo! - lesive dei propri profitti): un esempio per capirci: obbligare i costruttori di automobili a costruire veicoli che durino almeno una decina di anni GARANTITI (sotto penale), con incentivi per farli durare di più e penalità per chi li farà durare di meno (soprattutto tasse: una bella tassa commisurata all'impatto ambientale che comporta, come uso e come rifiuto finale in discarica, il mettere in giro merci che durano meno delle scadenze assegnate diverrà, prima o poi, un passo inevitabile). Più tutto il resto naturalmente. Cioè, detta senza mezzi termini, in generale la cosiddetta obsolescenza programmata dovrà prima o poi diventare UN REATO, senza se e senza ma. Altrimenti, quale che sia il mix di fonti energetiche con cui in futuro pensiamo di sostenere i nostri consumi (compreso il per il momento ipotetico nucleare da fusione) prima o poi trasformerà il nostro pianeta in un forno, punto e basta.

Ci piaccia o no, siamo ormai arrivati al momento in cui il sistema economico come lo conosciamo oggi, che si basa su una crescita illimitata nello spazio e nel tempo e, per conseguenza, su consumi altrettanto illimitati, dovrà essere sostituito da qualcos'altro (ancora da trovare... ma ormai da trovare in fretta!), esattamente come il sistema economico attuale ha sostituito quelli che li preceduti. E sarebbe meglio, possibilmente, evitare di ricorrere di nuovo alle ghigliottine per "promuovere" il cambiamento. Altrimenti, quale che sia il mix di fonti di energia che adotteremo, ci ritroveremo comunque in uno scacco matto senza possibilità di uscita.
Al momento non siamo ancora arrivati alle strette.... ma ci troviamo, in un certo senso, nella stessa posizione della Francia nel settecento... e il settecento, in Francia, è finito in un certo modo, non in altri.
Nel frattempo, per quel che riguarda l'energia, è ormai evidente che i posti dove probabilmente del nucleare occorrerà fare necessità virtù (a patto di ridurne i costi di costruzione ed esercizio su tutta la linea in modo che ciascun impianto possa costare, chiavi in mano, ESATTAMENTE quanto qualsiasi altro tipo di centrale elettrica) sono India, Cina e, non appena si riprenderà dal disastro in cui è incorsa, il Giappone, probabilmente con un ruolo diverso, più "Asia-centrico" di quel che ha oggi (d'altra parte la prossima grossa torta economica verrà sfornata lì, quindi...). In Europa (e parzialmente anche negli Stati Uniti, anche se per loro si prospetta la possibilità tutt'altro che malvagia di fare uno "swapping" di posizioni rispetto al futuro boom asiatico, ovvero di occupare nei confronti dell''Asia una parte della posizione che oggi l'Asia, e la Cina soprattutto, mantengono nei suoi riguardi) ha molto più senso puntare sulle rinnovabili che non sul nucleare non tanto per ragioni ecologiche (che comunque non guastano) ma per pure e semplici ragioni economiche: non dipendono da risorse combustibili in mano a qualcun altro (e da questo per gli Europei non c'è scampo, a meno che, una volta per tutte. non si cerchi di considerare finalmente anche la Russia un paese europeo a tutti gli effetti... cosa che a loro però non pare interessare un granché e, visti i precedenti storici, qualche ragione ce l'hanno pure...) che, con una più ridotta capacità di produzione industriale, si avrebbero più problemi a pagare. E questo naturalmente vale anche per l nucleare, fosse anche la più innocua delle fonti di energia possibili - cosa che naturalmente non è. Per quel che riguarda l'uranio poi, gli africani non paiono essere delle cime come capacità imprenditoriali ma sicuramente non sono tonti al punto da non rendersi conto di quel che valgono le loro risorse e, prima o poi, soprattutto se si ritroveranno veramente con le spalle al muro, cominceranno ad avere qualcosa da ridire al riguardo.

Be', questo è poco ma sicuro! nessuno ha mai pensato di fare tutto a nucleare, sarebbe assurdo.
E' chiaro che vantaggi e svantaggi sono funzione della quota parte.


I francesi in effetti ci hanno pensato... e pure i russi, se non fossero finiti nella cacca per altri problemi, si stavano avviando sulla stessa strada. Il punto è che i "vantaggi della quota parte" del nucleare civile esistono solo se questo continua ad essere esplicitamente uno "spin-off" del nucleare militare, l'unico settore per ora in cui, in un modo o nell'altro, la gente accetta di buttarci dentro soldi a fondo perduto praticamente senza contropartite - in questo è' il pozzo keynesiano perfetto, in cui si è disposti a pagare quantità immense di soldi in cose che il più delle volte (anche in guerra) non servono a un beneamato. Difficile trovarne o crearne un altro con la stessa forza.
Detto in altro modo, il nucleare diviene conveniente solo se la produzione di energia elettrica dal nucleare diventa un "di più" della produzione di plutonio per armi (o, in un futuro non vicino, visto i fallimenti tecnologici che si sono rivelati i tipi finora sperimentati di reattori veloci autofertilizzanti, un nucleare completamente basato sul plutonio anziché sull'esigua parte fissile dell'uranio che esiste in natura) non fosse che per farsene qualcosa del calore che comunque un reattore boffa continuamente nell'ambiente.
In questo caso l'energia elettrica di fonte nucleare puoi davvero venderla a prezzi politici proprio perché. in realtà, il grosso è già pagato. In questo non è un caso che la maggior parte dei paesi che hanno reso, sia pure a fatica, conveniente il nucleare (o lo renderanno, come presumibilmente faranno in futuro gli iraniani e probabimente anche altri paesi arabi, che stanno già cercando qualcosa che, dal loro punto di vista, sostituisca il petrolio, soprattutto per le entrate in cassa), sono quelli che si sono dotati di un ciclo COMPLETO di gestione del nucleare che gli permettesse di tenere sotto controllo i costi. Difficilmente il Giappone, se si fosse limitato ad impiantare centrali altrui sul proprio territorio dipendendoci per ogni cosa, ci si sarebbe appoggiato in maniera così massiccia. Avere una capacità di ritrattamento dei combustibili esausti (il passo essenziale per poter produrre armi nucleari se si vuole farlo, magari per conto terzi: tutto quello che viene dopo è praticamente solo assemblaggio). E la stessa cosa vale per tutti gli altri che hanno un VERO parco di centrali nucleari e non solo qualche impianto qua e là, solitamente poco o punto influente sulla loro economia.

In effetti, non fosse che per i "lievi" problemi legati alla tossicità ambientale del plutonio, sarebbe una soluzione quasi ottimale visto che, se lasciato "cuocere" oltre certi limiti di tempo (qualche settimana al massimo), il plutonio generato in un reattore, a causa della crescente parte costituita da PU-240, diventa completamente inutilizzabile rispetto alla produzione di armi nucleari (perché ti scoppierebbero in mano durante la costruzione). A patto, naturalmente di non finire impelagati in questioni di sicurezza ambientale. Uno sfruttamento realmente economico, in piena conformità alle regole di mercato, del nucleare è di fatto completamente incompatibile con una sua gestione sicura. Pretenderlo avrebbe lo stesso senso che pretendere di prendere lo Shuttle come se si trattasse di un aereo qualunque.

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[996] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto Utente6367 » 5 giu 2011, 21:22

Anche per il CO2 il maggior serbatoio è costituito dai oceani, e anche per lui l'impatto delle attività umane, se non irrisorio, è comunque minoritario.


per distrarre la gente dal porre attenzione ad un problema molto più di fondo: quanto CALORE generano le attività umane, che è poi, a parità di tutto il resto, il fattore che manda realmente fuori equilibrio l'ecologia del pianeta,


Stai mettendo in discussione tutta la teoria del riscaldamento globale, che si basa sul conteggio delle emissioni di CO2 e dei famosi equivalenti.

PS
Quando ti riferisci al calore generato dalle attività umane, a quele fenomeno di trasmissione ti riferisci?
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[997] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto UtentePiercarlo » 5 giu 2011, 21:47

6367 ha scritto: Stai mettendo in discussione tutta la teoria del riscaldamento globale, che si basa sul conteggio delle emissioni di CO2 e dei famosi equivalenti.


Pazienza per la signora...

Quando ti riferisci al calore generato dalle attività umane, a quale fenomeno di trasmissione ti riferisci?


Convezione e irraggiamento nell'atmosfera ed eventualmente attraverso corpi liquidi. Fortunatamente la prima, più lenta, è la più importante perché se lo era il secondo eravamo già belli e cotti da un pezzo.

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[998] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto Utentemir » 5 giu 2011, 22:50

se ne parla sempre meno, particolarmente nei Tg, eppure, Fukushima ancora fa notizia......e guarda caso non si parla neanche del referendum prossimo, anzi vicinissimo, o meglio questo week end.....
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[999] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto UtenteGCV » 6 giu 2011, 14:19

Il TG1 ha anche sbagliato la data dei referendum!!!
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[1000] Re: ritorna l'energia nucleare in Italia

Messaggioda Foto UtenteErnyPac » 14 giu 2011, 14:34

Il 95% degli italiani ha detto no al nucleare. Discorso chiuso. (Per fortuna !)
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