Buongiorno a tutti, vi espongo un dubbio.
In una applicazione che sto sviluppando , una centralina per controllo led di potenza, vorrei utilizzare un ricevitore RF a 433Mhz e costruire un telecomando RF sempre a 433Mhz.
In entrambi i prodotti utilizzerei dei moduli della telecontrolli che sono gia' marcati CE, li collegherei esattamente con le prescrizioni del costruttore.
Vi chiedo se secondo voi, le 2 apparecchiature, il telecomando trasmittente e la centralina ricevente devono obbligatoriamente essere certificati secondo la R&TTE oppure se il fatto che i transceiver della Telecontrolli lo siano gia' permette di certificare secondo solo la direttiva bassa tensione.
Estendendo il problema la stessa situazione si potrebbe trovare anche usando dei transceiver wi-fi o bluetooth
Grazie
Fabrizio
Certificazione ricevitore RF e telecomando RF
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Guerra
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Se non vendi il prodotto come assemblato di componenti CE allora devi necessariamente certificare il prodotto nella sua interezza. Venderlo come assemblato ha commercialmente risvolti negativi di immagine e altro.
Spero di aver centrato il tuo problema
Spero di aver centrato il tuo problema
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Io non sono certissimo di aver inteso il problema nella sua completezza...
Prova a riassumere per vedere se ho capito
per una applicazione ben definita (controllo remoto w-less di apparecchiatura di illuminazione) impiegheresti dei moduli marcati CE che integreresti nella tua elettronica.
I moduli non sono del tipo plus and play tipo una chiavetta USB per capirci.
Le linee guida R&TTE indicano che in queste condizioni è necessario che tu, come costruttore, rifaccia la marcatura CE della tua applicazione.
Nota che io non parlo e non voglio parlare di test da eseguire o simili adempimenti, ma sto solo riportando una interpretazione di una linea guida, cioè un parere condiviso ma non legale.
Tecnicamente poi c'è il vincolo delle frequenze che puoi impiegare liberamente e meno nei vari Paesi dell'Unione.
Prova a riassumere per vedere se ho capito
per una applicazione ben definita (controllo remoto w-less di apparecchiatura di illuminazione) impiegheresti dei moduli marcati CE che integreresti nella tua elettronica.
I moduli non sono del tipo plus and play tipo una chiavetta USB per capirci.
Le linee guida R&TTE indicano che in queste condizioni è necessario che tu, come costruttore, rifaccia la marcatura CE della tua applicazione.
Nota che io non parlo e non voglio parlare di test da eseguire o simili adempimenti, ma sto solo riportando una interpretazione di una linea guida, cioè un parere condiviso ma non legale.
Tecnicamente poi c'è il vincolo delle frequenze che puoi impiegare liberamente e meno nei vari Paesi dell'Unione.
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Rispondo a Serafino, ed aggiungo una mia nuova interpretazione.
Avevo commesso un errore nel descrivere i componenti, ovvero il trasmettitore ed il ricevitore rf (tanto per essere piu' preciso, sono quelli in ceramica con integrata la parte di generazione della frequenza ) dicendo che erano marcati CE.
Ho risentito il costruttore il quale mi ha mandato le prove di conformita', ovvero dei documenti redatti da un ente terzo che dichiarano che questi componenti sono rispondenti alla direttiva R&TTE. Ovviamente la frequenza e' una di quelle utilizzabili in Italia. Io penso pero', che non essendo prodotti finiti, sia inutile marcarli CE, visto che il loro funzionamento finale dipende da come io li integro nella mia apparecchiatura. Pur rispettando i parametri di alimentazione, collegamento antenna ecc, il costruttore di tali moduli, per esempio, non puo' , proprio perche' lo posso fare solo io come progettista, garantire che i rapporti fra il tempo di trasmissione e muto siano conformi alla norma.
Quindi io come utilizzatore del prodotto semilavorato conforme R&TTE devo fare le prove per marcare CE la mia centralina che lo usa.
Diverso credo, il discorso se io facessi ma mia centralina con lo zoccolo per inserire questi componenti, e la vendessi proponendo, in acquisto separato come optional, anche il ricevitore RF.
A questo punto il ricevitore sarebbe conforme alla norma , perche' i test li ha fatti il costruttore, e quindi io lo rivenderei cosi' come e', e la mia centralina dovrebbe essere solo testata LVD quindi in modo molto meno rigoroso rispetto alla direttiva R&TTE che prevede le stesse prove di BT come se sulla centralina ci fosse il 220Vac
Alla fine il cliente finale inserendo il ricevitore nella centralina diventerebbe "costruttore" dell' apparecchiatura che dovrebbe fare la marcatura CE per la R&TTE. Questa mi sembra anche l'interpretazione di aldofad
Riguardo a questo ragionamento (sto iniziando a capirci qualcosa, ma da ignorante ci arrivo lentamente) credo che non abbia valore di obbligo marcare una scheda elettronica CE se per funzionare questa ha bisogno di elementi fondamentali (alimentatore da 220Vac a per esempio 12Vdc, cavi esterni per le uscite ecc) perche' tale marcatura deve essere poi riconfermata una volta che la stessa scheda viene inglobata nell' apparecchiatura definitiva.
L' alimentatore di rete per esempio, puo' lui stesso generare disturbi, e puo' invece filtrare le condotte verso la rete stessa, quindi metterne uno per fare la marcatura CE che poi potrebbe essere cambiato dal cliente significa o obbligarlo ad usare quello oppure si devono buttare le prove. Ha sicuramente un valore di immagine nei confronti di potenziali clienti, ma nulla piu'.
Grazie
Fabrizio
Avevo commesso un errore nel descrivere i componenti, ovvero il trasmettitore ed il ricevitore rf (tanto per essere piu' preciso, sono quelli in ceramica con integrata la parte di generazione della frequenza ) dicendo che erano marcati CE.
Ho risentito il costruttore il quale mi ha mandato le prove di conformita', ovvero dei documenti redatti da un ente terzo che dichiarano che questi componenti sono rispondenti alla direttiva R&TTE. Ovviamente la frequenza e' una di quelle utilizzabili in Italia. Io penso pero', che non essendo prodotti finiti, sia inutile marcarli CE, visto che il loro funzionamento finale dipende da come io li integro nella mia apparecchiatura. Pur rispettando i parametri di alimentazione, collegamento antenna ecc, il costruttore di tali moduli, per esempio, non puo' , proprio perche' lo posso fare solo io come progettista, garantire che i rapporti fra il tempo di trasmissione e muto siano conformi alla norma.
Quindi io come utilizzatore del prodotto semilavorato conforme R&TTE devo fare le prove per marcare CE la mia centralina che lo usa.
Diverso credo, il discorso se io facessi ma mia centralina con lo zoccolo per inserire questi componenti, e la vendessi proponendo, in acquisto separato come optional, anche il ricevitore RF.
A questo punto il ricevitore sarebbe conforme alla norma , perche' i test li ha fatti il costruttore, e quindi io lo rivenderei cosi' come e', e la mia centralina dovrebbe essere solo testata LVD quindi in modo molto meno rigoroso rispetto alla direttiva R&TTE che prevede le stesse prove di BT come se sulla centralina ci fosse il 220Vac
Alla fine il cliente finale inserendo il ricevitore nella centralina diventerebbe "costruttore" dell' apparecchiatura che dovrebbe fare la marcatura CE per la R&TTE. Questa mi sembra anche l'interpretazione di aldofad
Riguardo a questo ragionamento (sto iniziando a capirci qualcosa, ma da ignorante ci arrivo lentamente) credo che non abbia valore di obbligo marcare una scheda elettronica CE se per funzionare questa ha bisogno di elementi fondamentali (alimentatore da 220Vac a per esempio 12Vdc, cavi esterni per le uscite ecc) perche' tale marcatura deve essere poi riconfermata una volta che la stessa scheda viene inglobata nell' apparecchiatura definitiva.
L' alimentatore di rete per esempio, puo' lui stesso generare disturbi, e puo' invece filtrare le condotte verso la rete stessa, quindi metterne uno per fare la marcatura CE che poi potrebbe essere cambiato dal cliente significa o obbligarlo ad usare quello oppure si devono buttare le prove. Ha sicuramente un valore di immagine nei confronti di potenziali clienti, ma nulla piu'.
Grazie
Fabrizio
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fabrizio65bs
15 1 - Messaggi: 11
- Iscritto il: 22 mar 2013, 23:34
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Giuro che ho capito meno di prima, ma è certamente un mio problema.
Schematizziamo: immetti qualocosa sul mercato con il tuo nome oppure realizzi conto terzi?
Primo caso: marchi CE poi vediamo in base a cosa
Secondo caso: marca CE il tuo committente.
La marcatura CE non è solo EMC, R&TTE ed LVD ma anche RhOS ad esempio.
Il concetto di plug&Play per la direttiva R&TTE è molto ben descritto nella guida e non è mai associato alla predisposizione di uno zoccolo, ma ad esempio ad una connessione via USB.
La marcatura CE ai sensi della R&TTE può benissimo basarsi sulle prove o su parte delle prove fatte da altri, dipende molto dalla norma tecnica che si applica ed ovviamente dal dispositivo di cui discutiamo.
Schematizziamo: immetti qualocosa sul mercato con il tuo nome oppure realizzi conto terzi?
Primo caso: marchi CE poi vediamo in base a cosa
Secondo caso: marca CE il tuo committente.
La marcatura CE non è solo EMC, R&TTE ed LVD ma anche RhOS ad esempio.
Il concetto di plug&Play per la direttiva R&TTE è molto ben descritto nella guida e non è mai associato alla predisposizione di uno zoccolo, ma ad esempio ad una connessione via USB.
La marcatura CE ai sensi della R&TTE può benissimo basarsi sulle prove o su parte delle prove fatte da altri, dipende molto dalla norma tecnica che si applica ed ovviamente dal dispositivo di cui discutiamo.
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La domanda è: basta, in un apparecchio elettrico, usare un relè macato CE perché tutto l'apparecchio lo sia ?
Ovviamente no !
E allora perché dovrebbe bastare un modulo TX in RF pre-certificato per garantire che tutto il prodotto lo sia ?
E se anche lasciamo perdere per un attimo il fatto che CE non vuol dire solo conformità ad R&TTE (ma anche ad LVD, EMC, RoHS ... (dipende dal prodotto finito) e teniamo solo la R&TTE... chi garantisce che il modulo RF sia ulilizzato ESATTAMENTE nelle condizioni in cui il produttore l''ha pre-certificato ?
In pratica, se anche usi TUTTI componenti singolarmente marcati CE non hai nessun appiglio per garantire che il tuo prodotto sia effettivamente conforme.
Molto semplicemente basta che un collegamento dell'alimentazione del tuo modulo sia sfortunatamente lungo quanto un multiplo della frequenza RF usata (tecnicamente di dice: accordato sulla lunghezza d'onda) ed ecco che rischi che le emissioni delle frequenze armoniche schizzino oltre i limiti ...
Quindi deve essere il produttore del prodotto finito (occhio che il venderlo smontato non è una scusa che regge ...) a garantire che il prodotto sia conforme ai requisiti per la marcatura CE.
Concludo con una precisazione : "certificato" non è un termine corretto ! Preferisco: "dichiarato conforme...".
La cosa non è da poco! Non serve andare da un ente terzo; se parliamo di freqenza 433MHz allora si tratta di frequenza armonizzata e il tutto può essere fatto in autocertificazione. Che non vuol dire di poter dichiarare il falso ... ma semplicemente di poter fare le prove in autonomia (avendo capacità e strumenti adeguati) ed in altrettanta autonomia redigere la dichiarazione di conformità.
Putroppo i burocrati europei non hanno fatto alcuna differenza fra una micro impresa che realizza pochi esemplari ed una multinazionale che produce milioni di pezzi ... la procedura è sempre la stessa.
Bye
Ser.Tom
Ovviamente no !
E allora perché dovrebbe bastare un modulo TX in RF pre-certificato per garantire che tutto il prodotto lo sia ?
E se anche lasciamo perdere per un attimo il fatto che CE non vuol dire solo conformità ad R&TTE (ma anche ad LVD, EMC, RoHS ... (dipende dal prodotto finito) e teniamo solo la R&TTE... chi garantisce che il modulo RF sia ulilizzato ESATTAMENTE nelle condizioni in cui il produttore l''ha pre-certificato ?
In pratica, se anche usi TUTTI componenti singolarmente marcati CE non hai nessun appiglio per garantire che il tuo prodotto sia effettivamente conforme.
Molto semplicemente basta che un collegamento dell'alimentazione del tuo modulo sia sfortunatamente lungo quanto un multiplo della frequenza RF usata (tecnicamente di dice: accordato sulla lunghezza d'onda) ed ecco che rischi che le emissioni delle frequenze armoniche schizzino oltre i limiti ...
Quindi deve essere il produttore del prodotto finito (occhio che il venderlo smontato non è una scusa che regge ...) a garantire che il prodotto sia conforme ai requisiti per la marcatura CE.
Concludo con una precisazione : "certificato" non è un termine corretto ! Preferisco: "dichiarato conforme...".
La cosa non è da poco! Non serve andare da un ente terzo; se parliamo di freqenza 433MHz allora si tratta di frequenza armonizzata e il tutto può essere fatto in autocertificazione. Che non vuol dire di poter dichiarare il falso ... ma semplicemente di poter fare le prove in autonomia (avendo capacità e strumenti adeguati) ed in altrettanta autonomia redigere la dichiarazione di conformità.
Putroppo i burocrati europei non hanno fatto alcuna differenza fra una micro impresa che realizza pochi esemplari ed una multinazionale che produce milioni di pezzi ... la procedura è sempre la stessa.
Bye
Ser.Tom0
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In particolari modo per la R&TTE ci sono condizioni di impiego che potrebbero non inficiare parte delle prove eseguite dal costruttore originario, con particolare riferimento agli aspetti dell'occupazione dello spettro radio (se così non fosse dovresti metterti a modificare un apparecchio costruito da un soggetto diverso...)
Per i requisiti di sicurezza elettrica ed EMC e RhOS è in capo al fabbricante finale dell'apparecchiatura la conformità.
Tecnicamente per la R&TTE ti appoggi alle norme ETSi che determinano le prove da eseguire e ti descrivono il modo di provare l'apparecchiatura, ecco perché non è impossibile verificare che le prove già eseguite siano riutilizzabili.
Per i requisiti di sicurezza elettrica ed EMC e RhOS è in capo al fabbricante finale dell'apparecchiatura la conformità.
Tecnicamente per la R&TTE ti appoggi alle norme ETSi che determinano le prove da eseguire e ti descrivono il modo di provare l'apparecchiatura, ecco perché non è impossibile verificare che le prove già eseguite siano riutilizzabili.
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Aggiunta:
SerTom riscrivi meglio il tratto del post sulla radiazione RF perché così come è scritto non è molto bello (tecnicamente) pur comprendendone il senso.
SerTom riscrivi meglio il tratto del post sulla radiazione RF perché così come è scritto non è molto bello (tecnicamente) pur comprendendone il senso.
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Ho cercato di approfondire ma sul sito di Telecontrolli non trovo quasi nulla (salvo una AN generica su come fare le antenne) che possa considerarsi "prescrizione del costruttore".
E sinceramente non so proprio come questo semplice circuito
possa essere certificato CE.
Tecnicamente è un semplice oscillatore controllato da SAW con uno stadio di amplificazione ed un paio di blandi filtri ...
In, particolare, non essendoci l'antenna, è praticamente impossibile definire quale sarà la potenza effettivamente irradiata.
Io mi guarderei bene dal considerare "risolto" il problema basandomi sul semplice marchio CE che trovo sul sito del produttore.
Serafino: un trattato tecnico sulle emissioni radio è piuttosto complesso da condensare in 2 righe ...
Ho solo cercato di accennare alla questione, per evidenziare che non è detto che 1+1 (modulo RF + Marchio CE) faccia sempre e solo 2 (prodotto conforme)
Bye
Ser.Tom
E sinceramente non so proprio come questo semplice circuito
possa essere certificato CE.
Tecnicamente è un semplice oscillatore controllato da SAW con uno stadio di amplificazione ed un paio di blandi filtri ...
In, particolare, non essendoci l'antenna, è praticamente impossibile definire quale sarà la potenza effettivamente irradiata.
Io mi guarderei bene dal considerare "risolto" il problema basandomi sul semplice marchio CE che trovo sul sito del produttore.
Serafino: un trattato tecnico sulle emissioni radio è piuttosto complesso da condensare in 2 righe ...
Ho solo cercato di accennare alla questione, per evidenziare che non è detto che 1+1 (modulo RF + Marchio CE) faccia sempre e solo 2 (prodotto conforme)
Bye
Ser.Tom0
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No, il mio riferimento esplicito era alla propagazioni di emissioni radiate ed armoniche
Per avere una propagazione è necessario trovare un conduttore che sia in grado di tradurre un segnale generato ad esempio da un uP verso l'esterno.
La traduzione ha necessità di avere un accordo in frequenza che avviene per lunghezze d'antenna comprese fra 1/4 e 3/4 della lunghezza d'onda ma questa condizione non è sufficiente perché se così fosse avremmo una continua radiazione.
Abbiamo invece che sovente il segnale parassita non riesce a propagarsi per mezzo di conduttori elettrici ed il contrario, cioè la propagazione, è un fatto meno frequente di quello che si possa credere a patto di aver eseguito un buona progettazione.
Nessun trattato, 6 righe di spiegazione....
Per avere una propagazione è necessario trovare un conduttore che sia in grado di tradurre un segnale generato ad esempio da un uP verso l'esterno.
La traduzione ha necessità di avere un accordo in frequenza che avviene per lunghezze d'antenna comprese fra 1/4 e 3/4 della lunghezza d'onda ma questa condizione non è sufficiente perché se così fosse avremmo una continua radiazione.
Abbiamo invece che sovente il segnale parassita non riesce a propagarsi per mezzo di conduttori elettrici ed il contrario, cioè la propagazione, è un fatto meno frequente di quello che si possa credere a patto di aver eseguito un buona progettazione.
Nessun trattato, 6 righe di spiegazione....
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