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giuliomega » 2 mag 2012, 9:15
Le case produttrici di componentistica realizzano corsi a pagamento di differente livello di difficoltà e di pre requisiti. Cito solo a titolo di esempio Schneider Electric. Ce n'è di tutti i gusti: dalla manutenzione alla progettazione di cabine, apparati, etc.
Se la questione nasce dal voler comprendere i metodi di calcolo o le norme, tali corsi sono sufficienti insieme a qualche buon libro.
La laurea in ingegneria è una cosa differente. Dato l'ambito lavorativo, se ne userebbe circa il 10% in termini di apprendimento ai fini della professione. Aggiungo che proprio perché si parla di triennale, è necessario, a mio avviso, studiare per "fede". Nel senso che, ad esempio, il calcolo differenziale o lo studio di parabola e iperbole in Analisi, non vengono minimamente affrontate ai fini impiantistici. Allora partendo dalle basi di matematica, geometria e fisica, si ragiona su modelli astratti e assoluti, al fine, in prima istanza, di aprire la mente, forzandola e ricattandola: finché non si comprende e si fa proprio un metodo, l'esame non si passa.
Non ho avuto il piacere di conoscere persone che siano riuscite a passare esami di analisi senza seguire i corsi.
Ho conosciuto 2 persone che si sono laureate in pari in cinque anni e che erano in grado di stare in aula in silenzio, senza prendere appunti, e riuscire a passare l'esame, nel caso peggiore con un 28. Si tratta di due ingegneri che sono finiti a fare un dottorato negli Stati Uniti e che sono rimasti lì ottenendo una cattedra in geotecnica ed in elettronica/fibre/trasmissione dati. Si tratta di persone dotate di uno schema logico di apprendimento fuori dalla media. Li invidiavo in parte, ma soprattutto non sono mai riuscito a capire quale fosse il metodo di studio o l'approccio alla materia, incomprensibile per me.
Fine ultimo della tecnica ingegneristica è quello di avere le competenze e le capacità intellettive per creare nuove norme e metodi, non per applicare quelli esistenti. Per questo volevo che fosse ben inquadrata la questione.
Se, differentemente, il discorso è legato al desiderio di avere un quadro in più in ufficio, con scritto " in nome... Noi conferiamo..." allora il discorso è diverso; ma purtroppo non varia il carico di lavoro e/o l'impegno richiesti. Cambiano le motivazione. Ma come diceva una nota industria sportiva, nulla è impossibile o qualcosa del tipo Just do it.
In bocca al lupo per tutto.
Buon lavoro e buono studio.
Giulio Passarini