Grazie
Renzo , la tua positiva risposta mi stimola a continuare nell'analisi retroduttiva (alla Conan Doyle).
Dunque

sono corde , il numero esatto non conta , ma ciò che importa è la tensione che esercitano , anzi maggiore è il numero e meglio è quindi si suppone che l'effetto di queste corde sia la trazione cioè l'allungamento o l'accorciamento (da qui l'igrometro o il termometro ) o il movimento perpendicolare di esse che apre una prospettiva nuova.
Il numero di corde fa sì che l'effetto che avviene su una singola corda sia amplificato x n(corde) si deduce che la misurazione sia relativa ad un fenomeno estrememente debole.
Parliamo del materiale di cui sono fatte di queste corde.
Come giustamente hai corretto il mio involontario errore di scrittura , tra gli inzi del IXI° e del XX° secolo dobbiamo scartare tutti i materiali plastici polimerici che non avevano ancora avuto il loro sviluppo.
O si tratta di materiale tessile quindi fibre naturali, o metallico.
In particolare se si trattasse di corde metalliche , o fili metallici , ricordo un simpatico esperimento di fisica per simulare l'esperienza di
Orsted , in cui se un filo metallico (anche se Orsted usò una bussola) fosse immerso in un campo magnetico , attraversandone perpendicolarmente le linee di campo , si genererebbe una forza repulsiva che farebbe curvare il filo , in questo specifico caso muovendo l'ago del plotter.
Insomma cosa sarà mai , una apparecchiatura che rileva deboli campi magnetici ?
O addirittura che ne rappresenta graficamente l'intensità e la variabilità nel tempo?