Regina Grammatica
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IsidoroKZ
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L'evoluzione di una lingua è una cosa naturale; ciò che mi infastidisce è:
- tanto basta capirsi;
- introdurre senza remore vocaboli di altre lingue, quando la nostra lingua dispone di un vocabolario più ricco, ma "fa bello" dire "slide" anzichè "diapositiva".
Vorrei dire ciò che penso sulle parole straniere introdotte "senza remore".
Secondo me non si tratta di fare i fighetti, o almeno non sempre. L'uso dei forestierismi (così si chiamano le parole straniere presenti nella nostra lingua) ha un effetto di aumento della riconoscibilità della parola. Se io dico "slide" richiamo subito alla mente la diapositiva proiettata con Powerpoint; se dico "diapositiva" molte persone non sanno nemmeno di cosa si parla. Se dico "clock", il destinatario della comunicazione immediatamente capisce che mi riferisco a un segnale che mette in movimento un circuito elettronico in logica sequenziale; mentre se dico "orologio", ormai si capisce intendo parlare di un dispositivo che misura e indica l'orario attuale.
Insomma la parola straniera, una volta entrata nell'uso, passa da "status symbol" (magari un po' "parvenu") a "evidenziatore" di significato, in quanto spicca nella moltitudine delle parole italiane e indirizza velocemente l'attenzione verso un significato particolare, unico. In questo senso costituisce un arricchimento della lingua, sebbene possa contrastare con il gusto personale. Con il tempo, poi, se il forestierismo resiste, spesso il gusto si adegua.
"Ogni cosa va resa il più possibile semplice, ma non ANCORA più semplice" (A. Einstein)
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clavicordo
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Ho letto quello che hai scritto e non posso che risponderti: O.K. (okay)... ma potevo anche dirti: va bene (certo che mi avresti capito ugualmente!) 
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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Sai
clavicordo, l'avere costantemente a che fare con persone che non parlano la tua lingua spesso riduce l'eloquio alla nomenclatura di una serie di vocaboli universalmente riconosciuti spesso pronunciati in malo modo.
Questo modo di comunicare, purtroppo, risulta spesso essere una violenza vera e propria alla lingua in cui ci si esprime, (o a volte si tenta di esprimersi).
Anche a me a volte ciò da un tremendo fastidio, ma mi redo conto che se questo "miscuglio" è l'unico modo per comunicare, e che una lingua ha come proposito la comunicazione, allora ci si accontenta.
L'evoluzione politica del sasso che ci ospita è quotidianamente in evoluzione e così di pari passo i metodi di comunicazione; credo che non ci sia proprio nulla da fare.
Differente discorso quando invece sei "costretto" a "swicciare" la lingua anche quando parli con tuoi connazionali, in questo caso a volte la cosa diventa insopportabile.
Questo modo di comunicare, purtroppo, risulta spesso essere una violenza vera e propria alla lingua in cui ci si esprime, (o a volte si tenta di esprimersi).
Anche a me a volte ciò da un tremendo fastidio, ma mi redo conto che se questo "miscuglio" è l'unico modo per comunicare, e che una lingua ha come proposito la comunicazione, allora ci si accontenta.
L'evoluzione politica del sasso che ci ospita è quotidianamente in evoluzione e così di pari passo i metodi di comunicazione; credo che non ci sia proprio nulla da fare.
Differente discorso quando invece sei "costretto" a "swicciare" la lingua anche quando parli con tuoi connazionali, in questo caso a volte la cosa diventa insopportabile.
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carlomariamanenti
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Condivido quanto dici Carlo. L'esigenza di farsi capire, la normale evoluzione del linguaggio, l'apertura a vocaboli di altri vocabolari sono dati di fatto. Dal canto mio però cerco di non far morire il mio vocabolario di "origine", sostituendo impunemente vocaboli "italiani" con altri di altre nazioni.
E' vero che esistono vocaboli tecnici, che non possono essere tradotti e che devono essere inglobati nel vocabolario. Altra cosa è dimenticarsi i propri per ignoranza o voglia di globalizzazione.
PS:
attilio mi è venuto un dubbio rileggendo: era per me la battuta o facevi riferimento a quanto detto da clavicordo?
E' vero che esistono vocaboli tecnici, che non possono essere tradotti e che devono essere inglobati nel vocabolario. Altra cosa è dimenticarsi i propri per ignoranza o voglia di globalizzazione.
PS:
"Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono a volte"
Per qualche dollaro in più
Per qualche dollaro in più
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Guerra ha scritto:mi è venuto un dubbio rileggendo: era per me la battuta o facevi riferimento a quanto detto da clavicordo?
La seconda che hai detto
Ognuno sta solo sul cuor della terra
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clavicordo ha scritto: ... L'uso dei forestierismi ... ha un effetto di aumento della riconoscibilità della parola. ... Se dico "clock", il destinatario della comunicazione immediatamente capisce che mi riferisco a un segnale che mette in movimento un circuito elettronico in logica sequenziale; mentre se dico "orologio", ormai si capisce intendo parlare di un dispositivo che misura e indica l'orario attuale ...
Con tutto il mio rispetto per
Cosa capiscono gli inglesi / americani quando dicono "clock" - si riferisce a un orologio o a un segnale sincronizzante?
Forse l'inglese non è abbastanza chiara per loro?
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Sparafucile
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Molto divertente!
Naturalmente io sono d'accordo con tutti voi, specialmente con te
carlomariamanenti! Il mio era solo un tentativo di dare una spiegazione un po' più oggettiva a un fenomeno dilagante, certamente anche malato di esterofilia. Nemmeno io sopporto questo parlare infarcito di forestierismi, oltretutto pronunciati all'italiana, cioè storpiati. Ogni giorno al lavoro devo sopportare colleghi che pronunciano parole anglosassoni in modo orribile! Mi consolo pensando che parlano "itanglese" ...
La lingua non è solo comunicazione "di servizio" ma porta con sè la Storia, è il veicolo della poesia, dell'arte letteraria, di tanto altro. E' una grande ricchezza e va salvaguardata
Per altro verso la formazione illuministica che ho ricevuto mi porta a voler essere, un po' utopisticamente, "cittadino del mondo". Penso infatti che l'identità umana sia da fondare su ben altre e più profonde basi che non l'appartenenza a un gruppo, a una nazione, a una religione. L'identità di appartenenza porta a conflitti, guerre, distruzione. La lingua è una limitazione perché è uno dei caratteri principali dell'appartenenza a un gruppo più o meno vasto.
Che cosa ne pensate?
Naturalmente io sono d'accordo con tutti voi, specialmente con te
La lingua non è solo comunicazione "di servizio" ma porta con sè la Storia, è il veicolo della poesia, dell'arte letteraria, di tanto altro. E' una grande ricchezza e va salvaguardata
Per altro verso la formazione illuministica che ho ricevuto mi porta a voler essere, un po' utopisticamente, "cittadino del mondo". Penso infatti che l'identità umana sia da fondare su ben altre e più profonde basi che non l'appartenenza a un gruppo, a una nazione, a una religione. L'identità di appartenenza porta a conflitti, guerre, distruzione. La lingua è una limitazione perché è uno dei caratteri principali dell'appartenenza a un gruppo più o meno vasto.
Che cosa ne pensate?
"Ogni cosa va resa il più possibile semplice, ma non ANCORA più semplice" (A. Einstein)
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clavicordo
20,7k 6 11 12 - G.Master EY

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