Ti chiedo scusa e ti ringrazio per l'aiuto che mi stai dando.
Ecco una domanda più seria sul trasformatore di uscita:
ho visto che in quasi tutti gli amplificatori finali questo viene usato come resistenza di carico della o delle valvole finali.
La mia domanda è la seguente:
ma il valore di resistenza che ti forniscono quando compri un trasformatore si riferisce alla sua resistenza in CC o in AC a una determinata frequenza?
Ti chiedo questo perché secondo quanto abbiamo studiato in elettrotecnica un induttore dovrebbe avere una reistenza in CC di valori molto bassi.
Progettare un amplificatore valvolare
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IsidoroKZ
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Hammondx ha scritto: Ho visto che in quasi tutti gli amplificatori finali il trasformatore di uscita viene usato come resistenza di carico della o delle valvole finali.
E' un carico, non una resistenza di carico!
La mia domanda è la seguente: ma il valore di resistenza che ti forniscono quando compri un trasformatore si riferisce alla sua resistenza in CC o in AC a una determinata frequenza? Ti chiedo questo perché secondo quanto abbiamo studiato in elettrotecnica un induttore dovrebbe avere una reistenza in CC di valori molto bassi.
E infatti non c'entra niente. In realtà un trasformatore IDEALE di "proprio" non dovrebbe avere nessuna resistenza, nessuna capacità e neppure nessuna induttanza che appaia come tale quando il trasformatore viene usato, appunto, come trasformatore. L'ultima occorre "sopportarsela" perché altrimenti non si realizza nessun trasformatore ragionevolmente utilizzabile ma le prime due, nella misura in cui vengono inevitabilmente incorporate nella realizzazione fisica del trasformatore, sono da considerarsi come pure perdite e difetti
Tornando alla domanda iniziale: in effetti quando si vende un trasformatore di uscita (ma non solo) che viene specificato per accoppiare un dato carico (gli altoparlanti) ad un dato tubo fornendo a questo una più o meno ben definita IMPEDENZA (non resistenza!) di carico, non si fa altro che vendere un trasformatore con un ben preciso rapporto spire tra primario e secondario il cui quadrato corrisponde al rapporto tra il carico offerto al tubo e il carino nominale proprio dell'altoparlante connesso all'uscita. Nient'altro: per il resto, accorgimenti costruttivi a parte per garantire la massima linearità ed estensione di banda passante possibile), è esattamente un trasformatore come qualsiasi altro.
Ciao
Piercarlo
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Hammondx ha scritto:Grazie per la spiegazione.
Quindi, se ho capito bene, l'impedenza offerta dal primario del trasformatore dipende dal carico che è applicato nel secondario?
Esattamente. E vale anche il viceversa naturalmente. Uno stadio di uscita a bassa impedenza (cioè, in genere, a triodi) si comporterà molto più come un generatore di tensione che non uno stadio di uscita a pentodi (che ha impedenza di uscita propria molto più alta). In assenza di retroazione i due tipi di amplificatori tendono a far lavorare gli altoparlanti (soprattutto i woofer) in maniera completamente diversa - più definita e controllata nel primo caso, più "eufonica" ma anche più impastata nel secondo caso.
Ciao
Piercarlo
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Ah, quindi ho fatto involontariamente la scelta giusta per le finali del mio amplificatore.
Grazie dell'aiuto che mi hai dato Piercarlo, se mi verrà un altro dubbio so a chi posso rivolgermi.
Grazie dell'aiuto che mi hai dato Piercarlo, se mi verrà un altro dubbio so a chi posso rivolgermi.

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Scusate se mi intrometto. dai miei ricordi di studio (sono passati circa 20 anni ma per le valvole sono pochini
) per progettare un amplificatore valvolare non occorrono grandi capacità progettuali ma molta esperienza e un minimo di conoscenza elettronica di base. dovresti procurarti dei triodi.. pentodi ma in genere questi vanno accoppiati a dei trasformatri realizzzati ad oc, questa è la principale difficoltà. per iniziare il progetto, dovrai polarizzare le valvole utilizzando il datasheet di queste e metterti nella zona in cui questa ha una caratteristica I-V il più lineare possibile, da qui la scelta delle resistenze di cui sopra. in genere per polarizzare, le valvole si utilizzano tensioni elevate ed il trasformatore funge da adattatore di impedenza d'uscita (4ohm..8ohm delle casse) ma anche da disaccoppiatore della tensione per evitare in pratica che in uscita ci rimani secco
.... non so se sto dicendo delle cose scontate per te ma se ti servono altri consigli o magari ne sapete più di me la discussione mi piace....
...a parte tutto io ti consiglio l'utilizzo di mosfet che lavorano a bassa tensione non servono GROSSI trasformatori (essendo BF ad alta tensione) ed hanno una caratteristica simile ai pentodi con un risultato di un effetto suono caldo molto simile alle valvole. non so se sono stato utile. Ciao.
...a parte tutto io ti consiglio l'utilizzo di mosfet che lavorano a bassa tensione non servono GROSSI trasformatori (essendo BF ad alta tensione) ed hanno una caratteristica simile ai pentodi con un risultato di un effetto suono caldo molto simile alle valvole. non so se sono stato utile. Ciao.
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Ah,se il povero Jim Marshall quando Pete Townshend e Richie Blackmore nella prima metà dei '60 gli chiedevano più potenza avesse avuto a disposizione non dico tanto ma dei semplici 3055 credo che gli ampli a valvole oggigiorno li vedremmo solo nei musei
e tante "audiofilate" trasferite nel mondo chitarristico forse non le avremmo viste


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claudiocedrone
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Comunque,per tornare a bomba,"vedere" una impedenza attraverso un trasformatore (sia in un verso che nell'altro) significa vedere tale impedenza moltiplicata per il quadrato del rapporto spire del trasformatore stesso. 

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claudiocedrone ha scritto:Ah,se il povero Jim Marshall quando Pete Townshend e Richie Blackmore nella prima metà dei '60 gli chiedevano più potenza avesse avuto a disposizione non dico tanto ma dei semplici 3055 credo che gli ampli a valvole oggigiorno li vedremmo solo nei musei
I 3055 se non ricordo male furono immessi sul mercato dalla RCA nel 1962. Forse allora erano solo un po' carucci!
Ciao
Piercarlo
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