Conosco personalmente la ditta installatrice ed é stata regolarmente pagata, il professionista a fronte della spesa impianto penso sia la spesa più esigua, ed é stato incaricato dal ristoratore.
Dell affidamento incarico non c'è traccia e nemmeno fatture.
A me viene il dubbio che sia stato commesso (piú probabilmente dalla ditta installatrice) qualche errore di cui non si vuole riconoscere la paternità, comunque vi farò sapere in quanto il professionista reincaricato dovrei essere proprio.
L unico mio problema é quello di redigere una documentazione più consona possibile alla situazione.
Impianto con DICO mancante
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[33] Dico mancante
Potrei includere nella lettera d incarico una clausula in cui si spiega la situazione, e che il progetto da me redatto andrà ad analizzare per intero tutta la situazione impiantistica come se fosse un nuovo impianto?
Per cui da li esamino il tutto, faccio modificare ciò che non va e faccio emettere all impresa nuova dico come se fosse un nuovo impianto?
Per cui da li esamino il tutto, faccio modificare ciò che non va e faccio emettere all impresa nuova dico come se fosse un nuovo impianto?
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prima forse non mi sono spiegato
punto di vista tecnico
io ditta installatrice prendo il lavoro di realizzazione dell'impianto elettrico per il ristorante del nostro amico, essendo la potenza richiesta pari a 300 kW trifase e il ristorante grande quanto l'isola di Stromboli serve il progetto del professionista
a questo punto può succedere che
a) il progettista è persona conosciuta con cui vi è stima reciproca ed affiatamento, non si aspetta di avere gli elaborati "definitivi" (tanto per dire) e si inizia con l'installazione dopo un paio di incontri
si procede quindi in maniera armonica e simbiotica e alla fine l'opera costruita e il progetto saranno perfettamente confrontabili
b) il progettista è persona sconosciuta, che pretende approccio più rigido oppure completamente l'opposto di cio!
in questo caso, venendo meno la comunicazione e la conoscenza pregressa e col cantiere che non si può fermare ogni minima cazzata, installazione e progetto finale potranno presentare anche sostanziali difformità
e qui nascono i problemi, perché in tutto ciò, per semplicità, non abbiamo considerato la possibilità tutt'altro che rara (specie nel caso "b") che si arrivi a scelte progettuali o installative che non siano avallate dalla controparte
a questo punto, a cose fatte, si avrà comunque un impianto finito, un progetto e una dichiarazione di conformità
l'impianto viene collaudato e con buona probabilità sia nel caso "a" che a in "b" potrà funzionare ugualmente...
ma è qui che la questione inizia a sfumare verso il piano burocratese
l'installatore dichiara di aver seguito un progetto, e fin qui le date dei documenti saranno coerenti
il progettista, piuttosto che modificare il progetto adattandolo alle scelte dell'installatore ritenute non idonee e quindi assumendosi la paternità delle stesse, rimane sulla sua posizione... idem l'installatore
la situazione va in vacca! la carta non risponde più alla rigida burocrazia... è la festa dell'entropia
col committente che va in anossia perché non ha le carte in regola dopo avere speso una barca di soldi
apro parentesi e mi chiedo ma la D.LL non c'era?
situazioni non standard bisognerebbe assumersi la responsabilità di fare la cosa più semplice, credibile e intelligente, anche a costo di generare un assurdo dal punto di vista "formale"...
tutte cose che alla burocrazia non piacciono
quindi mettendomi nei panni di chi ha pagato, a quel punto voglio le cose fatte come burocrazia comanda
curioso che quasi nessuno poi si domanda se l'impianto va bene oppure no!
--------------------------------------
ma questo è il risultato di chi ha resuscitato le corporazioni e ha inventato le abilitazioni "ad minchiam" al campo artigianale e si è poi seduto a tavolino a scrivere uno schema a blocchi
punto di vista tecnico
io ditta installatrice prendo il lavoro di realizzazione dell'impianto elettrico per il ristorante del nostro amico, essendo la potenza richiesta pari a 300 kW trifase e il ristorante grande quanto l'isola di Stromboli serve il progetto del professionista
a questo punto può succedere che
a) il progettista è persona conosciuta con cui vi è stima reciproca ed affiatamento, non si aspetta di avere gli elaborati "definitivi" (tanto per dire) e si inizia con l'installazione dopo un paio di incontri
si procede quindi in maniera armonica e simbiotica e alla fine l'opera costruita e il progetto saranno perfettamente confrontabili
b) il progettista è persona sconosciuta, che pretende approccio più rigido oppure completamente l'opposto di cio!
in questo caso, venendo meno la comunicazione e la conoscenza pregressa e col cantiere che non si può fermare ogni minima cazzata, installazione e progetto finale potranno presentare anche sostanziali difformità
e qui nascono i problemi, perché in tutto ciò, per semplicità, non abbiamo considerato la possibilità tutt'altro che rara (specie nel caso "b") che si arrivi a scelte progettuali o installative che non siano avallate dalla controparte
a questo punto, a cose fatte, si avrà comunque un impianto finito, un progetto e una dichiarazione di conformità
l'impianto viene collaudato e con buona probabilità sia nel caso "a" che a in "b" potrà funzionare ugualmente...
ma è qui che la questione inizia a sfumare verso il piano burocratese
l'installatore dichiara di aver seguito un progetto, e fin qui le date dei documenti saranno coerenti
il progettista, piuttosto che modificare il progetto adattandolo alle scelte dell'installatore ritenute non idonee e quindi assumendosi la paternità delle stesse, rimane sulla sua posizione... idem l'installatore
la situazione va in vacca! la carta non risponde più alla rigida burocrazia... è la festa dell'entropia
col committente che va in anossia perché non ha le carte in regola dopo avere speso una barca di soldi
apro parentesi e mi chiedo ma la D.LL non c'era?
situazioni non standard bisognerebbe assumersi la responsabilità di fare la cosa più semplice, credibile e intelligente, anche a costo di generare un assurdo dal punto di vista "formale"...
tutte cose che alla burocrazia non piacciono
quindi mettendomi nei panni di chi ha pagato, a quel punto voglio le cose fatte come burocrazia comanda
curioso che quasi nessuno poi si domanda se l'impianto va bene oppure no!
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ma questo è il risultato di chi ha resuscitato le corporazioni e ha inventato le abilitazioni "ad minchiam" al campo artigianale e si è poi seduto a tavolino a scrivere uno schema a blocchi
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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[36] Dico mancante
Attilio, non esiste il progetto figuriamoci il D.L, purtroppo questi sono i risultati di chi lavora in maniera approssimata, per cui adesso l unica cosa che mi interessa é mettere tutto a posto, ovviamente tutelando me ( dal punto di vista burocratico e di responsabilità tecnica) e il committente in maniera da garantirgli un lavoro a regola d arte.
Comunque grazie per la vostra disponibilità vi tengo aggiornati.
Comunque grazie per la vostra disponibilità vi tengo aggiornati.
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Senza tanti giri di parole:
1° errore: l'installatore ha eseguito un lavoro senza un progetto obbligatorio redatto da professionista iscritto all'albo.
2° errore: l'installatore ha redatto la dichiarazione di conformità facendo riferimento a un progetto e a un professionista che non risulta incaricato di nulla.
Non mi è chiaro se il professionista che avrebbe dato delle indicazioni progettuali, sia stato contattato dall'installatore o dal committente. Presumo dall'installatore altrimenti il problema non c'era.
Ad ogni modo, l'unica soluzione perseguibile è la seguente:
1) il committente incarica professionista di fiducia per redigere una perizia sullo stato di consistenza dei lavori eseguiti e verifica della conformità alla regola dell'arte.
2) il committente tramite l'avvocato redige una bella lettera circostanziata con allegata la perizia di cui sopra dove intima la ditta installatrice a: presentare il progetto dei lavori eseguiti (dichiarati allegati alla DICO) entro 30 gg dal ricevimento della presente, altrimenti procede con la denuncia al Comune e alla CCIAA per dichiarazione mendace. Ovviamente nella lettera sarà indicato che il tutto sarà a loro carico, comprese le spese per la perizia e gli eventuali adeguamenti di quanto non conforme riscontrato (se ci sono difformità) e che non procede alla richiesta di danni ulteriori qualora provveda.
1° errore: l'installatore ha eseguito un lavoro senza un progetto obbligatorio redatto da professionista iscritto all'albo.
2° errore: l'installatore ha redatto la dichiarazione di conformità facendo riferimento a un progetto e a un professionista che non risulta incaricato di nulla.
Non mi è chiaro se il professionista che avrebbe dato delle indicazioni progettuali, sia stato contattato dall'installatore o dal committente. Presumo dall'installatore altrimenti il problema non c'era.
Ad ogni modo, l'unica soluzione perseguibile è la seguente:
1) il committente incarica professionista di fiducia per redigere una perizia sullo stato di consistenza dei lavori eseguiti e verifica della conformità alla regola dell'arte.
2) il committente tramite l'avvocato redige una bella lettera circostanziata con allegata la perizia di cui sopra dove intima la ditta installatrice a: presentare il progetto dei lavori eseguiti (dichiarati allegati alla DICO) entro 30 gg dal ricevimento della presente, altrimenti procede con la denuncia al Comune e alla CCIAA per dichiarazione mendace. Ovviamente nella lettera sarà indicato che il tutto sarà a loro carico, comprese le spese per la perizia e gli eventuali adeguamenti di quanto non conforme riscontrato (se ci sono difformità) e che non procede alla richiesta di danni ulteriori qualora provveda.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Interessante risposta
Mike, il problema purtroppo sono i tempi, quando un cliente si accorge che gli manca "la carta" vuol dire che è in corso qualche procedimento come l'ottenimento dell'agibilità, o pratica VVF, od altro.....e non c'è il tempo di avviare questa tua procedura
non ci sono problemi, ma solo soluzioni
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[39] Re: Dico
io sono tra quelli che quando c'era la 46/90 guardava Holly e Benji.
ma qualcosina l'ho vista, e l'80% degli impianti che guardo risalgono a quei periodi.
non ho la vostra esperienza, non ho il vostro bagaglio, ma una cosa mi sento di confermarla:
i documenti di un impianto elettrico, NON VALGONO SEMPLICEMENTE UN....non serve continuare.
i documenti vengono redatti quando servono, e non sono mai redatti bene.
gli impianti, che servono sempre, non sono a regola d'arte.
un impianto a regola d'arte su cui non viene fatta manutenzione dopo qualche anno è un impianto di merda.
ma l'impianto ha i documenti.
l'impianto va bene.
un Di.Ri. pagata 200 € rende un impianto conforme alla 37/08. L'impianto continua a fare schifo.
gli installatori non sanno quando serve e quando non serve un progetto.
gli installatori non sanno la differenza tra ampliamento e manutenzione.
i progettisti servono a tirare due linee altrimenti l'installatore non può rilasciare la Di.Co.
i progettisti non sanno la differenza tra ampliamento e manutenzione, e stanno due ore al telefono con me per capirlo, cercando di far valere la teoria dell'abbiamo fatto sempre così.
Di.Co, Di.Ri, Progetti, guardando la realtà che vivo, sono carte che servono a chi di dovere in caso di controllo, di ispezione, se viene l'INAIL, se viene l'ASL, ecc. ecc.
Io ho visto UPG che a fronte di un impianto catastrofico, non hanno battuto ciglio perché il datore faceva regolarmente verifiche DPR 462/01, verifiche letteralmente false.
ora qualcuno mi risponderà che la legge prevede pene per il datore di lavoro bla bla bla bla, il quale è reponsabile bla ba bla culpa in eligendo bla bla bla.
dare responsabilità a chi non è capace di tenerla non risolve i problemi di sicurezza.
aumentare le sanzioni in qualche dpr non risolve i problemi di sicurezza.
in un'altra discussione si parlava anche di questo, dell'utilità di un iter legislativo così fazioso e pesante che ruba così tanto tempo ai nostri cervelli, a discapito della buona tecnica e della vera sicurezza.
ma qualcosina l'ho vista, e l'80% degli impianti che guardo risalgono a quei periodi.
non ho la vostra esperienza, non ho il vostro bagaglio, ma una cosa mi sento di confermarla:
i documenti di un impianto elettrico, NON VALGONO SEMPLICEMENTE UN....non serve continuare.
i documenti vengono redatti quando servono, e non sono mai redatti bene.
gli impianti, che servono sempre, non sono a regola d'arte.
un impianto a regola d'arte su cui non viene fatta manutenzione dopo qualche anno è un impianto di merda.
ma l'impianto ha i documenti.
l'impianto va bene.
un Di.Ri. pagata 200 € rende un impianto conforme alla 37/08. L'impianto continua a fare schifo.
gli installatori non sanno quando serve e quando non serve un progetto.
gli installatori non sanno la differenza tra ampliamento e manutenzione.
i progettisti servono a tirare due linee altrimenti l'installatore non può rilasciare la Di.Co.
i progettisti non sanno la differenza tra ampliamento e manutenzione, e stanno due ore al telefono con me per capirlo, cercando di far valere la teoria dell'abbiamo fatto sempre così.
Di.Co, Di.Ri, Progetti, guardando la realtà che vivo, sono carte che servono a chi di dovere in caso di controllo, di ispezione, se viene l'INAIL, se viene l'ASL, ecc. ecc.
Io ho visto UPG che a fronte di un impianto catastrofico, non hanno battuto ciglio perché il datore faceva regolarmente verifiche DPR 462/01, verifiche letteralmente false.
ora qualcuno mi risponderà che la legge prevede pene per il datore di lavoro bla bla bla bla, il quale è reponsabile bla ba bla culpa in eligendo bla bla bla.
dare responsabilità a chi non è capace di tenerla non risolve i problemi di sicurezza.
aumentare le sanzioni in qualche dpr non risolve i problemi di sicurezza.
in un'altra discussione si parlava anche di questo, dell'utilità di un iter legislativo così fazioso e pesante che ruba così tanto tempo ai nostri cervelli, a discapito della buona tecnica e della vera sicurezza.
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Quoto
lillo
Qui al sud comunque siamo molto avanti... sono pochi gli impianti con anche le carte in regola o quantomeno presenti
Escludendo i palesemente falsi c'è un caso che mi torna alla memoria... un impianto del '91 credo, corredato di dichiarazione di conformità originale, chiamato per un ampliamento osservavo come nessuno dei sei circuiti fosse protetto dal sovraccarico.
Ovviamente nella dichiarazione dell'epoca non vi era allegato nulla che facesse desumere tale bestialità... ma era presente una pagina in cui si esplicava l'idoneità degli elementi oggetto dell'installazione e la loro marcatura IMQ
Qui, oggi come allora il grosso problema non è quello di non conoscere l'enorme cee (è così che molti le chiamano) quanto di conoscere la buona tecnica.
Per esperienza, impianti fatti bene (e lo si nota anche per i dettagli) hanno carte che li accompagnano fatte bene (o non ne hanno completamente)
impianti fatti meno bene, col copia e incolla... hanno carte che li accompagnano fatte allo stesso modo
È cambiato il lavoro dell'artigiano, ma chi ha come obbiettivo "lavorare bene" sa che aggiornarsi e documentarsi è indispensabile.. e soprattutto capire e assimilare le nuove tecnologie e anche quegli elementi burocratici che devono essere visti in ottica funzionale... come può essere una dichiarazione di conformità ben fatta, per chi vuole lavorare bene essa non viene vista come un'onere obbligatorio cui adempiere ma come un valore aggiunto parte integrante del resto del lavoro svolto
Qui al sud comunque siamo molto avanti... sono pochi gli impianti con anche le carte in regola o quantomeno presenti
Escludendo i palesemente falsi c'è un caso che mi torna alla memoria... un impianto del '91 credo, corredato di dichiarazione di conformità originale, chiamato per un ampliamento osservavo come nessuno dei sei circuiti fosse protetto dal sovraccarico.
Ovviamente nella dichiarazione dell'epoca non vi era allegato nulla che facesse desumere tale bestialità... ma era presente una pagina in cui si esplicava l'idoneità degli elementi oggetto dell'installazione e la loro marcatura IMQ
Qui, oggi come allora il grosso problema non è quello di non conoscere l'enorme cee (è così che molti le chiamano) quanto di conoscere la buona tecnica.
Per esperienza, impianti fatti bene (e lo si nota anche per i dettagli) hanno carte che li accompagnano fatte bene (o non ne hanno completamente)
impianti fatti meno bene, col copia e incolla... hanno carte che li accompagnano fatte allo stesso modo
È cambiato il lavoro dell'artigiano, ma chi ha come obbiettivo "lavorare bene" sa che aggiornarsi e documentarsi è indispensabile.. e soprattutto capire e assimilare le nuove tecnologie e anche quegli elementi burocratici che devono essere visti in ottica funzionale... come può essere una dichiarazione di conformità ben fatta, per chi vuole lavorare bene essa non viene vista come un'onere obbligatorio cui adempiere ma come un valore aggiunto parte integrante del resto del lavoro svolto
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Salvatore Quasimodo
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