Errare Humanum:
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Sebastiano
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"Eo bos issettaìa, avanzade e non timedas / sas ben'ennidas siedas, rundinas, a domo mia" (P. Mossa)
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"Eo bos issettaìa, avanzade e non timedas / sas ben'ennidas siedas, rundinas, a domo mia" (P. Mossa)
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...vorrei capire il perché...
Se può interessarti: esiste una pubbilcazione, la IEC60050, che si occupa della titanica impresa di realizzare un vocabolario elettrotecncio internzazionale. link
C'è anche un sito molto ben strutturato: questo.
Provando a cercare "var" si ottiene questo risultato.
...personalmente non mi tocca ne tocca i miei clienti...
Io invece ho diversi clienti che a causa di ampliamenti degli impianti nel corso degli anni, adesso si ritrovano già "stretti" a rifasare a 0,90.
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UtenteCancellatoUtenteCancellato ha scritto:…vorrei capire il perché…
Avrei potuto risponderti come ha fatto
E' evidente che, nel mondo in cui viviamo, ogni essere vivente cerca di comunicare con quelli della sua stessa specie. A volte questo anelito alla comunicazione si spinge addirittura anche oltre la propria specie.
Non è un caso, è anzitutto una necessità biologica, legata direttamente alla sopravvivenza di sé e della propria comunità.
I colori dei fiori come gli odori e i suoni emessi dagli animali ne sono testimonianza solare.
L'uomo, tuttavia, ha un posto particolare. A differenza di tutto il resto degli esseri viventi, che si ritrovano quasi per istinto simboli e comportamento, ha elaborato da sé un metodo di comunicazione che chiamiamo linguaggio scritto. Esso è architettato secondo un insieme di regole che vanno dall'ortografia alla sintassi, passando per la fonetica e la grammatica. E' uno strumento potentissimo che permette a persone distanti nel tempo e nello spazio di comunicare (con efficienza ed efficacia altrimenti impensabili) un po' di tutto: non solo necessità puramente biologiche ma anche emozioni, sentimenti, idee e - non ultimo - nuove scoperte.
Per di più, la potenza del linguaggio scritto permette di scoprire nuove cose a partire da quelle già scoperte da altri prima di noi.
La seccatura di questo strumento è però quella di costringere le persone che vogliono comunicare ad usare lo stesso linguaggio, pena la perdita di parti fondamentali o di tutta l'informazione che si vuole trasmettere. Sicché succede che se volessi comunicare con un cinese non andrei oltre le "cose fondamentali" o mi ci vorrebbe un'eternità per arrivare a concetti un po' più complessi. A meno che non ci sia un linguaggio comune, codificato e riconosciuto da entrambi.
La musica, in questo senso, costituisce un linguaggio.
Anche la comunità scientifica ha il suo bravo linguaggio, fatto dalla matematica e dalla fisica che sono a loro volta altri linguaggi. Ciò che li caratterizza è che però, in ambito scientifico, tutti ne conoscono le regole e le accettano. Dette regole non sono eterne, possono volta per volta essere sostituite da altre ma sempre a patto che tutti le riconoscano e le accettino, altrimenti si sarebbe costretti a pagare lo scotto di una continua confusione e di una perdita di ciò che si vuole comunicare e/o ricevere. E' ciò che succede in grammatica, ma anche in altri ambiti (come le regole di buona educazione), solo che in questo caso il tutto ha valenza internazionale (o ha la presunzione di voler essere tale).
Nel caso in specie ti chiedi perché la potenza elettrica reattiva abbia quella unità di misura (o forse più semplicemente perché l'unità di misura abbia quella scrittura e non un'altra). La risposta è semplice: perché così ci si è messi d'accordo a livello internazionale. Punto. Magari domani la chiameranno "Clarabella" o "NonnaPapera".
Se invece ti chiedi perché ci sia stato il bisogno di "inventare" il voltamperereattivo (visto che è "una formula matematica vettoriale", allora uguale indignazione dovresti mostrare per il VA, visto che "non e' altro che il prodotto non vettoriale…".
UtenteCancellatoUtenteCancellato ha scritto:…vorrei una precisa confutazione sul perché la "A" la si vorrebbe minuscola…
Addirittura "precisa"? E perché mai solo la "A"? Perché non anche la "V"? Ti stanno antipatici i francesi?
A voler confutare, ci sono casi assai più scabrosi: un esempio lampante è l'unità di misura della massa, che contiene - nella sua stessa denominazione - il prefisso che indica le migliaia ("de che?").
Se poi vuoi approfondire, puoi dirigere l'attenzione anche sul fatto che alcune grandezze fondamentali vengono definite tramite grandezze derivate (quasi una tautologia).
Personalmente non me ne preoccupo più di tanto. La vita è già breve di suo e ogni giorno ha già la sua pena. Mi fa girare i cosiddetti però quando vedo che chi dovrebbe scrivere correttamente - anche per dovere istituzionale - non lo fa. E magari è la stessa gente capace di contestarti le virgole quando tu ti rivolgi a loro. Anche questa è maleducazione.
Saluti.
Sebastiano
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ilsolito ha scritto:iniziativa disebago
Io non avevo intenzione di mettere su alcuna iniziativa. Volevo solo commentare, con un pizzico di ironia, quello che era un errore macroscopico (il simbolo dell'unità di misura), fatto da parte di chi - per compiti istituzionali - quelle grandezze e la loro misura devono conoscerle per benino. Tutto qui.
Se ritieni che abbia interrotto o sviato un profondo dibattito elettrotecnico sull'importanza o meno del fattore di potenza a 0,95 piuttosto che a 0,90 o a 1, allora chiedo scusa, non ne avevo colto lo spessore.
Però devi ammettere che in questa "deviazione" ci hai smanettato alla grande, difendendo l'indifendibile.
Sul resto si può ragionare. Magari prima o poi faccio un intervento anch'io.
Stammi bene.
Sebastiano
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Cioé, uno che divaga con fuffe varie su vari post e poi si mette a disquisire se qualcun altro interviene con un intervento intelligente e interessante, in risposta ad un post che non c'entrava, scritto dallo stesso che dice di non divagare... Sarà il caldo.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
Michele Lysander Guetta
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Mike
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Bello scritto
sebago!
Però c'è una cosa che sostengo da anni (credo di aver fatto inorridire
RenzoDF già un paio di volte): VA e var sono due unità di misura prive di senso, incoerenti rispetto alle unità delle altre grandezze, e andrebbero abolite. Temo però che la consuetudine continuerà a prevalere...
In particolare, VA e var sono prive di senso perché:
Però c'è una cosa che sostengo da anni (credo di aver fatto inorridire
In particolare, VA e var sono prive di senso perché:
- L'energia immagazzinata in un componente reattivo si misura sempre in joule, mica in vcr (volt-coulomb reattivi), e J/s = W.
- Grandezze attive, reattive e apparenti, volendo, si possono definire anche per sistemi meccanici e termodinamici, e in questi ambiti non sono mai state definite unità speciali per le potenze reattive e apparenti. L'unico motivo per cui sono state normate in ambito elettrotecnico è la consuetudine, ma non c'è una vera motivazione tecnica: le differenti potenze si devono differenziare dai simboli, non dalle unità, così come non definiamo differenti unità di lunghezza per altezza, larghezza, profondità ecc.
It's a sin to write
instead of
(Anonimo).
...'cos you know that
ain't
, right?
You won't get a sexy tan if you write
in lieu of
.
Take a log for a fireplace, but don't take
for
arithm.
instead of
(Anonimo)....'cos you know that
ain't
, right?You won't get a sexy tan if you write
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DirtyDeeds
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Ma guarda che casino per una battuta: ma in questo forum si può ancora fare dell'ironia?
DirtyDeeds, io apprezzo davvero tanto quello che hai scritto, e del resto da te ho avuto e avrò solamente da imparare. La tua competenza in metrologia (e non solo), è indiscutibilmente e sconfinatamente superiore alla mia.
Solo ribadisco per l'ennesima e ultima volta che:
1) segnalavo un errore grossolano fatto da parte di chi non dovrebbe commetterne, e che spesso si attacca alla pagliuzza degli altri sorvolando sulla trave propria;
2) Non avevo (e non ho) intenzione di discutere la liceità (o correttezza o quello che vi pare) dell'unità di misura della potenza reattiva e apparente: affermo però che se una unità di misura è stata approvata ed accettata, chi stila documenti ufficiali è tenuto ad usarla. E BASTA.
Nelle discussioni "da bar" ognuno può usare le unità di misura che più gli aggradano. Per esempio con mio cognato, pastore, quando si tratta di sacchi di granturco parliamo di quintali e quando parla di corrente la chiama "a-m-p-e-r-a-g-g-i-o", ma non per questo mi metto a fare il saccente e a spiegargli cosa dice il sistema internazionale. Va da sé che ci capiamo lo stesso.
Ma se parlo con dei tecnici o scrivo una relazione sulla potenza apparente di un trasformatore userò i kVA e se faccio un calcolo della potenza rifasante di un banco di condensatori userò i kvar.
Ma mica perché mi stanno simpatici, più semplicemente perché sono quelle attualmente in vigore. Dici che è la consuetudine, e credo che tu abbia pienamente ragione. Ma del resto il sistema internazionale (e tutti quelli che lo hanno preceduto) è basato anche sulle consuetudini.
Se proprio andassi a simpatia, come ho già detto, la prima unità di misura che cambierei è quella della massa. Dopo aver spiegato ai miei alunni la funzione dei multipli e sottomultipli, trovo sempre qualcuno che, un po' sornione, mi chiede perché le migliaia di unità di misura della massa non si chiamino kkg, o perché i suoi millesimi non si chiamino mkg. Eppure basterebbe pochissimo: si potrebbe per esempio decidere di usare, al posto di chilogrammo, la parola "rebota" e usare il "reb" come unità di misura. Via i grammi (diventerebbero i mreb) e le tonnellate (sarebbero i kreb) (*).
Ma ti immagini che stravolgimento delle consuetudini? E del resto ancora oggi nessuno (dalla massaia al professore universitario) va dal verduraio a dirgli "mi pesi dieci newton di zucchine"...
Stammi bene.
(*): prima che qualcuno prenda sul serio la proposta chiarisco che:
la parola "rebota", in sardo, indica il raduno a scopo mangereccio di un gruppo più o meno numeroso di persone; i giovani la sostituiscono spesso con il termine italiano "spuntino" che non rende affatto il significato in quanto:
a.1) la "rebota" ha una durata indefinita, che va orientativamente dalle 10 di mattina fino a notte fonda e oltre; sono state occasionalmente segnalate "rebotas" di tre giorni;
a.2) la "rebota" prevede un menù che può essere variegato o meno, ma sempre caratterizzato da una massa enorme di cibo e bevande (da cui si spiega la durata)
a.3) la "rebota" non ha carattere stagionale, anche se si può rilevare un picco della frequenza in estate, può essere fatta all'aperto o al chiuso, ed è pertanto invariante rispetto al tempo, almeno quello atmosferico.
Adiosu.
Solo ribadisco per l'ennesima e ultima volta che:
1) segnalavo un errore grossolano fatto da parte di chi non dovrebbe commetterne, e che spesso si attacca alla pagliuzza degli altri sorvolando sulla trave propria;
2) Non avevo (e non ho) intenzione di discutere la liceità (o correttezza o quello che vi pare) dell'unità di misura della potenza reattiva e apparente: affermo però che se una unità di misura è stata approvata ed accettata, chi stila documenti ufficiali è tenuto ad usarla. E BASTA.
Nelle discussioni "da bar" ognuno può usare le unità di misura che più gli aggradano. Per esempio con mio cognato, pastore, quando si tratta di sacchi di granturco parliamo di quintali e quando parla di corrente la chiama "a-m-p-e-r-a-g-g-i-o", ma non per questo mi metto a fare il saccente e a spiegargli cosa dice il sistema internazionale. Va da sé che ci capiamo lo stesso.
Ma se parlo con dei tecnici o scrivo una relazione sulla potenza apparente di un trasformatore userò i kVA e se faccio un calcolo della potenza rifasante di un banco di condensatori userò i kvar.
Ma mica perché mi stanno simpatici, più semplicemente perché sono quelle attualmente in vigore. Dici che è la consuetudine, e credo che tu abbia pienamente ragione. Ma del resto il sistema internazionale (e tutti quelli che lo hanno preceduto) è basato anche sulle consuetudini.
Se proprio andassi a simpatia, come ho già detto, la prima unità di misura che cambierei è quella della massa. Dopo aver spiegato ai miei alunni la funzione dei multipli e sottomultipli, trovo sempre qualcuno che, un po' sornione, mi chiede perché le migliaia di unità di misura della massa non si chiamino kkg, o perché i suoi millesimi non si chiamino mkg. Eppure basterebbe pochissimo: si potrebbe per esempio decidere di usare, al posto di chilogrammo, la parola "rebota" e usare il "reb" come unità di misura. Via i grammi (diventerebbero i mreb) e le tonnellate (sarebbero i kreb) (*).
Ma ti immagini che stravolgimento delle consuetudini? E del resto ancora oggi nessuno (dalla massaia al professore universitario) va dal verduraio a dirgli "mi pesi dieci newton di zucchine"...
Stammi bene.
(*): prima che qualcuno prenda sul serio la proposta chiarisco che:
la parola "rebota", in sardo, indica il raduno a scopo mangereccio di un gruppo più o meno numeroso di persone; i giovani la sostituiscono spesso con il termine italiano "spuntino" che non rende affatto il significato in quanto:
a.1) la "rebota" ha una durata indefinita, che va orientativamente dalle 10 di mattina fino a notte fonda e oltre; sono state occasionalmente segnalate "rebotas" di tre giorni;
a.2) la "rebota" prevede un menù che può essere variegato o meno, ma sempre caratterizzato da una massa enorme di cibo e bevande (da cui si spiega la durata)
a.3) la "rebota" non ha carattere stagionale, anche se si può rilevare un picco della frequenza in estate, può essere fatta all'aperto o al chiuso, ed è pertanto invariante rispetto al tempo, almeno quello atmosferico.
Adiosu.
Sebastiano
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