molto interessante la discussione, il punto da cui parte e come si sviluppa, anche se uscendo fuori tema...
ma sicuri che il problema del fotovoltaico sia solo etico, legato al disinteresse dei politici?
Io penso piuttosto sia una questione culturale, che morale
Fotovoltaico: eticamente corretto?
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Che il Conto Energia sia eticamente (o moralmente) discutibile, è un aspetto che riguarda il singolo Decreto Legge, ed è un problema tutto sommato relativo.
Che in Italia manchino politiche energetiche e politiche industriali, è invece un problema culturale.
Ma in Italia manca prima di tutto la cultura per la politica, che è l'Arte di Amministare un paese.
La Politica richiede impegno e dedizione, mediazione e riflessione, comparazione e decisione.
La Politica è una materia molto seria; fondamentale per far funzionare bene un paese.
Invece viene costantemente ridicolizzata, sminuita, ed infine mescolata con la strategia di amministrare i partiti, che è cosa ben diversa.
La Politica da un certo punto di vista la possiamo fare tutti, anche qui in Electroyou quando proponiamo nuove norme, suggeriamo come modificare un decreto o come migliorare una legge.
Questa è una politica sana, fatta di volontari disinteressati, o meglio interessati si, ma che le cose funzionino meglio.
Certo, non siamo nella stanza dei bottoni, ma sono proprio gli uomini che ci stanno dentro che dovrebbero cogliere da discussioni come queste gli elementi per fare il loro lavoro.
Invece, e questo è il lato ancor peggiore, in Italia manca la cultura di "legiferare" in modo lungimirante.
Decreti a scadenza, decreti "per correre ai ripari", decreti "Milleproroghe" eccetera eccetera.
Una accozzaglia di leggi una sopra l'altra, senza capo né coda.
Senza nessun progetto per il futuro.
E una qualunque azienda senza un progetto, è un'azienda destinata a fallire.
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Invece viene costantemente ridicolizzata, sminuita, ed infine mescolata con la strategia di amministrare i partiti, che è cosa ben diversa.
La Politica da un certo punto di vista la possiamo fare tutti, anche qui in Electroyou quando proponiamo nuove norme, suggeriamo come modificare un decreto o come migliorare una legge.
Questa è una politica sana, fatta di volontari disinteressati, o meglio interessati si, ma che le cose funzionino meglio.
Certo, non siamo nella stanza dei bottoni, ma sono proprio gli uomini che ci stanno dentro che dovrebbero cogliere da discussioni come queste gli elementi per fare il loro lavoro.
Invece, e questo è il lato ancor peggiore, in Italia manca la cultura di "legiferare" in modo lungimirante.
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Quel che ci dà la vera forza per affrontare con piacere la vita è il sentirsi utile agli altri. z.m.
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Dal referendum nucleare del 1987 NON c'è stata nessuna politica energetica.
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Ma sai cos'è una politica energetica? Il conto incentivi è iniziato dal 2006... e dal 1987 al 2006 cosa è stato fatto?
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No sto affermando che gli incentivi di cui si sta parlando non sono stati politica energetica, e direi che anche dal 2006 in poi non vi sia stata, nonostante Mike protenda per un si a quanto mi pare di capire.
Una politica energetica a mio avviso dovrebbe:
- comprendere un percorso di sviluppo infrastrutturale, in cui sia chiaro come le nuove opere o i nuovi indirizzi si debbano integrare all'esistente... se consideriamo che dopo la fine dei conti energia più significativi siam corsi dietro Allegato A 70 Terna, CEI 0-21 (quando la maggior parte dei fotovoltaici residenziali erano già esistenti) e reti elettriche di trasmissione inadeguate per metà dell'Italia (peraltro la metà che con fonti solari da i migliori risultati) mi sembra palese che un piano di sviluppo non ci fosse
- prevedere e integrarsi con le esigenze future del paese abbiamo impianti che son cattedrali nel deserto Pugliese dove non credo che sia previsto nel 2030 un intenso sviluppo industriale anche perché l'Italia NON ha un piano industriale
e qui me lo conto come un canestro da 3 punti!
- se chiamiamo gli incentivi politica energetica mi sa che abbiamo una visuale sbagliata di cosa sia un piano energetico per la nazione, abbiamo fatto impianti senza una filiera e quando stava per nascere la filiera abbiamo staccato la spina al settore. Prova ne è che i fallimenti dei soci GIFI sono la norma, ed ora che il circo è scemato ci troviamo a non aver sfruttato il volano per costruire know-how industriale da rivendere ai paesi emergenti.
-un piano di incentivazione (non necessariamente soldi) organico e a lungo termine .. 5 conti energia in 4 anni non ha nulla di pianificato e nulla di lungo termine.
Mi fa riflettere il fatto che solo in questi ultimi mesi si sta dipanando un po' la nebbia nel campo degli accumuli per ciò che riguarda normativa e possibilità di impiego quando i primi inverter a tre vie li vidi all'Intersolar di Monaco nel 2011 (tecnologia e metodologia iper rodata in altri paesi Europei già all'epoca)...
- ancora oggi parliamo di fotovoltaico che comunque è ormai un settore di post-espansione ergo recessione, eppure se chiedo a ognuno di voi su cosa sta puntando il sistema Italia per il 2030 (neanche tanto in là) avrò tutte risposte diverse. C'è chi risponderà auto elettriche e sistemi di ricarica, chi dirà accumuli, chi dirà smart-grid, chi dirà irrobustimento del fossile con approviggionamenti dall'estero.. abbiamo degassificatori inutili perché, complice anche la crisi per carità, non son mai andati a pieno regime.
Faccio notare che tutti i punti citati sono correlati da una pigrizia latente del legislatore sia a informarsi su dove puntano le tecnologie sia a capire verso dove dovrà puntare il paese...
Una politica energetica a mio avviso dovrebbe:
- comprendere un percorso di sviluppo infrastrutturale, in cui sia chiaro come le nuove opere o i nuovi indirizzi si debbano integrare all'esistente... se consideriamo che dopo la fine dei conti energia più significativi siam corsi dietro Allegato A 70 Terna, CEI 0-21 (quando la maggior parte dei fotovoltaici residenziali erano già esistenti) e reti elettriche di trasmissione inadeguate per metà dell'Italia (peraltro la metà che con fonti solari da i migliori risultati) mi sembra palese che un piano di sviluppo non ci fosse
- prevedere e integrarsi con le esigenze future del paese abbiamo impianti che son cattedrali nel deserto Pugliese dove non credo che sia previsto nel 2030 un intenso sviluppo industriale anche perché l'Italia NON ha un piano industriale
- se chiamiamo gli incentivi politica energetica mi sa che abbiamo una visuale sbagliata di cosa sia un piano energetico per la nazione, abbiamo fatto impianti senza una filiera e quando stava per nascere la filiera abbiamo staccato la spina al settore. Prova ne è che i fallimenti dei soci GIFI sono la norma, ed ora che il circo è scemato ci troviamo a non aver sfruttato il volano per costruire know-how industriale da rivendere ai paesi emergenti.
-un piano di incentivazione (non necessariamente soldi) organico e a lungo termine .. 5 conti energia in 4 anni non ha nulla di pianificato e nulla di lungo termine.
Mi fa riflettere il fatto che solo in questi ultimi mesi si sta dipanando un po' la nebbia nel campo degli accumuli per ciò che riguarda normativa e possibilità di impiego quando i primi inverter a tre vie li vidi all'Intersolar di Monaco nel 2011 (tecnologia e metodologia iper rodata in altri paesi Europei già all'epoca)...
- ancora oggi parliamo di fotovoltaico che comunque è ormai un settore di post-espansione ergo recessione, eppure se chiedo a ognuno di voi su cosa sta puntando il sistema Italia per il 2030 (neanche tanto in là) avrò tutte risposte diverse. C'è chi risponderà auto elettriche e sistemi di ricarica, chi dirà accumuli, chi dirà smart-grid, chi dirà irrobustimento del fossile con approviggionamenti dall'estero.. abbiamo degassificatori inutili perché, complice anche la crisi per carità, non son mai andati a pieno regime.
Faccio notare che tutti i punti citati sono correlati da una pigrizia latente del legislatore sia a informarsi su dove puntano le tecnologie sia a capire verso dove dovrà puntare il paese...
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demos81 ha scritto:No direi assolutamente di no.. e direi che anche dal 2006 in poi non vi sia stata, nonostante Mike protenda per un si a quanto mi pare di capire.
No, per nulla!
demos81 ha scritto:Una politica energetica a mio avviso dovrebbe:
Infatti, concordo, questo intendo per politica energetica!
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demos81 ha scritto:Una politica energetica a mio avviso dovrebbe:
- comprendere un percorso di sviluppo infrastrutturale, in cui sia chiaro come le nuove opere o i nuovi indirizzi si debbano integrare all'esistente[/i]... se consideriamo che dopo la fine dei conti energia più significativi siam corsi dietro Allegato A 70 Terna, CEI 0-21 (quando la maggior parte dei fotovoltaici residenziali erano già esistenti) ....
Bravo
Tutti i provvedimenti degli ultimi 10 anni sono lampanti esempi di come in Italia si sia sempre legiferato senza un master plan, senza un piano energetico nazionale.
Una volta gli elettrodomestici, una volta il biogas, un'altra volta il fotovoltaico, ecc....
E le Norme CEI a inseguire le improvvisazioni del legislatore (quando dovrebbe essere il contrario : prima normo e poi realizzo, mentre qui prima si realizza e poi si normano gli adeguamenti !!).
E aggiungo : come fa un imprenditore a pianificare lo sviluppo della propria azienda con provvedimenti che non durino almeno 4 o 5 anni ?
E poi, non vi dico l'imbarazzo che ho provato tante volte nel dire ai clienti che dovevano adeguare il loro impianto (nuovo) ad ulteriori nuove norme.
Si fa la figura dei cialtroni.
Ma di certo i cialtroni non siamo noi.
Marco
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A proposito del carissimo CEI ... a un convegno di due mesi fa a Torino "illustri" rappresentanti dell'ente vendi-norme a cambio di virgola con punto e virgola ci hanno illustrato le novità della CEI 0-21 e l'evoluzione verso cui va il mercato elettrico, le smart-grid, i sistemi di ricarica delle auto ecc... ecc..
In particolare le menti brillanti hanno battuto sul fatto che vada ripensato il modo di interpretare le reti in termini di cadute di tensione dove appunto i livelli ormai si possono invertire anche in virtù dei versi delle correnti.
Ho chiesto di poter fare un intervento per il seguente problema:
un cliente ha un fotovoltaico (ma potrebbe essere un eolico, un biogas, o altro) che si sconnette al superamento del 10% della tensione nominale (soglie SPI)..l'ENEL fornisce una tensione prossima al 110% della nominale. In base agli accordi e al regolamento di esercizio di rete ENEL è in regola, il cliente però non può produrre poiché al connettersi dell'impianto di produzione si sconnette automaticamente per sopraelevazione di tensione..ergo le brillanti normative, come sostengo da anni, sono una pezza che distributori e produttori di materiale elettrico chiedono a loro tutela senza un minimo di considerazione da parte dell'ente per i piccoli produttori o utenti(ma il CEI non doveva tener conto di tutti gli operatori di mercato nel normare?).
Ovviamente non ho avuto risposte sensate tranne qualche balbettio in politichese e un "ma lei può scrivere al CEI sollevando la riserva per future varianti alla norma" ...credo sia una cosa semplice capire che una fascia di funzionamento per esser tale debba aver due soglie che non si accavallano, che se una soglia è imposta al produttore una dovrebbe esser garantita dal distributore.
Ancora una volta vedo (sia per il presente che per il futuro) balzelli normativi in arrivo e poca stabilità del contesto normativo. Ancora una volta godiamo di normatori e legislatori inadeguati... che trovo il primo passo indispensabile per gestire un settore in modo etico..
Scusate lo sfogo.
3/4 di sala scuoteva la testa e sorrideva alla risposta del rappresentante CEI.
In particolare le menti brillanti hanno battuto sul fatto che vada ripensato il modo di interpretare le reti in termini di cadute di tensione dove appunto i livelli ormai si possono invertire anche in virtù dei versi delle correnti.
Ho chiesto di poter fare un intervento per il seguente problema:
un cliente ha un fotovoltaico (ma potrebbe essere un eolico, un biogas, o altro) che si sconnette al superamento del 10% della tensione nominale (soglie SPI)..l'ENEL fornisce una tensione prossima al 110% della nominale. In base agli accordi e al regolamento di esercizio di rete ENEL è in regola, il cliente però non può produrre poiché al connettersi dell'impianto di produzione si sconnette automaticamente per sopraelevazione di tensione..ergo le brillanti normative, come sostengo da anni, sono una pezza che distributori e produttori di materiale elettrico chiedono a loro tutela senza un minimo di considerazione da parte dell'ente per i piccoli produttori o utenti(ma il CEI non doveva tener conto di tutti gli operatori di mercato nel normare?).
Ovviamente non ho avuto risposte sensate tranne qualche balbettio in politichese e un "ma lei può scrivere al CEI sollevando la riserva per future varianti alla norma" ...credo sia una cosa semplice capire che una fascia di funzionamento per esser tale debba aver due soglie che non si accavallano, che se una soglia è imposta al produttore una dovrebbe esser garantita dal distributore.
Ancora una volta vedo (sia per il presente che per il futuro) balzelli normativi in arrivo e poca stabilità del contesto normativo. Ancora una volta godiamo di normatori e legislatori inadeguati... che trovo il primo passo indispensabile per gestire un settore in modo etico..
Scusate lo sfogo.
3/4 di sala scuoteva la testa e sorrideva alla risposta del rappresentante CEI.
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demos81 ha scritto:Ancora una volta vedo (sia per il presente che per il futuro) balzelli normativi in arrivo e poca stabilità del contesto normativo. Ancora una volta godiamo di normatori e legislatori inadeguati... che trovo il primo passo indispensabile per gestire un settore in modo etico..
Scusate lo sfogo.
Non c'è niente di cui devi scusarti, è la storia del contesto "cialtronesco" in cui ci troviamo.
Marco
Quel che ci dà la vera forza per affrontare con piacere la vita è il sentirsi utile agli altri. z.m.
Quel che ci dà la vera forza per affrontare con piacere la vita è il sentirsi utile agli altri. z.m.
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torno sugli incentivi e riporto quanto scritto in un trafilettosull'ultimo numero de "La nuova ecologia", secondo il quale sarebbe sfatato il "mito" che le fonti rinnovabili ottengano più sussidi e siano più costose delle fossili.
Infatti da un rapporto della commmissione europea nel 2012 si sono avuti 122 miliardi di sussidi al comparto energetico dei quali:
36% alle fonti convenzionali (carbone, gas e nucleare)
34% alle rinnovabili
30% a infrastrutture e efficienza energetica.
Calcolando anche i costi esterni (ambientali e sanitari, dovuti in particolare a cambiamenti climatici consumo risorse e inquinamento) però si ricava che fossili e nucleare ragiungono il 70%, le rinnovabili il 18%.
Quindi 1MWh costerebbe per l'eolico onshore 105€, gas 164€ e carbone 233€.
Vista la fonte un po' di parte sarebbe da approfondire, però fa pensare...
Infatti da un rapporto della commmissione europea nel 2012 si sono avuti 122 miliardi di sussidi al comparto energetico dei quali:
36% alle fonti convenzionali (carbone, gas e nucleare)
34% alle rinnovabili
30% a infrastrutture e efficienza energetica.
Calcolando anche i costi esterni (ambientali e sanitari, dovuti in particolare a cambiamenti climatici consumo risorse e inquinamento) però si ricava che fossili e nucleare ragiungono il 70%, le rinnovabili il 18%.
Quindi 1MWh costerebbe per l'eolico onshore 105€, gas 164€ e carbone 233€.
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