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c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Circuiti, campi elettromagnetici e teoria delle linee di trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica

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[11] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto Utenteclaudiocedrone » 22 gen 2015, 1:18

:-) ...dopo che il condensatore si è caricato e fatte salve le perdite... :mrgreen: O_/
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[12] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto Utentefairyvilje » 22 gen 2015, 1:59

Candy ha scritto:Se non ho inteso male, la scienza si fonda sulla filosofia.
Non nasce da libri, ma dalla ragione.


Volendo rimanere in ambito astratto ha senso. L'epistemologia è una parte della filosofia che si occupa dello studio dei metodi che guidano o dovrebbero guidare il metodo scientifico. La ricerca dei fondamenti primi della scienza, è strettamente correlata ai concetti di informazione, incompletezza, incertezza, tutte cose studiate per esempio nella teoria della computazionabilità. Si tratta di problemi per i quali l'informatica teorica ha dato i suoi contributi. La macchina di Turing per esempio nasce come strumento per risolvere l'Entscheidungsproblem.
Ma il problema che sottoponevi te penso avesse molta meno "essenza" filosofica :mrgreen: .
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Qualcosa non ha funzionato...

Lo sapete che l'arroganza in informatica si misura in nanodijkstra? :D
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[13] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto UtenteCandy » 22 gen 2015, 8:12

Senza ombra di dubbio.
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[14] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto UtenteEcoTan » 22 gen 2015, 8:28

Candy ha scritto:Se analizziamo un circuito prendendo in esame un periodo di tempo di molti ordini di grandezza inferiore al periodo della c.a. fondamentale, osserviamo

Secondo me, se osserviamo tutti i valori, cioè anche i flussi e le cariche, qualcosa non torna quindi ci accorgiamo subito che quello non è un circuito a corrente continua a regime stazionario, ma è invece una "istantanea" presa da un circuito a corrente alternata.
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[15] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto UtenteFabio992 » 22 gen 2015, 13:40

Candy ha scritto:Siamo abituati e convinti di sapetre sempre se un circuito è esercito in c.a. od in c.c., ma, poi, fino a che punto ne siamo convinti?
Se analizziamo un circuito prendendo in esame un periodo di tempo di molti ordini di grandezza inferiore al periodo della c.a. fondamentale, osserviamo il comportamento di un circuito in c.a. oppure in c.c.?

Corrente alternata (o più in generale grandezza alternata) ha una definizione ben precisa basata sul suo valore medio nel periodo della grandezza, che deve essere nullo. Se vuoi dire che una grandezza è alternata devi osservare il periodo della tua grandezza, non puoi prendere un intervallo arbitrario. Prendere un intervallo piccolo a piacere significa distorcere la definizione.
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[16] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto Utentefpalone » 23 gen 2015, 15:32

Per me è in continua se posso assumere di/dt=0 e dv/dt=0. Altrimenti no. E' un po' lapalissiano, ma la domanda vera dovrebbe essere: quando posso trascurare il di/dt ed il dv/dt?
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[17] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto Utentespud » 23 gen 2015, 16:06

A me verrebbe da dire quando sono trascurabili rispetto al valore medio della grandezza, però anche questo dipenderebbe dal periodo nel quale lo si osserva.
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[18] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto UtenteCandy » 24 gen 2015, 0:30

Proseguo e completo il pensiero iniziato:

IsidoroKZ ha scritto:Tutto quello che chiamiamo c.c. e` cominciato con un gradino o qualcosa del genere.


Quindi potremmo affermare che anche nel caso della c.c., assumendo due gradini di inizio e fine del "lungo" periodo, siamo di fronte ad una grandezza alternata con tutte le sue belle armoniche utili al caso?

Ad esempio, il periodo di accensione e spegnimento di una generica lampadina d'automobile... O qualunque altra cosa si voglia.
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[19] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto UtenteIsidoroKZ » 24 gen 2015, 0:33

Non ad una grandezza alternata, perche' dovrebbe avere valor medio nullo (e per qualcuno anche essere periodica), ma ad un segnale che ha uno spettro continuo.
Per usare proficuamente un simulatore, bisogna sapere molta più elettronica di lui
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[20] Re: c.a. e c.c. Ma fino a che punto?

Messaggioda Foto UtenteCandy » 24 gen 2015, 0:40

Quindi, la c.c., se capisco cosa mi dici, è la sommatoria di "armonche", (o tutte le frequenze?), dispari, dove per ciascuna frequenza, tensione e corrente sono in fase tra loro e portatrici di energia. Ha senso?
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