Incidente al Giglio della Costa Concordia
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Poco fa su Rai3 hanno intervistato l'ex farmacista dell'isola.
Ha detto, con una foto, che sono frequenti i suggestivi passaggi avvicinati delle navi alla costa dell'isola, ma sempre nei limiti di sicurezza.
La conduttrice, che non ha capito (o ha fatto finta di non capire), ha concluso: allora è frequente che non vengano rispettati i limiti di sicurezza.
Ha detto, con una foto, che sono frequenti i suggestivi passaggi avvicinati delle navi alla costa dell'isola, ma sempre nei limiti di sicurezza.
La conduttrice, che non ha capito (o ha fatto finta di non capire), ha concluso: allora è frequente che non vengano rispettati i limiti di sicurezza.
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ma il farmacista come fa a dire che vengono rispettati i limiti di sicurezza?
il fatto che non sia mai successo nulla non è automaticamente sinonimo di sicurezza...
il fatto che non sia mai successo nulla non è automaticamente sinonimo di sicurezza...
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guzz ha scritto:non è che magari si possa farli, ma solo dopo aver concordato la rotta con la capitaneria?
Non è previsto un controllo del traffico marittimo come quello aeronautico, e meno male dico io! Non avrebbe senso mettere su un ambaradan come il controllo del traffico aereo, anche perché non se ne vede il motivo.
Voglio dire: un comandante DEVE usare il buon senso e non è difficile farlo, basta tenersi più distante dalla riva.
Non l' ha mica detto il dottore che il passaggio bisogna farlo a 100-150 m. Anche a 500 m. va bene lo stesso.
Poi, per carità, i pirla sono uniformemente distribuiti ed in notevole quantità. Dispiace sapere che alcuni esemplari hanno incarichi di responsabilità.
Il problema, a questo punto, non è il controllo del traffico ma il controllo dei pirla.
"La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi".
"Parla soltanto quando sei sicuro che quello che dirai è più bello del silenzio".
Rispondere è cortesia, ma lasciare l'ultima parola ai cretini è arte.
"Parla soltanto quando sei sicuro che quello che dirai è più bello del silenzio".
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TardoFreak
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guzz ha scritto:ma il farmacista come fa a dire che vengono rispettati i limiti di sicurezza?
Penso che sia solo una valutazione di buon senso fatta da chi conosce il luogo ed ha assistito diverse volte a questi passaggi.
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si vabbè, ma si torna al discorso di
TardoFreak sui pirla...
a proposito, credo sia più facile annullare il debito dell'italia che depirlizzare la penisola... ma questo è un altro discorso...
a proposito, credo sia più facile annullare il debito dell'italia che depirlizzare la penisola... ma questo è un altro discorso...
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TardoFreak ha scritto:Non è previsto un controllo del traffico marittimo come quello aeronautico, e meno male dico io!
Non sono un esperto, ma anche a me sembra che non sia il caso di mettere in piedi un apparato di nuove regole, divieti, controlli, sanzioni, autorizzazioni. Tutto ciò potrebbe essere un inutile fardello per i navigatori capaci, col rischio che diventino regole metodicamente non rispettate.
Non sono un navigatore, ma mi sembra che non tutto ciò non sia necessario nella stragrande maggioranza dei casi: il comandante di una nave non è un patentato qualunque, ma un superprofessionista responsabile (ed anche superpagato: si va dagli 8500 euro netti per una nave merci, e dai 12000 in super una nave passeggeri) che dovrebbe ben sapere dove può portare in sicurezza la sua nave.
E al contempo nessuna regola, per quanto severa, sarebbe a prova di cretino!
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Dal post [101] di
TardoFreak
La questione sembra essere riassunta in queste righe.
Il capitano (in quanto figura di responsabilità assoluta) ha commesso gravi errori e sottovalutazioni, prima, durante e dopo "l' incidente", forse ci saranno anche altri ufficiali responsabili, questo verrà accertato.
E se il senso di panico (per non volere ipotizzare altro) che l' ha portato ad abbandonare la nave prima del tempo non potesse essere preventivabile, perché aver perso tanto tempo prima di comunicare la situazione? Non mi riferisco solo ai passeggeri, ma persino alle autorità competenti.
Ho la sensazione che fino all' ultimo egli non si sia reso realmente conto della gravità della situazione nonostante l' evidenza dei fatti cui presumo l' abbiano presto messo al corrente.
Il fatto di ritardare fino all' inverosimile la decisione di evaquare la nave, fa pensare che egli avesse in mente di riuscire ad entrare in porto o di prendere una secca mantenendo la nave entro una certa inclinazione o di altra ipotetica (e improbabile) manovra di cui io non sono conoscitore. Probabilmente già da li è iniziato il suo panico davanti ad una situazione più grande di lui e probabilmente nella sua testa echeggiava una voce martellante che ripeteva senza soluzione di continuità "cogl..ne, cogl..ne, cogl..ne..."
Ed ecco che le parole di TardoFreak, rendono chiaro quello che può sembrare inspiegabile.
Chi non ha commesso una caxxata nei suoi esordi lavorativi?
Chi non le ha tentate tutte per rimettere le cose a posto ed evitare di dovere denunciare l' accaduto ai propri superiori? O dovere ammettere l' errore?
Chi non c' è riuscito ed è dovuto andare con la propria faccia a dare delle spiegazioni?
Scappare o nascondere le proprie responsabilità non è sufficiente a salvare la propria coscienza... ammesso che se ne abbia una.
Se in 20 anni di servizio un ufficiale fa carriera senza incontrare mai un intoppo il suo "lavoro" è più simile a quello di un impiegato di banca che a quello di un pescatore che esce in mare con il suo peschereccio e che il mare lo conosce davvero.
Dopo 20 anni, magari arruffianandosi il direttore della compagnia, fa automaticamente una carriera e raggiunge il titolo di comandante e, in condizioni normali, continuerà a fare una mazza.
Fino a quando tutto va bene.
Poi però le cose possono andare male e solo in questo momento il comandante dovrebbe fare, appunto, il comandante.
La questione sembra essere riassunta in queste righe.
Il capitano (in quanto figura di responsabilità assoluta) ha commesso gravi errori e sottovalutazioni, prima, durante e dopo "l' incidente", forse ci saranno anche altri ufficiali responsabili, questo verrà accertato.
E se il senso di panico (per non volere ipotizzare altro) che l' ha portato ad abbandonare la nave prima del tempo non potesse essere preventivabile, perché aver perso tanto tempo prima di comunicare la situazione? Non mi riferisco solo ai passeggeri, ma persino alle autorità competenti.
Ho la sensazione che fino all' ultimo egli non si sia reso realmente conto della gravità della situazione nonostante l' evidenza dei fatti cui presumo l' abbiano presto messo al corrente.
Il fatto di ritardare fino all' inverosimile la decisione di evaquare la nave, fa pensare che egli avesse in mente di riuscire ad entrare in porto o di prendere una secca mantenendo la nave entro una certa inclinazione o di altra ipotetica (e improbabile) manovra di cui io non sono conoscitore. Probabilmente già da li è iniziato il suo panico davanti ad una situazione più grande di lui e probabilmente nella sua testa echeggiava una voce martellante che ripeteva senza soluzione di continuità "cogl..ne, cogl..ne, cogl..ne..."
Ed ecco che le parole di TardoFreak, rendono chiaro quello che può sembrare inspiegabile.
Chi non ha commesso una caxxata nei suoi esordi lavorativi?
Chi non le ha tentate tutte per rimettere le cose a posto ed evitare di dovere denunciare l' accaduto ai propri superiori? O dovere ammettere l' errore?
Chi non c' è riuscito ed è dovuto andare con la propria faccia a dare delle spiegazioni?
Scappare o nascondere le proprie responsabilità non è sufficiente a salvare la propria coscienza... ammesso che se ne abbia una.
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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altro articolo, forse un po' fuori luogo, ma non male da leggere...
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/casta-crociere/184545/#.TxdJEbJpGhs.facebook
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