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Indecisione universitaria

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[1] Indecisione universitaria

Messaggioda Foto Utenteulissoide » 14 ott 2012, 12:39

Salve a tutti, non so se è proprio la sezione giusta in cui scrivere, eventualmente spostatemi pure.

Ho già proposto questo topic in altre sedi ma dato che voglio raccogliere più autorevoli pareri possibili presento di nuovo la questione.

Sono uno studente neoiscritto alla facoltà di ingegneria al politecnico di Torino.
Scrivo perché c'è un dubbio che non mi lascia proprio in pace: sono indeciso tra Ingegneria elettrica ed ingegneria informatica.
Premetto che ho già guardato i programmi degli esami di entrambi i corsi e devo dire che mi è sembrata più interessante ingegneria elettrica; devo comunque prendere atto del fatto che a differenza di informatica (che ho già studiato un po' alle superiori, anche se poco) materie "elettriche" non ne ho mai provate (ho fatto il liceo scientifico) e quindi non so se possano davvero piacermi.

Comunque data la sostanziale parità di interessi entrano in gioco altri fattori per la scelta. Leggendo su internet ho trovato molti interventi che affermavano che l'ingegnere informatico in Italia non riesce a fare carriera come gli altri ingegneri: mi chiedo se sia effettivamente così o sia è l'opinione di pochi delusi che è riuscita ad avere una gran risonanza (guardando le statistiche sulla condizione occupazionale dei lauerati a 3 anni dopo la specialistica post-riforma gli stipendi di ing.finormatici e di altri ing è sullo stesso livello). Quale delle due ingegnerie dà possibilità di una carriera ricca di responsabilità e remunerazioni in Italia? Quale invece all'estero(per estero intendo Europa)? Con quale delle 2 ingegnerie sarebbe più facile trasferirsi e lavorare all'estero(sempre Europa)? Quale delle 2 permette un più veloce inserimento nel mondo del lavoro già dopo la triennale (vorrei lavorare già con la triennale e durante la specialistica sia perché ho molto bisogno di soldi sia per potermi presentare dopo la specialistica con qualche anno di esperienza sulle spalle)?

una volta terminati gli studi, i 2 campi (IT e ing.elettrica) sono comunicanti? è possibile che un ing.elettrico svolga mansioni vicine all'informatica(ho letto in vari siti che nel prossimo decennio in europa ci sarà un'enorme domanda nel campo ICT)?

Ringrazio anticipatamente per le risposte e i consigli
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[2] Re: Indecisione universitaria

Messaggioda Foto UtenteIsidoroKZ » 14 ott 2012, 13:59

Il primo suggerimento e` di concentrarti su analisi 1, che e` tosta, e gia` che ci sei anche su chimica, che non scherza neanche quella! E anche le altre materie :-)

Un'occhiata agli sviluppi lavorativi e` sempre giusto darla, ma non farti condizionare troppo dalla possibilita` di lavoro, fai quello che ti piace di piu`: uscendo da ingegneria un lavoro lo si trova con relativa facilita`.

Una cosa che puoi fare, oltre che guardare i programmi, e` andare a mettere il naso nei corsi di informatica e di elettrica. Potresti scoprire che ingegneria informatica non e` programmare. Altra cosa utile che puoi fare e` intervistare i tuoi colleghi dei due percorsi, sentire le loro impressioni, le loro aspettative...

Per quanto la scelta vera e propria, ceteris paribus, andrei su elettrica perche' sono corsi piu` piccoli, con un migliore contatto con il docente. A ing. informatica sono in tanti! Di ingegneri elettrici ce ne sono di meno, e probabilmente hai una maggiore possibilita` di scegliere un lavoro, anche all'estero, d'altra parte pero` sono meno quelli che vogliono assumere un ingegnere elettrico.

Come elettrico probabilmente qualcosa nel campo informatico riesci a fare, mentre come informatico far qualcosa nel campo elettrico e` molto piu` difficile.

Infine potresti considerare di prendere una via di mezzo, elettronica e per il lavoro potrai facilmente spostarti verso l'informatica o con un minimo di sforzo in piu` verso l'ingegneria elettrica.
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[3] Re: Indecisione universitaria

Messaggioda Foto Utenteulissoide » 14 ott 2012, 14:33

Ciao, proverò a mettere in pratica il tuo consiglio e andrò a fare la comparsa nei corsi dei 2 rami.

Forse non dovrebbe essere così ma l'idea di andare a fare un lavoro che non mi piaccia mi spaventa abbastanza, anche se in realtà a conti fatti risulta molto difficile stabilire già da ora quale lavoro non potrebbe piacermi (ad esempio sono convinto che le applicazioni elettriche "edili" o domestiche non mi piacerebbero ma come posso saperlo se non le conosco?).
Questo frena l'importanza che do di slancio a ciò che si studia per darne molto di più a quello che si fa una volta entrati nel mondo del lavoro.
Per dire, guardando i programmi di ing.informatica mi ha fatto molto piacere vedere che i corsi sono distribuiti anche su materie inerenti l'elettronica e la matematica (insomma una preparazione a tutto tondo), ma se poi una volta al lavoro dovrò essere il solito programmatore o comunque rinchiuso in ambienti di elaborazione di software puro, ecco questo è un altro conto.

Per quanto riguarda quello che dici sulle lezioni per pochi intimi purtroppo devo tenere conto nei miei progetti futuri del fatto che dovendomi guadagnare da vivere è possibile che alcune lezioni le perda nei prossimi anni (dipende dalla situazione sul fronte lavorativo)

Comunque come dici tu mi sto focalizzando sui miei corsi attuali: analisi mi sta interessando molto nella sua speculazione superteorica (vengo da 2 anni di filosofia con laboratori in matematica-->un motivo per scegliere ing.informatica? boh)
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[4] Re: Indecisione universitaria

Messaggioda Foto UtenteGuidoB » 15 ott 2012, 0:13

Aggiungo il mio granello.

A me piacevano (e piacciono) l'elettronica, l'informatica e le telecomunicazioni. Mi sono laureato in ingegneria elettronica indirizzo informatica (era una specie di ingegneria informatica quando ancora ingegneria informatica non esisteva). Ho messo nel piano di studi quanti più esami di elettronica e telecomunicazioni ho potuto (oltre agli esami obbligatori di informatica già previsti).

Sono finito a fare il programmatore in vari linguaggi, fondamentalmente Assembly, C, C++ e Java, per apparati di telecomunicazioni, e più tardi per fatturazione.

A me piace programmare, non lo vedo un limite, anzi. Stai sempre davanti a un computer, è vero, ma se entri in una ditta buona ti muovi. Io ho girato per l'Europa e altri posti (tutti abbastanza sicuri, che non è cosa da poco) per circa sette anni, a spese della ditta :D e imparando un sacco, sul lavoro e non. Parentesi importante: è molto diverso lavorare all'estero su progetti della durata di sei mesi o anche uno-due anni, che fare continui viaggi di due-tre settimane saltando da un progetto all'altro. Io ho avuto la fortuna da "giovane" di essere nel primo caso, che ti dà una certa stabilità, ti permette di fare un'esperienza di una certa continuità e anche di integrarti e fare conoscenze nel luogo dove ti mandano (poi comunque è opinione mia, ad altri magari piace l'opposto). Puoi anche vedere questo articolo dove ho raccontato qualcosa del mio passato lavorativo.

Le alternative a programmare, restando in area tecnica, sono le altre fasi del ciclo di vita del software. A me sono toccate un po' tutte: definizione dei requisiti, debugging, testing automatico e no (su codice quasi sempre fatto da altri, quindi da capire, e a volte è frustrante), configurazioni, installazioni e aggiornamenti solitamente notturni (collegato da casa o nella sede del cliente dall'altra parte del pianeta, secondo il bisogno), corse dal cliente per risolvere problemi urgenti (anche in aereo, anche nel fine settimana), training a colleghi e clienti, scrittura di documenti in inglese, ecc. A volte è palloso, spesso difficile, ma nessun lavoro credo ne sia esente.

Lo stereotipo di informatico che si seppellisce tutta la vita in una stanzetta a programmare è estinto. Si lavora molto in gruppi in contatto "virtuale" (cioè via internet).

I più sfig... ehm, sfortunati (dal mio punto di vista, poi c'è gente a cui piace, e comunque ho per loro rispetto e riverenza) fanno i sistemisti di esercizio e gli tocca lavorare di notte, di sabato e di domenica (quando le macchine sono scariche) per manutenzione e aggiornamenti. Se un giorno si ferma una macchina bloccando il lavoro di tutto un reparto la devono sistemare in fretta lavorando sotto una pressione tremenda e non li invidio proprio.

Poi oggi ormai programmano tutti. Inoltre le ditte cercano costi bassi, e delocalizzano i loro centri di sviluppo in Cina, India e Sudamerica. Un programmatore ha quindi molta concorrenza di gente che sa fare lo stesso a metà prezzo o meno, e deve lottare sempre di più per emergere.

Forse un elettronico (sempre con forti basi di informatica e telecomunicazioni, che aprono molte porte, oltre all'inglese che è in ogni caso indispensabile) o un elettrico stanno lo stesso molto tempo davanti a un computer, ma lavorano in nicchie meno affollate e credo possano fare una vita più tranquilla e con meno concorrenza. Però di questi lavori non ho esperienza diretta.

ulissoide ha scritto:Leggendo su internet ho trovato molti interventi che affermavano che l'ingegnere informatico in Italia non riesce a fare carriera come gli altri ingegneri

Tutte palle (scusa la schiettezza). Dipende da te, e va anche a fortuna.

ulissoide ha scritto:ho letto in vari siti che nel prossimo decennio in europa ci sarà un'enorme domanda nel campo ICT

Altre palle, o meglio queste previsioni non possono essere affidabili. Ad ogni crisi e ad ogni bolla che scoppia vengono disattese. Poi all'improvviso si è di nuovo ricercatissimi. Mah...

ulissoide ha scritto:Quale delle due ingegnerie dà possibilità di una carriera ricca di responsabilità e remunerazioni in Italia? Quale invece all'estero(per estero intendo Europa)? Con quale delle 2 ingegnerie sarebbe più facile trasferirsi e lavorare all'estero(sempre Europa)?

Ancora: dipende da te, da dove sei bravo, e va anche a fortuna. In questo mondo globalizzato è molto probabile che mandino a lavorare all'estero (se per periodi corti o lunghi dipende dai progetti, generalmente ditte grandi => progetti grandi => tanta gente e tempi lunghi), e limitare la propria mobilità alla sola Europa potrebbe facilmente essere penalizzante.

Il consiglio d'oro che ti ha già dato Isidoro è valido anche per me: per ora pensa a studiare quello che più ti piace, che dovrebbe coincidere col campo dove riesci meglio, fregandotene di chi ti dice che è difficile o che c'è poca richiesta. L'importante è la formazione, imparare i metodi (matematici, fisici, logici, informatici) per affrontare i problemi. Poi sul lavoro con tutto questo bagaglio di base potrai sapere da dove cominciare ad approfondire per risolvere i problemi.

Poi vale sempre la legge di Pareto o dell'80-20: sul lavoro usi per il 20% del tempo quello che hai studiato (e comunque non sai quale 20%). Il restante 80% del tempo usi cose che impari mentre lavori.

ulissoide ha scritto:se poi una volta al lavoro dovrò essere il solito programmatore o comunque rinchiuso in ambienti di elaborazione di software puro

Considera sempre anche che un ingegnere che dimostra la stoffa e la passione in una ditta può facilmente riciclarsi come manager/responsabile funzionale/capo progetto/tecnico commerciale ecc. ecc.

Buono studio, buon lavoro e in bocca al lupo. O_/
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