Anche io penso sia un problema di connessioni, d'altronde l'impianto è in funzione per molte ore al dì..
Con una temrocamera si potrebbe appurare il difetto...
Se i cavi hanno una temperatura prossima ai 60C°..con 5A, mi pare che vi sia qualcosa che non torna,...
Oppure, si poteva optare per dei salvamotore di taglia maggiore settati alla corrente che nominale..ma si aggravia la spesa...
Io punto sulle connessioni....attanzione al tipo di morsetto del salvamotore, ognuno ha diritto alla propria connessione...
cavi troppo caldi
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Tanto per dare dei numeri, dalle piccole esperienze fatte:
> un corpo caldo, al tatto di una mano "normale", risulta già caldo scottante tanto da non resiste a lungo sui 45°C;
> se il corpo ha una temperatura di 60 °C ustiona immediatamente la mano.
Un cavo in gomma, (ho misurato personalmente), FG7OR 4G4, posato in tubo TAZ, lungo 2 m, verticale, su parete. Tubo nel quale passavano due cavi uguali, di due pompe. corrente nominale delle pompe di circa 20A, Pompe alimentate in servizio continuo. Dopo circa due ore di lavoro il tratto di cavi in tubo raggiungeva una temperatura ESTERNA, di oltre 70 °C.
L'areazione ed il tipo di posa sono dettagli non indifferenti, ma, ragionamenti sulle temperature senza l'uso di strumentazione sono solo parole al vento e numeri per il lotto.
> un corpo caldo, al tatto di una mano "normale", risulta già caldo scottante tanto da non resiste a lungo sui 45°C;
> se il corpo ha una temperatura di 60 °C ustiona immediatamente la mano.
Un cavo in gomma, (ho misurato personalmente), FG7OR 4G4, posato in tubo TAZ, lungo 2 m, verticale, su parete. Tubo nel quale passavano due cavi uguali, di due pompe. corrente nominale delle pompe di circa 20A, Pompe alimentate in servizio continuo. Dopo circa due ore di lavoro il tratto di cavi in tubo raggiungeva una temperatura ESTERNA, di oltre 70 °C.
L'areazione ed il tipo di posa sono dettagli non indifferenti, ma, ragionamenti sulle temperature senza l'uso di strumentazione sono solo parole al vento e numeri per il lotto.
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Candy
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guzz ha scritto:una domanda che forse è già stata fatta: il cavo da 4 mm che va alla pompa scalda?
non posso rispondere a questa domanda perché solo lunedi andro sul posto e verifichero tutto.
Candy ha scritto:L'areazione ed il tipo di posa sono dettagli non indifferenti, ma, ragionamenti sulle temperature senza l'uso di strumentazione sono solo parole al vento e numeri per il lotto.
Per quanto riguarda il tipo di posa posso dirti che tutti i cavi pompe sono suddivisi in due tubi corrugato interrati da 160 mmq interrotti da 15 pozzetti.
per le temperature esatte non ho dati a riguardo se non quelli "tattometrici" che cercherò di approfondire.
Comunque nei calcoli che ho postato il programma da l'ok all'utilizzo di quel tipo di cavo inserendo anche il tipo di posa!!!
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Non voglio dire che i tuoi calcoli siano erronei, o lo sia il programma. Lungi da me.
Voglio dire che il lavoro è finito solo dopo le verifiche. Il programma da i numeri sulla base di regole desunte dall'esperienza e dalla norma. La verifica è specifica caso per caso.
Non per nulla e molto saggianente, ogni volta che si fa un impianto di distribuzione, anche piccolo, con la DI.CO. si dichiara di aver fatto le verifiche, ed un tecnico dovrebbe farle indipendentmente che serva o non serva la DI.CO, tanto in Italia, come da qualunque altra parte del mondo.
Il calcolo imposta il progetto, la verifica ed eventuale correzione dell'opera lo conclude.
Voglio dire che il lavoro è finito solo dopo le verifiche. Il programma da i numeri sulla base di regole desunte dall'esperienza e dalla norma. La verifica è specifica caso per caso.
Non per nulla e molto saggianente, ogni volta che si fa un impianto di distribuzione, anche piccolo, con la DI.CO. si dichiara di aver fatto le verifiche, ed un tecnico dovrebbe farle indipendentmente che serva o non serva la DI.CO, tanto in Italia, come da qualunque altra parte del mondo.
Il calcolo imposta il progetto, la verifica ed eventuale correzione dell'opera lo conclude.
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Candy
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Candy ha scritto:Tanto per dare dei numeri, dalle piccole esperienze fatte:
> un corpo caldo, al tatto di una mano "normale", risulta già caldo scottante tanto da non resiste a lungo sui 45°C;
> se il corpo ha una temperatura di 60 °C ustiona immediatamente la mano.
Ottimo a sapersi, quindi se dice che tiene in mano il cavo siamo al di sotto dei 45°C, per cui temperature del tutto normali.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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In realtà, mi permetto di far notare che quanto detto da
Candy non è del tutto esatto.
A tal proposito si veda la UNI EN 563 e questa vecchia, ma utilissima, discussione:
http://www.electroyou.it/forum/viewtopic.php?f=11&t=4218

PS: segnalo che la norma che ho citato sopra è stata sostituita dalla UNI EN ISO 13732-1:2007
A tal proposito si veda la UNI EN 563 e questa vecchia, ma utilissima, discussione:
http://www.electroyou.it/forum/viewtopic.php?f=11&t=4218
PS: segnalo che la norma che ho citato sopra è stata sostituita dalla UNI EN ISO 13732-1:2007
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Giovepluvio
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Faccio una valutazione che probabilmente non giustifica la situazione esposta, ma che mi ha sempre lasciato perplesso.
Non credo sia un' usanza esclusivamente italiana, ma è certamente un modo di operare comune, quasi standardizzato direi, mi riferisco alla metodologia di cablaggio di interruttori e fasci di cavi.
In sostanza, per una sorta di pulizia di cablaggio e ordinazione geometrica delle installazioni, i moduli din (interruttori, contattori, ecc..) vengono sempre addossati l' uno all' altro, e non solamente quando la barra omega non permette/prevede spazio libero a sufficienza!
Ovviamente, direte, lo si fa perché l' eventuale aggiunta futura di dispositivi, possa essere eseguita senza limitazioni e senza dovere smuovere i cavi già cablati per avvicinare i dispositivi. Ma questa non è l' unica motivazione a mio avviso. C'è la sensazione che lasciare uno o due centimetri tra i vari modulari, renda l'effetto finale esteticamente sgradevole, almeno questo è quel che penso, anche a me a vista tale soluzione risulterebbe fastidiosa.
Ma in termini di dissipazione del calore, presupposto comunque che ogni costruttore indica tale parametro per ogni suo dispositivo e che comunque il quadrista deve procedere alle verifiche richieste (nell' ambito del quadro assemblato), non ci sarebbe un seppur piccolo miglioramento rispetto all' installazione stile scatoletta di sardine?
Altro aspetto è la mania di fascettare i cavi anche in canalina e non solo quelli di segnale, ma anche quelli di potenza, tenerli ben stipati e stretti tra fascette ogni mezzo metro.
E' forse il discorso del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, voglio dire... va bene l'ordine e la sistemazione, ma ridurre anche se di un piccolo delta la dissipazione termica di cavi e dispositivi non sembrerebbe una buona idea.
Probabilmente è un discorso di lana caprina e tale delta è davvero qualcosa di irrisorio... forse!
Non credo sia un' usanza esclusivamente italiana, ma è certamente un modo di operare comune, quasi standardizzato direi, mi riferisco alla metodologia di cablaggio di interruttori e fasci di cavi.
In sostanza, per una sorta di pulizia di cablaggio e ordinazione geometrica delle installazioni, i moduli din (interruttori, contattori, ecc..) vengono sempre addossati l' uno all' altro, e non solamente quando la barra omega non permette/prevede spazio libero a sufficienza!
Ovviamente, direte, lo si fa perché l' eventuale aggiunta futura di dispositivi, possa essere eseguita senza limitazioni e senza dovere smuovere i cavi già cablati per avvicinare i dispositivi. Ma questa non è l' unica motivazione a mio avviso. C'è la sensazione che lasciare uno o due centimetri tra i vari modulari, renda l'effetto finale esteticamente sgradevole, almeno questo è quel che penso, anche a me a vista tale soluzione risulterebbe fastidiosa.
Ma in termini di dissipazione del calore, presupposto comunque che ogni costruttore indica tale parametro per ogni suo dispositivo e che comunque il quadrista deve procedere alle verifiche richieste (nell' ambito del quadro assemblato), non ci sarebbe un seppur piccolo miglioramento rispetto all' installazione stile scatoletta di sardine?
Altro aspetto è la mania di fascettare i cavi anche in canalina e non solo quelli di segnale, ma anche quelli di potenza, tenerli ben stipati e stretti tra fascette ogni mezzo metro.
E' forse il discorso del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, voglio dire... va bene l'ordine e la sistemazione, ma ridurre anche se di un piccolo delta la dissipazione termica di cavi e dispositivi non sembrerebbe una buona idea.
Probabilmente è un discorso di lana caprina e tale delta è davvero qualcosa di irrisorio... forse!
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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Tutto quello cheaffermi si riconduce a problemi di spazio, (che conosci), e di tecnica di cablaggio.
Fin che si lavora con la plancia sul banco tutto è semplificato. Quando invece alzi la plancia nel quadro è un mezzo disastro e dramma toccare il cablaggio; ma, nella pratica, una bella parte di cablaggio viene fatta a piastra verticale...
Gli spazi sono sempre risicati, i disegnatori CAD non hanno nessuna delle malizie del cablaggio e dimensionano le canaline con una regola disarmante: " più larga non ci stà"... "il cliente...".
Capisci? il "cliente" non il "costruttore".
Alcuni costruttori hanno tutta una serie di acceri per migliorare (?), e semplificare (?) il cablaggio, ma, alla fine, se vuoi montare i coperchi ed ottenere un risultato "decente" abbondi di fascette.
Io non sono un cablatore, ma non disdegno di farmi qualche quadretto ogni tanto. Non ho la manualità richiesta, ma mi rendo conto che si presentano delle situazioni, sovente, di difficile od impossibile risoluzione.
Il mio motto è: fai il più possibile con la plancia in orizzontale perché, dopo, qualunque azione sarà un disastro.
E gli aspetti da considerare sono molti: un quadro integrato od addossato alla macchina, (piccolo quadro), semplifica il bordo e gli spostamenti, (ma lo spazio ha i suoi limiti).
Bisognerebbe proprio smetterla di fare i quadroni o quadretti, ma per ora la tecnologia è quella...
Fin che si lavora con la plancia sul banco tutto è semplificato. Quando invece alzi la plancia nel quadro è un mezzo disastro e dramma toccare il cablaggio; ma, nella pratica, una bella parte di cablaggio viene fatta a piastra verticale...
Gli spazi sono sempre risicati, i disegnatori CAD non hanno nessuna delle malizie del cablaggio e dimensionano le canaline con una regola disarmante: " più larga non ci stà"... "il cliente...".
Capisci? il "cliente" non il "costruttore".
Alcuni costruttori hanno tutta una serie di acceri per migliorare (?), e semplificare (?) il cablaggio, ma, alla fine, se vuoi montare i coperchi ed ottenere un risultato "decente" abbondi di fascette.
Io non sono un cablatore, ma non disdegno di farmi qualche quadretto ogni tanto. Non ho la manualità richiesta, ma mi rendo conto che si presentano delle situazioni, sovente, di difficile od impossibile risoluzione.
Il mio motto è: fai il più possibile con la plancia in orizzontale perché, dopo, qualunque azione sarà un disastro.
E gli aspetti da considerare sono molti: un quadro integrato od addossato alla macchina, (piccolo quadro), semplifica il bordo e gli spostamenti, (ma lo spazio ha i suoi limiti).
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Candy
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In azienda avevamo dei quadri bordo macchina con morsettiere (oltre un metro lineare di morsetti) di arrivo posizionate sul fondo basso del quadro che era "aperto" per consentire l'ingresso dei cavi dal basso.
In quella posizione è stata montata la barra omega con inclinazione di 45° fatta apposta per consentire gli interventi.
Inutile dire che nonostante questo piccolo accorgimento, la posizione era letteralmente impossibile per eseguire manutenzione, vuoi anche per la posizione angusta del quadro stesso con 40 centimetri scarsi di distacco dalla carpenteria meccanica (in pratica operavi tra quadro frontale e carpenteria alle spalle) per verificare eventuali connessioni ballerine o fusibili in vetro saltati, a fine intervento avevi come minimo uno stato di intorpidimento esteso e blocchi muscolari vari.
Guarda l'ultima fila in basso a destra di morsetti, per altro, si tratta di morsetti doppi!
Scusate l' O.T. !
In quella posizione è stata montata la barra omega con inclinazione di 45° fatta apposta per consentire gli interventi.
Inutile dire che nonostante questo piccolo accorgimento, la posizione era letteralmente impossibile per eseguire manutenzione, vuoi anche per la posizione angusta del quadro stesso con 40 centimetri scarsi di distacco dalla carpenteria meccanica (in pratica operavi tra quadro frontale e carpenteria alle spalle) per verificare eventuali connessioni ballerine o fusibili in vetro saltati, a fine intervento avevi come minimo uno stato di intorpidimento esteso e blocchi muscolari vari.
Guarda l'ultima fila in basso a destra di morsetti, per altro, si tratta di morsetti doppi!
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trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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Probabilemente, il costume che vuole i modulari tutti affiancati e i cavi in fasci entro canalette...può aumentare il rischio di sovratemperatura...ove non possibile adottare espedienti diversi da questi, è meglio adottare la ventilazione forzata con metodo ad aria compressa o ventola rotante...anche se sembra una follia, a scapito di questo - spesso si vedono quadri controllo e bordo macchina con il portellone aperto...ed il ventilatore di fronte...
E' possibile conoscere la taglia in A dei salvamotore, per capire se sono di taglia stretta o sovradimensionati in eccesso...
Probabilemente, il costume che vuole i modulari tutti affiancati e i cavi in fasci entro canalette...può aumentare il rischio di sovratemperatura...ove non possibile adottare espedienti diversi da questi, è meglio adottare la ventilazione forzata con metodo ad aria compressa o ventola rotante...anche se sembra una follia, a scapito di questo - spesso si vedono quadri controllo e bordo macchina con il portellone aperto...ed il ventilatore di fronte...
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