Buongiorno a tutti, il mio quesito è il seguente:
Per installare, all’interno di uno stabilimento alimentato in media tensione a 15 kV con potenza impegnata di 6000 kW, una linea elettrica dedicata all’alimentazione di un carico generico da 2 kW è necessario richiedere il progetto elettrico ad un professionista iscritto all’albo professionale?
Grazie.
Serve il progetto ?
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Non so risponderti, ma scomponendo ai minimi termini la questione, direi di no. Ovvero, mi chiedo, perché guardare nel complesso macroscopico l'ambiente di installazione? Fornitura in MT da 6 MW embè?
Credo che sia più importante sapere dettagli più specifici, ad esempio relativi al punto di prelievo della derivazione, sarà un quadro di zona, il power center generale, un quadretto prese già esistente?
Nella mia ignoranza, penso sia una faccenda che qualunque R.T. di una ditta installatrice è in grado di risolvere (in realtà ci sono anche altre ipotesi che non cito per non essere linciato!
).
Il problema è forse l'adeguamento del progetto originario?
--------------------------------------------------------------
Allora in questo caso, lancio una provocazione, poi se qualcuno vuole si può scomporre la discussione:
Prendiamo in esame un capannone industriale, facciamo un esempio modesto, poniamo che la struttura coperta sia di soli 5.000 mq.
Sistema TN-S con unico trasformatore da 400 kVA, quadro elettrico generale, più qualche quadro di zona.
Illuminazione con tre file di plafoniere 2x50 W più "cappelloni" con lampade a vapori di sodio.
Poniamo che tale impianto sia stato realizzato sulla base di un progetto iniziale, redatto secondo la tipologia di macchine e macchinari di produzione...
...il tempo passa, sorge la necessità di aggiungere una plafoniera qua, una là, un presa 3P+N lì e un'altra più in fondo, un quadretto per la nuova macchina e poi occorre spostare una scantonatrice e una sega a nastro da un punto all'altro del capannone e i relativi quadretti, poi una modifica ai nastri, alle rulliere (anche qui con i rispettivi quadri)... etc.. etc.. roba di normale amministrazione credo!
Ora, è certo che sono io che non vivo sulla terra ma in un più probabile paese dei cachi, ma molte di queste modifiche, le ho viste realizzare fai da te (al di fuori di dove operavo io) e le ho realizzate in prima persona, così come hanno fatto anche i miei colleghi, senza che il rappresentante della direzione aziendale, si preoccupasse del progetto né delle modifiche aggiuntive nel tempo rispetto al progetto finale.
Diciamo che a mio avviso è una applicazione un po' distorta e forzata del reparto di manutenzione aziendale (comprendente elettricisti, meccanici, ecc..) anche se in fin dei conti, io mi sono sempre preoccupato di agire secondo le regole della buona tecnica e lo stesso hanno fatto i miei colleghi.
Ma quello che mi chiedo è:
In quale azienda (dotata del proprio reparto di manutenzione), viene chiamato un progettista ed una ditta installatrice per il montaggio di una presa tripolare da 32 A derivata da un quadro?
Sono il solo a vivere su Marte? O la cosa è diffusa come sembra esserlo per il settore civile/residenziale? [basta dare un'occhiata alle discussioni sul forum]
Ma ancor di più, quel che mi interessa è:
Dove iniziano e finiscono le competenze di un manutentore? Dove quelle del responsabile legale dell'azienda?
E' stao un concetto che non ho voluto mai approfondire.
Credo che sia più importante sapere dettagli più specifici, ad esempio relativi al punto di prelievo della derivazione, sarà un quadro di zona, il power center generale, un quadretto prese già esistente?
Nella mia ignoranza, penso sia una faccenda che qualunque R.T. di una ditta installatrice è in grado di risolvere (in realtà ci sono anche altre ipotesi che non cito per non essere linciato!
Il problema è forse l'adeguamento del progetto originario?
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Allora in questo caso, lancio una provocazione, poi se qualcuno vuole si può scomporre la discussione:
Prendiamo in esame un capannone industriale, facciamo un esempio modesto, poniamo che la struttura coperta sia di soli 5.000 mq.
Sistema TN-S con unico trasformatore da 400 kVA, quadro elettrico generale, più qualche quadro di zona.
Illuminazione con tre file di plafoniere 2x50 W più "cappelloni" con lampade a vapori di sodio.
Poniamo che tale impianto sia stato realizzato sulla base di un progetto iniziale, redatto secondo la tipologia di macchine e macchinari di produzione...
...il tempo passa, sorge la necessità di aggiungere una plafoniera qua, una là, un presa 3P+N lì e un'altra più in fondo, un quadretto per la nuova macchina e poi occorre spostare una scantonatrice e una sega a nastro da un punto all'altro del capannone e i relativi quadretti, poi una modifica ai nastri, alle rulliere (anche qui con i rispettivi quadri)... etc.. etc.. roba di normale amministrazione credo!
Ora, è certo che sono io che non vivo sulla terra ma in un più probabile paese dei cachi, ma molte di queste modifiche, le ho viste realizzare fai da te (al di fuori di dove operavo io) e le ho realizzate in prima persona, così come hanno fatto anche i miei colleghi, senza che il rappresentante della direzione aziendale, si preoccupasse del progetto né delle modifiche aggiuntive nel tempo rispetto al progetto finale.
Diciamo che a mio avviso è una applicazione un po' distorta e forzata del reparto di manutenzione aziendale (comprendente elettricisti, meccanici, ecc..) anche se in fin dei conti, io mi sono sempre preoccupato di agire secondo le regole della buona tecnica e lo stesso hanno fatto i miei colleghi.
Ma quello che mi chiedo è:
In quale azienda (dotata del proprio reparto di manutenzione), viene chiamato un progettista ed una ditta installatrice per il montaggio di una presa tripolare da 32 A derivata da un quadro?
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Ma ancor di più, quel che mi interessa è:
Dove iniziano e finiscono le competenze di un manutentore? Dove quelle del responsabile legale dell'azienda?
E' stao un concetto che non ho voluto mai approfondire.
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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Attilio, concordo con la tua seguente affermazione.
Il mio quesito però si riferisce ad una situzaione in cui non è presente all'interno dello stabilimento un responsabile tecnico a cui fare riferimento.
Attilio ha scritto:Nella mia ignoranza, penso sia una faccenda che qualunque R.T. di una ditta installatrice è in grado di risolvere (in realtà ci sono anche altre ipotesi che non cito per non essere linciato! ).
Il mio quesito però si riferisce ad una situzaione in cui non è presente all'interno dello stabilimento un responsabile tecnico a cui fare riferimento.
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bandarin16
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bandarin16 ha scritto:Buongiorno a tutti, il mio quesito è il seguente:
Per installare, all’interno di uno stabilimento alimentato in media tensione a 15 kV con potenza impegnata di 6000 kW, una linea elettrica dedicata all’alimentazione di un carico generico da 2 kW è necessario richiedere il progetto elettrico ad un professionista iscritto all’albo professionale?
Grazie.
Si, trattasi di ampliamento e ricadi in pieno nel DM 37/08 art. 5 comma 2. Con il termine progetto uno si immagina 100 tavole A0 e 100 faldoni di schemi elettrici, attenzione, il progetto è sempre proporzionale all'intervento. Nel caso specifico il progetto può essere un semplice foglio A4 scritto anche a mano con timbro e firma del professionista, l'importante è che sia descritto l'intervento.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Attilio ha scritto:Non so risponderti, ma scomponendo ai minimi termini la questione, direi di no. Ovvero, mi chiedo, perché guardare nel complesso macroscopico l'ambiente di installazione? Fornitura in MT da 6 MW embè?
Secondo me il progetto firmato del responsabile tecnico interno o della ditta installatrice non è sufficiente.
Nel caso ipotizzato, il progetto del professionista iscritto all’albo è necessario perché la discriminante che lo richiede è la tensione di fornitura e la potenza impegnata dall’unita produttiva . (rif. Art. 5 comma 2 c del 37/08).
Mike ha scritto:Nel caso specifico il progetto può essere un semplice foglio A4 scritto anche a mano con timbro e firma del professionista, l'importante è che sia descritto l'intervento.
Anche se scritto a mano su un semplice foglio A4 c’e sempre bisogno di firma e “timbro” del professionista. E’ più la spesa che l’impresa
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bandarin16
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bandarin16 ha scritto:Anche se scritto a mano su un semplice foglio A4 c’e sempre bisogno di firma e “timbro” del professionista. E’ più la spesa che l’impresa
Per lavori di questo tipo che per un'azienda sono la normalità ci sono due strade da seguire:
- se hanno un professionista di fiducia, colpo di telefono, veloce elaborazione e fornitura di tutte la indicazioni del caso e raccolta in una revisione di progetto unica tutte le modifiche effettuate da fare una volta l'anno.
- dare l'onere anche della progettazione al fornitore di quella determinata utenza.
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Michele Lysander Guetta
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Mike
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Forse dipende solo dalla potenza contrattuale (diverse volte multipla dei 6 kW free-engineering) o forse dalla superficie in mq dello stabilimento, di fatto si sta ampliando l'impianto.
Però abbiate pazienza, è una realtà che non ho mai vissuto, in questi casi, il "professionista iscritto all'albo", si reca sul posto, fa delle valutazioni oggettive, richiede documentazione e poi scrive qualcosa del tipo:
Derivare linea in cavo FG7(O)R 5G2,5 a partire da interruttore magnetotermico differenziale tipo AC 4x16 A curva C e con P.I.= 6kA, già presente come riserva nel quadro XY stesso (interruttore Q"xy"), per metri 10 entro tubo rigido Ø32 da attestarsi su quadro da parete esterno IP40 contenente n° 1 presa interbloccata 3P+N+T 16A + n° 1 presa interbloccata 2P+T 16A.
Oppure fa tutto dal suo ufficio? Informandosi e/o avvalendosi del cartiglio?
La parcella è legata alla difficoltà/complessità/esensione dell'opera da progettare immagino, ma ci sarà sicuramente una base minima. Chissà su che cifre siamo...
Comunque a mio avviso è un ottima cosa questa, purtroppo ho la sensazione che in molti, lo vedano come un passaggio superfluo, soprattutto quando l'opera appaia quasi banale.
Del resto, il problema è sempre il solito... c'è una prescrizione, ma nessun tipo di controllo in merito.
Però abbiate pazienza, è una realtà che non ho mai vissuto, in questi casi, il "professionista iscritto all'albo", si reca sul posto, fa delle valutazioni oggettive, richiede documentazione e poi scrive qualcosa del tipo:
Derivare linea in cavo FG7(O)R 5G2,5 a partire da interruttore magnetotermico differenziale tipo AC 4x16 A curva C e con P.I.= 6kA, già presente come riserva nel quadro XY stesso (interruttore Q"xy"), per metri 10 entro tubo rigido Ø32 da attestarsi su quadro da parete esterno IP40 contenente n° 1 presa interbloccata 3P+N+T 16A + n° 1 presa interbloccata 2P+T 16A.
Oppure fa tutto dal suo ufficio? Informandosi e/o avvalendosi del cartiglio?
La parcella è legata alla difficoltà/complessità/esensione dell'opera da progettare immagino, ma ci sarà sicuramente una base minima. Chissà su che cifre siamo...
Comunque a mio avviso è un ottima cosa questa, purtroppo ho la sensazione che in molti, lo vedano come un passaggio superfluo, soprattutto quando l'opera appaia quasi banale.
Del resto, il problema è sempre il solito... c'è una prescrizione, ma nessun tipo di controllo in merito.
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trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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La mia domanda in realtà era un po' OT.
Riformulo meglio: indipendentemente da "progetto si o progetto no", se lo scopo è collegare una PRESA da 16A, con tutte le cure e le attenzioni del caso che vogliamo metterci.... che differenza c'è ai fini dell'intervento se poi fra 10min, 10gg o 10 anni ci collegano il caricabatterie del cellulare o un tornio?
Riformulo meglio: indipendentemente da "progetto si o progetto no", se lo scopo è collegare una PRESA da 16A, con tutte le cure e le attenzioni del caso che vogliamo metterci.... che differenza c'è ai fini dell'intervento se poi fra 10min, 10gg o 10 anni ci collegano il caricabatterie del cellulare o un tornio?
in /dev/null no one can hear you scream
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bandarin16 ha scritto:Nel nostro caso manutenzione straordinaria = progetto.
bandarin16 ha scritto:Perdonami Mike, ma che differenza c'è se l'alimentazione dell' un'utenza fissa è derivata da un quadro elettrico o da una nuova cassetta di derivazione da installare su una blindosbarra esistene?
Dal campo di applicazione del DM 37/08 (e prima ancora dalla L. 46/90) che si applica fino alla presa a spina compresa. La calata da una blindosbarra è assimilabile ad una derivazione da una presa a spina dove il cavo di collegamento è assimilabile al cavo flessibile dell'apparecchiatura. Questo è valido se la calata va direttamente al quadro bordo macchina e non sono interposti altri apparecchi di protezione e manovra con l'eccezione di quelli presenti all'interno del quadro bordo macchina.
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Mike
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