TardoFreak ha scritto:I giornali ed i telegiornali prima di pubblicare si accertano della veridicità della notizia e, nel caso non siano sicuri al 100% lo dicono chiaramente.
A questo punto la prova la deve dare chi dice che è un falso.
Concordo con
TardoFreak.
La telefonata è stata trasmessa per primo dal Corriere fiorentino, che se non erro è la "versione" fiorentina del Corriere della Sera, ed è stato poi pubblicato sul web e ha fatto il giro dei siti internet e delle televisioni.
Ora credo che sulla veridicità di quella telefonata non ci sia neanche il minimo dubbio, giacché credo (o meglio presumo) sia un elemento rilevante ai fini delle indagini.
Ho sentito integralmente di nuovo le due telefonate al tg di La7 questa sera. E sempre dal tg ho appurato che l'allarme di evacuazione è stato dato un'ora dopo l'urto contro lo scoglio e che so grazie a quello che è stato un vero e proprio ammutinamento dell'equipaggio che si è iniziato a dare il via ai soccorsi e all'evacuazione.
Il che mi fa arrabbiare ancora di più, perché magari attivandosi con un'ora di anticipo ed evitando di lasciare la nave allo sbaraglio, scendendo da essa, si sarebbe potuto ridurre l'entità della tragedia.
La situazione, a mio parere, è tanto semplice quanto tragica: c'è un colpevole materiale che è il comandante, ma ci sono di sicuro anche dei colpevoli
a latere che sono colpevoli morali, coloro cioè che si compiacevano dei passaggi ravvicinati di fronte al Giglio, lodando il comandante di turno. E vanno punti entrambi i tipi di colpevoli.
Nel senso:
il sindaco che il 14 agosto si compiaceva del passaggio della Concordia di fronte al Giglio, ad esempio, non è un colpevole materiale, certo, non era lui che guidava la nave, ma va punito in qualche modo. I vertici della compagnia di navigazione che avallavano certi comportamenti vanno puniti anche loro.
E questo va fatto non solo per dare un senso alla parola giustizia e per rendere giustizia a quelle povere 11 vittime (a cui va il mio pensiero) ma anche per dare un segnale forte alla società civile, se ancora si può parlare di civiltà in questo paese.