6367 ha scritto: Il vapor d'acqua è uno dei principali gas serra. Tuttavia, nelle analisi delle emissioni, non viene conteggiato fra i "CO2 equivalenti". Come mai? non è una dimenticanza ma ha una spiegazione.
Il contenuto di acqua nell'atmosfera è molto variabile e segue il famoso ciclo idrologico. La quantità di acqua in atmosfera è fondamentalmente una funzione della temperatura che la fa evaporare dal mare. In misura molto più piccola è quella traspirata dalle piante. La quantità di vapore prodotta direttamente dalle attività umane è irrisoria rispetto a quella evaporata dal mare che a sua volta è funzione della temperatura dell'atmosfera. Solo a livello locale l'immissione di vapore ha effetto sull'atmosera, ma non a livello globale. Ben diverso sarebbe il comportamento degli altri gas serra, che ciclano poco, e la cui concentrazione sarebbe in gran parte alterata dalle attività umane.
Ne consegue che la teoria secondo la quale l'aumentata emissione di vapore in atmosfera ("misteriosamente" non conteggiata nelle emissioni dei "CO2 equivalenti"), compenserebbe la notevole riduzione di emissione di CO2 equivalenti, appare poco fondata.
Il fatto che "appaia" poco fondata non significa che poi lo sia veramente. Anche per il CO2 il maggior serbatoio è costituito dai oceani, e anche per lui l'impatto delle attività umane, se non irrisorio, è comunque minoritario. Al punto che in altri settori, dove al contrario che con il nucleare, il preoccuparsi per il CO2 non solo non promuove un bel nulla ma va contro grossi interessi economici - peraltro, sempre al contrario del nucleare, finanziati di tasca propria e realmente sottoposti a regime di mercato - l'impatto che avrebbe il CO2 è stato, guarda caso, parecchio contestato. Come dire che alla fine del CO2 ce ne si preoccupa solo quando porta acqua al proprio mulino (nel caso del nucleare non poi così tanta a guardare bene...) mentre per tutto il resto si ha da ridire fino al giorno del giudizio. Non so adesso che intenzioni abbia realmente Obama al riguardo, ma i protocolli di Kyoto sono del '97 e, a tutt'oggi, gli Stati Uniti, guarda un po' i più molesti dal punto di vista dell'inquinamento di CO2 (solo recentemente raggiunti dai cinesi), se non li hanno usati come carta igienica è giusto per pura questione di cortesia diplomatica.
Tra l'altro la netta (molto netta!) impressione che se ne ricava è che il preoccuparsi dei gas serra sia solo un diversivo per distrarre la gente dal porre attenzione ad un problema molto più di fondo: quanto CALORE generano le attività umane, che è poi, a parità di tutto il resto, il fattore che manda realmente fuori equilibrio l'ecologia del pianeta, visto che alla fine finisce per essere una "pentola" che lavora a temperatura più alta di quanto faccia di solito. E in questo caso non è che ci sia molto da scappare: con qualunque mix di fonti di energia si pensi di andare avanti in futuro, la soluzione reale - dura, spiacevole e molto poco redditizia per gran parte del sistema industriale ma necessaria - sarà ridurre sensibilmente i consumi prima e, inevitabilmente, la produzione industriale poi. Il che, molto semplicemente, significa che prima o poi il mercato così com'è oggi dovrà essere, se non sostituito da qualcos'altro, perlomeno fortissimamente regolamentato anche su aspetti che molti possono ritenere lesivi della propria "libertà di azione" (e sicuramente le industrie interessate riterranno - come minimo! - lesive dei propri profitti): un esempio per capirci: obbligare i costruttori di automobili a costruire veicoli che durino almeno una decina di anni GARANTITI (sotto penale), con incentivi per farli durare di più e penalità per chi li farà durare di meno (soprattutto tasse: una bella tassa commisurata all'impatto ambientale che comporta, come uso e come rifiuto finale in discarica, il mettere in giro merci che durano meno delle scadenze assegnate diverrà, prima o poi, un passo inevitabile). Più tutto il resto naturalmente. Cioè, detta senza mezzi termini, in generale la cosiddetta obsolescenza programmata dovrà prima o poi diventare UN REATO, senza se e senza ma. Altrimenti, quale che sia il mix di fonti energetiche con cui in futuro pensiamo di sostenere i nostri consumi (compreso il per il momento ipotetico nucleare da fusione) prima o poi trasformerà il nostro pianeta in un forno, punto e basta.
Ci piaccia o no, siamo ormai arrivati al momento in cui il sistema economico come lo conosciamo oggi, che si basa su una crescita illimitata nello spazio e nel tempo e, per conseguenza, su consumi altrettanto illimitati, dovrà essere sostituito da qualcos'altro (ancora da trovare... ma ormai da trovare in fretta!), esattamente come il sistema economico attuale ha sostituito quelli che li preceduti. E sarebbe meglio, possibilmente, evitare di ricorrere di nuovo alle ghigliottine per "promuovere" il cambiamento. Altrimenti, quale che sia il mix di fonti di energia che adotteremo, ci ritroveremo comunque in uno scacco matto senza possibilità di uscita.
Al momento non siamo ancora arrivati alle strette.... ma ci troviamo, in un certo senso, nella stessa posizione della Francia nel settecento... e il settecento, in Francia, è finito in un certo modo, non in altri.
Nel frattempo, per quel che riguarda l'energia, è ormai evidente che i posti dove probabilmente del nucleare occorrerà fare necessità virtù (a patto di ridurne i costi di costruzione ed esercizio su tutta la linea in modo che ciascun impianto possa costare, chiavi in mano, ESATTAMENTE quanto qualsiasi altro tipo di centrale elettrica) sono India, Cina e, non appena si riprenderà dal disastro in cui è incorsa, il Giappone, probabilmente con un ruolo diverso, più "Asia-centrico" di quel che ha oggi (d'altra parte la prossima grossa torta economica verrà sfornata lì, quindi...). In Europa (e parzialmente anche negli Stati Uniti, anche se per loro si prospetta la possibilità tutt'altro che malvagia di fare uno "swapping" di posizioni rispetto al futuro boom asiatico, ovvero di occupare nei confronti dell''Asia una parte della posizione che oggi l'Asia, e la Cina soprattutto, mantengono nei suoi riguardi) ha molto più senso puntare sulle rinnovabili che non sul nucleare non tanto per ragioni ecologiche (che comunque non guastano) ma per pure e semplici ragioni economiche: non dipendono da risorse combustibili in mano a qualcun altro (e da questo per gli Europei non c'è scampo, a meno che, una volta per tutte. non si cerchi di considerare finalmente anche la Russia un paese europeo a tutti gli effetti... cosa che a loro però non pare interessare un granché e, visti i precedenti storici, qualche ragione ce l'hanno pure...) che, con una più ridotta capacità di produzione industriale, si avrebbero più problemi a pagare. E questo naturalmente vale anche per l nucleare, fosse anche la più innocua delle fonti di energia possibili - cosa che naturalmente non è. Per quel che riguarda l'uranio poi, gli africani non paiono essere delle cime come capacità imprenditoriali ma sicuramente non sono tonti al punto da non rendersi conto di quel che valgono le loro risorse e, prima o poi, soprattutto se si ritroveranno veramente con le spalle al muro, cominceranno ad avere qualcosa da ridire al riguardo.
Be', questo è poco ma sicuro! nessuno ha mai pensato di fare tutto a nucleare, sarebbe assurdo.
E' chiaro che vantaggi e svantaggi sono funzione della quota parte.
I francesi in effetti ci hanno pensato... e pure i russi, se non fossero finiti nella cacca per altri problemi, si stavano avviando sulla stessa strada. Il punto è che i "vantaggi della quota parte" del nucleare civile esistono solo se questo continua ad essere esplicitamente uno "spin-off" del nucleare militare, l'unico settore per ora in cui, in un modo o nell'altro, la gente accetta di buttarci dentro soldi a fondo perduto praticamente senza contropartite - in questo è' il pozzo keynesiano perfetto, in cui si è disposti a pagare quantità immense di soldi in cose che il più delle volte (anche in guerra) non servono a un beneamato. Difficile trovarne o crearne un altro con la stessa forza.
Detto in altro modo, il nucleare diviene conveniente solo se la produzione di energia elettrica dal nucleare diventa un "di più" della produzione di plutonio per armi (o, in un futuro non vicino, visto i fallimenti tecnologici che si sono rivelati i tipi finora sperimentati di reattori veloci autofertilizzanti, un nucleare completamente basato sul plutonio anziché sull'esigua parte fissile dell'uranio che esiste in natura) non fosse che per farsene qualcosa del calore che comunque un reattore boffa continuamente nell'ambiente.
In questo caso l'energia elettrica di fonte nucleare puoi davvero venderla a prezzi politici proprio perché. in realtà, il grosso è già pagato. In questo non è un caso che la maggior parte dei paesi che hanno reso, sia pure a fatica, conveniente il nucleare (o lo renderanno, come presumibilmente faranno in futuro gli iraniani e probabimente anche altri paesi arabi, che stanno già cercando qualcosa che, dal loro punto di vista, sostituisca il petrolio, soprattutto per le entrate in cassa), sono quelli che si sono dotati di un ciclo COMPLETO di gestione del nucleare che gli permettesse di tenere sotto controllo i costi. Difficilmente il Giappone, se si fosse limitato ad impiantare centrali altrui sul proprio territorio dipendendoci per ogni cosa, ci si sarebbe appoggiato in maniera così massiccia. Avere una capacità di ritrattamento dei combustibili esausti (il passo essenziale per poter produrre armi nucleari se si vuole farlo, magari per conto terzi: tutto quello che viene dopo è praticamente solo assemblaggio). E la stessa cosa vale per tutti gli altri che hanno un VERO parco di centrali nucleari e non solo qualche impianto qua e là, solitamente poco o punto influente sulla loro economia.
In effetti, non fosse che per i "lievi" problemi legati alla tossicità ambientale del plutonio, sarebbe una soluzione quasi ottimale visto che, se lasciato "cuocere" oltre certi limiti di tempo (qualche settimana al massimo), il plutonio generato in un reattore, a causa della crescente parte costituita da PU-240, diventa completamente inutilizzabile rispetto alla produzione di armi nucleari (perché ti scoppierebbero in mano durante la costruzione). A patto, naturalmente di non finire impelagati in questioni di sicurezza ambientale. Uno sfruttamento realmente economico, in piena conformità alle regole di mercato, del nucleare è di fatto completamente incompatibile con una sua gestione sicura. Pretenderlo avrebbe lo stesso senso che pretendere di prendere lo Shuttle come se si trattasse di un aereo qualunque.
Ciao
Piercarlo