Di guasti singolari determinati dal sommarsi di svariate singole causali ne ho visti parecchi, di alcuni ne ho avuta prova, di altri si è trattato alla fine solo di supposizioni dettate da ragionamenti in campo.
La tua teoria potrebbe tranquillamente stare sù.
Volevo chiederti se avevi fatto una termografia, anche se dubito che nel caso specifico avrebbe potuto dare indicazioni esaustive.
Tra le prove, ne avrei fatta anche una deprecabile: interruttore automatico di pari caratteristiche a quelli più sensibili (o con In addirittura restrittiva rispetto all'aumento di taglia a 63 A che dici di aver provato) subito a monte di uno degli interruttori incriminati in posizione strategica da te individuata, cablaggio cavi lato c.c. permettendo, ovviamente.
Guasti inspiegabili su impianti elettrici
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Mike
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core ha scritto:quando hai cambiato gli interruttori hai cambiato anche le bobine di sgancio?
magari sono loro ad andare in corto, o sono particolarmete sensibili o difettose e con il calore e una minima vibrazione si sganciano anche se alimentate
Come ho scritto, ho affrontato il problema, anche ABB lo fece, senza riscontrare comportamenti diversi dal previsto e documentato.
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Candy
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Mike, con la sua eseprienza mi ha preceduto...ci pensavo pure io...anche se l'utente aveva già relazionato di avere proceduto con un misura, ma se questi quadri sono sotto il sole..?? la vedo dura..!
Ho preso spunto da un paio di esempi che mi sono capitati: <<quadri settore terziario - bordo amcchina - con portella aperta e ventilatore da tavolo sulla sedia per areare...ed anche qualche quadro generale nelle stesse condizioni>>
I progettisti non avevano previsto una aerazione diversa da quella "naturale" o comunque progettati nei termini della compatibilità termica- mentre la temperatura di esercizio dell'ambiente nel luogo raggiungeva - in certi periodi - i 40° - e le protezioni, senza questo espediente si attivavano in continuazione.
OT. in qualche vecchio post - avevamo parlato di sistemi di ventilazione forzata per quadri.
Ho preso spunto da un paio di esempi che mi sono capitati: <<quadri settore terziario - bordo amcchina - con portella aperta e ventilatore da tavolo sulla sedia per areare...ed anche qualche quadro generale nelle stesse condizioni>>
I progettisti non avevano previsto una aerazione diversa da quella "naturale" o comunque progettati nei termini della compatibilità termica- mentre la temperatura di esercizio dell'ambiente nel luogo raggiungeva - in certi periodi - i 40° - e le protezioni, senza questo espediente si attivavano in continuazione.
OT. in qualche vecchio post - avevamo parlato di sistemi di ventilazione forzata per quadri.
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Mi inserisco nell'interessante discussione con la speranza di dare il mio contributo. Non ho ben capito la configurazione, per cui chiedo se è possibile escludere un eventuale ombra su parte di impianto con conseguente circolazione di corrente inversa. Se è escludibile, penso che bisogna capire se arriva qualche disturbo dall'alternata tale da far intervenire gli interruttori.
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Il parallelo delle stringhe era ed è fatto a monte dell'interruttore. Ogni stringa vede una coppia di fusibili aR, L'interruttore, come scrivevo, vede già la corrente somma delle tre stringhe. La condizione della copertura non era tale da creare effetti ombra su stringhe in parallelo, se non temporanei causa nube passeggera, imprevedibile.
Come ho scritto, (o forse avevo in testa di scrivere), ho ricontrollato tutti i collegamenti all'inverter, anche per escludere ritorni da questo. L'inverter, di marca tedesca e colore blu, (non ricordo realmente la marca), non erogava tensione di ritorno sul lato c.c.
Durante tutte le prove fatte, sia con pinza in c.c., sia con gli indicatori dell'inverter, i circuiti in c.c. sono sempre risultati essere sani, la produzione adeguata e rispondente alle aspettative, escludendo quindi difetti imputabili alla configurazione delle stringhe. Lo scatto dell'interruttore era ed è intempestivo, ma perché scatti, realmente, lo ignoro.
Come ho scritto, (o forse avevo in testa di scrivere), ho ricontrollato tutti i collegamenti all'inverter, anche per escludere ritorni da questo. L'inverter, di marca tedesca e colore blu, (non ricordo realmente la marca), non erogava tensione di ritorno sul lato c.c.
Durante tutte le prove fatte, sia con pinza in c.c., sia con gli indicatori dell'inverter, i circuiti in c.c. sono sempre risultati essere sani, la produzione adeguata e rispondente alle aspettative, escludendo quindi difetti imputabili alla configurazione delle stringhe. Lo scatto dell'interruttore era ed è intempestivo, ma perché scatti, realmente, lo ignoro.
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Candy
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Allora, forse, sei stato troppo impulsivo: il problema si è manifesto fin dall'entrata in funzione dell'impianto: novembre 2011 / dicembre 2011. Io ho iniziato a fare verifiche e controlli da novembre 2011 fino a maggio 2012 / giugno 2012. Credimi che è un arco di tempo dove fai fatica a salire su una copertura e non congelarti, fino a metà marzo.
Inoltre, introducevo, scrivendo che mi trovai davanti a centralini inadeguati, IP40 da interno, con le portelle aperte perché meno profondi degli interruttori, ed il problema, c'era.
Ora, di impianti ne hai visti parecchi e sai che la componentistica elettrica, lasciata all'esterno, ai nostri climi, la getti dopo pochi anni, (non dopo 25 che ci si aspetta duri un simile impianto), e non per il complessivo grado IP del centralino, ma per l'escursione termica che hanno le nostre zone, oltre l'esposizione alle radiazioni solari.
Tu hai badato solo al grado IP. Non hai letto tra le righe, dove ho marcato il fatto che ho fatto montare dei quadri in vetroresina, con doppia porta, per salvaguardare la componentistica. Il quadro sarà IP6..? L'opera finita, con fori, flange e canali d'ingresso ed uscita avrà un suo IP a me per ora ignoto.
Per carità, possiamo star qui per i prossimi 22 anni a dirne di tutti i colori su IP e ventilazione, ma, il problema non si risolve.
In più ho fatto coprire tutto con pannelli di poliuretano. E' tutto in ombra, il sole non lo vedono più.
Inoltre, introducevo, scrivendo che mi trovai davanti a centralini inadeguati, IP40 da interno, con le portelle aperte perché meno profondi degli interruttori, ed il problema, c'era.
Ora, di impianti ne hai visti parecchi e sai che la componentistica elettrica, lasciata all'esterno, ai nostri climi, la getti dopo pochi anni, (non dopo 25 che ci si aspetta duri un simile impianto), e non per il complessivo grado IP del centralino, ma per l'escursione termica che hanno le nostre zone, oltre l'esposizione alle radiazioni solari.
Tu hai badato solo al grado IP. Non hai letto tra le righe, dove ho marcato il fatto che ho fatto montare dei quadri in vetroresina, con doppia porta, per salvaguardare la componentistica. Il quadro sarà IP6..? L'opera finita, con fori, flange e canali d'ingresso ed uscita avrà un suo IP a me per ora ignoto.
Per carità, possiamo star qui per i prossimi 22 anni a dirne di tutti i colori su IP e ventilazione, ma, il problema non si risolve.
In più ho fatto coprire tutto con pannelli di poliuretano. E' tutto in ombra, il sole non lo vedono più.
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Candy
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Ciao
Candy, ... quello che riporto di seguito non è un grande esercizio di fantasia, sopratutto perché segue i ragionevoli tentativi che hai descritto, che probabilmente avrebbero fatto altri ed ora, sulla scorta degli esiti raccolti, è "meno rischioso" sbilanciarsi su ipotesi più "fantasiose".
Leggendo il thread mi sembra che l'attenzione rivolta agli automatici interessati ha portato, in momenti diversi, a sostituzioni o cambi di posizione degli stessi.
Malgrado questo, gli scatti intempestivi hanno coinvolto sempre (se non ho erroneamente interpretato) i medesimi centralini, indipendentemente dai dispositivi alloggiativi (anche se con una riduzione degli eventi).
Ora, ammesso che esistano i presupposti per farlo (logistica, stato dei cablaggi, tempo, disponibilità sul sito ed altro), sarebbe possibile stabilire nuove associazioni come, per esempio, collegare le stringhe connesse ad un centralino sino ad ora esente dall'incoveniente, ad uno dei due oggetto dell'indagine (e viceversa) ?
Lo stesso approccio potrebbe valere nei confronti degli inverters.
Se non fossero già stati presi tutti i provvedimenti da te descritti non avrebbe senso agire in questo modo ma, in assenza di altre indicazioni, non avendo trovato una causa certa, per quante ipotesi siano state formulate, non sarebbe un'idea tanto balzana.
Saluti
Leggendo il thread mi sembra che l'attenzione rivolta agli automatici interessati ha portato, in momenti diversi, a sostituzioni o cambi di posizione degli stessi.
Malgrado questo, gli scatti intempestivi hanno coinvolto sempre (se non ho erroneamente interpretato) i medesimi centralini, indipendentemente dai dispositivi alloggiativi (anche se con una riduzione degli eventi).
Ora, ammesso che esistano i presupposti per farlo (logistica, stato dei cablaggi, tempo, disponibilità sul sito ed altro), sarebbe possibile stabilire nuove associazioni come, per esempio, collegare le stringhe connesse ad un centralino sino ad ora esente dall'incoveniente, ad uno dei due oggetto dell'indagine (e viceversa) ?
Lo stesso approccio potrebbe valere nei confronti degli inverters.
Se non fossero già stati presi tutti i provvedimenti da te descritti non avrebbe senso agire in questo modo ma, in assenza di altre indicazioni, non avendo trovato una causa certa, per quante ipotesi siano state formulate, non sarebbe un'idea tanto balzana.
Saluti
W - U.H.F.
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