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incorporare nell'italiano le parole inglesi

Impariamo insieme l'inglese, ... ma anche l'italiano, il francese, lo spagnolo, il tedesco, ... lo swahili!

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[21] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto UtenteGuerra » 29 mar 2013, 14:47

L'inglese è la lingua tecnica per eccellenza, alla quale noi italiani o tutti (vorrei vedere i tedeschi però se lo fanno) attingono, si adeguano.
Credo però che spesso, senza nulla togliere a chi ne fa un uso corretto, molti si "riempiano" la bocca di terminologia anglosassone per "elevare" la discussione.
Poi come detto da altri vi sono effettivamente termini difficilmente traducibili o che richiederebbero uan lunga traduzione anzichè usare un unico termine o per farsi capire (da stranieri).
Utilizzarli in Italia per corsi o durante riunioni tecniche tra italiani, beh ... un po' di "pavoneggiamento" penso ci sia.
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[22] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto Utentecarlomariamanenti » 29 mar 2013, 15:52

Guerra ha scritto:... beh ... un po' di "pavoneggiamento" penso ci sia.


Sante parole Foto UtenteGuerra, ti racconto un aneddoto che purtroppo è storia vera:

Un famoso e super-pagato Consulente progettista meccanico è intento a spiegare in lingua Inglese il funzionamento di un fuso motorizzato ad gruppo di importanti Clienti Tedeschi.

Consulente: "This si the motor, this is the spindle and this is the "frein" ..."

Cliente: "ok ok, but what "frein" means?"

Incuriosito dalla descrizione un mio ex collega si avvicina con fare circospetto, tocca con il gomito il Consulente e gli dice: "brake, brake!",

Il Consulente gli risponde in dialetto: "Un'atim, specia un'atim", (Traduzione: "Un attimo, aspetti un attimo"), per poi rivolgersi al Cliente dicendo; "The frein is the frein!".

A questo punto il mio collega insiste e ripete ad alta voce: "Brake, Brake!"

Il Consulente si indispettisce, si scusa con il Cliente e si rivolge al mio collega: "Gò dì de specià un'atim, a vém dopo a bef ul café!", (Traduzione: "Le ho detto di aspettare un attimo, andremo dopo a bere il caffè".

A questo punto intervengo nela discussione oramai animatasi per sollecitare il consulente: "Brake è il freno, nessuno ha mai chiesto di fare un break per bere un caffe!".

Il Cliente, che era Tedesco e non stupido, si è fatto allora una grossa risata e battendo una mano sulla spalla del Consulente gli ha sollecitato: "Da dai, andiamo a bere il caffè così poi mi spiega come funziona il freno".
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[23] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto UtenteGuerra » 29 mar 2013, 16:00

Ecco un tipico esempio da tener presente per essere citato Foto Utentecarlomariamanenti :mrgreen:
Forse al super consulente un corso di aggiornamento della lingua inglese non guasterebbe :mrgreen:
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[24] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto Utenteclavicordo » 30 mar 2013, 8:55

Forse al super consulente un corso di aggiornamento della lingua inglese non guasterebbe

di certo non sarebbe il solo a cui non guasterebbe!

un po' di "pavoneggiamento" penso ci sia

mi viene in mente la situazione degli anni '90 in cui possedere un telefonino era considerato uno "status symbol". Poi diventò uno "status symbol" il NON possederlo. Poi nessuno ci ha fatto più caso, vista la dilagante diffusione, fortemente agevolata dall'apprensività delle mamme italiane. Poi quella connotazione di distinzione è passata agli smartphone (la cui traduzione è assai peggiore dell'originale), specialmente a quelli "i-", ma molto più blandamente. Oggi sarebbero i tablet ad avere quel ruolo, ma ormai si vanno diffondendo nelle scuole e nessuno ci fa più caso. Per l'uso di espressioni anglosassoni, che si sia ancora agli anni '90?
Mi pare di aver già detto in un post precedente che secondo me una parola in lingua straniera ha in certi casi un potere significativo molto più forte e immediato della corrispondente italiana, perché rimanda all'oggetto in modo univoco e gli consente di "spiccare" nel contesto comunicativo. Che poi a questo si unisca (ancora) "un po' di pavoneggiamento" non mi pare così rilevante ... :-)
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[25] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto UtenteSparafucile » 7 apr 2013, 11:28

Buon giorno a tutti,

Nella letteratura sugli alimentatori a commutazione si incontrano spesso termini inglesi. Per esempio:
+ alimentatore a commutazione - alimentatore switching;
+ convertitore diretto - convertitore forward, convertitore buck, convertitore step-down;
+ convertitore ad accumulo invertitore - convertitore flyback, convertitore inverting, convertitore buck-boost;
+ convertitore ad accumulo elevatore - convertitore boost, convertitore step-up;
+ ??? - duty-cycle;
+ fase di conduzione (???) - fase di ON, fasi ON, stato ON (ton);
+ fase di blocco, fase di apertura (???) - fase di OFF, fase OFF, stato OFF (toff);
+ interruttore - switch.

Vorrei sapere:
- Quale é la terminologia esatta italiana?
- Si incoraggia l'utilizzo della terminologia italiana nel forum?
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[26] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto UtenteCandy » 7 apr 2013, 11:40

Personalmente, e solo personalmente, faccio già fatica ad associare la terminologia inglese ad una precisa configurazione circuitale. Se si usasse l'italiano anche nella denominazione di queste configurazioni la mia confusione sarebbe totale. Detto questo, non so rispondere alle tue domande, ma penso si arduo per tutti. Certo, farebbe piacere e sarebbe auspicabile l'uso integrale di una sola lingua; ma non si può negare che taluni termini siano alcuanto difficili da tradurre, se non controproducenti.
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[27] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto UtenteSparafucile » 7 apr 2013, 11:45

Grazie, Foto UtenteCandy!
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[28] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto Utenteclavicordo » 8 apr 2013, 9:36

ma non si può negare che taluni termini siano alcuanto difficili da tradurre, se non controproducenti.

Per questo motivo, e anche per altri motivi che ho illustrato nei post precedenti, sostengo che è meglio pensare, e a poco a poco prendere atto, che molti termini anglosassoni (e non solo) vanno a far parte della lingua italiana. La quale forse amplierà il proprio alfabeto, oppure scriverà quei termini come la maggior parte della gente li pronuncia. Tutto ciò è già avvenuto in passato molte volte e nessuno, o quasi, ci ha fatto caso. Oggi la cosa è più appariscente solo perché la tecnologia ha introdotto molte più parole "nuove".
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[29] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto UtenteGuerra » 8 apr 2013, 9:50

clavicordo ha scritto:La quale forse amplierà il proprio alfabeto

Il mio rammarico non è tanto nella possibilità di ampliare un alfabeto, ma di impoverirlo, sostituendo pian piano vocaboli esistenti nella propria lingua con vocaboli più "belli da pronunciare" di altre.
Pur non volendo generalizzare ed essendo cosciente del fatto che molti vocaboli hanno un significato univoco, tecnico, difficilmente traducibile.

Apro una parentesi che esula un po', ma neanche tanto.
Il vocabolo "truismo".
Lo si usa in fisica o quantomeno nelle filosofie naturali alla Newton.
Il suo significato è: verità ovvia, indiscutibile.
Deriva dall'inglese: truism, che a sua volta deriva da true.
Sembra una parolaccia rivoltante, ma ha un significato diverso da assioma.
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[30] Re: incorporare nell'italiano le parole inglesi

Messaggioda Foto Utenteclavicordo » 8 apr 2013, 10:44

Giacchè ci sei Foto UtenteGuerra perché non ci spieghi la differenza tra assioma e truismo?
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