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davidde » 9 apr 2008, 17:48
Ciao a tutti, ringrazio i partecipanti al topic che lo hanno reso pieno di risorse e spunti per poter affrontare seriamente una problematica così inusuale come quella introdotta da questo progetto.
La possibilità di utilizzare un microcontrollore era stata scartata (da me) sin dall' inizio poiché pensavo che la sua introduzione avrebbe complicato il progetto, ora invece mi rendo conto di aver sottovalutato la versatilità di questi dispositivi e devo ammettere che con ogni probabilità lavorando in questa direzione si possano ottenere risultati migliori ed avere più garanzie per quel che concerne l' aspetto sicurezza ed omologazione.
Vi sono però dei vincoli che mi costringono ad attente valutazioni, la cosa che più di tutte "mi spaventa" nell' intraprendere questa soluzione è la tensione di alimentazione del PIC.
Il mio problema sorge dal dover necessariamente utilizzare una tensione di alimentazione singola per logica e potenza.
Mi spiego (anche se forse mi ripeto): per facilitare ed economizzare una eventuale produzione di questo strumento voglio ricavare la tensione di alimentazione della logica direttamente dalla tensione del pacco batterie atto a fornire la potenza necessaria al riscaldatore. Coma già detto il pacco batterie dovrà essere composto da 6 elementi Ni-Mh, questi elementi a piena carica presentano una differenza di potenziale di circa 7,8V che mi permette di poter scaricare tutta la corrente sul riscaldatore senza il rischio di utilizzarli fuori specifica, infatti 7,8V / 0.2ohm = 39A . Fin qui mi sembra tutto corretto, Il problema nasce quando gli elementi si trovano vicini alla completa scarica. Ipotizzando che l' intervento del controllo batteria avvenga quando gli elementi siano prossimi ad una tensione di 1V ciascuno si ricava che la minima tensione è di 1 x 6 = 6V .
Per alimentare correttamente la logica devo ancora passare attraverso un serbatoio, (composto da diodo e condensatore) ed uno stabilizzatore (pensavo ad un LM317). La questione diventa critica poiché il diodo introdurrà un' ulteriore caduta di tensione di 0,7V in oltre l' LM317 ha bisogno di una differenza Vin - Vout di 3V minimo.
I 6V di partenza diventano quindi : 6 - 0,7 - 3 = 2.3V . Questo sarebbe il valore di alimentazione utilizzabile per la logica .... questo mi preoccupa.
Cercando le specifiche di vari PIC mi sono reso conto che alcuni modelli possono operare a tensioni di 2V e sono quindi portato a credere che la strada sia percorribile ma con notevoli rischi!
Mi sarebbe utile conoscere il vostro punto di vista rispetto a questa considerazione e cioè posso provare o tale tensione anche se indicata dal datasheet come ammissibile potrebbe comportare dei difetti nel funzionamento dell' elettroutensile?
Per quanto riguarda i punti 1 e 4 del precedente messaggio voglio chiarire che non è mia intenzione fare passare la corrente per il riscaldatore sulle piste di un circuito stampato ma vorrei (se possibile ed omologabile) sfruttare un blocchetto di rame alternato a materiale isolante appositamente disegnato e costruito per questa applicazione. La sua particolarità sarebbe quella di creare "un' interfaccia" tramite fori che permetta di potervi stagnare sia i terminali di potenza dei mosfet opportunamente collegati che un cavo da 4mm^2 trefolato, questo blocchetto verrebbe poi avvitato al PCB soltanto per permetterne un solido fissaggio e garantire una posizione certa rispetto ai terminali gate che verrebbero invece stagnati direttamente sulle piste dello stampato.
Ho poi intenzione di utilizzare l' impugnatura dell' elettrioutensile per portare la massa dalle batterie a contatto con un polo del riscaldatore, in questa maniera otterrei il vantaggio di portare a bordo del circuito solamente un conduttore che dovrà entrare nello stampato per poi uscire una volta collegato ai due mosfet.
Riguardo al punto 3 invece volevo chiarire che nella versione definitiva probabilmente il circuito sarà collocato a ridosso del riscaldatore riducendo il più possibile le distanze che intercorrono tra sensore e l' ingresso dell' integrato atto a rilevare il segnale da esso prodotto. Credo che la lunghezza dei soli terminali del fototransistor sarà più che sufficiente per coprire la distanza utile.
La mancanza di un' interruttore elettromeccanico che a riposo scolleghi le batterie preoccupa anche me, se fosse possibile evitarne l' impiego lo farei volentieri se invece un suo utilizzo dovesse rendersi obbligatorio lo sostituirei al microswitch che permette l' accensione della parte logica. Così facendo alla chiusura della pinza l' interruttore di potenza renderebbe possibile sia l' alimentazione del carico sia quella della logica.
Rispetto alle mie possibilità ammetto che reputo questi aspetti come non prioritari, in questa direzione credo di avere molto più margine di inventiva rispetto alla pura elettronica necessaria per permettere una corretta gestione dell' elettroutensile.
Una volta ottenuto un circuito funzionante adatterò il resto ad esso, credo che riuscirò ad ottenere soluzioni piuttosto soddisfacenti che permetteranno un' impeccabile integrazione tra circuiti e meccanica della pinza.
Ringrazio ancora!
Ciao
David