Riporto un quesito comparso nella sezione Domande e Risposte che riprende esattamente una situazione in cui mi sto trovando attualmente, per sapere se qualcuno (forse più un avvocato che un tecnico) può "illuminarmi" riguardo una tale questione:
1) chi si trova con un impianto elettrico a norma (quindi da un punto di vista tecnico),costruito prima del 1990 e mai modificato, ma sprovvisto di dichiarazione di conformità che deve fare?
2) un ingegnere iscritto all'albo puo' rilasciare un documento (non lo chiamo volutamente dichiarazione) che ne attesti la conformità alla normativa vigente?
3) un tale documento di verfica che validità legale ha?
Vorrei sottolineare la "non banalità" del caso poiché la dichiarazione di conformità, ai sensi della 46/90 dovrebbe essere rilasciata dall'impresa che ABBIA I REQUISITI (e questi siano anche RICONOSCIUTI) e che ABBIA REALIZZATO L'IMPIANTO. Tutto chiaro e lineare in caso di NUOVO IMPIANTO ma nel caso di impianto esistente le cose si complicano poiché ci si puo' trovare in 3 situazione:
1) impianto non adeguato quindi da rifare (e quindi nuovo impianto e nessun problema);
2) impianto adeguato o impianto parzialmente adeguato = Problema: nessuna impresa è tenuta a rilasciarmi dichiarazione di conformità se non per la parte di impianto da essa modificato.
Anzi ai sensi della 46/90 non sono nemmeno sicuro che la ditta POSSA rilasciare tale documento su un impianto realizzato da terzi. E quindi (PRIMA DOMANDA) si può sapere cosa prevede la legge per uscire da tale situazione.? Mi pare improponibile che che un impianto con tutte le caratteristiche tecniche adeguate alle normative debba essere (o RISULTARE) rifatto da una ditta che poi ne rilasci la conformità!
Inoltre, un ingegnere iscritto regolarmente all'albo professionale può rilasciare un documento sostitutivo che attesti la conformità dell'impianto (da un documento trovato sul sito dell'ordine ingegneri di Milano, relativo alla commissione sicurezza ed igiene del lavoro si fa riferimento ad una perizia con la quale il professionista valuta lo stato dell'impianto e quindi ne certifica la conformità o meno; in caso di conformità parziale indica le modifiche da apportare; la ditta esegue le modifiche ne rilascia dichiarazione di conformità e questa congiuntamente, alla perizia del professionista, va a "coprire" tutto l'impianto).
Quello che mi pare strano è che in qualità di ingegnere sono abilitato alla redazione del progetto che poi la ditta va ad eseguire, sono abilitato alla verifica finale del progetto in qualità di direttore lavori (e quindi sviluppo il progetto secondo le NORME e alla fine, verificando la conformita' al progetto, verifico la conformità alle norme) ma non posso dichiarare la conformità di un impianto esistente?
Tanto più che la legge 46/90 si sofferma nella distinzione tra REQUISITI e ABILITAZIONE. La ditta (il responsabile) deve avere i requisiti e deve essere ABILITATO o in alternativa "preporre alle attivita' di installazione, trasformazione, ampliamento" un responsabile tecnico che ABBIA I REQUISITI (non parla di abilitazione!). E inoltre parla di SOGGETTI ABILITATI per l'esecuzione di opere sull'impianto non per il rilascio della dichiarazione di conformità.
Quesito dichiarazione di conformità
Moderatori:
sebago,
MASSIMO-G,
lillo,
Mike
26 messaggi
• Pagina 1 di 3 • 1, 2, 3
0
voti
0
voti
Premetto che l'argomento proposto, dopo 16 anni di applicazione della L. 46/90 è oramai stato abbondantemente affrontato non solo su questo forum e le modalità per risolvere i problemi esposti sono oramai codificati. In ogni caso:
Atto notorio nel quale dichiara che l'impianto è antecedente all'entrata in vigore della L. 46/90 e risulta in ogni caso conforme alla regola dell'arte ai sensi della L. 186/68. Se chi redige l'atto notorio non è persona competente, a sua tutela, allegherà all'atto, una perizia da parte di un professionista a supporto.
Può rilasciare tutti i documenti, perizie, certificati che vuole ma non sostituiscono la dichiarazione di conformità che può essere redatta solo dall'installatore che ha eseguito i lavori. Nessun lavoro, nessuna dichiarazione.
Ai fini delle L. 46/90 nessun valore legale.
Esatto. Infatti la dichiarazione di conformità è l'assunzione di responsabilità dell'impresa per i lavori ESEGUITI. In ogni caso, tra l'altro dichiara anche che l'intervento è compatibile con l'impianto elettrico esistente, ma non può avere alcuna responsabilità sull'esistente. Ma daltronde non potrebbe essere altrimenti è lo spirito della L. 46/90 è proprio questo.
Se l'impianto elettrico è esistente prima del 1990 ed è conforme alla legislazione previgente, non serve fare nulla. Ma bisogna essere sicuri che sia conforme. Se siamo in ambiente di lavoro le cose cambiano completamente perché il D.lgs. 626/94 obbliga il Datore di Lavoro a adeguare i propri impianti a maggior standard di sicurezza. Nella mia esperienza professionale mi è capitato solo un impianto elettrico realizzato nel 1968 che dopo mia verifica ho dichiarato che era conforme alla regola dell'arte (documentazione compresa), ma riguardava uno stabilimento dove ci sono 30 persone addette solo alla manutenzione elettrica... E' la classica eccezione...
Prassi normale di un progetto di adeguamento. In ogni caso l'installatore è responsabile solo di quello che ha fatto non di tutto l'impianto. Se per esempio il quadro elettrico esistente, dichiarato dal professionista come conforme alla regola dell'arte, prende fuoco, l'installatore non ne risponde visto che non ha eseguito alcun intervento.
La dichiarazione di conformità la può fare solo chi ESEGUE il lavoro, che sotto la PROPRIA, PERSONALE RESPoNSABILITA' dichiara che l'impianto è a regola d'arte. Vuoi assumerti questa responsabilità? Apri partita IVA come impresa installatrice e fai l'elettricista o il responsabile tecnico, in ogni caso puoi fare le DC SOLO della tua azienda, non esiste il DICHIARATORE DI CONFORMITA' libero professionista, altrimenti saremmo alle solite...
Nelle imprese artigiane normalmente il titolare ed il responsabile coincidono. Nelle imprese di dimensioni più elevate esiste la figura del responsabile tecnico che firma contestualmente al legale rappresentante la DC.
Comunque, se non viene di nuovo prorogata a luglio 2006 entra in vigore il TUE sezione impiantistica che apporterà nuove modifiche al sistema, spero migliorative ma non ne vedo le premesse...
marzenta ha scritto:1) chi si trova con un impianto elettrico a norma (quindi da un punto di vista tecnico),costruito prima del 1990 e mai modificato, ma sprovvisto di dichiarazione di conformità che deve fare?.
Atto notorio nel quale dichiara che l'impianto è antecedente all'entrata in vigore della L. 46/90 e risulta in ogni caso conforme alla regola dell'arte ai sensi della L. 186/68. Se chi redige l'atto notorio non è persona competente, a sua tutela, allegherà all'atto, una perizia da parte di un professionista a supporto.
marzenta ha scritto:2) un ingegnere iscritto all'albo puo' rilasciare un documento (non lo chiamo volutamente dichiarazione) che ne attesti la conformità alla normativa vigente?
Può rilasciare tutti i documenti, perizie, certificati che vuole ma non sostituiscono la dichiarazione di conformità che può essere redatta solo dall'installatore che ha eseguito i lavori. Nessun lavoro, nessuna dichiarazione.
marzenta ha scritto:3) un tale documento di verfica che validità legale ha?
Ai fini delle L. 46/90 nessun valore legale.
marzenta ha scritto:Vorrei sottolineare la "non banalità" del caso poiché la dichiarazione di conformità, ai sensi della 46/90 dovrebbe essere rilasciata dall'impresa che ABBIA I REQUISITI (e questi siano anche RICONOSCIUTI) e che ABBIA REALIZZATO L'IMPIANTO. Tutto chiaro e lineare in caso di NUOVO IMPIANTO ma nel caso di impianto esistente le cose si complicano poiché ci si puo' trovare in 3 situazione:
1) impianto non adeguato quindi da rifare (e quindi nuovo impianto e nessun problema);
2) impianto adeguato o impianto parzialmente adeguato = Problema: nessuna impresa è tenuta a rilasciarmi dichiarazione di conformità se non per la parte di impianto da essa modificato.
Esatto. Infatti la dichiarazione di conformità è l'assunzione di responsabilità dell'impresa per i lavori ESEGUITI. In ogni caso, tra l'altro dichiara anche che l'intervento è compatibile con l'impianto elettrico esistente, ma non può avere alcuna responsabilità sull'esistente. Ma daltronde non potrebbe essere altrimenti è lo spirito della L. 46/90 è proprio questo.
marzenta ha scritto:Anzi ai sensi della 46/90 non sono nemmeno sicuro che la ditta POSSA rilasciare tale documento su un impianto realizzato da terzi. E quindi (PRIMA DOMANDA) si può sapere cosa prevede la legge per uscire da tale situazione.? Mi pare improponibile che che un impianto con tutte le caratteristiche tecniche adeguate alle normative debba essere (o RISULTARE) rifatto da una ditta che poi ne rilasci la conformità!
Se l'impianto elettrico è esistente prima del 1990 ed è conforme alla legislazione previgente, non serve fare nulla. Ma bisogna essere sicuri che sia conforme. Se siamo in ambiente di lavoro le cose cambiano completamente perché il D.lgs. 626/94 obbliga il Datore di Lavoro a adeguare i propri impianti a maggior standard di sicurezza. Nella mia esperienza professionale mi è capitato solo un impianto elettrico realizzato nel 1968 che dopo mia verifica ho dichiarato che era conforme alla regola dell'arte (documentazione compresa), ma riguardava uno stabilimento dove ci sono 30 persone addette solo alla manutenzione elettrica... E' la classica eccezione...
marzenta ha scritto:Inoltre, un ingegnere iscritto regolarmente all'albo professionale può rilasciare un documento sostitutivo che attesti la conformità dell'impianto (da un documento trovato sul sito dell'ordine ingegneri di Milano, relativo alla commissione sicurezza ed igiene del lavoro si fa riferimento ad una perizia con la quale il professionista valuta lo stato dell'impianto e quindi ne certifica la conformità o meno; in caso di conformità parziale indica le modifiche da apportare; la ditta esegue le modifiche ne rilascia dichiarazione di conformità e questa congiuntamente, alla perizia del professionista, va a "coprire" tutto l'impianto).
Prassi normale di un progetto di adeguamento. In ogni caso l'installatore è responsabile solo di quello che ha fatto non di tutto l'impianto. Se per esempio il quadro elettrico esistente, dichiarato dal professionista come conforme alla regola dell'arte, prende fuoco, l'installatore non ne risponde visto che non ha eseguito alcun intervento.
marzenta ha scritto:Quello che mi pare strano è che in qualità di ingegnere sono abilitato alla redazione del progetto che poi la ditta va ad eseguire, sono abilitato alla verifica finale del progetto in qualità di direttore lavori (e quindi sviluppo il progetto secondo le NORME e alla fine, verificando la conformita' al progetto, verifico la conformità alle norme) ma non posso dichiarare la conformità di un impianto esistente?
La dichiarazione di conformità la può fare solo chi ESEGUE il lavoro, che sotto la PROPRIA, PERSONALE RESPoNSABILITA' dichiara che l'impianto è a regola d'arte. Vuoi assumerti questa responsabilità? Apri partita IVA come impresa installatrice e fai l'elettricista o il responsabile tecnico, in ogni caso puoi fare le DC SOLO della tua azienda, non esiste il DICHIARATORE DI CONFORMITA' libero professionista, altrimenti saremmo alle solite...
marzenta ha scritto:Tanto più che la legge 46/90 si sofferma nella distinzione tra REQUISITI e ABILITAZIONE. La ditta (il responsabile) deve avere i requisiti e deve essere ABILITATO o in alternativa "preporre alle attivita' di installazione, trasformazione, ampliamento" un responsabile tecnico che ABBIA I REQUISITI (non parla di abilitazione!). E inoltre parla di SOGGETTI ABILITATI per l'esecuzione di opere sull'impianto non per il rilascio della dichiarazione di conformità.
Nelle imprese artigiane normalmente il titolare ed il responsabile coincidono. Nelle imprese di dimensioni più elevate esiste la figura del responsabile tecnico che firma contestualmente al legale rappresentante la DC.
Comunque, se non viene di nuovo prorogata a luglio 2006 entra in vigore il TUE sezione impiantistica che apporterà nuove modifiche al sistema, spero migliorative ma non ne vedo le premesse...
--
Michele Lysander Guetta
--
"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
Michele Lysander Guetta
--
"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
-

Mike
55,6k 7 10 12 - G.Master EY

- Messaggi: 17003
- Iscritto il: 1 ott 2004, 18:25
- Località: Conegliano (TV)
0
voti
1) deve farselo certificare;marzenta ha scritto:Riporto un quesito comparso nella sezione Domande e Risposte che riprende esattamente una situazione in cui mi sto trovando attualmente, per sapere se
2) un ingegnere puo effettuare la verifica alla conformità (sta nella logica della direzione tecnica per chi non è ancora abilitato);
3) ha validità legale al punto che per la 462/01 lo si abbina alla denuncia (e se mancano i disegni, per dove vi è obbligo, occorrono anche quelli).
dai un'occhiata alla norma CEI 0-14 (giuda alla 462/01. ti fa comprendere alcune situazioni transitorie così come da te prospettate).
Un impianto non lo si certifica "ad occhio" ma verificandone le rispondenze alle normative effettuando prove e misure (isolamento, terra, interventi interruttori, coordinamento, ect ect). quindi un certificato di verifica ha valore di legge per la denuncia al DPR 462/01.
ciao
Ultima modifica di
Ospite il 20 gen 2016, 21:19, modificato 2 volte in totale.
Motivazione: le citazioni complete ed inutili sono orripilanti
Motivazione: le citazioni complete ed inutili sono orripilanti
0
voti
Salve, mi sono iscritto a quest'ennesimo forum per riuscire a trovare una scappatoia al problema della 46/90.
Io sono un ingegnere elettrico iscritto all'albo sezione B, quindi ho i requisiti richiesti dalla legge 46/90 per quanto riguarda la parte elettrica. A gennaio 2007 aprirò la p.iva e mi iscriverò ad Inarcassa.
Il mio problema è che vorrei fare sia il progettista (a tempo pieno) sia l'installatore di impianti civili (a tempo perso). Purtroppo ho compreso che per poter installare anche uno stupido impianto di casa bisogna essere iscritti alla CCIAA (Camera di commercio), è già questo è assurdo visto che sono ing ed avrei p.iva... non vedo proprio la necessità. O meglio per rilasciare la DDC bisogna essere iscritti alla CCIAA. Ora voglio sapere possibile che da libero professionista non c'è una scappatoia per fare anche l'installatore e debba per forza aprire una ditta individuale? Aprendo una ditti individuale, posso continuare a versare ad Inarcassa sia per le fatture da progettista sia per le fatture da artigiano?
Io sono un ingegnere elettrico iscritto all'albo sezione B, quindi ho i requisiti richiesti dalla legge 46/90 per quanto riguarda la parte elettrica. A gennaio 2007 aprirò la p.iva e mi iscriverò ad Inarcassa.
Il mio problema è che vorrei fare sia il progettista (a tempo pieno) sia l'installatore di impianti civili (a tempo perso). Purtroppo ho compreso che per poter installare anche uno stupido impianto di casa bisogna essere iscritti alla CCIAA (Camera di commercio), è già questo è assurdo visto che sono ing ed avrei p.iva... non vedo proprio la necessità. O meglio per rilasciare la DDC bisogna essere iscritti alla CCIAA. Ora voglio sapere possibile che da libero professionista non c'è una scappatoia per fare anche l'installatore e debba per forza aprire una ditta individuale? Aprendo una ditti individuale, posso continuare a versare ad Inarcassa sia per le fatture da progettista sia per le fatture da artigiano?
Se entrambi abbiamo una mela e ce le scambiamo, avremo sempre una mela ciascuno... se entrambi abbiamo un'idea e ce le scambiamo, entrambi avremo due idee.
-

giorgiodavid
145 1 3 5 - Expert

- Messaggi: 895
- Iscritto il: 19 giu 2006, 16:38
- Località: Roma
0
voti
Mi dispiace deluderti ma al momento attuale non ci sono scappatoie. Anche perché, in 16 anni di applicazione della L. 46/90, a quest'ora se c'era un via d'uscita, sicuramente sarebbe già stata perseguita. In Italia in questo siamo molto bravi...
Al di là delle considerazioni, mi preme sottlineare un aspetto, l'attività del libero professionista è una cosa, quella dell'imprenditore è un'altra. La prima ha una sua importanza ed implicazione sociale, riconosciuta dal ns. ordinamento, la seconda per definizione è a servizio solamente del profitto (giustamente).
Nessuno vieta di fare entrambe le cose, ma è opportuno tenerle separate, proprio perché si opera in ambiti diversi.
Non esiste il mestiere di installatore libero professionista, o di libero professionista installatore. Esiste il mestiere di installatore, il cui titolare (se impresa artigiana) o il responsabile tecnico (se impresa di capitale), per i lavori rientranti nel campo di applicazione della L. 46/90 e DPR 447/91 debbono possedere i requisiti tecnico professionali.
Esiste il libero professionista, dove per i progetti rientranti nel campo di applicazione della L. 46/90 e DPR 447/91 è obbligatoria l'iscrizione ad un albo professionale.
Il TUE parte impiantistica che in teoria dovrebbe entrare in vigore a fine mese, da quanto ne so non porta campbiamenti in questo fronte.
Al di là delle considerazioni, mi preme sottlineare un aspetto, l'attività del libero professionista è una cosa, quella dell'imprenditore è un'altra. La prima ha una sua importanza ed implicazione sociale, riconosciuta dal ns. ordinamento, la seconda per definizione è a servizio solamente del profitto (giustamente).
Nessuno vieta di fare entrambe le cose, ma è opportuno tenerle separate, proprio perché si opera in ambiti diversi.
Non esiste il mestiere di installatore libero professionista, o di libero professionista installatore. Esiste il mestiere di installatore, il cui titolare (se impresa artigiana) o il responsabile tecnico (se impresa di capitale), per i lavori rientranti nel campo di applicazione della L. 46/90 e DPR 447/91 debbono possedere i requisiti tecnico professionali.
Esiste il libero professionista, dove per i progetti rientranti nel campo di applicazione della L. 46/90 e DPR 447/91 è obbligatoria l'iscrizione ad un albo professionale.
Il TUE parte impiantistica che in teoria dovrebbe entrare in vigore a fine mese, da quanto ne so non porta campbiamenti in questo fronte.
--
Michele Lysander Guetta
--
"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
Michele Lysander Guetta
--
"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
-

Mike
55,6k 7 10 12 - G.Master EY

- Messaggi: 17003
- Iscritto il: 1 ott 2004, 18:25
- Località: Conegliano (TV)
0
voti
Grazie Mike, mi sapresti indicare qualche link che parla di questo TUE, che detto fra noi fa' un po' ridere come acronimo.
Appurato però che posso fare entrambe le cose, essendo libero professionista per i progetti e ditta individuale per le installazioni (ma a questo c'ero già arrivato dopo varie info), rimane da chiarire il problema della previdenza. Se la CCIAA mi costringesse ad iscrivermi ad Inps, istituendo una ditta individuale abilitata alla 46/90, non mi converrebbe economicamente perché ho visto che i contributi minimi da versare ad Inps supererebbero i 2000 euro/anno e volendo fare l'installatore saltuariamente, va da se che non rientrerei delle "spese"!!! Quindi la mia domanda è: potrò da ditta individuale iscritta alla CCIAA decidere di versare i contributi solo ad Inarcassa in modo da avere un unica previdenza ed anche più sicura? Se a questa domanda ci fosse una risposta di "si", il problema sarebbe "risolvibile".
Appurato però che posso fare entrambe le cose, essendo libero professionista per i progetti e ditta individuale per le installazioni (ma a questo c'ero già arrivato dopo varie info), rimane da chiarire il problema della previdenza. Se la CCIAA mi costringesse ad iscrivermi ad Inps, istituendo una ditta individuale abilitata alla 46/90, non mi converrebbe economicamente perché ho visto che i contributi minimi da versare ad Inps supererebbero i 2000 euro/anno e volendo fare l'installatore saltuariamente, va da se che non rientrerei delle "spese"!!! Quindi la mia domanda è: potrò da ditta individuale iscritta alla CCIAA decidere di versare i contributi solo ad Inarcassa in modo da avere un unica previdenza ed anche più sicura? Se a questa domanda ci fosse una risposta di "si", il problema sarebbe "risolvibile".
Se entrambi abbiamo una mela e ce le scambiamo, avremo sempre una mela ciascuno... se entrambi abbiamo un'idea e ce le scambiamo, entrambi avremo due idee.
-

giorgiodavid
145 1 3 5 - Expert

- Messaggi: 895
- Iscritto il: 19 giu 2006, 16:38
- Località: Roma
0
voti
Il tuo è un problema più da commercialista che da tecnico
.
Capisco le tue problematiche ma non hai vie di uscita. Per esercitare come libero professionista dei pagare la cassa previdenziale, come installatore l'INPS.
Capisco le tue problematiche ma non hai vie di uscita. Per esercitare come libero professionista dei pagare la cassa previdenziale, come installatore l'INPS.
--
Michele Lysander Guetta
--
"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
Michele Lysander Guetta
--
"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
-

Mike
55,6k 7 10 12 - G.Master EY

- Messaggi: 17003
- Iscritto il: 1 ott 2004, 18:25
- Località: Conegliano (TV)
0
voti
In realtà, neanche i commercialisti sanno bene questa cosa...
Scusami se insisto su questo argomento, ma vorrei porre un'ultima domanda. L'azienda dove lavoro ha come codice attività 74.20.2 servizi di ingegneria integrata, e se non ho capito male, sono iscritti alla CCIAA e versano i contributi SOLO ad Inarcassa. Quindi come è possibile? Forse non è l'iscrizione alla CCIAA che comporta l'obbligo di versare ad Inps, ma la richiesta di abilitazione alla 46/90?
INCISO: è assurdo che un progettista non possa mettere in pratica tutta la sua teoria... spesso si vedono ingegneri che non sanno manco come è fatta una resistenza o altro componente, eppure lo progettano e/o lo implementano.
Scusami se insisto su questo argomento, ma vorrei porre un'ultima domanda. L'azienda dove lavoro ha come codice attività 74.20.2 servizi di ingegneria integrata, e se non ho capito male, sono iscritti alla CCIAA e versano i contributi SOLO ad Inarcassa. Quindi come è possibile? Forse non è l'iscrizione alla CCIAA che comporta l'obbligo di versare ad Inps, ma la richiesta di abilitazione alla 46/90?
INCISO: è assurdo che un progettista non possa mettere in pratica tutta la sua teoria... spesso si vedono ingegneri che non sanno manco come è fatta una resistenza o altro componente, eppure lo progettano e/o lo implementano.
Se entrambi abbiamo una mela e ce le scambiamo, avremo sempre una mela ciascuno... se entrambi abbiamo un'idea e ce le scambiamo, entrambi avremo due idee.
-

giorgiodavid
145 1 3 5 - Expert

- Messaggi: 895
- Iscritto il: 19 giu 2006, 16:38
- Località: Roma
0
voti
giorgiodavid ha scritto:In realtà, neanche i commercialisti sanno bene questa cosa...?.
Cambia commercialista...
giorgiodavid ha scritto: Scusami se insisto su questo argomento, ma vorrei porre un'ultima domanda. L'azienda dove lavoro ha come codice attività 74.20.2 servizi di ingegneria integrata, e se non ho capito male, sono iscritti alla CCIAA e versano i contributi SOLO ad Inarcassa. Quindi come è possibile? Forse non è l'iscrizione alla CCIAA che comporta l'obbligo di versare ad Inps, ma la richiesta di abilitazione alla 46/90?.
Probabilmente si tratta di una SRL dove i soci risultano non operativi, ovvero fanno parte del consiglio di amministrazione e percepiscono solamente un rimborso spese. I singoli professionisti emettono parcella alla srl per le loro competenze.
giorgiodavid ha scritto:
INCISO: è assurdo che un progettista non possa mettere in pratica tutta la sua teoria... spesso si vedono ingegneri che non sanno manco come è fatta una resistenza o altro componente, eppure lo progettano e/o lo implementano.
Nessuno ti vieta di mettere in pratica la teoria, solamente si richiede di farlo nel modo corretto. Altrimenti tutti possono fare tutto. Ci sono delle regole vanno rispettate. Come libero professionista hai dei pro e dei contro. Tra i contro c'è il campo di applicazione limitato alla progettazione e consulenza secondo le regola del proprio ordine professionale. Vuoi fare anche l'elettricista? Allora apri una partita IVA individuale, oppure vai dal notaio e crei una società di servizi (SAS, SNC, SRL, SPA) che vende progetti e realizzazione, il tutto specificato nella ragione sociale.
--
Michele Lysander Guetta
--
"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
Michele Lysander Guetta
--
"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
-

Mike
55,6k 7 10 12 - G.Master EY

- Messaggi: 17003
- Iscritto il: 1 ott 2004, 18:25
- Località: Conegliano (TV)
0
voti
ciao a tutti, richiamo questo post.
Sono un ingegnere e mi hanno chiamato per fare una DIRI su un impianto elettrico di un edificio commerciale.
Durante il sopralluogo abbiamo scoperto che l'impianto è stato fatto nel 2012 e quindi la DIRI non si può fare perché la 37/08 prevede la DICO per gli impianti realizzati dopo il 2008.
Il problema è che la DICO è scomparsa e non sappiamo se sia mai stata realmente fornita.
A livello legale, che cosa bisogna fare a questo punto??
Grazie
Sono un ingegnere e mi hanno chiamato per fare una DIRI su un impianto elettrico di un edificio commerciale.
Durante il sopralluogo abbiamo scoperto che l'impianto è stato fatto nel 2012 e quindi la DIRI non si può fare perché la 37/08 prevede la DICO per gli impianti realizzati dopo il 2008.
Il problema è che la DICO è scomparsa e non sappiamo se sia mai stata realmente fornita.
A livello legale, che cosa bisogna fare a questo punto??
Grazie
26 messaggi
• Pagina 1 di 3 • 1, 2, 3
Torna a Impianti, sicurezza e quadristica
Chi c’è in linea
Visitano il forum: Nessuno e 85 ospiti

Elettrotecnica e non solo (admin)
Un gatto tra gli elettroni (IsidoroKZ)
Esperienza e simulazioni (g.schgor)
Moleskine di un idraulico (RenzoDF)
Il Blog di ElectroYou (webmaster)
Idee microcontrollate (TardoFreak)
PICcoli grandi PICMicro (Paolino)
Il blog elettrico di carloc (carloc)
DirtEYblooog (dirtydeeds)
Di tutto... un po' (jordan20)
AK47 (lillo)
Esperienze elettroniche (marco438)
Telecomunicazioni musicali (clavicordo)
Automazione ed Elettronica (gustavo)
Direttive per la sicurezza (ErnestoCappelletti)
EYnfo dall'Alaska (mir)
Apriamo il quadro! (attilio)
H7-25 (asdf)
Passione Elettrica (massimob)
Elettroni a spasso (guidob)
Bloguerra (guerra)

