È la solita questione sugli "infinitesimi", quantità mai definite rigorosamente ma usate in gran quantità da fisici ed ingegneri. Nonostante la loro non rigorosità, permettono di arrivare rapidamente a certe conclusioni, che per magia sono anche spesso corrette... In realtà è possibile anche una trattazione rigorosa degli infinitesimi: è la cosiddetta "
analisi non standard" con i suoi numeri "iperreali". Tale teoria non è mai entrata nella pratica matematica, ma almeno serve a dirci che qualcosa di sensato, sotto la nostra intuitiva idea di infinitesimo, c'è.
Sulla questione del simbolo di derivazione, i significati rigorosi del "d" possono essere molteplici...
Nella derivazione ordinaria

non possiamo,ad essere rigorosi (almeno nella nostra analisi standard), considerare l'operatore come una frazione di due grandezze, ma dobbiamo considerare l'operatore

nel suo insieme, operatore applicato appunto a

.
Non è però sbagliato scrivere, in questo caso, che

,
ma qui i significati dei d cambiano: non abbiamo più a che fare con semplici funzioni, ma con differenziali, che associano ad ogni t un operatore lineare..
Se troviamo il simbolo d all'interno di un integrale, in
teoria della misura, ad esempio in

,
Il significato cambia ancora: qui ci dice che stiamo integrando rispetto alla misura mu.
Se invece, ad esempio,d F è una
forma differenziale di grado 1, e

è una curva,

ha ancora un altro significato...
Tutti queste interpretazioni sono comunque legate tra loro, e secondo me è sempre possibile interpretarne una in funzione dell'altra, visto la vicinanza dei concetti di derivazione e di integrazione. Farlo formalmente però non è immediato, e sicuramente bisogna pensarci un po' sù. E nessun prof spiegherà mai queste cose (almeno dalla mia esperienza)...