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Perché si parla poco di PLC?

PLC, servomotori, inverter...robot

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[1] Perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto UtenteMichelePLC » 25 apr 2014, 16:49

Sembra una stupida domanda in uno studio topic, però me la sono fatta cercando materiale didattico da studiare..... di forum/blog/siti personali (solo italiani) che parlano dei più svariati linguaggi di programmazione informatici, in giro se ne trovano a centinai, già per quanto riguarda l'elettronica il numero si riduce notevolmente, ma comunque soprattutto blog e siti personali con realizzazioni più o meno amatoriali ce ne sono e pure tanti, poi invece in riferimento alla programmazione dei PLC volendo sommare forum+blog personali+siti personali a mala pena si arriva a 10.... di dispense per il web o se ne trovano sull's7-200, PLC di 20 anni fa o quasi più niente, ultimamente qualche dispensa universitaria su soft-PLC come Codesys ma niente di eclatante, i libri in italiano se li metti tutti insieme non arrivano a 7-8 di cui quasi tutti parlano sempre dell's7-200 che non lo producono neanche più... per l's7-300 che sembra il PLC più venduto c'è solo un mini libricino della HOEPLI :shock:

why ?
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[2] Re: perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto Utenteabusivo » 25 apr 2014, 17:05

MichelePLC ha scritto:... c'è solo un mini libricino ....

Penso che ti sei risposto da solo!
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[3] Re: perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto UtenteMichelePLC » 25 apr 2014, 17:11

abusivo ha scritto:Penso che ti sei risposto da solo!


Io invece non penso proprio.... perché il motivo per il quale, oltre ovviamente ai manuali dei produttori, ci sia cosi poco materiale didattico, non l'ho ancora capito....

PS: Non mi dite ci sono i libri in inglese, perché questo è ovvio, però poi vi potrei dire anche per l'elettronica ci sono i libri in inglese ma comunque anche tanti ed alcuni buoni libri in italiano.
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[4] Re: Perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto UtenteCandy » 25 apr 2014, 18:32

Non immaginavo proprio di dover affrontare un simile discorso. Non sono nemmeno all'altezza, perché il ragionamento coinvolge molte sfere della società e molte facce di medaglie diverse. Mah! Ci provo, nel senso che dico la mia, cercando di dire mano castronerie possibili.

Intanto il PLC governa un mondo tanto specifico che gli addetti ai lavori medesimi non sono poi così numerosi. La sua comparsa sulla scena è molto recente. Quando, 25 anni fa circa, vidi il primo, era uno scatolotto piccolino, con una tastiera telefonica ed una riga di 6 o forse 7 caratteri. Veniva presentato come eccellente sostituto di relè ausiliari, temporizzatori e contattori all'interno del quadro elettrico. Internet non esisteva, i PC erano relegati a poche unità per pochi eletti. Chi aveva gestionali su terminale usava gli AS400 della IBM. Siemens, (mio ricordo) aveva iniziato a produrre dei PLC, la serie 5, programmabili in modo grafico: un valigiotto molto più simile ad un oscilloscopio, con sistema operativo CPM. L'obiettivo era quello di conquistare il mondo dei manutentori, perché, ai tempi, aziende orientate alla programmazione e manutenzione di questi oggetti non esistevano. Poco per volta molti costruttori hanno iniziato a comprenderne le potenzialità, la versatilità e ad impiegarlo massicciamente, ma con moderazione. I miei primi impieghi post scolastici mi videro come progettista di quadri a relè elettromeccanici e collaudatore di inverter V/f rigorosamente costruiti in casa. Un primo spot: le macchine costruite con quei quadri elettromeccanici sono ancora in esercizio, (anche se il biellese ha perso molto fascino causa il mercato cinese a basso costo). Invece, le macchine costruite con quei primi PLC sono state demolite r rimpiazzate già 15 anni fa, perché nessuno sapeva o voleva più mettere mano a qegli scatolotti con tastierino telefonico che, se non usavi tutti i giorni, nemmeno ti ricordavi che tasti premere per programmare.
Era più o meno il 1994 quando comparse sul mercato lo Step 7 di Siemens. La serie 300. La serie 200, per quel poco che so, arrivo ancora dopo, forse acquisendo il progetto da altri costruttori. Era l'unica serie che veniva proposta dai venditori Siemens nelle scuole, con offerte di licenze a basso costo. Per la serie 300 invece nulla. E chi si poteva permettere di pagare tutti quei soldi per licenze solo per fare formazione? E' evidente che quindi la serie che ha realmente fatto scuola nella didattica è stata quella che concretamente la didattica si poteva permettere.
I limiti della serie 200 però erano notevoli e, quindi, qualcuno ha preferito fare sforzi a rivolgersi alla serie 300. Per questa ragione un poco di materiale lo si trova anche in questo contesto.

Gli altri brand, evidentemente, non hanno fatto la stessa politica, concentrandosi unicamente sul mondo dell'industria. Fuori dalla scuola, fuori dal comune parlare, poco conosciuti e poco usati.

Ma voglio ancora scrivere qualcosa...
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[5] Re: Perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto UtenteBrugio » 25 apr 2014, 18:44

io vedo che in ambito industriale sono usati specialmente nelle industrie dove ci sono processi tecnologici complessi.

E' vero che ci sono pochi libri in giro, ma ciò, a mio parere, è dovuto al fatto che ogni casa costruttrice ha il suo sistema e quindi in un certo senso spingono affinchè vengano frequentati i loro corsi di formazione...
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[6] Re: Perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto UtenteMichelePLC » 25 apr 2014, 18:45

Settimana scorsa in facoltà, durante le ore di laboratorio, mentre con il mio gruppetto giocavamo con arduino, chiedo al docente se era, in futuro, possibile fare la tesi sui PLC.... appena nomino questa cosa mi guarda con aria un po' pensierosa e mi dice "E i PLC sono una bella cosa ma...... poi ne riparliamo" :shock:

Ma i PLC forse fanno male :D
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[7] Re: Perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto UtenteCandy » 25 apr 2014, 19:01

Non fanno male, ma come sono solito dire io, sono solo una parte di un mondo molto complesso. Sono il cervello del macchinario, dell'impianto, non il loro sostituto. Per vivere hanno bisogno di tutto il corpo, come un cervello animale. Il PLC ha un senso concreto se interconnesso ed in armonia con i sensi ed i muscoli del proprio corpo, la macchina, senza la quale, non può in nessun modo manifestarsi.
Il cervello di un animale, da solo, è solo materia "schifosa".

Anche per questa ragione diventa difficile fare didattica adeguatamente. Per poterla fare, occorre un scopro su cui poter intervenire: fare anatomia, studiarne il sistema nervoso, il sistema neurologico e quello cardiologico.

La didattica del mondo dell'automazione industriale può solo compiersi adeguatamente con la simbiosi dell'industria dove lo studente può fare training, può lavorare sulla carne viva dell'ammalato e comprendere quei concetti di anatomia, di neurologia, di ortopedia e cardiologia studiati a scuola, ma che la scuola non gli può offrire.

Lavorando in azienda, lo studente può iniziare a curare gli ammalati leggendo il PLC, capire perché un arto non compie più il suo movimento, rilevare tramite la rete neurale le emozioni sensoriali e capire che cura intraprendere. Poco per volta di forma un buon tecnico e con l'esperienza potrà pure dare la vita a nuove creature.

Difficilmente troverai molto a scuola, la quale può solo permettersi di acquistare qualche cervello e metterlo sotto formaldeide per paura che si perda... Devi avere pazienza ed entrare nel mondo dell'industria.
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[8] Re: Perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto UtenteCandy » 25 apr 2014, 19:03

Poi, ci sono ancora altri aspetti da prendere in esame. Magari Foto Utentedimaios avrà voglia di aiutarmi pure lui nell'illustrarli un poco: ci sono le invidie, i timori che lo scambio di opinioni in questo mondo piccolo piccolo, divenga furto di know-how. Cosa che io non condivido, ma con cui devo convivere.
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[9] Re: Perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto UtenteMichelePLC » 25 apr 2014, 19:07

E' vabbè allora non mi resta che mettermi l'anima in pace, studiare quello che si trova, provare con quello che si ha, parlare con poche persone :D ed iniziare a smanettare...
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[10] Re: Perché si parla poco di PLC?

Messaggioda Foto UtenteCandy » 25 apr 2014, 19:19

E poi, comunque, non se ne parla poco. Anzi, se ne parla parecchio. Certo che se il termine di paragone sono le "porcate" social, allora vincono quelle in termini di diffusione.
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