Salve a tutti,
vorrei chiarimenti su una questione posta in aula dal mio professore. Il dubbio riguarda testualmente:
"Domanda: Se ho un trasformatore da 1000 MVA con Vcc=15%, quanto vale la potenza reattiva assorbita dalla macchina per poter funzionare? Risposta: la potenza reattiva Q è proprio il 15% della P (1000 MVA)"
Premesso che la Vcc è la tensione da applicare al primario, con secondario chiuso in c.c., per far circolare la corrente nominale al secondario; qual è il legame tra potenza reattiva assorbita dal trasformatore per funzionare (corrente magnetizzante) e la tensione di corto circuito tale da giustificare quanto scritto sopra?
Grazie mille in anticipo
Tensione di corto circuito Trasformatore
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Una curiosità, potrei sapere dove e cosa studi 
Emanuele Lorina
- Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te (F. Nietzsche)
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Lele_u_biddrazzu
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Mi unisco alla curiosità di
Lele_u_biddrazzu, ma sarei interessato anche al nome del tuo professore.
...non studierai a Pisa, vero?
Non esiste nessun legame che giustifichi la suddetta (assurda) Risposta, qualunque sia la "potenza reattiva per funzionare" alla quale si faccia riferimento.
...non studierai a Pisa, vero?
Andy15 ha scritto:... qual è il legame tra potenza reattiva assorbita dal trasformatore per funzionare (corrente magnetizzante) e la tensione di corto circuito tale da giustificare quanto scritto sopra?
Non esiste nessun legame che giustifichi la suddetta (assurda) Risposta, qualunque sia la "potenza reattiva per funzionare" alla quale si faccia riferimento.
"Il circuito ha sempre ragione" (Luigi Malesani)
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Studio Ingegneria Elettrica alla Federico II di Napoli (Laurea Triennale), il mio Prof. di Fondamenti di Impianti Elettrici si chiama Lauria. Comunque non ho capito il senso di voler sapere questa cosa...! Anche il mio Prof. ha detto che:
"sia alla sola potenza reattiva assorbita dalle reattanze di dispersione primarie e secondarie."
Vorrei sapere se c'è una formula che lega la potenza reattiva assorbita dalle reattanze di dispersione primarie e secondarie alla tensione di corto circuito. Anche perché con la prova di corto circuito del trasformatore si determinano i parametri longitudinali del circuito equivalente semplificato (oltre le perdite negli avvolgimenti e la tensione stessa di c.c.).
Quando parlo di "potenza reattiva di funzionamento" intendo dire che motori e trasformatori generano un campo magnetico, che "sfasa" tensione e corrente causando la produzione di energia reattiva; La sola potenza "utile" (in grado, cioè, di trasformare l'energia elettrica in lavoro meccanico) è quella attiva. La potenza reattiva, non solo non può essere trasformata in lavoro meccanico, ma causa anche il transito in rete di corrente induttiva. Questa corrente induttiva causa una diminuzione della capacità di trasporto di energia "utile" da parte del cavo, in quanto (se assimiliamo il cavo elettrico ad un ipotetico tubo) la sua presenza "ruba" spazio ad una certa quantità di energia attiva. La potenza reattiva-induttiva, quindi, costituisce un carico supplementare per i generatori, i trasformatori e le linee di trasporto e distribuzione, impegnando il fornitore di energia a sovradimensionare i propri generatori a scapito del rendimento e provocando altresì una maggiore caduta di tensione in linea, che si traduce in ulteriori perdite di potenza attiva.
"sia alla sola potenza reattiva assorbita dalle reattanze di dispersione primarie e secondarie."
Vorrei sapere se c'è una formula che lega la potenza reattiva assorbita dalle reattanze di dispersione primarie e secondarie alla tensione di corto circuito. Anche perché con la prova di corto circuito del trasformatore si determinano i parametri longitudinali del circuito equivalente semplificato (oltre le perdite negli avvolgimenti e la tensione stessa di c.c.).
Quando parlo di "potenza reattiva di funzionamento" intendo dire che motori e trasformatori generano un campo magnetico, che "sfasa" tensione e corrente causando la produzione di energia reattiva; La sola potenza "utile" (in grado, cioè, di trasformare l'energia elettrica in lavoro meccanico) è quella attiva. La potenza reattiva, non solo non può essere trasformata in lavoro meccanico, ma causa anche il transito in rete di corrente induttiva. Questa corrente induttiva causa una diminuzione della capacità di trasporto di energia "utile" da parte del cavo, in quanto (se assimiliamo il cavo elettrico ad un ipotetico tubo) la sua presenza "ruba" spazio ad una certa quantità di energia attiva. La potenza reattiva-induttiva, quindi, costituisce un carico supplementare per i generatori, i trasformatori e le linee di trasporto e distribuzione, impegnando il fornitore di energia a sovradimensionare i propri generatori a scapito del rendimento e provocando altresì una maggiore caduta di tensione in linea, che si traduce in ulteriori perdite di potenza attiva.
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Andy15 ha scritto:... Comunque non ho capito il senso di voler sapere questa cosa...!
Quale cosa?
Andy15 ha scritto:... Anche il mio Prof. ha detto che:
"sia alla sola potenza reattiva assorbita dalle reattanze di dispersione primarie e secondarie." ...
Quando lo ha detto ? ... in relazione a cosa?
Andy15 ha scritto:... Vorrei sapere se c'è una formula che lega la potenza reattiva assorbita dalle reattanze di dispersione primarie e secondarie alla tensione di corto circuito.
Ma non volevi sapere quale fosse la relazione che lega la tensione di cortocircuito alla "potenza reattiva per funzionare" ?
E' un'altra domanda del professore?
Ritornando alla tua richiesta iniziale, relativa a
Andy15 ha scritto: "Domanda: Se ho un trasformatore da 1000 MVA con Vcc=15%, quanto vale la potenza reattiva assorbita dalla macchina per poter funzionare? Risposta: la potenza reattiva Q è proprio il 15% della P (1000 MVA)"
possiamo sapere chi ha dato quella risposta?
"Il circuito ha sempre ragione" (Luigi Malesani)
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