

Per ricapitolare la questione che ponevo inizialmente anche alla luce dette da altri successivamente in questa discussione faccio riferimento alle due pagine consecutive del libro di cui già parlavo in precedenza.
In definitiva ho pensato che la mia questione iniziale si può porre anche con questa domanda: fermo restando che tensione indotta, correnta indotta, campo indotto "si oppongono", è necessario esprimere questa opposizione col segno meno riferendo implicitamente le grandezze a riferimenti, versi, convenzioni già dati per scontati, oppure, non perdendo assolutamente niente, si può esprimere l'opposizione togliendo il segno meno e cambiando verso?
Ora ho richiamato le pagine del libro perché a me sembra che il libro faccia un po' quello che più gli fa comodo, per giunta senza nemmeno avvertire che cambia. Dalla relazione (3) a me sembrerebbe implicito il fatto che l'opporsi della corrente è affidato allo stesso segno meno a cui è affidato l'opporsi della tensione. Non si capisce quindi, a mio modo di vedere, la logica con la quale subito dopo si ragiona sul verso, non fosse altro perché non siamo sicuri, o alcuni non sono sicuri, forse neanche il libro, se verso e segno sono interscambiabili senza perdere niente. Ma oltrettutto il libro non avverte neanche che cambia "prospettiva".
Insomma, a parte anche il modo discutibile con cui lo si fa, ma sembra che per tutte le grandezze in gioco si possa ragionare indifferentemente sul segno o sul verso, ma per la tensione no, perché quella per volere divino deve restare avvinta al segno meno come l'edera.
Se si pensa che "l'opposizione" delle grandezze è riferita a riferementi impliciti pregressi e che non c'è l'esigenza di far vedere rispetto a quali riferimenti si mette (o non si mette) il segno meno, allora, per esempio, si doveva proseguire semplicemente dicendo: "Il campo magnetico indotto ha quindi lo stesso segno del campo magnetico induttore se questo sta diminuendo e segno opposto se sta aumentando". Perché a un certo punto affidare l'opposisione della corrente al verso quando già si era fatta la scelta di affidarla al segno?
Perché poi questa croce del segno la tensione indotta se la deve portare appresso anche quando si studia il trasformatore? Così facendo se "metto" un impulso al primario devo fare almeno una contorsione in più per capire che verso ha l'impulso al secondario...
Alla fine, per portare tutto sul più pratico, nel trattare il trasformatore chi è favorevole a usare le forze controelemotrici (che "si oppongono" col verso) e chi è facorevole a usare le forze (pro) elettromotrici che si oppongono col segno (meno)?
Se non vi dispiace vorrei avere un riscontro preciso almeno da questo punto di vista. Grazie!