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Certificazione CE impianto con componenti DIY

L'iter relativo alla marcatura CE e problemi connessi.

Moderatore: Foto UtenteGuerra

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[11] Re: Certificazione CE impianto con componenti DIY

Messaggioda Foto UtenteGiudiceDiPace » 23 ago 2014, 12:06

Come ha ben decritto Foto UtenteMike occorre distinguere la "DiCo" (dichiarazione di conformità) secondo il DM 37/08 (Decreto Ministeriale Italiano) che riguarda gli impianti ... dalla "Marcatura CE" prevista da diverse Direttive Europee e che in genere si applica ai prodotti finiti (in qualche caso anche ai componenti: gli interruttori sono marcati CE).
Purtoppo anche per la marcatura CE (che non è solo il logo CE sul prodotto) è prevista una "dichiarazione di conformità" ... e questo genera alcuni equivoci ma si tratta assolutamente di 2 dichiarazioni profondamente differenti.

Le due cose non sono necessariamente legate nel senso che un prodotto (es. una lavatrice) è marcata CE ma viene installata senza alcuna DiCo secondo DM 37/08; viceversa del materiale non marcato CE (perché non rientrante in alcuna direttiva) può benissimo far parte di un impianto oggetto di DiCo secondo DM 37/08.

Nel caso in questione bisogna stare molto attenti al termine "prototipi" (dal Greco Protos = Primo) che è applicabile solo al primo (e unico) esemplare. In sostanza non esiste la produzione di "serie" di Prototipi
Da notare che quasi tutte le direttive escludono proprio gli "esemplari unici".

Altro aspetto da valurare è la "immissione sul mercato" (vendita) di un bene e le sue (eventuali) trasformazioni successive ...
Una scheda etettronica potrebbe essere immessa sul mercato per un uso ed uno scopo tale da rendere l'oggetto esente da marcatura CE ma la sua eventuale modifica, anche solo l'introduzione di un firmware che ne cambia la destinazione d'uso, potrebbe farla diventare un prodotto soggetto a marcatura.
Ebbene chi fa questa trasformazione, o comunque re-immette sul mercato un prodotto diverso ... dovrà farsi carico della marcatura del nuovo prodotto, se necessaria.

Nel tuo ambito quindi occorre definire quali soggetti eseguono quale trasformazione per definire a chi compete questo onere.

Attenzione infine che sui prototti in questione ricadono più direttive (LVD, EMC, RoHs, forse R&TTE (radio) MD (Macchine per alcuni oggetti domotici) CPR (per i prodotti da Costruzione) .... e per ognuna occorre valutare come trattano questi aspetti: identificazione del prodotto, prima immissione e successiva trasformazione

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[12] Re: Certificazione CE impianto con componenti DIY

Messaggioda Foto UtenteSerafino » 25 ago 2014, 10:53

Mi sento in dovere di evidenziare alcune affermazioni non corrette

1-
Da notare che quasi tutte le direttive escludono proprio gli "esemplari unici"
- è incorretta in quanto se anche producessi una sola macchina, un solo quadro elettrico, un solo apparecchio in pressione, anche per uso personale e si configurasse una messa in servizio, la maggior parte delle direttive e regolamenti comunitari sarebbero applicabili.
Quello che le direttive escludono sono i prodotti che vengono esposti a fiere o comunque usati a scopo "pubblicitario/dimostrativo" a patto che risulti chiaramente la loro natura. Di qui, se un prototipo viene immesso sul mercato, dal punto di vista della marcatura CE è un prodotto che deve essere conforme alle disposizioni delle direttive e regolamenti applicabili.

2-
In sostanza non esiste la produzione di "serie" di Prototipi
- è incoretta in quanto, soprattutto nel settore dell'elettronica, si possono produrre alcune centinaia di unità prototipo (pre-serie) proprio per saggiarne le performance in campo. Io direi che non è usuale avere dei prototipi industrializzati (o ingegnerizzato).

3-
Una scheda etettronica potrebbe essere immessa sul mercato per un uso ed uno scopo tale da rendere l'oggetto esente da marcatura CE
- la vedo complicata dato che almeno la RhOS si dovrà applicare a detta scheda che, essendo elettronica, immagino che un minimo di EMC la si dovrebbe prevedere.

4-
ma la sua eventuale modifica, anche solo l'introduzione di un firmware che ne cambia la destinazione d'uso, potrebbe farla diventare un prodotto soggetto a marcatura.
- anche qui dissento. In generale gli usi previsti e ragionevolmente prevedibili piuttosto che gli usi consentiti sono una delle prime cose che nel manuale il produttore di una scheda inserisce (o dovrebbe inserire) proprio al fine di limitarne l'uso in ragione della sua progettazione. Facciamo un esempio: una scheda con un microprocessore ed alcune porte USB può benissimo essere impiegata in applicazioni di sicurezza ma si spera vivamente che il fabbricante della scheda lo escluda palesemente (o lo espliciti palesemente) se non ci ha pensato in fase di progetto. Di qui discende il punto essenziale che, se prendo una scheda elettronica che di per se mi viene data conforme alla direttiva RhOS ed EMC, difficilmente posso rientrare nel campo della direttiva LVD (abbastanza ovvio). Modificando il firmware (ma io sarei più dell'idea che si ottenga il risultato di una modica sostanziale se si lavora sugli applicativi) potrei definire un uso che, se non è esplicitamente vietato od escluso, è possibile e quindi non vedo perché dovrei rifare la marcatura CE (salvo casi di una rarità notevole come add esempio usare una MB di un laptop nel settore medicale...)-

A me pare di capire che esiste un HW (od un setto di HW) sul quale degli sviluppatore aggiungono degli applicativi e poi impiegano detto HW in applicazioni domotiche, magari solo avvolgere le tende o regolare la temperatura.
Siccome HW usato non è un oggetto specifico ma una piattaforma di sviluppo, difficilmente è conforme alle specifiche tecniche delle norme armonizzate per gli Home Building Automation System e quindi, di fatto, non costituiscono la regola dell'arte senza che questa affermazione implichi che siano insicuri.

Concordo invece in maniera assoluta con la conclusione del post di GiudiceDiPace nel quale si esorta a definire prima l'applicazione (o le applicazioni) e poi determinare le direttive da applicare. Non solo è necessario ma è la normale procedura da seguire per una progettazione corretta.
Diciamo che un soggetto voglia impiegare un KIT di sviluppo per controllare il portone a battente di casa sua e si compra, per la bisogna, motori, fotocellule, lampeggianti ecc. In questo caso è pacifico e palese che la macchina realizzata, che ricade anche in RPD (Regolamento sui prodotti da costruzione) presenti dei profili di pericolo conclamati e che la progettazione e realizzazione dell'elettronica debba seguire degli step molto precisi, finanche alla programmazione del SW.
Diversamente diciamo che un soggetto voglia accendere e spegnere una luce nel patio impiegando questa scheda: pur essendo certo l'impiego bisognerebbe valutare in maniera precisa l'applicabilità della Direttiva EMC (ossia è certamente applicabile ma potrebbe richiedere il percorso dei componenti per le fixed installation) e valutare la RhOS, ma entro i limiti di tensione
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[13] Re: Certificazione CE impianto con componenti DIY

Messaggioda Foto UtenteSerafino » 25 ago 2014, 10:58

OPS, ho commesso una serie di errori con il comando quote. Provo a rimediare

1- Da notare che quasi tutte le direttive escludono proprio gli "esemplari unici"
2- In sostanza non esiste la produzione di "serie" di Prototipi
3- Una scheda etettronica potrebbe essere immessa sul mercato per un uso ed uno scopo tale da rendere l'oggetto esente da marcatura CE
4- ma la sua eventuale modifica, anche solo l'introduzione di un firmware che ne cambia la destinazione d'uso, potrebbe farla diventare un prodotto soggetto a marcatura.

[EDIT by brabus]: Citazioni corrette. :ok:
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[14] Re: Certificazione CE impianto con componenti DIY

Messaggioda Foto UtenteLeonitore » 18 set 2014, 11:57

Mike ha scritto:Non esiste una dichiarazione CE dell'impianto elettrico ma una dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37/08. I componenti sono ESCLUSI dal campo di applicazione del DM 37/08, MA, la responsabilità della scelta dei componenti e della sua installazione è in capo all'installatore, il quale, se installa componenti marcati CE diventa responsabile solo dell'installazione, viceversa se installa componenti non marcati CE diventa responsabile anche del prodotto.


Quoto Mike, sono due cose distinte: una è la dichiarazione di conformità dell'impianto elettrico ed un'altra cosa è la marcatura CE dei componenti. Sono due cose diverse.

E anche vero che, la sola marcatura CE su un componente può non valere niente, nel senso che, se dietro il costruttore non mette a disposizione la dichiarazione di conformità CE del prodotto, che spesso e volentieri è difficile da reperire sui vari siti dei produttori..., la marcatura non ha valore. Quindi dev'essere sempre supportata da una dichiarazione di conformità CE valida, altrimenti serve solo a far credere alle persone che il prodotto è conforme, ma in realtà non lo è.
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[15] Re: Certificazione CE impianto con componenti DIY

Messaggioda Foto UtenteSerafino » 18 set 2014, 13:33

Per la direttiva bassa tensione non c'è obbligo di consegnare la dichiarazione di conformità da parte del fabbricante, ma è sufficiente l'apposizione del marchio CE.
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