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Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Piccole automazioni, installazioni elettroniche e domotica
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[1] Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utentedario » 9 nov 2012, 0:53

Buongiorno Forum,

torno a frequentare il forum dopo un lungo periodo di inattività, per discutere di un argomento che io stesso nel tempo ho snobbato, ricredendomi poi, la domotica.

Tutto è nato circa un anno e mezzo addietro, quando con un amico guardando dei cataloghi di domotica, restavamo sbalorditi dai prezzi, inconcepibili. Pensandoci, la domotica è un settore tecnologicamente non estremamente complesso, almeno se comparato con altri ed il progresso tecnologico non ha portato ad una dimuzione dei prezzi fino a livelli ragionevoli.

A quel punto nasce l'idea di sviluppare un progetto open-source dedicato alla domotica, con un taglio diverso da altri analoghi. Di questo mi piacerebbe parlare, le strade e le soluzioni tecniche che possono portare la domotica a compiere quel "salto" di classe fino a renderla effettivamente una realtà utilizzata anche a livello di piccole abitazioni.

A mio avviso, esistono due limiti alla diffusione della domotica: 1) scalabilità per piccole installazioni; 2) costo delle opere d'installazione.

Parto dal primo punto, con molti sistemi commerciali risulta estremamente antieconomico automatizzare una piccola parte della casa. Tutto sommanto, non si può nascondere che la domotica rientra a pieno titolo nell'elenco delle tecnologie "inutili" e che quindi un'incentivo alla diffusione sarebbe dato dalla possibilità di realizzare piccole o piccolissime automazioni, ma integrate come un sistema domotico. A molti potrebbe risultare comodo automatizzare il controllo di qualche luce o altro dispositivo, senza metter mano a tutta la casa.

Il secondo punto è probabilmente quello più complesso, il costo d'installazione su un impianto esistente diventa una voce consistente, sopratutto se si vuole realizzare una piccola automazione. In questo caso la diffusione del wireless può semplificare la vita, pur non potendo essere considerato la soluzione a tutto.

Questo discorso è la sintesi che ha portato alla nascita del progetto Souliss Home Automation. Un framework che attualmente contiene il codice lato microcontrollore (Atmel AVR) ed un'interfaccia Android.
Il risultato di tale sintesi è in una struttura distribuita, quindi non è necessario introdurre nodi centrali per la comunicazione, ogni nodo è in grado di scambiare dati con tutti gli altri in modo autonomo. La distribuzione dell'architettura coincide con quella della logica, a cui si aggiunge un layer di virtualizzazione della comunicazione, per ottenere una comunicazione trasparente (lato utente) tra nodi che utilizzando transciver diversi e su diversi mezzi di comunicazione. Per Souliss le due soluzioni di comunicazione più interessanti sono Ethernet e Wireless punto-punto (simil Zigbee).

Questo è il piccolo contributo che portiamo (inteso come gruppo di lavoro) alla comunità, pur avendo pubblicato il codice da circa un anno, non abbiamo mai speso tempo nel renderlo noto.

Per chi vuole partecipare, la discussione è aperta.

Saluti,
Dario.
Souliss Piattaforma di sviluppo open-source per IoT.

"Un esperto è un uomo che ha fatto tutti gli errori che è possibile compiere in un campo molto ristretto." N. Bohr

Saluti,
Dario.
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[2] Re: Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utenteangus » 9 nov 2012, 1:01

Dovresti invocare Foto Utentenextime... :mrgreen:
in /dev/null no one can hear you scream
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[3] Re: Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utentenextime » 13 nov 2012, 2:09

Mi hanno evocato e quindi arrivo!

dario ha scritto:
Tutto è nato circa un anno e mezzo addietro, quando con un amico guardando dei cataloghi di domotica, restavamo sbalorditi dai prezzi, inconcepibili. Pensandoci, la domotica è un settore tecnologicamente non estremamente complesso, almeno se comparato con altri ed il progresso tecnologico non ha portato ad una dimuzione dei prezzi fino a livelli ragionevoli.


Sul fatto che i prezzi mediamente siano troppo elevati ti posso dare in linea di massima pienamente ragione. Ci sono pero' vari problemi che tendono a far rimanere i prezzi elevati, sia di carattere di "dimensioni del mercato" che ancora non hanno dimensioni tali da creare una economia di scala molto elevata, sia questioni di distribuzione ( oggi come oggi l'utente si rivolge per la domotica al proprio elettricista (giustamente), o a un architetto, e dietro di loro c'e' tutta una filiera di distribuzione che deve in qualche modo guadagnarci sopra, e poi c'e' da creare consapevolezza nel cliente, educare gli installatori, creare il mercato insomma!) e non ultime logiche di pura speculazione di mercato (fino a che e' di nicchia, se lo facciamo pagare tanto le persone che possono permettesela ne faranno un simbolo e un vanto, e a fine anno oggi come oggi con la crisi e' piu' facile avere un fatturato piu' elevato vendendo 2 impianti a 2 ricconi da 150000 euro l'uno piuttosto che venderne 100 da 1000 euro! )

Sul fatto che sia un settore non tecnologicamente complesso invece non sono d'accordo. La domotica intesa come "ti faccio accendere 2 luci da un iphone" sicuramente e' come dici decisamente poco complesso, ma se parliamo di VERA domotica e non di fuffa bticino ( scusate ma ce l'ho a morte con lei e sistemi simili), ovvero parliamo di interazioni complesse e soprattutto di integrazione e utilizzi evoluti, allora non e' per nulla semplice tecnologicamente, ma anzi, coinvolge moltissimi settori elettronici e informatici "di frontiera".

dario ha scritto:A quel punto nasce l'idea di sviluppare un progetto open-source dedicato alla domotica, con un taglio diverso da altri analoghi. Di questo mi piacerebbe parlare, le strade e le soluzioni tecniche che possono portare la domotica a compiere quel "salto" di classe fino a renderla effettivamente una realtà utilizzata anche a livello di piccole abitazioni.


Io ne sto gia' commercializzando uno che, lentamente, stiamo rilasciando come open source. Le strade tecniche che si possono scegliere sono molte, io spero di aver scelto quella giusta visto che ci ho investito parecchi anni e soldi!

dario ha scritto:A mio avviso, esistono due limiti alla diffusione della domotica: 1) scalabilità per piccole installazioni; 2) costo delle opere d'installazione.


In realta' questi sono due problemi risolvibilissimi in maniera anche semplice, ci sono diversi sistemi magari poco conosciuti che ti permettono di evitarli in toto.

I reali problemi sono a mio avviso (molti) altri, in primis l'integrabilita' e l'interoperabilita', ma anche la sicurezza che e' del tutto assente o appena accennata, gli standard aperti ( standard ce ne sono, ma di aperti..)

La resistenza degli installatori anche e' un fattore importante, per non parlare poi degli architetti foraggiati dai big del settore...

dario ha scritto:Parto dal primo punto, con molti sistemi commerciali risulta estremamente antieconomico automatizzare una piccola parte della casa.


Giustamente parli di "automatizzare" e non di "domotizzare". La domotica e' integrazione, fare solo 2 luci e' tirare un po' per la giacchetta il termine.

Detto questo, esistono gia' oggi sul mercato diverse soluzioni alternative per le piccole automazioni... anche di open source!

dario ha scritto: Tutto sommanto, non si può nascondere che la domotica rientra a pieno titolo nell'elenco delle tecnologie "inutili"


Si puo' negare eccome!
A parte che quando vivi in una casa domotizzata ti rendi conto della differenza ( prova a chiederlo a mia moglie!), ma al di la di me o di persone particolarmente avvezze alla tecnologia, per cui e' una comodita' sicuramente ma non un bene essenziale ( anche se ti garantisco che crea dipendenza ), prova a pensare ad esempio a quanto e' utile in contesti dove ci sono anziani, bambini, persone malate e/o invalide...

dario ha scritto:e che quindi un'incentivo alla diffusione sarebbe dato dalla possibilità di realizzare piccole o piccolissime automazioni, ma integrate come un sistema domotico. A molti potrebbe risultare comodo automatizzare il controllo di qualche luce o altro dispositivo, senza metter mano a tutta la casa.


Come dicevo ci sono moltissime soluzioni per fare cio', alcune anche open source. Se vuoi possiamo scendere nel dettaglio se mi fai un esempio di realizzazione concreta...

dario ha scritto:Il secondo punto è probabilmente quello più complesso, il costo d'installazione su un impianto esistente diventa una voce consistente, sopratutto se si vuole realizzare una piccola automazione. In questo caso la diffusione del wireless può semplificare la vita, pur non potendo essere considerato la soluzione a tutto.


Diciamo che io preferisco evitare il wireless in queste cose, ove possibile. Ma certo in alcuni casi soprattutto piccoli puo' aiutare parecchio. Il problema pero' rimane un altro, se e' vero che il trasporto dati lo faccio in wifi e/o magari su powerline o altro, la corrente wifi non si porta a una lampadina! Quindi alla fine qualcosa da qualche parte devi mettere e/o spostare. Per questo si fanno dispositivi da mettere nelle scatole di derivazione e/o direttamente nelle scatolette 503 dietro un interruttore...

dario ha scritto:Questo discorso è la sintesi che ha portato alla nascita del progetto Souliss Home Automation. Un framework che attualmente contiene il codice lato microcontrollore (Atmel AVR) ed un'interfaccia Android.
Il risultato di tale sintesi è in una struttura distribuita, quindi non è necessario introdurre nodi centrali per la comunicazione, ogni nodo è in grado di scambiare dati con tutti gli altri in modo autonomo. La distribuzione dell'architettura coincide con quella della logica, a cui si aggiunge un layer di virtualizzazione della comunicazione, per ottenere una comunicazione trasparente (lato utente) tra nodi che utilizzando transciver diversi e su diversi mezzi di comunicazione. Per Souliss le due soluzioni di comunicazione più interessanti sono Ethernet e Wireless punto-punto (simil Zigbee).


Sono in evidente conflitto di interessi e quindi non commento questa ultima parte, se non dicendo che non vedo pero' molta differenza confronto ad altri progetti che esistono gia'...

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[4] Re: Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utentedario » 13 nov 2012, 2:39

Grazie per la risposta

nextime ha scritto:Sul fatto che sia un settore non tecnologicamente complesso invece non sono d'accordo. La domotica intesa come "ti faccio accendere 2 luci da un iphone" sicuramente e' come dici decisamente poco complesso, ma se parliamo di VERA domotica e non di fuffa bticino ( scusate ma ce l'ho a morte con lei e sistemi simili), ovvero parliamo di interazioni complesse e soprattutto di integrazione e utilizzi evoluti, allora non e' per nulla semplice tecnologicamente, ma anzi, coinvolge moltissimi settori elettronici e informatici "di frontiera".


Credo sia innegabile che la tecnologia alla base della domotica, sia sostazialmente stabile ed a buon prezzo. Non credo possa essere paragonato un moderno dispositivo elettronico, come ad esempio uno smarphone, ad una scheda per la gestione della domotica.

Non che sia semplice, ma è tecnologicamente alla portata di molti. Per dire, esistono tante soluzioni di domotica prodotte da piccole società, cosa impensabile per dispositivi più complessi.

Queste considerazioni non giustificano a mio avviso i prezzi.

nextime ha scritto:Giustamente parli di "automatizzare" e non di "domotizzare". La domotica e' integrazione, fare solo 2 luci e' tirare un po' per la giacchetta il termine.

Detto questo, esistono gia' oggi sul mercato diverse soluzioni alternative per le piccole automazioni... anche di open source!


Qualche esempio?

Sono d'accordo sull'integrazione, ma spesso la scalabilità gioca un ruolo fondamentale, perché permette di procedere per passi (e notoriamente l'appetito vien mangiando).

Alla fine, tutto quello che c'è oltre la gestione di dispositivi o carichi elettrici è un qualcosa al di sopra, fatta l'una c'è la possibilità di fare anche l'altra.
Anche i tanto bistrattati sistemi commerciali, quali bTicino, hanno un'interfaccia ethernet con protocollo di dominio pubblico, quindi integrabile con aspetti di supervisione o gestione esterna.


nextime ha scritto:Si puo' negare eccome!
A parte che quando vivi in una casa domotizzata ti rendi conto della differenza ( prova a chiederlo a mia moglie!), ma al di la di me o di persone particolarmente avvezze alla tecnologia, per cui e' una comodita' sicuramente ma non un bene essenziale ( anche se ti garantisco che crea dipendenza ), prova a pensare ad esempio a quanto e' utile in contesti dove ci sono anziani, bambini, persone malate e/o invalide...


Punti di vista, ma a mio avviso la domotica è sempre stata vista come una tecnologia superflua proprio perché si punta a guardare all'utilità in caso di persone con problemi di mobilità o altro tipo. Purtroppo per queste persone, la sola domotica può fare troppo poco per risultare davvero indispensabile.

nextime ha scritto:Diciamo che io preferisco evitare il wireless in queste cose, ove possibile. Ma certo in alcuni casi soprattutto piccoli puo' aiutare parecchio. Il problema pero' rimane un altro, se e' vero che il trasporto dati lo faccio in wifi e/o magari su powerline o altro, la corrente wifi non si porta a una lampadina! Quindi alla fine qualcosa da qualche parte devi mettere e/o spostare. Per questo si fanno dispositivi da mettere nelle scatole di derivazione e/o direttamente nelle scatolette 503 dietro un interruttore...


Certo :)

Il problema è di fondo, un dispositivo cablato, per non far esplodere i prezzi, deve avere un numero di I/O sufficente a gestire una stanza o quasi. Questo è sicuramente uno dei punti a sfavore di tanti sistemi, perché tende a far lievitare il costo. Se si considera un impianto nuovo, il problema non si pone, anzi un approccio di questo tipo risulta vantaggioso.

Non risulta vantaggioso in impianti esistenti, dove l'alimentazione alla lampadina c'è già, serve solo portare un dispositivo per integrarla nel sistema domotico. Qui i cavi diventano un problema.

nextime ha scritto:
dario ha scritto:Questo discorso è la sintesi che ha portato alla nascita del progetto Souliss Home Automation. Un framework che attualmente contiene il codice lato microcontrollore (Atmel AVR) ed un'interfaccia Android.
Il risultato di tale sintesi è in una struttura distribuita, quindi non è necessario introdurre nodi centrali per la comunicazione, ogni nodo è in grado di scambiare dati con tutti gli altri in modo autonomo. La distribuzione dell'architettura coincide con quella della logica, a cui si aggiunge un layer di virtualizzazione della comunicazione, per ottenere una comunicazione trasparente (lato utente) tra nodi che utilizzando transciver diversi e su diversi mezzi di comunicazione. Per Souliss le due soluzioni di comunicazione più interessanti sono Ethernet e Wireless punto-punto (simil Zigbee).


Sono in evidente conflitto di interessi e quindi non commento questa ultima parte, se non dicendo che non vedo pero' molta differenza confronto ad altri progetti che esistono gia'...

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L'obiettivo su un progetto senza scopo di lucro, distribuito pubblicamente ed aperto è quello di far partire un confronto e trovare collaborazioni, per migliorare ed imparare.

Qualche esempio di progetti simili?

Saluti,
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[5] Re: Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utentenextime » 13 nov 2012, 3:37

dario ha scritto:Grazie per la risposta

nextime ha scritto:Sul fatto che sia un settore non tecnologicamente complesso invece non sono d'accordo. La domotica intesa come "ti faccio accendere 2 luci da un iphone" sicuramente e' come dici decisamente poco complesso, ma se parliamo di VERA domotica e non di fuffa bticino ( scusate ma ce l'ho a morte con lei e sistemi simili), ovvero parliamo di interazioni complesse e soprattutto di integrazione e utilizzi evoluti, allora non e' per nulla semplice tecnologicamente, ma anzi, coinvolge moltissimi settori elettronici e informatici "di frontiera".


Credo sia innegabile che la tecnologia alla base della domotica, sia sostazialmente stabile ed a buon prezzo. Non credo possa essere paragonato un moderno dispositivo elettronico, come ad esempio uno smarphone, ad una scheda per la gestione della domotica.

Non che sia semplice, ma è tecnologicamente alla portata di molti. Per dire, esistono tante soluzioni di domotica prodotte da piccole società, cosa impensabile per dispositivi più complessi.


Probabilmente la differenza di vedute e' causata da una diversa percezione di cosa sia domotica. Per me ridurre la domotica a qualche rele' e qualche ingresso digitale e' MOLTO riduttivo, che e' piu o meno quel che producono le piccole societa' di cui parli.

Io quando parlo di domotica parlo si di rele' e ingressi digitali e analogici, ma parlo anche di realta' aumentata, analisi ambientale con IA e reti neurali, parlo di integrazione di dispositivi evoluti e interfacce evolute ( chesso', EEG come interfaccia e droni come dispositivi ), riconoscimento vocale, riconoscimento biometrico di vario genere, analisi della salute di una persona ( battico cardiaco, temperatura, etc ) baby care, video sorveglianza, audio/video diffusione, e chi piu' ne ha piu' ne metta.

Insomma ho una visione "ampia" della domotica, perche' per me e' l'integrazione tra tantissime tecnologie diverse che collaborano per un ambiente nel suo complesso e non semplicemente l'accendere le luci dal telefono!
Queste considerazioni non giustificano a mio avviso i prezzi.

dario ha scritto:
nextime ha scritto:Giustamente parli di "automatizzare" e non di "domotizzare". La domotica e' integrazione, fare solo 2 luci e' tirare un po' per la giacchetta il termine.

Detto questo, esistono gia' oggi sul mercato diverse soluzioni alternative per le piccole automazioni... anche di open source!



Qualche esempio?



Be a parte le mie, che appunto non sono ancora del tutto rilasciate ( ma lo saranno ), pero' prendi ad esempio i vari progetti attorno ad arduino ( avevo letto molto in proposito e ci sono un po di progetti sparsi ), prendi le board fatte attorno a VSCP ( il protocollo ), ma anche le schedine fatte da quelli di progetti-hw-sw e i vari piccoli integratori che le distribuiscono... con i tanti demoni piu' o meno open source che circolano per pilotarli.

dario ha scritto:Sono d'accordo sull'integrazione, ma spesso la scalabilità gioca un ruolo fondamentale, perché permette di procedere per passi (e notoriamente l'appetito vien mangiando).

Alla fine, tutto quello che c'è oltre la gestione di dispositivi o carichi elettrici è un qualcosa al di sopra, fatta l'una c'è la possibilità di fare anche l'altra.
Anche i tanto bistrattati sistemi commerciali, quali bTicino, hanno un'interfaccia ethernet con protocollo di dominio pubblico, quindi integrabile con aspetti di supervisione o gestione esterna.


E' un'interfaccia ma che ti lega comunque a loro per la parte "dietro", con un protocollo in chiaro e autenticazione numerica a 4 cifre, con un single point of failure....

Diciamo che ti permettono di giocarci, ma non di integrartici davvero se non facendo comparti in qualche modo separati.
dario ha scritto:
nextime ha scritto:Si puo' negare eccome!
A parte che quando vivi in una casa domotizzata ti rendi conto della differenza ( prova a chiederlo a mia moglie!), ma al di la di me o di persone particolarmente avvezze alla tecnologia, per cui e' una comodita' sicuramente ma non un bene essenziale ( anche se ti garantisco che crea dipendenza ), prova a pensare ad esempio a quanto e' utile in contesti dove ci sono anziani, bambini, persone malate e/o invalide...


Punti di vista, ma a mio avviso la domotica è sempre stata vista come una tecnologia superflua proprio perché si punta a guardare all'utilità in caso di persone con problemi di mobilità o altro tipo. Purtroppo per queste persone, la sola domotica può fare troppo poco per risultare davvero indispensabile.


da sola ti garantisco che aiuta MOLTISSIMO e risolve un sacco di problemi. nulla e' indispensabile, ma di certo e' utile e non superflua, e qui ho esperienze personali piuttosto forti a confermarlo...

dario ha scritto:
nextime ha scritto:Diciamo che io preferisco evitare il wireless in queste cose, ove possibile. Ma certo in alcuni casi soprattutto piccoli puo' aiutare parecchio. Il problema pero' rimane un altro, se e' vero che il trasporto dati lo faccio in wifi e/o magari su powerline o altro, la corrente wifi non si porta a una lampadina! Quindi alla fine qualcosa da qualche parte devi mettere e/o spostare. Per questo si fanno dispositivi da mettere nelle scatole di derivazione e/o direttamente nelle scatolette 503 dietro un interruttore...


Certo :)

Il problema è di fondo, un dispositivo cablato, per non far esplodere i prezzi, deve avere un numero di I/O sufficente a gestire una stanza o quasi. Questo è sicuramente uno dei punti a sfavore di tanti sistemi, perché tende a far lievitare il costo. Se si considera un impianto nuovo, il problema non si pone, anzi un approccio di questo tipo risulta vantaggioso.

Non risulta vantaggioso in impianti esistenti, dove l'alimentazione alla lampadina c'è già, serve solo portare un dispositivo per integrarla nel sistema domotico. Qui i cavi diventano un problema.


Dipende sempre che cavo usi. Magari non devi nemmeno portarlo perche' hai gia' una fase che arriva e viaggi su powerline per quella tratta...

dario ha scritto:
nextime ha scritto:
dario ha scritto:Questo discorso è la sintesi che ha portato alla nascita del progetto Souliss Home Automation. Un framework che attualmente contiene il codice lato microcontrollore (Atmel AVR) ed un'interfaccia Android.
Il risultato di tale sintesi è in una struttura distribuita, quindi non è necessario introdurre nodi centrali per la comunicazione, ogni nodo è in grado di scambiare dati con tutti gli altri in modo autonomo. La distribuzione dell'architettura coincide con quella della logica, a cui si aggiunge un layer di virtualizzazione della comunicazione, per ottenere una comunicazione trasparente (lato utente) tra nodi che utilizzando transciver diversi e su diversi mezzi di comunicazione. Per Souliss le due soluzioni di comunicazione più interessanti sono Ethernet e Wireless punto-punto (simil Zigbee).


Sono in evidente conflitto di interessi e quindi non commento questa ultima parte, se non dicendo che non vedo pero' molta differenza confronto ad altri progetti che esistono gia'...

Per correttezza evito di fare pubblicita' al mio sistema qui :)


L'obiettivo su un progetto senza scopo di lucro, distribuito pubblicamente ed aperto è quello di far partire un confronto e trovare collaborazioni, per migliorare ed imparare.

Qualche esempio di progetti simili?

Saluti,
Dario.

[/quote]

Fondamentalmente come hai capito noi partiamo da concetti diversi, il punto e' che il mio progetto HA scopo di lucro, poi appunto pian piano lo stiamo comuqnue rilasciando open source ( attualmente in parte e' rilasciato, ma non ancora tutto ), ma di fatto e' comunque un progetto portato avanti da un'azienda che ha scopo di lucro, seppur con forte contiguita' con il mondo free.
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[6] Re: Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utentedario » 13 nov 2012, 13:19

Discussione interessante.

nextime ha scritto:Io quando parlo di domotica parlo si di rele' e ingressi digitali e analogici, ma parlo anche di realta' aumentata, analisi ambientale con IA e reti neurali, parlo di integrazione di dispositivi evoluti e interfacce evolute ( chesso', EEG come interfaccia e droni come dispositivi ), riconoscimento vocale, riconoscimento biometrico di vario genere, analisi della salute di una persona ( battico cardiaco, temperatura, etc ) baby care, video sorveglianza, audio/video diffusione, e chi piu' ne ha piu' ne metta.


Tutte cose che possono essere fatte con un qualsiasi sistema domotico che alla fine esca con un gateway IP, ed era questo il punto della discussione. Alla fine si porta un mezzo da 100 Mbit/s a delle schede che hanno bisogno di pochi byte/s.

nextime ha scritto:Be a parte le mie, che appunto non sono ancora del tutto rilasciate ( ma lo saranno ), pero' prendi ad esempio i vari progetti attorno ad arduino ( avevo letto molto in proposito e ci sono un po di progetti sparsi ), prendi le board fatte attorno a VSCP ( il protocollo ), ma anche le schedine fatte da quelli di progetti-hw-sw e i vari piccoli integratori che le distribuiscono... con i tanti demoni piu' o meno open source che circolano per pilotarli.


In realtà c'è una forte differenza, la maggior parte dei progetti citati permettono di creare dei dispositivi stand-alone interfacciati in vario modo verso un dispositivo centrale. Ad esempio la scheda di progetti-hw-sw non permette a due schede di interagire tra loro, quindi si torna al concetto di centralizzazione.

Il lavoro di cui parlavo ha invece un'approccio distribuito e scalabile, cosa che manca a tutti i progetti amatoriali che mi sono passati sotto mano, usiamo poi ATmega proprio per la compatibilità verso le diverse schede nate attorno questi scopi.
Inoltre è l'unico che supporta internamente un livello di virtualizzazione per rendere trasparente tutte le operazioni di routing e bridging tra i diversi mezzi trasmissivi.

Alla fine lo sviluppo è nato proprio dalle mancanze di quanto trovato già pronto in rete.

nextime ha scritto:Dipende sempre che cavo usi. Magari non devi nemmeno portarlo perche' hai gia' una fase che arriva e viaggi su powerline per quella tratta...


Vero, però significa incapsulare il protocollo, quindi avere un bridge tra le due reti. Alla fine Ethenet offre tanto, ma verso le schede che banalmente attuano, spesso le esigenze devono portare verso qualcosa di diverso.

Se però tutto nasce come Ethernet e poi servono amenicoli vari, allora Ethernet diventa inutilmente una complicazione.

Saluti,
Dario.
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[7] Re: Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utentenextime » 13 nov 2012, 14:20

dario ha scritto:Discussione interessante.

nextime ha scritto:Io quando parlo di domotica parlo si di rele' e ingressi digitali e analogici, ma parlo anche di realta' aumentata, analisi ambientale con IA e reti neurali, parlo di integrazione di dispositivi evoluti e interfacce evolute ( chesso', EEG come interfaccia e droni come dispositivi ), riconoscimento vocale, riconoscimento biometrico di vario genere, analisi della salute di una persona ( battico cardiaco, temperatura, etc ) baby care, video sorveglianza, audio/video diffusione, e chi piu' ne ha piu' ne metta.


Tutte cose che possono essere fatte con un qualsiasi sistema domotico che alla fine esca con un gateway IP, ed era questo il punto della discussione. Alla fine si porta un mezzo da 100 Mbit/s a delle schede che hanno bisogno di pochi byte/s.


Spesso non in maniera integrata, e comunque significa dover dispiegare due diverse reti dati che invece io vorrei unificare e universalizzare sia per semplicita' che per riduzione dei cavi totali e dei single point of failure
dario ha scritto:
nextime ha scritto:Be a parte le mie, che appunto non sono ancora del tutto rilasciate ( ma lo saranno ), pero' prendi ad esempio i vari progetti attorno ad arduino ( avevo letto molto in proposito e ci sono un po di progetti sparsi ), prendi le board fatte attorno a VSCP ( il protocollo ), ma anche le schedine fatte da quelli di progetti-hw-sw e i vari piccoli integratori che le distribuiscono... con i tanti demoni piu' o meno open source che circolano per pilotarli.


In realtà c'è una forte differenza, la maggior parte dei progetti citati permettono di creare dei dispositivi stand-alone interfacciati in vario modo verso un dispositivo centrale. Ad esempio la scheda di progetti-hw-sw non permette a due schede di interagire tra loro, quindi si torna al concetto di centralizzazione.

Il lavoro di cui parlavo ha invece un'approccio distribuito e scalabile, cosa che manca a tutti i progetti amatoriali che mi sono passati sotto mano, usiamo poi ATmega proprio per la compatibilità verso le diverse schede nate attorno questi scopi.
Inoltre è l'unico che supporta internamente un livello di virtualizzazione per rendere trasparente tutte le operazioni di routing e bridging tra i diversi mezzi trasmissivi.

Alla fine lo sviluppo è nato proprio dalle mancanze di quanto trovato già pronto in rete.

Si, su questo sono abbastanza d'accordo con te, difatti una delle cose che piu' mancava anche a mio parere era la distribuzione, e la maggior parte dei sistemi amatoriali e non che ci sono in circolazione soffrono di forte centralizzazione.

E in effetti il protocollo distribuito e' anche uno dei punti focali del sistema che abbiamo sviluppato noi, peccato non esserci conosciuti a vicenda prima se no magari si poteva unificare almeno una parte degli sforzi. Tra l'altro ho dato un'occhiata al vostro progetto e mi pare ben fatto da quel punto di vista ( il protocollo, che e' per ora almeno la cosa che ho tentato di capire un po' di piu' ).


dario ha scritto:
nextime ha scritto:Dipende sempre che cavo usi. Magari non devi nemmeno portarlo perche' hai gia' una fase che arriva e viaggi su powerline per quella tratta...


Vero, però significa incapsulare il protocollo, quindi avere un bridge tra le due reti. Alla fine Ethenet offre tanto, ma verso le schede che banalmente attuano, spesso le esigenze devono portare verso qualcosa di diverso.

Se però tutto nasce come Ethernet e poi servono amenicoli vari, allora Ethernet diventa inutilmente una complicazione.

Saluti,
Dario.

[quote="dario"]

Be si ma questo vale anche per il vostro layer di virtualizzazione no? oppure ho capito male?
Ad ogni modo a dire il vero il protocollo sviluppato da noi e' transport indipendent, ma alla fine appunto lo usiamo over UDP sempre... e su ethernet. Le tratte in powerline comunque non le considero piu' di tanto un incapsulamento (in termini installativi) in quanto di fatto abbiamo degli switch con gia' uscita powerline e rj45 e abbiamo anche i moduli gia' powerline, quindi non ci sono oggetti in piu' da aggiungere, ma solo da scegliere quelli giusti

Ad ogni modo comunque, con due approcci in parte simili e in parte diversi ( simili almeno sulla distribuzione e sull'open source, quantomeno) sapere che c'e' ancora qualcuno che cerca di cambiare lo stato dell'arte innovando con strade anche diverse da quelle che sto percorrendo io, non puo' che farmi piacere!

Una domanda: documentazione approfondita del vostro protocollo, mi sai dare un link diretto? magari puo' interessarmi anche, perche' no, aggiungerlo tra quelli supportati sulle nostre schede!
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[8] Re: Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utentedario » 13 nov 2012, 14:35

nextime ha scritto:Be si ma questo vale anche per il vostro layer di virtualizzazione no? oppure ho capito male?
Ad ogni modo a dire il vero il protocollo sviluppato da noi e' transport indipendent, ma alla fine appunto lo usiamo over UDP sempre... e su ethernet. Le tratte in powerline comunque non le considero piu' di tanto un incapsulamento (in termini installativi) in quanto di fatto abbiamo degli switch con gia' uscita powerline e rj45 e abbiamo anche i moduli gia' powerline, quindi non ci sono oggetti in piu' da aggiungere, ma solo da scegliere quelli giusti


Ni, nel senso che il codice è modulare ed un nodo può assumere funzioni diverse in base alle opzioni di compilazione, quindi non esistono nodi dedicati al solo bridging, ma nodi che con due (o più interfacce) legano parti della rete. Però in termini assoluti il frame viene incapsulato in base al mezzo trasmissivo da usare.

Sono indiscreto se chiedo il modello di quelo switch?

nextime ha scritto:Ad ogni modo comunque, con due approcci in parte simili e in parte diversi ( simili almeno sulla distribuzione e sull'open source, quantomeno) sapere che c'e' ancora qualcuno che cerca di cambiare lo stato dell'arte innovando con strade anche diverse da quelle che sto percorrendo io, non puo' che farmi piacere!

Una domanda: documentazione approfondita del vostro protocollo, mi sai dare un link diretto? magari puo' interessarmi anche, perche' no, aggiungerlo tra quelli supportati sulle nostre schede!


La documentazione è sicuramente un punto dolente, ma è in programma dall'inizio dell'anno nuovo. Ora il protocollo è stato rimaneggiato per la nuova release, perché include la gestione ad eventi anche verso l'interfaccia utente (la release attuale è ad eventi solo nella parte di comunicazione tra schede).

Il protocollo alla fine non è molto dissimila da Modbus nel concetto, ovvero è un protocollo binario puro (per risparmiare RAM e CPU) dove sono stati introdotti gli elementi necessari per la gestione ad eventi ed il P2P.

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[9] Re: Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utentenextime » 13 nov 2012, 14:42

dario ha scritto:Sono indiscreto se chiedo il modello di quelo switch?


Lo produciamo noi stessi, e' uno switch/ap ( diversi modelli con numero di porte variabile) managed basato su un arm con openwrt

Purtroppo anche noi in quanto a documentazione siamo scarsini al momento, stiamo preparando il nuovo sito con doc e tutte le schede tecniche dei vari dispositivi, spero sia online per la fine dell'anno

dario ha scritto:Il protocollo alla fine non è molto dissimila da Modbus nel concetto, ovvero è un protocollo binario puro (per risparmiare RAM e CPU) dove sono stati introdotti gli elementi necessari per la gestione ad eventi ed il P2P.


Si, lo avevo piu' o meno intuito da quel che avete scritto.
Nel nostro caso invece abbiamo inserito anche delle parti ascii nel nostro protocollo, per far si che nel protocollo stesso fossero inglobati alcuni concetti di scenario e grouping dinamico tramite una sorta di regex matching degli eventi generati sulla base di una sorta di dominio sorgente/destinazione, quindi una scelta molto diversa dalla vostra, questo ovviamente necessita maggiore ram e maggiore CPU, anche per via del fatto che il protocollo che usiamo e' totalmente crittografato ( aes256 e/o SSL ). Ad ogni modo ci sta ampiamente in macchine basate su microcontrollori a 8 bit :)
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[10] Re: Diffusione della domotica e ruolo dell'open-source

Messaggioda Foto Utentedario » 13 nov 2012, 19:54

Una curiosità relativa alla cifratura della comunicazione. Due nodi che vogliono comunicare devono effettuare un hand-shaking per stabilire una connessione protetta, scambiandosi una password o una chiave?
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