buon giorno
mi sto incartando e sto andando in confusione...
dunque:
Icc è una caratteristica di cortocircuito propria del quadro elettrico o dell'equipggiamento di bordo macchina.
deve essere per lo meno maggiore o uguale alla Icp, corrente presunta nel punto di installazione.
Icc dipende per forza dal tipo di protezione che metto, quindi fusibile o interruttore...definiti ad esempio da Icu o Ics.
che rapporto c'è tra Icc e Icu?
se in un quadro invece di Icc trovo indicata Icu, è un dato completo?
se so la Icp, devo trovare un dispositivo di protezione con Icu per forza maggiore. definito il componente, dal suo data sheet ricavo la Icc del quadro, giusto?
ho un po di confusione nei vari termini e definizioni e non riesco a tirare le fila...
qualcuno può aiutarmi? dove sbaglio?
ciao e grazie in anticipo.
M.
...chiarimento si Icc e Icu...
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Mike
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Grazie!
quel post lo avevo già letto...ma evidentemente non l'ho capito bene.
comunque il mio problema non è tanto di definizioni quanto di uso ed interpretazione delle correnti.
cerco di spiegarmi meglio:
sono un ipotetico progettista di quadri che sa quanto è la Icp nel punto di installazione.
Apro un catalogo e scelgo un dispositivo di protezione con Icu e Icn maggiori di Icp (lasciamo stare il discorso: sono o non sono necessarie le prove di tenuta al corto, per il momento). a questo punto devo dichiarare la Icc del quadro e metterla nella targa. la ricavo dal data sheet del componente? o posso dire che è la Icu?
a leggere le definizioni la cosa potrebbe starci. potrei anche dire che la Ics=Icc.
si tratta sempre di correnti sopportate dal quadro (anche se per la Icu il dispositivo potrebbe non funzionare più...il dispositivo però! non il quadro che invece potrebbe essere integro)....purchè maggiori entrambe a Icp.
quindi: a sapere la Icu o la Ics posso dire che una di queste ai fini pratici è la Icc purchè entrambe maggiori di Icp?
dichiarare solo la Icu non è ok perché potrebbe si essere maggiore di Icp ma non è detto che la Ics lo sia! e non va bene. ho capito o sto sbagliando tutto?
ciao...
grazie
M.
quel post lo avevo già letto...ma evidentemente non l'ho capito bene.
comunque il mio problema non è tanto di definizioni quanto di uso ed interpretazione delle correnti.
cerco di spiegarmi meglio:
sono un ipotetico progettista di quadri che sa quanto è la Icp nel punto di installazione.
Apro un catalogo e scelgo un dispositivo di protezione con Icu e Icn maggiori di Icp (lasciamo stare il discorso: sono o non sono necessarie le prove di tenuta al corto, per il momento). a questo punto devo dichiarare la Icc del quadro e metterla nella targa. la ricavo dal data sheet del componente? o posso dire che è la Icu?
a leggere le definizioni la cosa potrebbe starci. potrei anche dire che la Ics=Icc.
si tratta sempre di correnti sopportate dal quadro (anche se per la Icu il dispositivo potrebbe non funzionare più...il dispositivo però! non il quadro che invece potrebbe essere integro)....purchè maggiori entrambe a Icp.
quindi: a sapere la Icu o la Ics posso dire che una di queste ai fini pratici è la Icc purchè entrambe maggiori di Icp?
dichiarare solo la Icu non è ok perché potrebbe si essere maggiore di Icp ma non è detto che la Ics lo sia! e non va bene. ho capito o sto sbagliando tutto?
ciao...
grazie
M.
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Non sono un costruttore di quadri, ma mi sembra che quello che hai in mente, non sia il modo per specificare la tenuta al cortocircuito di un quadro. Non puoi avere un quadro qualsiasi da inserire in un punto qualsiasi con l'unica condizione che l'interruttore di protezione abbia la corrente di cortocircuito nominale, Icu od Ics che sia, inferiore alla corrente di cortocircuito presunta nel punto di installazione. Sei tu, progettista del quadro, che conosci le caratteristiche del quadro, che stabilisce quale interruttore debba essere scelto per la protezione di quello specifico quadro, in base ai componenti che contiene. La corrente di cortocircuito nominale di tale interruttore, che tu scegli od imponi di installare a monte del quadro, è la corrente di cortocircuito condizionata, la Icc cioè, del quadro. Il quadro può essere posto allora in punti di impianto che hanno una corrente di cortocircuito presunta minore della corrente di cortocircuito condizionata.
Ad ogni modo sentiremo cosa possono dirci in merito
MASSIMO-G o
Mike o
6367 o
Serafino o
paolo a m 
Ad ogni modo sentiremo cosa possono dirci in merito
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manuello ha scritto: (lasciamo stare il discorso: sono o non sono necessarie le prove di tenuta al corto, per il momento)
E' qui l'inghippo! Non puoi non tenere conto di prove fatte e/o di calcoli eseguiti, sull'ASSIEME: dispositivi di protezione e manovra + sbarre + ripartitori + accessori + involucro + accessori.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Anche perché dovrai poi rilasciare Dichiarazione di Conformità di quanto eseguito, riferendoti a direttive e norme che quelle prove le richiedono.
"Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono a volte"
Per qualche dollaro in più
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Mike ha scritto:manuello ha scritto: (lasciamo stare il discorso: sono o non sono necessarie le prove di tenuta al corto, per il momento)
E' qui l'inghippo! Non puoi non tenere conto di prove fatte e/o di calcoli eseguiti, sull'ASSIEME: dispositivi di protezione e manovra + sbarre + ripartitori + accessori + involucro + accessori.
admin ha scritto:Sei tu, progettista del quadro, che conosci le caratteristiche del quadro, che stabilisce quale interruttore debba essere scelto per la protezione di quello specifico quadro, in base ai componenti che contiene. La corrente di cortocircuito nominale di tale interruttore, che tu scegli od imponi di installare a monte del quadro, è la corrente di cortocircuito condizionata, la Icc cioè, del quadro. Il quadro può essere posto allora in punti di impianto che hanno una corrente di cortocircuito presunta minore della corrente di cortocircuito condizionata.
ok, quindi dopo aver tenuto conto di componenti interni etc, decido un interruttore per proteggere il quadro, giusto?
a questo punto, da quello che dice Zeno, la Icn del dispositivo di protezione scelto (ancora: dopo calcoli, valutazioni, prove..) potrebbe essere la Icc che devo scrivere sulla targa. giusto?
quindi se scrivo solo la Icu non fornisco delle informazioni esatte...la Icn è inferiore a Icu e non è detto sia maggiore a Icp. diciamo che potrebbe essere un quadro non adeguatamente protetto?
ciao e grazie mille (in particolare per la pazienza....)
siete una potenza!
M.
p.s. non sono progettista di quadri per fortuna... ;)
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Quando un quadro è dotato in ingresso di interruttore generale di protezione contro il cto.cto. la tenuta del quadro viene specificata dal valore della corrente di cto.cto. condizionata (Icc) dal dispositivo di protezione stesso.
La Icc è definita come valore r.m.s. della componente simmetrica della corrente di cto.cto. sui terminali d'ingresso del quadro.
Deve poi essere Icc>=Icp.
Per come è definita Icc bisogna che l'interruttore, montato in ingresso al quadro, abbia almeno potere d'interruzione di servizio (Ics) o estremo (Icu) maggiore di Icc ed ovviamente di Icp.
Altra cosa è se il quadro è protetto da un interruttore che limita la corrente di cto.cto.
La norma EN61439-1 in questo caso non richiede la verifica di tenuta al cto.cto. se il valore di picco della corrente limitata dall'interruttore limitatore non supera 17 kA in corrispondenza della corrente di cto.cto. presunta all'ingresso del quadro.
La Icc è definita come valore r.m.s. della componente simmetrica della corrente di cto.cto. sui terminali d'ingresso del quadro.
Deve poi essere Icc>=Icp.
Per come è definita Icc bisogna che l'interruttore, montato in ingresso al quadro, abbia almeno potere d'interruzione di servizio (Ics) o estremo (Icu) maggiore di Icc ed ovviamente di Icp.
Altra cosa è se il quadro è protetto da un interruttore che limita la corrente di cto.cto.
La norma EN61439-1 in questo caso non richiede la verifica di tenuta al cto.cto. se il valore di picco della corrente limitata dall'interruttore limitatore non supera 17 kA in corrispondenza della corrente di cto.cto. presunta all'ingresso del quadro.
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eccoci di nuovo...
adesso mi viene sto dubbio...
assodato che Iccp enel (fornitura enel) < Icc quadro.
se ho dei quadri in cascata (penso ad una linea di produzione)?
mi spiego:
ho il primo (quello generale) che è diciamo a 100m dalla cabina. la Iccp vera nel suo punto preciso di installazione (100m dopo la cabina, la chiamo Iccp 100m) sarà un po' minore...ma considero comunque quella dell'enel per stare tranquillo, quindi
Iccp enel=Iccp 100m
poi ce ne sono a valle degli altri, in cascata definiti da una Icc che chiamo IccQEn...per ognuno di questi, vale sempre Icc QEn > Iccp enel ?
oppure la corrente ennesima è condizionata dal primo o in generale dai precedenti dispositivi di pritezione? ci sono altre cose da considerare?
ciao e grazie
M.
adesso mi viene sto dubbio...
assodato che Iccp enel (fornitura enel) < Icc quadro.
se ho dei quadri in cascata (penso ad una linea di produzione)?
mi spiego:
ho il primo (quello generale) che è diciamo a 100m dalla cabina. la Iccp vera nel suo punto preciso di installazione (100m dopo la cabina, la chiamo Iccp 100m) sarà un po' minore...ma considero comunque quella dell'enel per stare tranquillo, quindi
Iccp enel=Iccp 100m
poi ce ne sono a valle degli altri, in cascata definiti da una Icc che chiamo IccQEn...per ognuno di questi, vale sempre Icc QEn > Iccp enel ?
oppure la corrente ennesima è condizionata dal primo o in generale dai precedenti dispositivi di pritezione? ci sono altre cose da considerare?
ciao e grazie
M.
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Egr. Zeno Martini,
sono un neofita di questo forum e lo trovo anche interessante. Però mi consenta di farLe un appunto: non è corretto, ne tanto meno gradevole, segnalare solo alcuni soggetti quali candidati esclusivi alle risposte.
E' come voler specificare che solo costoro possono fornire risposte esatte e esaustive?
Non voglio urtare la suscettibilità di alcuno ma soltanto mostrare un mio personalissimo dissenso per quanto letto.
La saluto tuttavia con stima.
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