Partendo dal metodo dei potenziali nodali notiamo come i nodi siano
8, quindi
8 potenziali nodali dei quali
uno pari a zero prendendo un nodo come riferimento , e in generale
7 (n-1)
KCL che potremo usare nel sistema.
La presenza del mutuo induttore introduce, e' vero, una complicazione nella scrittura del sistema, ma ci fornisce altresi' due equazioni addizionali grazie alle sue due relazioni costitutive fra tensioni
V1,
V2 e le correnti
I1,
I2 ai morsetti delle due porte del doppio bipolo.
Assumiamo per convenienza risolutiva il nodo E a potenziale nullo VE=0 e sempre per convenienza consideriamo il generatore dipendente da V2 e non da VL2, notando come V2=-VL2, invertendone il segno.
Il numero di incognite sale quindi da
8 a
8+4=12, e
dodici saranno le equazioni che dovremo scrivere per ricavare la soluzione della rete.
L'aver imposto a zero il potenziale di E ci permette di evitare di introdurre (come normalmente si fa) come incognite addizionali le correnti dei rami relativi ai generatori di tensione, e di scrivere invece immediatamente i potenziali di A, G ed F come

che costituiscono le prime 4 semplici equazioni, che potremo definire equazioni Jolly
Per le rimanenti equazioni non potremo quindi usare i nodi E, A, G, F, in quanto non abbiamo avuto la necessita' di introdurre come incognite addizionali le correnti di ramo (e quindi diventano inutilizzabili), ma solo quelle agli altri nodi B, C, D, H, rispettivamente

dove, per comodita' di scrittura (e facilita' di lettura), non ho esplicitato le ammettenze di ramo.
Mancano pero' le ultime 4 relazioni, due saranno come gia' detto le relazioni costitutive del doppio bipolo

ed infine le rimanenti due relazioni saranno ricavabili dal legame tra i potenziali ai nodi e le tensioni di porta V1 e V2

Ora non resta che risolvere, ovviamente per via simbolica ... a Pisa si fa solo quella e se la rete non e' complessa non e' pisana ... mi vien da dire ...
Viva l'idraulica 