Prima di tutto ringrazio l'Ing. Zeno Martini (Admin )
per gli articoli da lui scritti , che sto leggendo , e piano piano
mi stanno illuminando sul mondo dell'elettricità soprattutto per
le analogie che ci sono in fisica generale tra i processi termici e elettrici.
Come avrete notato infatti , da quando mi sono iscritto al
forum ,non ho quasi mai inserito messaggi in aree all 'infuori
di fisica generale e di fisica tecnica.Questo perché di elettricità
so poco e devo solo imparare.Ma la parte termotecnica è
la mia materia , è pur sbagliando come tutti ,di alcune cose sono abbastanza convinto:
La resitenza termica unitaria (R) si misura in

Non lo dico io ma vari testi autorevoli in materia:
"Manuale del Termotecnico " Enrico Rossi ed.Hoepli
"Legge 10 e certificazione energetica degli Edifici" Fabio Capello e Costanzo Di Perna - Ed .EPC LIBRI
"Manuale di progettazione edilizia " AAVVvolume 2 _ed. Hoepli 1994 pag 94 e seguenti
.... .....
In proposito provo a spiegare, il possibile frantendimento ,messo bene in evidenza alla pagine 10-11 del primo libro citato:

- resistenza termica unitaria e specifica"manuale termotecnico"
- pagina 10_11.jpg (465.78 KiB) Osservato 5025 volte
infatti se non erro seguendo il ragionamento dell' Ing Martini
dopo che abbiamo definito la resistenza termica specifica K/W dovremmo
stabilire la sezione del mezzo di tramissione ovvero la sezione del conduttore
per riuscire a trovare la differenza di temperatura per effetto Ohm (quanto scalda il conduttore)
In termotecnica dovremmo di conseguenza stabilire qual è l'unità di superficie della parete,
al quale è riferita la Restistenza termica ovvero l'unità di superficie a cui si riferisce la resistenza al passaggio del Calore.
Altrimenti come potremmo venire a capo del calcolo delle dispersioni per trasmissione
di un ambiente confinato, se non ne sapessimo le dimensioni e quindi la superficie disperdente?
Questo è il mio pensiero ,correggetemi se sbaglio. Arch. Enea Pacini