Io partirei dalla domanda
"Che cosa limita la massima corrente prelevabile da un trasformatore?"se si vede lo schema equivalente di un trasformatore con le impedenze di dispersione riportate al secondario
è chiaro che due sono gli aspetti da tener di conto
i) caduta di tensione: la corrente secondaria nell'impedenza di dispersione. Questo aspetto potrebbe anche non essere così limitante, una volta che conosco la caduta ne tengo conto, al limite (vedendo solo questo aspetto del problema) potrei pure decidere di mettere un carico adattato (complesso coniugato) e prelevare la massima potenza, ma...
ii) la potenza persa in Rs surriscalderà il trasformatore portandolo a distruzione: In effeti questo è l'aspetto veramente limitante della potenza che posso prelevare.
Il trasformatore sarà progettato in modo che la potenza dissipata in Rs produca al massimo un salto termico che sia sopportabile dagli isolanti.
In effetti si dovrebbe tener di conto della potenza persa nell'impedenza di magnetizzazione Zm, ciè dell perdite nel ferro, ma il suo contributo sarà proporzionalmente sempre minore all'aumentare del carico e lo trascureremo allegramenteQuindi questo si traduce in un massimo per la potenza dissipata in Rs , la potenza istantanea dissipata sarà semplicemente

e quindi quella media su di un periodo T

cioè una ovvietà: un massimo per la
corrente efficace indipendentemente dalla sua fase (non per niente
i trasformatori si "misurano" in VA e
non in W) ma anche dalla sua forma d'onda.
Vediamo ora un raddrizzatore ad onda intera ad esempio
semplifichiamo al massimo....
i) impedenza interna del secondario del trasformatore nulla (molto minore della resistenza di carico)
ii) diodi ideali (nessuna caduta ne resistenza differenziale
iii) corrente assorbita dal carico IL costante
...qualche altra cosetta che verrà in corso d'opera...
le tensioni saranno qualcosa del genere
quindi direi anche che:
iv) i diodi si interdicono e la scarica di C inizia in t=0+nT/2
dobbiamo trovare gli istanti t0+nT/2 in cui una coppia di diodi entra in conduzione: uguagliamo le tensioni


dove nell'ultimo passaggio ho definito

, quindi semplificando si arriva a

ora questa bella equazione trascendente non è risolubile analiticamente... e noi aggiungiamo l'ipotesi
v) ripple "basso"
che, lavorando "vicino vicino a zero", ci permette di approssimare il coseno con una serie di Taylor del primo ordine..

cioè una bella equazione di secondo grado in t0

di discriminante

che grazie a

e ancora grazie a (v) che implica che la costante di tempo RC sia molto maggiore del periodo, i.e.


ora delle due soluzioni a noi serve la minore, quindi...
ma di nuovo, uno a numeratore sarà trascurabile e poi mettendo in evidenza un periodo che parlando di tempi mi pare cosa buona e giusta...

A questo punto, dopo questo delirio, direi che un momento di ritorno alla realtà sia dovuto
alcune simulazioni LTSpice...

- Cattura.JPG (62.5 KiB) Osservato 11272 volte
hanno mostrato una discreta congruenza tra iper -approssimati risultati analitici e simulazioni
- Codice: Seleziona tutto
RComega t0 simulato t0 analitico
628 -15,2 ms -15,9 ms
62,8 -47ms -50ms
31,4 -66ms -71ms
3,14 -129ms -159ms
come mi sarei atteso l'accuratezza peggiora all'aumentare del ripple, al diminuire del rapporto tra costante di tempo e periodo.
to be continued....