Per lo studio dei regimi di guasto dissimmetrici nelle reti elettriche, si utilizza il metodo delle componenti simmetriche. Metodo che richiede il calcolo delle impedenze diretta , inversa, ed omopolare, della rete vista dal punta di guasto.
A questo proposito, le mie domande sono le seguenti:
- all’occorrenza di un corto circuito(trifase, bifase o monofase) a monte di un trasformatore MT/BT che alimenta un carico di estremità(non motori), nelle Z diretta, inversa e omopolare, viste dal punto di guasto, va incluso l’impedenza del trasformatore e del carico da esso alimentato, oppure si deve considerare solo la rete a monte del guasto?
- Il trasformatore MT/BT a valle del guasto, contribuisce alla corrente di guasto, oppure questa dipende solo dalla rete a monte?
calcolo correnti corto circuito
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I circuiti di sequenza da impostare sono quelli equivalenti di Thevenin visti dal punto di guasto - questo dovrebbe servire a rispondere ad entrambe le domande.
Paolo Moroni
Paolo Moroni
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Paolo Moroni
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La risposta fornita al quesito da Moroni è perfetta, ma può essere utile provare ad integrarla.
I carichi passivi a valle del punto di corto circuito considerato (ovviamente nel caso di rete alimentata da un solo lato) non contribuiscono in alcun modo alla corrente di corto circuito e non vanno pertanto tenuti in alcuna considerazione, e ciò in base alle seguenti considerazioni:
- sul piano normativo: la norma CEI 11-25 fornisce il modello di calcolo (ripreso dalla teoria classica ed insolitamente ben spiegato, per una norma!) per il calcolo delle correnti di corto-circuito: emerge chiaramente che devono essere considerati eclusivamente gli elementi di rete a monte del punto di guasto (a meno che non si intenda tenere conto della presenza di motori);
-sul piano teorico: è facile verificare che gli eventuali carichi passivi derivati a valle del punto di guasto non influiscono minimamente sul calcolo della corente di corto circuito effettuato utilizzando il teorema di Thevenin; in altri termini considerare il circuito equivalente ottenuto considerando detti carichi o il circuito equivalente (con tensione equivalente ed impedenza equivalenti ovviamente diversi) ottenuto considerandoli, porta comunque allo stesso risultato, quando si ipotizzi un corto circuito franco. Un'ultima considerazione riguarda il trasformatore: si tratta evidentemente di un componente in grado di accumulare energia magnetica e dunque, sul piano squisitamente teorico, contribuisce a far circolare una corrente unidirezionale decrescente (durante il corto circuito abbiamo un circuito R-L chiuso in corto) necessaria a dissipare l'energia magnetica accumulata; si tratta evidentemente di valori di corrente del tutto irrisori (il cui ordine di grandezza è rapportabile a quello della corrente magnetizzante della macchina) e quindi assolutamente e tranquillamente trascurabili (in ogni caso è opportuno ricordare che il calcolo dele correnti di corto circuito è sempre notevolmente approssimato).
Cordiali saluti
I carichi passivi a valle del punto di corto circuito considerato (ovviamente nel caso di rete alimentata da un solo lato) non contribuiscono in alcun modo alla corrente di corto circuito e non vanno pertanto tenuti in alcuna considerazione, e ciò in base alle seguenti considerazioni:
- sul piano normativo: la norma CEI 11-25 fornisce il modello di calcolo (ripreso dalla teoria classica ed insolitamente ben spiegato, per una norma!) per il calcolo delle correnti di corto-circuito: emerge chiaramente che devono essere considerati eclusivamente gli elementi di rete a monte del punto di guasto (a meno che non si intenda tenere conto della presenza di motori);
-sul piano teorico: è facile verificare che gli eventuali carichi passivi derivati a valle del punto di guasto non influiscono minimamente sul calcolo della corente di corto circuito effettuato utilizzando il teorema di Thevenin; in altri termini considerare il circuito equivalente ottenuto considerando detti carichi o il circuito equivalente (con tensione equivalente ed impedenza equivalenti ovviamente diversi) ottenuto considerandoli, porta comunque allo stesso risultato, quando si ipotizzi un corto circuito franco. Un'ultima considerazione riguarda il trasformatore: si tratta evidentemente di un componente in grado di accumulare energia magnetica e dunque, sul piano squisitamente teorico, contribuisce a far circolare una corrente unidirezionale decrescente (durante il corto circuito abbiamo un circuito R-L chiuso in corto) necessaria a dissipare l'energia magnetica accumulata; si tratta evidentemente di valori di corrente del tutto irrisori (il cui ordine di grandezza è rapportabile a quello della corrente magnetizzante della macchina) e quindi assolutamente e tranquillamente trascurabili (in ogni caso è opportuno ricordare che il calcolo dele correnti di corto circuito è sempre notevolmente approssimato).
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