Io invece non vorrei parlare del
sesso dei ricci 
ma...
purtroppo il primo principio della termodinamica ci inchioda alle nostre responsabilità
A parità di potenza dissipata avremo la stessa quantità di calore prodotta per unità di tempo. Stiamo semplicemente misurando la stessa cosa da due punti di vista diversi.
Questo
indipendentemente dalla potenza nominale della resistenza, dal fatto che ce ne sia una o due o trentatré, o che abbia messo uno Zener da qualche parte.
Il nostro sistema poi (resistenza(e) oppure tutto il contenitore insomma quello che stiamo considerando) aumenterà la sua temperatura fino a trovare un punto di equilibrio in cui il calore che entra (potenza elettrica) è uguale a quello che viene trasferito al "mondo esterno" (supponiamo un "pozzo" di calore a temperatura costante (la temperatura ambiente))
Vedere nel dettaglio quello che succede è piuttosto complicato (lavoro per simulatori che possano tener di conto dei vari fenomeni che "trasportano" il calore, conduzione, convezione (irraggiamento))) ma vedendo invece il valore medio della temperatura e magari anche studiando solo quello che avviene "a regime" alla fine degli eventuali transitori si può approssimare una soluzione introducendo la resistenza termica:
Questa si definisce semplicemente come il
salto termico a regime necessario a far "transitare" la potenza unitaria
Allora perché esistono resistenze di varie potenze nominali? che cosa è la differenza?
Beh due sono i punti su cui si "giocano" la targhetta della potenza:
i) hanno una resistenza termica minore e quindi, a parità di potenza, un salto termico minore.
Ad esempio sono "più grandi" quindi hanno una maggiore superficie per scambiare calore, alcune si possono fissare su dissipatori. La stessa cosa si ha quando si decide di "montarne alcune in serie/parallelo per dividere la dissipazione", si aumenta lo scambio di calore e quindi si diminuisce il salto termico.ii) sopportano temperature più elevate quindi scambiano più calore
Ad esempio quelle da una certa potenza in su hanno il contenitore ceramico. Questo però più che una soluzione è solo un "passare la palla a qualcun altro" nel senso che sarà anche vero che la resistenza non si danneggia ma potrebbe tranquillamente danneggiare qualcosa che gli sta vicino (circuito stampato, condensatori...)Dunque, per tornare sul pratico 0,6W dissipati da una resistenza da 1W nominale è troppo o è accettabile?
Beh come sempre la risposta è dipende, se si prende il datasheet di una resistenza si trova anche la sua resistenza termica e/o un grafico potenza/salto termico

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dove si vede che con 135K/W e 0,6W si ha un salto termico di circa 135K/W x 0,6W=81K
troppi? beh secondo me sì, anche solo con 20°C ambiente si passano i 100°C

neanche ti bruci se lo tocchi, sfrigola il pollice come un totanino nell'olio bollente

però magari montandola ben lontano da "tutto"
Invece ad esempio, sempre dallo stesso datasheet, se si prende la "2W" con 75K/W si arriva "solo" a 45K di salto

Si vede che anche in questo secondo caso non è che c'è da stare "freschi", ancora con 20°C ambiente si arriva quasi a 70°C, ci si brucia alla grande

...
Insomma la "lezione" è una sola
limitare al massimo le dissipazioni (specialmente quelle inutili) oltre l'aspetto energetico globale (planetario direi) c'è il problema pratico e ineluttabile di liberarsi del calore generato.